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Come diminuire il bounce rate del blog

Esatto, devi abbassare la frequenza di rimbalzo del tuo blog. E lo devi fare subito per ottenere buoni risultati. In che modo? Ecco i miei consigli da applicare immediatamente.

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La frequenza di rimbalzo (Bounce Rate) è una percentuale fondamentali del tuo blog, e rappresenta gli utenti che lasciano la pagina in pochi secondi senza prestare attenzione agli altri contenuti. Per l’esattezza il rimbalzo è la sessione di una sola pagina, che attiva un’unica richiesta.

frequenza di rimbalzo

La frequenza di rimbalzo, in linea di massima, è inversamente proporzionale all’interesse che i lettori nutrono nei confronti del tuo blog. Se non mi piace il tuo progetto me ne vado. In realtà non sempre è così: spesso la frequenza di rimbalzo è alta perché le persone già conoscono il progetto.

Quindi leggono un articolo e se ne vanno. Presa da sola frequenza di rimbalzo non ha segnificato. Dovrebbe essere incrociata con altri dati, come il tempo di permanenza e il pageview per visit. In ogni caso può essere utile tentare di diminuire la frequenza di rimbalzo. E ci sono molte soluzioni per combattere questo male e deprimere (quasi) definitivamente le percentuali del bounce rate.

Content is King: pubblica grandi contenuti

Scrivere contenuti di qualità è il primo passo per abbassare la frequenza di rimbalzo e invogliare i lettori (sia quelli già fidelizzati che quelli occasionali) a sfogliare altre pagine del tuo blog.

L’aspetto sul quale ti devi focalizzare per diminuire il bounce rate è il  target: devi pubblicare contenuti di qualità, certo, ma fedeli alle aspettative di chi ti trova per caso con una ricerca specifica su Google come del fedele abbonato al feed rss. Lo so, non è facile. Per questo devi lavorare su un piano editoriale: così puoi individuare le esigenze del pubblico e scrivere articoli utili. Devi guidarli i tuoi lettori, non confonderli: devi essere un riferimento valido.

Cura ogni giorno l’usabilità del tuo blog

Jakob Nielsen considera l’usabilità della home page un fattore chiave per combattere il bounce rate. Cosa significa questo per il tuo blog? Io cerco di orientare il mio lavoro verso la semplicità e la chiarezza dando una particolare cura delle categorie e dei tag, moduli necessari alla navigazione ben visibili, velocità di caricamento, poche pagine necessarie e un template senza fronzoli.

Ti lascio due aspetti imprescindibili per curare l’usabilità e diminuire il bounce rate: velocità di caricamento delle pagine e mobile friendly. Le risorse devono essere rapide e adatte a tutti i dispositivi. Queste caratteristiche dipendono da diversi fattori, ma anche e soprattutto dalle foto che carichi. Per questo ti consiglio i migliori programmi per ridurre il peso delle immagini.

Evita le patacche e i banner invadenti

Dopo aver sottolineato l’importanza dell’usabilità continuo con la necessità di evitare patacche inutili, i widget troppo rumorosi (visivamente dico), le gif, i banner che invadono la lettura, le e giostre colorate. Cosa succede quando arrivi su un articolo e vieni investito da un pop-up? Abbandoni la pagina.

Non devi ridurre la sidebar all’osso – un blog deve offrire anche un minimo di navigabilità – ma prova a immaginare il naturale fastidio che può provare una persona quando si trova di fronte a decine di messaggi troppo invasivi (banner, pop up…). Prova soluzioni sempre differenti, sempre.

Plugin WordPress per ridurre il bounce rate

Se usi una piattaforma WordPress sai bene che il plugin indispensabile per collegare i tuoi post ad articoli simili (il buon utilizzo dei tag torna ad essere argomento fondamentale) è Related Post. Ma per ridurre il bounce rate non sempre è sufficiente. Ecco le migliori estensioni in questo campo:

  • Contextual related post – Permette di creare correlati in base alle tue indicazioni
  • Reduce bounce rate – Traccia tutte le visite ed estrapola i dati necessari.
  • Smush – Plugin che riduce il peso delle immagini e i tempi di caricamento.

In realtà, come detto prima, il tempo di caricamento di una pagina web dipende da tanti fattori. Le foto sono il passaggio più semplice da affrontare. Oltre a Smush puoi utilizzare altri plugin per ridurre il peso delle immagini, senza dimenticare estensioni per gestire la cache come W3 Total Cache.

Usa i link interni per spostare i lettori

Devi sfruttare al massimo l’ottimizzazione dei link interni, i collegamenti che portano verso altre risorse del tuo blog. Utilizza anchor text significativi e non inserire un link a ogni parola che può essere collegata a un articolo. Se i collegamenti sono necessari alla buona lettura di un post verranno cliccati.

link del menu

Organizza il menu di WordPress.

