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Tecniche SEO, siti penalizzati e 2 domande a Google…

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Google fa la voce grossa e minaccia (attraverso Matt Cutts) tutti i siti che hanno abusato delle tecniche SEO. L’obiettivo è semplice: premiare chi crea buoni contenuti e penalizzare chi fa le solite mandrakate.

Ok, tutto bene. Sono perfettamente d’accordo. E sono d’accordo anche con la tanto attesa apertura verso al ricerca semantica per rendere più umana la ricerca.

Ma ci sono due domande che vorrei fare a Google… due domande che ho deciso di mettere nero su bianco su My Social Web:

Perché l’erba cattiva non muore mai?

Ho aperto questo blog nel 2009 e dal primo giorno gli aggregatori di feed si sono presi i contenuti. Ho scritto pile di email per cancellare la mia presenza da questi siti ma non ci sono mai riuscito. Mai.

Con l’arrivo di Panda questi siti sono stati decimati, ma i più forti sono ancora in salute. Così come sono ancora presenti nella parte alta della serp portali improponibili, siti nei quali si concentra il lato oscuro della SEO. Eppure sono sempre in prima pagina.

È veramente così difficile limitare tutto questo? Riusciremo ad avere un web più pulito? Sarebbe un modo per dare valore all’opera dei webwriter… Nel frattempo ti lascio un video del 2009 in cui già si parlava di over optimization.

Che succederà alla serp?

Nelle parole di Matt Cutts riportate da Francesco Russo io leggo “l’idea è sostanzialmente quella di cercare di livellare il terreno di gioco”. Portare tutti allo stesso livello, fare in modo che in cima alla pagina ci siano risultati considerati validi dagli utenti.

Io credo che il concetto di validità sia molto vicino a quello di convenienza, soprattutto quando si parla di appesantire le serp con risultati di Google Plus. Risultati che, francamente, non trovo per niente utili.

brand

Senza parlare dei risultati sponsorizzati: tu paghi e ti trovi in testa, anche se copi il brand di una persona che lo usa per lavorare tutti i giorni. Provate a chiedere a Julius Design :-)

Ok, io ho lanciato le mie domande. Tu quali faresti a Google?

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

5 Comments

  1. Ciao Riccardo!

    Ti ho scoperto per bene al contest Pennamontata e ti ho messo dritto dritto fra i miei feed ;)

    Guarda, permettimi due pensieri veloci:

    1. Ormai agli annunci di Matt Cutts, così “generici”, non ci credo più. Magari venga il web semantico e finalmente si guardi ai contenuti di qualità, però ad es., l’introduzione dei segnali sociali non credo vada in questa direzione.

    Nello spirito, in teoria, si, ma quando vedi i “black marketplace” di secchiate di +1, like, etc.. capisci che c’è un problema di fondo nel Googlebot.

    2. Il problema dell’amico Julius non è puramente SEO ma di AdWords. Quello è un risultato sponsorizzato, quel furbone di Jack ha deciso di spendere forte sulla key del concorrente per starci sopra con gli annunci.
    Il Lato Oscuro avanza un po’ dappertutto ;)

    Detto questo, un buon martedì :)

    • Come sempre le affermazioni di Matt Cutts vanno prese con le molle, questo è vero, ma voglio approfondire l’argomento e chiederti: cosa significa avere un web semantico, magari ripulito da tutti quelli che fanno SEO al limite dello spam, e poi ritrovarsi dei risultati di Google Plus in prima pagina? Dove starebbero questi risultati se non fossero supportati da Google? Probabilmente in decima pagina…

      E l’esempio di Julius Design conferma (a mio avviso) la precarietà di questo ragionamento: perché parlare di web semantico quando si creano presupposti simili? Un utente che cerca il nome di un brand cosa sta cercando? Il proprietario del brand o una persona che lo sfrutta per avere visibilità?

      Io credo che dietro a tutto questo si nasconda una grande contraddizione

  2. Sono d’accordo,
    contando che sul web nonostante filtri, panda ecc esistono milioni di siti web di 2/3 pagine che utilizzano tecniche SEO alquanto discutibili e sono posizionati in prima pagina per keyword a volte anche molto competitive….

  3. Fermamente d’accordo!

    Purtroppo ci scordiamo sempre di una cosa, Google non è né la Forza vivente dell’Universo né un totem.

    E’ una Inc. e per quanto si sforzi a dire “don’t be evil”, deve convivere con l’intenzione di voler dare il miglior risultato possibile all’utente, e il dover spingere le sue creature, come Google+, e la sua concessionaria di pubblicità, Adwords.

    Dove si andrà a parare? Che a forza di guardare in due direzioni, come Giano bifronte, sbatterà davanti a sé contro qualcosa.

    E’ il qualcosa che in questo momento non si vede.

    • Già, questo è il punto: confondere Google come sinonimo di web. A Mountain View lavorano per aumentare i profitti, ed è giusto che sia così, ma alla storia di “don’t be evil” ormai non ci crede più nessuno…

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