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6 lezioni di blogging firmate da Jack Kerouac

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Chi mi segue da un po’ di tempo sa bene che amo trasformare registi, musicisti e scrittori in blogger d’eccellenza. Forse hai già letto gli articoli in cui ho “intervistato” Charles BukowskiBen Harper e Quentin Tarantino: oggi è arrivato il turno di Jack Kerouac.

jack kerouac

Jack Kerouac  è stato uno scrittore che ha fatto la storia della letteratura americana. Jack Kerouac è stato uno dei punti di riferimento della Beat Generation e un precursore del movimento Hippy. E in questo articolo sarà anche professore di blogging grazie a questi 6 punti fondamentali.

1. Appunti

Ogni occasione è buona per far lavorare le idee – le file dal medico, i viaggi in treno – ma hai bisogno di un aiuto per farle fruttarle al momento giusto. In poche parole devi prendere appunti.

Sulla Strada, romanzo pubblicato nel 1957 e manifesto della Beat Generation, è in frutto di una serie di appunti dattiloscritti da Jack Kerouac nel corso dei suoi viaggi su un unico rotolo di carta per telescrivente lungo 36 metri. Il suo obiettivo? Scrivere le cose “esattamente come sono successe”.

sulla strada

On the Road, il manoscritto

Forse non hai bisogno di un rotolo di 36 metri o di scomodi (ma sempre validi) block notes. Adesso abbiamo gli smartphone, i tablet, applicazioni fantastiche come Evernote: dobbiamo solo prendere la buona abitudine di sfruttare i tempi morti.

2. Il titolo dice tutto

Ritorniamo sul capolavoro di Kerouac – Sulla Strada (On The Road). Che tu lo legga in italiano o in inglese, è un titolo che dice tutto. Ma allo stesso tempo è immediato, veloce, non nasconde nulla: questo libro racconta uno stile di vita, non un semplice viaggio.

E dal titolo lo capisci immediatamente.

Adesso tocca a te: sei in grado di fare lo stesso con i titoli dei tuoi post? Sei in grado di scrivere una headline immediate, magnetica, asciutta e con le giuste keyword?

3. La prosa di Jack Kerouac

Le opere di Kerouac sono l’essenza della prosa spontanea, tecnica di scrittura che mette in primo piano l’immediatezza del linguaggio, il rapido fluire delle parole. Come un musicista Jazz.

Se possibile scrivi senza coscienza in semitrance permettendo all’inconscio di far entrare il proprio linguaggio non inibito, interessante, necessario e dunque moderno cosa che l’arte cosciente censura, e scrivi con eccitazione, rapidità con crampi da scrittura o battitura (fonte).

Una tecnica del genere è impensabile per un blogger. O almeno nella sua forma pura: lasciati andare al dolce scorrere delle dita sulla tastiera, metti in pausa il razionalismo e dai spazio alla creatività. Sii te stesso nella narrazione e di’ esattamente ciò che vuoi dire, senza freni o barriere.

Poi correggi gli errori, modella la sintassi e inserisci una buona punteggiatura. Jack Kerouac non approverebbe questi passaggi, ma almeno abbiamo lasciato scorrere la scrittura con una libertà tutta nuova. E questo è un passo verso la prosa spontanea.

4. Non aver paura

Scrivi con naturalezza, senza aver paura di non piacere ai lettori e soprattutto senza temere il fallimento a ogni sillaba. Potrebbe essere questa la sintesi dei consigli inviati a Don Allen nel 1958 per migliorare la scrittura.

Ci sono alcuni punti che non rientrano nel breviario del buon copywriter – “Rimuovi tutte le inibizioni letterarie, grammaticali e sintattiche” non è un buon consiglio da seguire  – ma le parole di Jack Kerouac hanno un obiettivo ben preciso: liberare la tua mente dalla paura di fallire.

Devi coccolare i tuoi lettori, devi dare alla tua nicchia ciò che vuole ma non aver paura di mettere il piede in fallo. Mai. Prima o poi capiterà e tu dovrai essere abbastanza forte per rialzarti, analizzare l’errore e ricominciare.

