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È tutto nelle tue mani. Tutto!

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Gli smarphone si sono impossessati della nostra vita. Affermazione forte? Forse esagerata? Può essere, ma prima di cestinarla dai uno sguardo a questo (fantastico) video.

La verità è semplice: gli smartphone hanno minato la nostra esistenza, ci permettono di fare mille cose fantastiche. Mille cose che non servono a niente, e che prima non facevamo.

Ma la colpa è delle grandi aziende.

Hanno creato smartphone sempre più potenti, sempre più efficaci. Hanno lavorato sodo, ma non solo con l’hardware o il software: hanno lavorato sulle nostre menti. E ci hanno suggerito dei bisogni.

Hanno mescolato emozione e informazione, ci hanno detto che senza le foto fantastiche dell’iPhone non potevamo vivere. Quindi abbiamo comprato un nuovo iPhone.

Poi ci hanno detto che con whatsapp potevamo restare in contatto con i nostri amici. Per sempre. Anche dopo le vacanze. Quindi abbiamo comprato un telefonino per messaggiare con la fidanzatina/o estiva/o.

Alla fine ci siamo ritrovati sommersi dalle notifiche. Letteralmente sommersi.

Coscienza di classe

Infine ci siamo resi conto che tutto questo è solo una prigione. Abbiamo preso coscienza che i bisogni non sono nostri, e che le cose importanti sono altre.

All’improvviso abbiamo capito che è fantastico scrivere su un foglio di carta, e che è la fotografia analogica ha un colore diverso. Magico. E ci siamo trasformati in Hipster.

Karl MarxCi siamo accorti che un modo fatto di app non è altro che un dannato circo, una sovrastruttura (mi sento un po’ Karl Marx oggi) che crea bisogni. Bisogni inutili. Maledetti bisogni senza senso.

Prima non avevamo le app, gli smartphone, i tablet. E vivevamo bene. Chi è nato e cresciuto in un mondo analogico comprende il passaggio. Chi ha trascorso i pomeriggi a beccare Supersantos in faccia e a maledire il cambio corto delle BMX lo sa. Lo sa bene.

Ed è proprio quando l’estate volge al termine, quando hai messo da parte tutto (o quasi) per passare giornate in spiaggia con gli amici, per fare ricche nuotate, corse furibonde e per uscire dimenticando tutto a casa (tranne i soldi per pagare la birra) che capisci una cosa importante.

Tutto dipende da te

Non puoi dare la colpa allo smartphone per giustificare la gabbia che ti impedisce di goderti la vita. Sei tu che decidi come e quando usarlo. E il trucco per uscire dal circolo vizioso è semplice: devi pensare.

estate

Tramonto estivo – Unsplash

Cribbio, devi pensare. Devi pensare. Devi accendere il cervello e vivere la tua vita. Qui e ora. L’unico hard disk che conta è la tua mente e quella delle persone care: i ricordi te li porti dentro, non hai bisogno di condividerli su Instagram o Facebook.

Quindi torniamo all’età della pietra? Tutti a fare geroglifici in caverna o a saltare davanti a un monolite arrivato da chissà dove? Avanti, non diciamo sciocchezze!

monolite

2001, Odissea nello Spazio

La tecnologia ci aiuta a vivere meglio. Con le app facciamo cose utili, lavoriamo e guadagniamo. Nello specifico, con i device mobili noi webwriter riusciamo a scrivere articoli in ogni punto del globo.

Anche mentre aspettiamo il turno dal dentista.

Ma non lasciare che la vita digitale prenda il sopravvento. Anche quando fa parte del tuo lavoro, anche quando il web, lo smartphone e i tablet sono la tua vita.

Cioè… Davvero credi che sia veramente questa la tua vita?

Davvero lo credi?

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

12 Comments

  1. Ciao Riccardo,
    per me leggere subito un tuo articolo è una buona ripresa e in particolare questo.
    Ho staccato solo 10 giorni ma sono riuscita a staccare davvero, a gestire la dipendenza.
    Non ho dimenticato il lavoro e ogni giorno dedicavo una mezz’ora a controllare pagine e account ma il resto della giornata l’ho dedicata a me, ai miei cari e a rigenerare la mia mente.
    Appena ho riacceso il pc mi è sembrato che il monitor fosse enorme rispetto a quello minuscolo del cellulare…
    Diciamo che tento ogni giorno di fare in modo che la mia vita rimanga reale e che il virtuale non prenda il sopravvento…senza dimenticare impegni, clienti e scadenze.
    Ottimo articolo davvero, belle immagini e splendida riflessione!
    Grazie per avermi fatto iniziare alla grande

    • Noi che lavoriamo in questo settore non possiamo dimenticare l’importanza della tecnologia, e soprattutto del social web. Ma non possiamo neanche diventare schiavi di questo sistema.

      Dobbiamo ritagliarci degli spazi, e dobbiamo farlo ora. Subito.

  2. Buongiorno Karl 🙂 La generazione di passaggio dall’analogico al digitale è l’unica che può tentare il salto di qualità, tornando a vivere la vita vera e sfruttando al meglio la tecnologia, ma è possibile perchè una vita l’ha vissuta. Oggi vedo le nuove generazioni fare i tuffi con l’iphone al collo, prendere parte all’aperitivo “parlando” via facebook coi presenti.. Spero per loro che riescano ad uscire dal tunnel: penso si trovino in una situazione decisamente peggiore della nostra!

    • Sai, è difficile leggere questi fenomeni con il giusto distacco perché non abbiamo idea del futuro. Quando noi giocavamo con le BMX c’era qualcuno che alzava le mani al cielo perché un tempo c’erano solo le carrozzelle di legno per passare il tempo. Ora guardiamo la generazione digitale come svantaggiata rispetto alla nostra che ha vissuto l’analogico, ma… È veramente così? Sono loro a essere svantaggiati?

