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Email marketing: 6 consigli per migliorare la tua strategia

Ottimizzi il tuo sito e le tue landing/sales page, cerchi di essere seo friendly, pianifichi un calendario editoriale per il blog. Tutto questo è comunicazione broadcasting: ti permette di essere viral, di essere riconosciuto come un esperto, di essere trovato da Google.

email marketing

Email Marketing – Flickr

Ma ti preoccupi di instaurare  un rapporto personalizzato con i tuoi contatti? Fare email marketing è proprio questo: costruire un database da contattare, gestire e profilare, monitorandone i dati anagrafici e comportamentali.

Profilando hai l’occasione di essere rilevante per il tuo target, e non solo di comunicare tutto a tutti. Ricorda che l’utente medio è bombardato di informazioni, e presta attenzione solo a ciò che percepisce come importante.

In alcuni casi l’email marketing funziona come il blog e i social: poni obiettivi e kpi, progetti la strategia, la metti in produzione, misuri i risultati e ricominci da capo.

Sembra facile ma non lo è. Ecco perché ti consiglio 3 DOs e 3 DONTs per migliorare il tuo rapporto con l’email marketing.

DOs

1. Empatizza

Lo sai che puoi personalizzare la tua email? Se stai promuovendo un corso o la partecipazione a un evento, puoi utilizzare immagini dinamiche con il countdown che varia in base al giorno d’apertura.

Oppure puoi profilare il target e raggiungerlo con immagini ad hoc: per esempio, se stai invitando i tuoi contatti a un evento per blogger puoi usare immagini specifiche per food blogger, fashion blogger…

2. Test

Pare che l’A/B test, che alcune piattaforme ti permettono di eseguire in maniera automatizzata, sia una tra le feature più sottoutilizzate dell’email marketing. Questo è incredibile!

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Chi ama la posta?

Devi fare A/B test e devi controllare la qualità delle comunicazioni. Verifica la visualizzazione sui vari client di posta e device, prova tutti i link: sul blog puoi sempre correggere gli errori, in questo caso no.

Vuoi evitare che la tua comunicazione sia identificata come phishing? Mantieni coerenza con il testo url dell’ancora link e l’url vera e propria. Esempio: non ancorare il link www.ilmiosito.it/ciao_page al testo http://www.ilmiosito.it.

3. Il dono dell’ubiquità

Collega il tuo canale email con i social. L’articolo di una newsletter (il singolo articolo, non tutta la newsletter) deve poter essere condiviso sui social. Viceversa, puoi impostare una tab su Facebook che permetta ai tuoi fan l’iscrizione alla newsletter.

Su Facebook, i tuoi fan sono di Facebook: non puoi utilizzare le informazioni personali (che sono di Facebook) per scrivere loro privatamente (Facebook può) o per profilarli in maniera automatica (Facebook può, per questo ti permette di operare dei filtri quando compri ads).

Se un fan si iscrive alla tua newsletter puoi fare tutto questo senza intermediari: a quel punto diventa un tuo contatto, e puoi utilizzare le informazioni che lo riguardano per contattarlo con pertinenza.

DONTs

1. Non ignorare gli utenti

Resuscita gli zombie! Hai mai pensato a una campagna per coloro che non aprono da tempo la tua newsletter? Per fare questo devi monitorare il comportamento del tuo database: chi è attivo? Chi dorme?

Non dimenticare i trigger, ovvero comunicazioni o altri automatismi che si attivano al compimento di una data azione dell’utente. Sono da progettare con cura: soprattutto se parliamo di email transazionali, hanno un tasso di apertura molto più alto di tutte le altre comunicazioni che invii.

2. Non barare

Costruisci onestamente il tuo database, tramite i convegni, workshop, sito, social. Non acquistare liste di dubbia provenienza, non utilizzare indirizzi presi a caso dal web: rischi una figuraccia.

Mentre spammi spendi. Anche se usi piattaforme gratuite spendi risorse, tempo, energie [tweetta questa frase].

A che ti serve un database di contatti che ti trovano fastidioso? Uno tra i business dei client di posta elettronica è quello di individuare lo spam. Alcuni client di posta classificano come spam anche i mittenti che, ripetutamente, vengono ignorati o cancellati dall’utente.

Per migliorare la deliverability esistono soluzioni con IP dedicato. Un altro modo per migliorare la deliverability è fare anche una versione “solo testo” della tua comunicazione, e spedire in formato multipart (html+versione testo sostitutiva).

Questo formato piace ai provider, e i contatti che forzano sul loro client la visualizzazione “solo testo” vedranno la tua comunicazione.

3. Alzati e cammina

Quando comunichi tramite email stai squillando nella tasca del tuo contatto. Secondo l’ultima ricerca MagNews- Nielsen, Email marketing & Co (anche fonte immagine), se nel 2011 coloro che aprivano le email da mobile erano il 29%, nel 2012 erano il 48% e oggi sono il 55%.

newsletterSe molti ti leggono da mobile, la tua comunicazione deve essere responsive o almeno ottimizzata. E ricorda che stai concorrendo con la newsletter del competitor, ma anche con l’sms del figlio, con il messaggio su WhatsApp, con l’email di lavoro.

Quindi non sprecare l’occasione promuovendo, per esempio, corsi di femminilità a tutti i tuoi contatti, indiscriminatamente, o appuntamenti capitolini a un database fatto in larga parte da milanesi. Inoltre, ricorda di inserire nei primi 200 pixel il contenuto più rilevante: se questo è valido per la lettura da desktop, a maggior ragione lo è per la lettura da mobile.

La tua esperienza personale

Tu hai già pensato a una campagna di email marketing? Hai attivato le tue risorse? Forse questo articolo può aiutarti a regolare gli ultimi dettagli o a correggere qualche errore. Vuoi aggiungere qualcosa? Lascia la tua opinione nei commenti.

Questo articolo è stato scritto da Valentina Santandrea di MagNews, guest blogger per My Social Web. Ti piace? Condividilo con i tuoi amici 🙂

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Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

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