Ricorda che per link interni intendo anche quelli che permettono la navigazione. I menu personalizzati di WordPress permettono di fare molto ma ricorda che devi sempre usare etichette significative per facilitare la navigazione. Le persone devono capire cosa si trova dall’altro lato del link.

Esiste una frequenza di rimbalzo ottimale?

In realtà no, non si può parlare di un valore accettabile per tutti i siti di web. Un e-commerce dovrebbe avere una frequenza di rimbalzo molto bassa (intorno al 30%) mentre un sito web con home page molto articolata e lunga, con poche pagine interne, può avere un bounce rate alto. Tipo 80%.

frequenza di rimbalzo ideale

Qual è la frequenza di rimbalzo ideale per un blog? In questo caso molto dipende dalla risorsa. Come mostra anche Jakob Nielsen in questo grafico, chi arriva dai motori di ricerca ha un bounce rate più basso rispetto agli altri. Perché trova il post, legge e lascia il portale. Questo è il destino che caratterizza il progetto blog, è normale avere un bounce rate alto sul singolo articolo.

Anche vicino al 70%. La home page, invece, dovrebbe avere un valore più basso perché è una pagina di smistamento. Dovrebbe servire, appunto, a portare le persone verso risorse diverse.

Frequenza di rimbalzo: come la combatti?

Ridurre la frequenza di rimbalzo è un dovere preciso. Chiaro, tutto questo deve essere contestualizzato e portato a un livello strategico: non devi solo abbassare il bounce rate ma devi capire come si comporta il pubblico e trovare una soluzione adeguata, coerente con il tuo progetto.

Ora arriva il tuo turno. Perché non racconti nei commenti come affronti il problema della frequenza di rimbalzo? Scommetto quello che vuoi che dalla tua esperienza possiamo imparare molto!

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

8 Comments

  1. 😀 nel mio blog ho un br altissimo, ma è normale perchè il maggiore numero di utenti che mi visita arriva da una ricerca, quindi legge quello che ha cercato e va via come la maggioranza credo! 😀

    ciao

  2. Ciao Riccardo, concordo sull’offrire i contenuti di qualità e cercare di ottimizzare le risorse sia sul sito che sulla sidebar. Volevo fare una piccola precisazione riguardo il Bounce Rate. Analizzare la metrica del Bounce Rate (Frequenza di Rimbalzo) in un blog, potrebbe indurre ad errore o a fare considerazioni poco esatte se non si ha una giusta visione del sito stesso.

    La fisionomia di un blog è differente da quella di un sito tradizionale o un e-commerce. Di conseguenza, l’utente legge le ultime novità e va via. In questo caso la frequenza di rimbalzo seppur alta non è necessariamente un indice di cattivo gradimento. Idem quando sul blog posti una soluzione ad un chiaro problema. Chi arriva dal motore di ricerca perché sta cercando la tua soluzione, legge la pagina, applica le correzioni e va via. Anche in questo caso la pagina o il post potrebbe avere assolto in pieno il compito per il quale è stata gestita.

    • Ciao Antonio,

      Hai fatto bene a precisare. Il blog, soprattutto in settori in cui il lettore fidelizza, è fatto così: leggo una pagina e via. Quindi bisogna interpretare i dati con attenzione.

      Tu come ti comporti di solito? Leggi solo un post oppure ti lasci “trascinare” dai link interni?

  3. hehe, spesso mi faccio trascinare, soprattutto quando gli articoli correlati sono veramente affini tra loro. Ovvio che mi succede solo sui alcuni siti, quelli che ritengo affidabili. Il tuo è uno di questi 😀

    • Ti ringrazio.

      Io ci tengo molto alla buona architettura: preferisco non inserire i link interni su ogni singola parola, magari più volte verso la stessa risorsa. Ci sono plugin che lo fanno in automatico: francamente la trovo un’abitudine fastidiosa.

      Link interni: pochi ma buoni.

  4. Ho un magazine con una frequenza di rimbalzo bassissima circa 1% e non tutti i contenuti sono di altissima qualità. La fonte delle visite è divisa equamente fra ricerche, paid search e social. Mi sono sempre chiesto se una frequenza di ricerca cosi bassa possa influire negativamente.

    • In realtà la frequenza di rimbalzo bassa è sinonimo di un sito in cui le persone visitano spesso altre pagine, quindi è un fattore positivo. o quantomeno è un segno interessante. Così bassa però è una situazione strana, vuol dire che quasi tutti i visitatori visitano un’altra risorsa, ed è una condizione tipica dei siti che hanno passaggi definiti.

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