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La satira online deve avere un limite?

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Sfogliando il Corriere della Sera di qualche giorno fa, trovo una pagina dedicata alla satira di Spinoza.it che si è sviluppata intorno alla tragedia dell’Irpinia.

spinoza

Spinoza su Facebook

Riassumo brevemente: un autobus in ritorno da Padre Pio precipita in un viadotto. Il bilancio è di oltre 30 morti. Una tragedia. Ma su Spinoza compaiono battute del tipo:

I napoletani sono talmente scossi dalla tragedia in Irpinia che osserveranno un minuto di cinture di sicurezza

E arrivano le reazioni indignate di chi legge queste battute come una mancanza di rispetto nei confronti dei morti, e della sofferenza di chi ha perso i propri cari.

La politica di Spinosa è chiara: non esistono argomenti tabù. Si può fare satira su tutto.

Apprezzo il principio di questo progetto, apprezzo la qualità dei contenuti e la capacità di mantenere questa linea anche davanti alle critiche. La rete è libera, lo è sempre stata e sempre lo sarà.

In questi casi, però, le certezze vacillano.

Credo che ci sia bisogno anche di rispetto. La libertà di parola è un diritto sacrosanto, ma sai bene che ogni libertà finisce dove inizia quella delle altre persone.

E credo che l’elaborazione del lutto nel rispetto assoluto sia un diritto di tutti. Certo, le battute non sono la causa dell’incidente. Ma sapere che la perdita di un proprio caro possa essere motivo di diletto per un perfetto sconosciuto…

Io credo che questo sia un aspetto delicato. Secondo te è giusto lasciare che la satira si “occupi” anche di questi casi?

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

19 Comments

  1. Sai che mi ero chiesta la stessa cosa?

    Non credo sia questione solo di satira online. Mi trovo spesso in difficoltà dinanzi a persone che fanno simili battute su tragedie, incidenti, handicap. Mi trattano come se fossi bacchettona.

    Credo però che la maturità e il senso morale di una persona abbiano anche a che fare con la capacità di fermarsi o auto limitarsi quando è necessario, quando il rispetto degli altri lo esige.

    • Ciao Mariantonietta,

      Io credo che ci sia bisogno di rispetto verso la morte, e soprattutto verso una tragedia così grande. Perché, ripeto, tu non puoi ledere il mio diritto a piangere i miei morti: la battuta individuale è stupida, ma rimane tra le quattro mura. La satira online di un sito così importante viaggia in rete. E fa sempre più male.

  2. Io credo che imporre una linea morale sia pericoloso: la morale è individuale, anche per quanto riguarda il lutto. Del resto, anche Twitter è un social necrofilo e quando muore qualcuno diventa un bailamme di satira e pianti di gruppo.
    L’altro giorno sono andata a cena in una casa dove c’era la tv (io grazie a dio non ce l’ho) e ho visto un telegiornale dichiarare che una delle ragazze sul pullman s’era confessata prima di partire, e mostrare le ultime foto postate su FB. A me offende (tanto) anche l’avvoltoismo necro-pop della tv, se è per questo. Quindi non vedo perché censurare Spinoza e non Twitter, il tg, i giornali.

  3. Io non mi permetterei mai di ironizzare su una tragedia del genere.

    Tuttavia Spinoza ha scherzato anche su altre notizie di nera, dalla scomparsa di personaggi famosi ai terremoti.

    L’obiettivo del blog è produrre satira feroce: se non ci siamo scandalizzati in passato non dovremmo scandalizzarci ora.

  4. Secondo me l’unico limite della satira, genere controverso già di suo, è dettato dall’intelligenza dell’autore: come insegnano negli anni i grandi autori, del resto. Le battute di Billy Hicks erano controverse per via del gusto dell’eccesso che egli aveva, eppure oggi tutti lo ricordano e lo citano. Difficile poterdire lo stesso di Spinoza, sito che seguo con divertito interesse per quanto, come nel caso di umoremaligno, disprezzi certe “uscite” al limite del fascistoide (l’unico vero cattivo gusto, per quanto mi riguarda).

    Il vero problema è che il web pullula di scribacchini ed esaltati che si credono i nuovi Billy Hicks: è in questa spersonalizzazione che risiede il vero problema, secondo me, questo ostinato credersi ciò che non si è. Non è questione di limiti, siamo sul web: ognuno dovrebbe saper scegliere cosa seguire, cosa non seguire, da cosa diffidare.

    • Ciao Sal.

      Il punto è che io non ho una risposta definitiva. Anche io credo che sia giusto, anzi sacrosanto, lasciare la satira libera. Eppure provo a immedesimarmi in quelle persone che hanno perso un parente: perché un pinco pallino dall’altra parte del globo deve sentirsi in diritto di ridere della mia perdita?

      E’ un argomento difficile, me ne rendo conto. Per questo ho girato la domanda ai lettori del mio blog (quindi anche a te): per avere punti di vista differenti.

