Perchè le aziende hanno paura dei Social Media?

2009 September 22

I Social Media assomigliano al canto delle sirene omeriche, un canto affascinante ma fondamentalmente pericoloso. E le aziende temono il loro fascino perchè non conoscono il loro funzionamento, sono spaventati dalla rete (agorafobia virtuale?), non comprendono lo scopo della condivisione.

Stai cercando di convincere il tuo capo ad aprire una Facebook Fan Page per migliorare la comunicazione con i clienti? Ti conviene leggere questi 5 falsi miti segnalati da TheAppGap che perseguitano da tempo i Social Media: sicuramente troverai la leva giusta per convincere i tuoi superiori :-)

  • I dipendenti perdono tempo con i Social Media – Inutile commentare più di tanto il primo timore dei superiori. Piuttosto ritengo degni di attenzione i dati di una ricerca dell’MIT di Boston [1]: il 40% della produttività di un impigato dipende dalla possibilità di comunicare con altre persone per raccogliere ed elaborare informazioni. In poche parole, social network ampi e qualitativamente stimolati influiscono fino al 7% di produttività in più;
  • I Social Media sono per adolescenti – I social media sono frequentati da tanti ragazzini, ma una ricerca Nielsen del 2009 [2] ha dimostrato che oggi l’uso dei siti Web 2.0 è più popolare della posta elettronica, e stima una crescita tre volte più veloce del web tout court. Soprattutto, l’indagine dimostra che sono le persone comprese tra i  35-49 anni ad aver provocato un aumento di 11,3 milioni tra gli user del Web 2.0;

social media marketing

  • I Social Media sono un canale aperto per i “matti” – Interagire liberamente nella rete ti rende esposto allo spam, agli scleri quotidiani della gente e, in alcuni casi, anche agli insulti. Questo problema si risolve pianificando una buona social media marketing strategy. Piuttosto che iniziare a occhi chiusi una diffusione selvaggia di contenuti su blog, Twitter, Facebook e LinkedIn, è importante fare un passo indietro e cercare di capire quali sono le audience interessate, i canali che utilizzano e ciò che realmente conta per loro. Questo serve a guadagnarti il rispetto del pubblico, ma ti consiglio di stilare una piccola lista di regole, una sorta di tua netiquette interna per gestire i casi più indisciplinati;
  • I Social Media sono un rischio per la sicurezza – La bocca larga dei dipendenti che scrivono sulla bacheca di Facebook come se stessero parlando a telefono fa paura ai superiori. Uno studio condotto da Russell Herder e Ethos Business Law rileva che l’81% delle aziende ritengono i Social Media un rischio per la sicurezza interna, ma sempre la stessa ricerca registra che il 69% dei casi non senza alcuna politica sui Social Media. Questo vuol dire che queste aziende non hanno neanche provato a informare i propri dipendenti dei possibili rischi e disciplinare il loro comportamento online;
  • Il ROI non è chiaro – In effetti la questione del ROI nell’ambito dei social media è piuttosto complicata, anche se non priva di soluzioni. A prescindere dal fatto che esistono degli strumenti per valutare il progresso del proprio network, il mio consiglio è quello di leggere l’utilizzo dei social media nell’ottica della link virality e puntare soprattutto sulla qualità dei tuoi contatti, non solo sulla quantità. Un solo fan su Facebook veramente interessato ai tuoi post è molto più importante di mille individui che ti aggiungono solo per sport. Ne vuoi sapere di più sull’argomento? Ti consiglio quest’ottimo articolo di Mashable sull’argomento Social media marketing e ROI.

1) Bulleit, B. 2006. Effectively managing team conflict. Cary, NC: Global Knowledge Training LLC

2) The Nielsen Company, 2009. Social networks & blogs now 4th most popular online activity, ahead of personal email, News Release. New York, NY. 9 March.

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  1. 2009 September 23

    ciao riccardo… ottimo lavoro e ti lascio solo velocemente un commento come link all’articolo “Chi ha paura dei social media” sul mio http://thegoodones.wordpress.com/2009/09/07/chi-ha-paura-dei-social-media/...

  2. 2009 September 23

    Ciao Marco!

    Sai che stavo per usare lo stesso titolo tuo??? :-)

    Grazie per la segnalazione e fatti sentire presto!

  3. 2009 September 23

    Ciao Riccardo, questo articolo rispecchia pienamente l’idea che personalmente mi sono fatto del futuro dei social network e che ti avevo descritto in un tuo precedente post. E’ proprio la paura delle aziende il primo freno all’espansione di strumenti come blog, social network e siti dove poter comunicare. Avevo letto un’articolo dove mostravano dei dati interessanti legati alla produttività degli impiegati che utilizzavano FB. In parole povere potendo usare FB, aumentavano il loro livello di attenzione e riducevano anche il tempo delle pause. Ovvio che gli studi inglesi li prendo sempre con le pinze, però è anche vero che se le aziende fanno come i genitori con il bambino, lì c’è il barattolo della nutella, però non ne mangiare troppo… Non daranno mai la possibilità all’utente di poterne usare solo le migliori funzionalità. Proprio ieri ho letto un articolo del corriere credo, dove un’azienda aveva licenziato un dipendente, messo sotto controllo tramite un software sniffer che ha rilevava tutti i suoi movimenti durante l’orario lavorativo. Il garante della privacy in Italia ha posto dei paletti sul controllo delle aziende verso i dipendenti, perchè le aziende non pongono dei paletti tali da poterci permettere un uso corretto dei contenuti web?
    Io la mia ipotesi ce l’ho.
    Non tutti siamo in grado di poter fronteggiare durante l’orario lavorativo la mole di informazioni che arriva tramite il web, non è difficile che usando FB si finisca per sbilanciare le due cose, lavoro vero con social entertainement. Le aziende vedono queste cose e non fanno nulla perchè hanno da questo mezzo la possibilità indiscriminata di poter colpire il colpevole ed usare il licenziamento come arma finale. Perchè porti dei paletti se tu non sai usare da solo il buon senso? Però non puoi dare una vera pistola ad un bambino e non pensare che giocando spari davvero a qualcuno!
    E con questo non dico che l’uomo medio italiano sia stupido, ma a volte poco informato sulle potenzialità della rete.
    La “culturalizzazione” dell’impiegato, dell’operaio, del dipendente all’uso corretto dei social media, può solamente migliorarne le prestazioni. Io ne sono un fermo sostenitore.

  4. 2009 September 25

    Sono assolutamente d’accordo sulla attrazione-fobia della aziende (ma delle agenzie anche..) nei confronti dei social network. I grossi numeri fanno gola a tutti (11 milioni di utenti a chi non farebbero gola?!?!), ma il punto e’ che spesso gli interessati non conoscono proprio il funzionamento interno della piattaforma, e soprattutto il perno su cui di basa: la condivisione e la conseguente viralita’!
    Piazzare una pubblicita’ su fb non serve a nulla, se non la si collega a una qualche attivita’ (fan page -o profilo pubblico-, applicazione) con cui l’utente possa interagire.

  5. 2009 September 25

    Appunto, io non credo che i social network funzionino bene semplicemente piazzando link a destra e a sinistra. Ci vuole pianificazione per sviluppare una buona link virality!

  6. 2009 September 25

    Ciao Alberto!

    In passato ho scritto un articolo sull’argomento Facebook-privacy-lavoro. Te lo consiglio!

    Pienamente d’accordo sul fatto che l’informazione debba servire alla comunità per approcciarsi ai nuovi mezzi di comunicazione con maggior coscienza…

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