5. Vivere e scrivere

Kerouac MapJack Kerouac era un topo da biblioteca? No! Era un vero viaggiatore, un nomade incapace di legarsi ad un luogo che cercava febbrilmente la sua verità spostandosi di città in città. Kerouac aveva il culto del viaggio e lo scriveva nei suoi libri.

Il romanzo “Sulla Strada” è nato così, come un diario dei suoi spostamenti attraverso gli Stati Unito e il Messico (nell’immagine tre diversi tragitti seguiti nel 1947, 48 e 50) e non è l’unico esempio. L’incontro con Alene Lee a San Francisco è la base per “I Sotterranei” ed Esperanza Villanueva, vedova del fornitore di William Seward Burroughs, è la protagonista dell’opera “Tristessa”.

Ultimo esempio: il libro “I viaggiatori del Dharma” descrive un viaggio sia geografico che spirituale di Jack Kerouac in compagnia di poeta Zen Gary Snyder.

6. Non smettere di sognare

Pochi giorni fa, mentre ero alla ricerca di materiale su Jack Kerouac, mi sono imbattuto in questa intervista della traduttrice, giornalista e scrittrice Fernanda Pivano.

Al minuto 6.30 arriva una dichiarazione fantastica della Pivano: “ma perché sei così disperato? Che cosa vuoi? Cosa cerchi? Cosa vorresti? Voglio che dio mi mostri il suo volto, mi rispondeva. Perché loro erano così (…) erano straordinari poeti”.

Il concetto è chiaro: devi scrivere con il cuore, con la passione che ti brucia dentro. Come un pazzo poeta della Beat Generation. Forse così riuscirai a partorire piccoli capolavori folli e visionari. Ma per la rilettura usa la ragione: “Scrivi da ubriaco, correggi da sobrio” (Ernest Hemingway).

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Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

5 Comments

  1. Tutto molto vero. A parte che sconsiglio di scrivere ubriachi, ricordo che Kerouac è morto giovane. C’è anche una settima lezione che possiamo imparare da Kerouac: non cambiare bandiera. Kerouac era stato preso come esempio, ma quando si schierò a favore della guerra in Vietnam e contro i pacifisti, furono molti a considerarlo un voltagabbana e uno che rifiutava i suoi stessi lavori: questo è stato il suo social media fail, continuando la metafora.

    • Certo, ci sono deglia spetti del Kerouac scrittore che è meglio non assimilare. Per curiosità: con quali motivazioni si schierò a favore della guerra in Vietnam? (bello l’esempio del social media fail ante litteram)

  2. Nonostante le apparenze Jack Kerouac era semplicemente un conservatore, in parte per la sua educazione cattolica.
    Ha scritto On The Road agli inizi degli anni 50, quando era molto giovane, ma poi è stato pubblicato solo nel 1957: erano passati anni. Inoltre la fama immensa che il libro gli ha derivato, lo ha preso alla sprovvista e da bevitore è passato alla condizione di alcolista. L’età più matura, anni di rifiuto, l’alcolismo hanno probabilmente inasprito le sue vedute politiche e culturali (si vocifera che fosse anche un razzista, ma queste sono chiacchiere senza fondamento).
    Risulta quanto meno strano leggere On The Road e pensare a Kerouac come un conservatore, perché rappresenta perfettamente gli ideali della Beat Generation che erano tutto fuorché tradizionali e che poi avrebbero ispirato il movimento hippy e la rivolta studentesca del 1968, per questo sono convinta che l’alcolismo e l’età siano in questo caso da tenere in considerazione.

    [Questo topic mi esalta, perché sono una cultrice della Beat Generation. Mi diplomai nel 2005, anno del 50esimo anniversario della morte di James Dean, e decisi di incentrare la mia tesina sulla Beat Generation: partendo proprio da James Dean, passando per Kerouac, parlando di Marcuse e terminando con le rivolte studentesche. Si intitolava “Ribelli senza causa”, come il titolo originale di “Gioventù bruciata”]

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