  5. Io credo si possa ridere di tutto, tranne che del dolore altrui. A meno di non avere il beneplacito delle persone direttamente coinvolte in quel dolore.
    Sul Web come fuori, non cambia molto il mezzo.
    La libertà secondo me qui non c’entra. Una satira fatta pubblicamente in queste circostanze, può ferire molto.

  6. Apprezzo molto Spinoza e credo che la satira, o l’umorismo nero, sia più che lecito. Quello che spesso mi capita di capire leggendone le critiche è una sorta di accecamento per cui qualsiasi evento luttuoso debba offuscare tutto il resto. Nelle battute migliori di Spinoza o della buona satira, spesso l’evento è un pretesto e la battuta arriva a colpire altrove. Può essere lo scarso rispetto della legge come nella battuta qui riportata o lo spunto preso dalla retorica giornalistica per colpire altrove come in questa altra:

    “Davanti ai soccorritori uno scenario di devastazione e morte. Poi gli hanno spiegato che è così dal 1980.”

    La mancanza di argomenti tabù non significa essere irrispettosi di qualunque cosa, piuttosto non lasciare che una delle conseguenze di un evento luttuoso sia il distogliere lo sguardo da quanto c’è attorno. Oggi, con questo tipo di informazione, personalmente, lo trovo più pericoloso.

    • Leggendo il tuo commento ho pensato: potrebbe essere utile spiegare alla gente cosa vuol dire la satira in una situazione così grave.

      Voglio dire: ok, la satira può essere anche uno strumento per attirare l’attenzione su temi importanti, per dire “ehi, qui ci sono dei problemi che dovete affrontare”. O per dare in un modo del tutto personale la propria versione del cordoglio.

      Ma tutte queste cose potrebbero essere spiegate in un incipit, o in una nota alla fine del post. Secondo te?

  7. Abbiamo scritto dello stesso argomento sui nostri blog nello stesso giorno, ma abbiamo parlato di due satire diverse: proprio stamattina ho scritto un post sulla chiusura della pagina Average Italian Guy. Condivido il tuo punto di vistq: la Rete è libera, ma non è il luogo in cui tutto è concesso.

  8. Quella che noi chiamiamo “moralità” non è altro che una barriera, un ostacolo alla nostra libertà. È ipocrisia bella e buona. Personalmente trovo le battute di Spinoza irriverenti e mai volgari.

    Quindi, per rispondere alla tua domanda: no, niente è tabù, tutto è lecito. Vedrai che domani se ne ricorderà soltanto il fratello di quello o la sorella di quella, nessun altro. Sarà probabilmente rimpiazzato da qualcosa di più interessante/importante per gli italiani, come ad esempio chi ha fatto quali goal.

  9. Come non sopporto il turpiloquio in rete così non sopporto l’ironia gratuita sulle disgrazie e stavolta Spinoza mi ha proprio deluso. Non serve la battuta ad effetto su ogni tipo di notizia, a volte è meglio tacere. Sono proprio i siti cult che dovrebbero dare il buon esempio magari anche con un cambiamento di stile.

  10. L’essere umano sa essere tremendamente ipocrita. Un morto è un morto e in nessun caso l’idea che qualcuno possa riderci su dovrebbe far piacere. Tuttavia siamo capaci di ridere sulle disgrazie lontane ma guai a toccarci quelle vicine.
    Mi sembra comunque che l’oggetto della battuta satirica non siano le vittime ma un luogo comune sui “napoletani”. E’ stato , secondo me, uno spunto poco azzeccato (perchè personalmente non apprezzo l’ironia sulle disgrazie altrui) ma l’oggetto della satira è il “il malcostume napoletano (tutto da dimostrare e ritrovabile in tutta Italia) di non mettersi le cinture di sicurezza da un lato e l’assenza delle istituzioni verso le vittime del terremoto dell’Irpinia dall’altro. E’ come se Spinoza prendesse come pretesto la strage di via Palestro per sostenere che adesso a Milano c’è qualche “bauscia” in meno.

    • Il problema è che, nonostante una satira legata al malcostume piuttosto che la morte in senso stretto, una persona il lutto difficilmente riuscirà a delineare una tale differenza. O almeno credo che sia realmente difficile: io non ci riuscirei.

  11. In questi casi credo che bisognerebbe fermarsi e rispettare la vita, le persone che soffrono per la tragedia avvenuta.
    Il silenzio sarebbe la cosa migliore.
    Credo che ormai siamo in una crisi profonda, a parte quella economica, una crisi di valori, morale, etica, umanità.
    Non c’è più un limite alle cose, si scherza su tutto, tutto è diventato superficiale anche il valore che si da alla vita delle persone.
    Credo che questo sia dovuto a molti fattori economici, politici e sociali che stiamo attraversando in questo periodo, che influenzano ogni persona.
    E chi dovrebbe dare l’esempio politici e cariche alte dello stato in primis sono come abbiamo potuto vedere da diversi anni a questa parte e sopratutto recentemente non rispettosi della vita dei valori altrui…

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