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Combattiamo la crisi dei commenti sul blog

Ieri ho letto (con grande piacere) l’articolo dell’amico Nicola Carmignani pubblicato su Wired. Il titolo è allarmante: i commenti dei blog sono morti e non è solo colpa dei social network.

Troppa enfasi? In realtà confermo il trend: è sempre più difficile attirare l’attenzione del lettore. I commenti sul blog stanno morendo. O, quantomeno, non se la passano molto bene.

commenti

Pronti per commentare - Fonte

Motivo? I social cannibalizzano l’attenzione dei lettori. Dove commento? Sul blog o su Facebook? Fai conversazione su Twitter o su Google Plus? E le community? C’è solo l’imbarazzo della scelta.

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Rischi ed evoluzioni dell’ego baiting

C’è una tecnica di blogging – più o meno fortunata, più o meno conosciuta – che porta un nome misterioso, criptico. Sto parlando dell’ego baiting. Cosa sarà mai questa diavoleria?

L’ego baiting cerca l’attenzione di altri blogger attraverso una leva molto efficace: l’ego. L’essere umano è prevedibile, risponde a meccanismi universali. Ci sono delle differenze tra individui, certo, ma puntare sull’ego vuol dire giocare su un terreno sicuro.

ego baiting

Quasi sicuro. Perché il risultato garantito non appartiene a questo mondo. Inoltre, le tecniche di ego baiting possono diventare un’arma a doppio taglio in un attimo. Senza preavviso.

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Quando Google penalizza My Social Web

Esatto, hai letto bene.

Ricordi quella ondata di penalizzazioni di metà marzo anticipata da un tweet di Matt Cutts? Quella approfondita dal documento pubblicato da Google Webmaster Central?

Perfetto, io ero nella lista. Il 16 marzo ho ricevuto il messaggio via Google Webmaster Tool nella quale si descriveva la mia (infelice) condizione. Guarda, non puoi immaginare la rabbia che saliva.

Esatto, rabbia. Perché lo sanno tutti che il web è pieno di sudiciume e che le serp traboccano di guano a destra e a manca. E che succede? Google penalizza me. Motivo? Google ha rilevato un pattern di link artificiali o non naturali in uscita sul sito.

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7 consigli per ottimizzare la tua content strategy

Parlare di content strategy sul web vuol dire descrivere le idee, le informazioni, le emozioni che si muovono in rete. Parlare dei contenuti sul web vuol dire parlare della rete stessa.

La SEO senza contenuti è solo speculazione. Cosa posizioni? Come posizioni? Parliamo del web design: un bel contenitore senza contenuto resta un bel contenitore. Splendidamente inutile.

content strategy

Spingo con forza questo discorso perché credo (e non sono l’unico a farlo) che i contenuti non riguardino solo la scrittura. Assolutamente. I contenuti fanno parte di una strategia molto ampia.

Una strategia capace di abbracciare testi, immagini, audio, video. Vuoi ottimizzare la tua content strategy? Vuoi migliorarla? Ti lascio una manciata di osservazioni prese dalla mia esperienza professionale (ma anche da qualche sito che conosco bene).

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Un testo si crea in due

Comodo fare il webwriter freelance. Puoi presentarti come persona che fa uso della creatività nel proprio lavoro. E senza dover subire l’umiliazione del cenone di Natale: Il mio lavoro? Scrivo!

Ma anche il webwriter freelance ha bisogno di un partner. In questo articolo troverai un consiglio per te che scrivi ogni giorno fiumi di inchiostro, ma anche per chi il webwriter lo cerca.

webwriter freelance

L’importanza della coppia cliente/webwriter – Fonte

Te lo lancio subito così non dovrai leggere tutto l’articolo per trovarla: un testo si scrive a quattro mani. Quelle che vedi sulla tua tastiera sono valide, certo. Sono fantastiche. Ma non bastano.

Il webwriter freelance deve lavorare in tandem con il cliente. Anzi, deve avere al proprio fianco un cliente pronto a supportare in ogni modo possibile (email, telefonate, call Skype) il suo lavoro.

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