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Vita da freelance: come e perché uscire dalla zona grigia

La tua attività di blogger e webwriter freelance si è arenata nella zona grigia. In quella zona non completamente negativa, ma capace di bloccare ogni impulso lavorativo.

Detto in altre parole: il lavoro c’è, i clienti ci sono, ma non ti permettono di guadagnare abbastanza. E ti rendono debole sul mercato del lavoro perché ti costringono a impiegare risorse per un profitto misero.

lavoro

È una situazione instabile, una situazione di stallo. Hai vissuto anche tu questa realtà, vero?

Si tratta di una situazione di stallo perché la nostra cultura, una cultura tipicamente italica, ci spinge a santificare in ogni modo possibile il lavoro che cade dal cielo. Il lavoro non si rifiuta mai, è un sacrilegio.

Ma è un sacrilegio anche quando offre pochi euro? E, soprattutto, è un sacrilegio anche quando frena la tua attività imprenditoriale? Esatto, un freelance è un piccolo imprenditore: investe, rischia, guadagna.

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Usa il tuo profilo Facebook per fare personal branding

Le aziende e le organizzazioni hanno le pagine, le persone hanno il profilo Facebook. Stop. Non aggiungo altro e chiarisco subito il punto: solo le persone in carne e ossa possono avere un profilo personale.

Ciò significa che le aziende che usano il profilo Facebook per promuovere beni e servizi, magari eliminando nome e cognome a favore del brand, stanno sbagliando. E stanno sbagliando alla grande.

profilo facebook

Ma sta sbagliando anche chi crede che il proprio profilo sia una protesi intima e personale, nascosta dagli interessi del potenziale cliente o del cacciatore di teste. Il profilo Facebook non è un’entità autonoma.

Anzi, curare il tuo profilo vuol dire fare personal branding. Vuol dire mostrare a chi cerca informazioni sulla tua persona quello che tu decidi di far vedere e comunicare. Ma c’è un dettaglio da approfondire.

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Trovare lavoro online: il caso #unlavoroperjacopo

Tutti in ferie e tutti al mare per ricaricare le batterie. Ed è giusto che sia così perché 11 mesi di lavoro sono difficili da affrontare. Certo, ci sono i ponti e i week end ma è dura. Per fortuna noi che lavoriamo nel settore web abbiamo la passione.

Abbiamo il fuoco della passione che ci spinge a dare qualcosa in più. Sempre. Anche quando siamo con le spalle al muro, anche quando l’orario di lavoro è stato superato. Noi siamo quelli che non mollano mai.

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Il lavoro sottopagato non è un dono

Tutti odiano il lavoro sottopagato, pochi riescono a rifiutarlo. Ma qualcosa si muove.

Ho letto con piacere la notizia: un web designer, Giacomo Drudi, ha bocciato un lavoro offerto da Repubblica. Il quotidiano di Scalfari, in realtà, cercava una persona disposta a lavorare per 2 euro all’ora.

Ecco, 2 euro. Il costo di 2 caffè. I dettagli del compenso: 1.000 € per 2 mesi dalle 12:30 alle 21:30, da lunedì a venerdì. Praticamente un suicidio. La morte della professionalità, il classico esempio di lavoro sottopagato.

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La bolla delle recensioni nel mondo del blogging

In questi giorni di ferie controllo sempre le email di lavoro. Un blogger freelance non va mai completamente in vacanza e dorme sempre con un occhio aperto. Fa parte del gioco, un gioco che ho accettato.

Ma è un controllo utile e necessario. Infatti, grazie al controllo quotidiano ho scoperto il messaggio di una fashion blogger inviato all’attenzione di un mio cliente. Il contenuto di questo messaggio? Indovina…

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