  3. Gran bel post, grazie!
    Sono appena rientrata da 10 giorni di vacanza dove ho cercato di disintossicarmi da smartphone e affini. Primo, ho lasciato il pc a casa.
    E una volta arrivata al mare, durante tanti momenti della giornata ho fatto che staccare la connessione dati dallo smartphone. Certo, in alcuni momenti l’ho riattivata, letto qualche mail, ho fatto un giro su facebook e twitter. Ma per il resto, anche quando uscivo per una passeggiata sul molo lo smartphone è rimasto in casa e mi portavo dietro il vecchio Nokia.
    Così ho potuto fissare negli occhi i bei tramonti, le belle immagini, i bei ricordi di questi giorni.
    E ho riscoperto il gusto di entrare in una tabaccheria, guardare e scegliere delle cartoline. Fare il conto delle persone a cui mandarle, e poi … accorgermi che in realtà ben di poche persone avevo o conoscevo l’indirizzo per fare “una sorpresa”. Così ancora per questa volta mi son dovuta arrangiare spedendo via mail e personalmente l’immagine di un tramonto, fatta in uno dei momenti con lo smartphone in mano.
    Ho riscoperto la bellezza di prendersi del tempo per scrivere una lettera, senza la possibilità di copiare-tagliare-incollare.
    L’episodio che meglio può fotografare il tutto però è stato in tabaccheria. Entro, chiedo i francobolli. Un uomo di mezza età mi guarda e mi dice: “Scusi se mi permetto, signorina. Ma perché compra ancora i francobolli? Ormai c’è internet, scriva ai suoi amici su Facebook, più veloce, più immediato”. Un attimo di silenzio e poi ho risposto: “Sarà più veloce e immediato, ma domani non se ne ricorderanno più, sarà finito in mezzo a tutto il resto. La cartolina invece resterà sempre”.
    E ora, di nuovo nel tran-tran, spero di avere imparato la lezione.

  4. Ma che prigione… la tecnologia aiuta e si vede. È prigioniero chi si lascia imprigionare. E le aziende troveranno sempre chi si lascerà imprigionare.

    • Certo, la tecnologia è indispensabile. Lungi da me criticare il progresso tecnologico (e gli smartphone nello specifico), ma è giusto sottolineare i compiti e le responsabilità. Le aziende riescono a scavare nei nostri bisogni, riescono a creare bisogni; noi dobbiamo vivere questo progresso con naturalezza, senza perdere di vista le cose importanti.

  5. Molto bello come articolo, un buon rientro !! 😀

    Sono consapevole di essere un dipendente da Smartphone, 60% lavoro e 40% cazzeggio, però durante le ferie ho messo il motore al minimo riducendo la mia presenza sui vari Social.

    Due solamente, in vacanza, sono stati utilizzati tutti i giorni: Foursquare e Instagram ma sempre con moderazione. Ogni tanto fa bene staccare, spegnere tutto e vivere al 100% la vita offline. 😀

  6. Bel posto, trovato grazie ad Andrea di Efficacemente. Mi ci metto pure io in quelli che hanno sempre il cellulare in mano.. 🙁 molte volte non ci rendiamo conto di quello che facciamo e po ci sono persone come te e come quello che ha fatto il video che ci da uno schiaffo per farci svegliare
    Grazie!

  7. Questa estate ho avuto modo di incontrare alcuni miei cugini australiani, di passaggio in Italia.

    Gli australiani, si sa, quando si muovono non fanno giretti, fanno mezzo giro del mondo. Stanno via due o tre mesi come ridere, perché hanno un sistema economico, lavorativo e contrattuale che permette loro di farlo.

    Ma più che la durata delle loro vacanze (di cui già conoscevo la proverbiale lunghezza) è che per quasi tutto il tempo che abbiamo trascorso assieme non hanno mai usato i loro smartphone. Era come se non li avessero. Ogni volta che uscivano a fare una passeggiata o a bere l’aperitivo, li lasciavano tranquillamente in albergo. In pratica li abbandonavano la mattina e li ritrovavano la sera.

    Se non capitano delle emergenze, di quelle vere, non li usano. E stanno bene, sono rilassati e sereni.

    Sia chiaro che fanno tutti lavori del tipo responsabile marketing, regista, produttore di video musicali… insomma, gente che normalmente con lo smartphone e i social network ci vive. Ma non in vacanza.

    Allora mi sono chiesto: come mai invece noi italiani – almeno molti di noi – non ce ne separiamo neppure per andare al bagno?

    Mi sono risposto che deve essere una questione di insicurezza, di paura. Paura di cosa? Di perdere la chiamata che può cambiarci la vita; di non rispondere in tempo a una richiesta di preventivo; di non ascoltare in diretta le paturnie dei cliente.

    Ma quando noi cerchiamo un cliente, chiediamo una spiegazione, sollecitiamo un chiarimento (o un pagamento!), sono tutti così rapidi e servizievoli nel farsi trovare e nel risponderci?

    No.

    Allora penso che ogni tanto il nostro voler essere sempre presenti, reperibili e disponibili in qualunque momento e a qualunque ora, rischia di trasformarci da servizievoli in servili, e quindi deboli. Cosa che non fa bene alla nostra immagine e al nostro lavoro, oltre che al nostro umore e in definitiva alla nostra salute.

    Credo quindi che ritagliarci ogni tanto i nostri spazi di “disconnessione” non sia una mancanza di professionalità o di rispetto, ma una strategia di sopravvivenza, sia personale che professionale.

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