Antonio Menna è un giornalista che ha onorato morte di Steve Jobs con una rilettura della sua vita in chiave partenopea.
“Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori”. La burocrazia, le tasse, i conti da pagare, la grana che manca e l’ombra della malavita… alla fine il Steve Jobs nostrano getta la spugna e si piega alla realtà.
Passa un giorno e mezzo dalla pubblicazione del post. Antonio registra un boom di 130.000 visite e riceve link da tutte le testate nazionali, un sogno per tutti gli appassionati di link baiting! Ma quali sono gli ingredienti del successo di questo post?
- Racconta il malessere di una società – Antonio usa la figura di Steve Jobs per raccontare la storia di due ragazzi qualsiasi che oggi, Italia 2011, cercano di cavare un ragno dal buco con grandi idee e poche risorse. Ma questo è un aspetto generale…
- Parla di noi – L’autore restringe il cerchio e individua due personaggi in carne e ossa, gli dà un nome e gli fa fare delle azioni che fanno parte della vita reale. Questo è un aspetto chiave per la riuscita dell’articolo perché, molto probabilmente, ti sei ritrovato anche tu nei panni di Stefano Lavori.
- Il finale ti dà un pugno in faccia – Diciamo che ti molla un montante destro proprio sotto al mento. Si lega a un elemento reale, a una frase famosa detta da Jobs, e lo rielabora in base all’esperienza di Stefano Lavori. C’è una “morale della favola” molto diretta che aiuta a guardare in faccia alla realta, e questo il lettore lo apprezza.
- È scritto bene – La scrittura scorre, le grammatica è curata, i periodi sono brevi e le conversazioni non appesantiscono la narrazione. E poi ha un’introduzione equilibrata, uno svolgimento regolare e un finale (come già detto) ad impatto. Insomma, quando un articolo è scritto bene te ne accorgi subito.
- Fa leva sulle nostre emozioni – Non è semplicemente la storia di due ragazzi che cercano di farsi strada tra mille difficoltà: è una rilettura della vita di Steve Jobs, una persona che ha appena lasciato un vuoto difficile da colmare. Antonio ha fatto leva sulle nostre emozioni, sul nostro bisogno di leggere articoli su Jobs, e lo ha fatto molto bene.
In poche parole Antonio Mecca parla della nostra società attraverso due figure vicine alla nostra esperienza di vita e, al tempo stesso, si immagina uno Steve Jobs alle prese con un’Italia che mette tanti ostacoli tra le ruote.
Secondo te ci sono altri elementi che fanno parte del grande successo ottenuto da questo post? Lascia la tua opinione nei commenti!
PS – Ciao Antonio, ti faccio i miei complimenti personali per l’articolo. Il web è un posto dove un giorno hai 150 visite e il giorno dopo 150.000 ed è proprio questa la sua grandezza.
Un saluto da Capri, se passi da queste parti scrivimi!
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A me pare che il successo dipenda dallo steorotipo deprimente in cui il popolo del web o parte di esso si crogiola da sempre.
Il finale poteva essere scritto in tanti modi diversi, poteva pure finire bene, bastava prendere un treno, andare al nord, proporre l’invenzione a qualche industriale per avviare la storia.
Bastava poco, avendo un’idea buona, Steve non insegna solo ad essere folli ed affamati ma pure a non rinunciare.
Ma qua pensano tutti che sia bastato andare da un’industriale sveglio, o semplicemente folle o stupido, per farsi dare 250 mila dollari degli anni 70, che erano una cifra favolosa, paragonabile ai nostri 2 milioni e mezzo di euro, in cambio di un terzo di una società ancora da venire????
Non c’è bisogno di andare negli usa per trovare storie di successo, la famiglia Versace per esempio, la famiglia Della Valle, la famiglia Missoni, lo stesso Valentino, tutti nati in famiglie povere o semplicemente borghesi in un’italia, quella si, che non chiedeva tanti permessi per aprire un’attività e offriva un futuro ai giovani intraprendenti senza limitarsi a precarizzarli a vita.