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Caso #Barilla: i social sono lo sfogo dell’uomo comune?

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Il primo modo per risolvere un social epic fail? Evitarlo accendendo il cervello prima di mandare qualcosa sui social.

Prevenire è meglio che curare. Ma quando la frittata è fatta c’è poco da scherzare: il rischio di intaccare il brand è alto. Soprattutto quando si tirano in ballo argomenti delicati.

barilla

Guido Barilla, presidente dell’omonimo marchio, ha scosso gli animi con una dichiarazione nei confronti dei gay. E e la rete lo ha punito con una valanga di rimproveri e insulti.

Ma cosa ha detto esattamente? Nel podcast della trasmissione “La Zanzara” troviamo le sue parole. Estrapolo:

“Io non farei mai uno spot con una famiglia gay, non per mancanza di rispetto agli omosessuali che hanno diritto di fare quello che vogliono, senza disturbare gli altri, ma perchè non la penso come loro e penso che la famiglia a cui ci rivolgiamo noi è comunque una famiglia classica”.

Io credo che la dichiarazione di Guido Barilla sia rispettabile. Non giusta da un punto di vista comunicativo – il presidente di una multinazionale non può parlare così – ma non condannabile. Perché non ha offeso i gay.

Il signor Barilla ha semplicemente detto che i gay non fanno parte del suo target principale. Punto. Lo ha detto come un lazzarone, certo, ma ha detto questo.

Lo sai come funzionano i social… molti utenti hanno annunciato l’abbandono del prodotto e altri hanno abbondato con i facili giudizi. Ma è facile gridare su Twitter e Facebook.

I social sono lo sfogo dell’uomo comune? A volte sì. Tutto va male, le giornate sono uno schifo, piove, non trovi parcheggio… ma scopri che su Twitter tutti se la prendono con la Barilla per un’affermazione contro i gay e ti lanci anche tu.

Le piattaforme social hanno uno scopo sommerso: dare voce al comune mortale, metterlo di fronte al potente. E ed è ovvio che i potenti diventano facili bersagli quando sbagliano.

Inutile combattere in questi casi perché rischi solo di peggiorare la situazione. Hai una sola strada da seguire: chiedere scusa, proprio come ha fatto la famosa marca italiana. Guido ha chiesto scusa. Lo ha fatto prima con un tweet e poi con un video.

Ci ha messo la faccia. E ha fatto bene secondo me.

Non ha cercato di arrampicarsi sugli specchi e non ha risposto male a tutte le persone che hanno sfregiato la bacheca di Facebook con insulti, minacce e rimproveri. Tutto qua, nulla di più.

Poi, come suggerisce anche Rudy Bandiera, gli sciacalli sono sempre all’attacco. I concorrenti cercano sempre di ricamare sui tuoi errori, ma lo stile scivola sempre in basso quando tiri lo sgambetto al tuo concorrente.

La fortuna gira, e il giorno dopo potrebbe essere un altro brand ad affrontare la gogna.

diverso

Poi ci sono i mezzi che veicolano questa gogna, ovvero i social. Strumenti che annientano le barriere e influenzano i potenti. Forse 5 anni fa un Guido Barilla non avrebbe mai chiesto scusa. Oggi lo deve fare per placare la rabbia dei social.

Ma sono sempre critiche serie? Oppure sono piccole polemiche da usare solo per scaricare la frustrazione di una vita imperfetta? Lascia la tua opinione nei commenti e approfondiamo insieme questo argomento.

 

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

18 Comments

  1. Secondo me hanno esagerato. E penso anche che Barilla abbia sbagliato a chiedere scusa, dal momento, come tu stesso hai rilevato, non ha offeso nessuno. Chiedendo scusa è come se avesse ammesso di aver sbagliato, di aver insultato qualcuno.

    Con la sua dichiarazione ha solo dimostrato di aver avuto il coraggio di esprimere le sue legittime opinioni, opinioni che tutti quelli che si definiscono tolleranti invece non tollerano, solo perché diverse dalle loro.

    Con quelle scuse, a mio modo di vedere, ha solo fatto un passo indietro. Quella è stata una strategia di marketing, secondo me.

    Sui social la penso come te: sono un modo per sfogarsi delle proprie frustrazioni. E sui concorrenti che hanno approfittato come sciacalli di quanto è successo calo un velo pietoso. Ecco, io invece boicotterò proprio quei concorrenti, quella gente sleale e profittatrice.

    • Mi piacciono le tue opinioni: sono sempre dirette, senza giri di parole.

      Le scuse… beh, forse si è trovato in un momento di panico. Forse ha avuto paura della grande eco (anche a livello internazionale) o forse ha pensato alle tante persone che avrebbero usato le sue parole per sottolineare discorsi omofobici con derive nazionaliste.

      L’Italia, la pasta italiana, la vera famiglia italiana… Queste cose un po’ fanno paura anche a me.

    • …ecco! BENE! così si fa! 🙂
      Comunque ovvio, non è che, perchè uno è imprenditore multinazionale, deve per forza conformarsi all’universo. Ognuno ha un proprio stile, che tra l’altro lo differenzia dalla massa.
      O almeno così dovrebbe essere.
      Coraggio! 🙂

  2. Ciao Riccardo,
    argomento delicato questo. Ciò che penso è che le parole hanno un peso, e lo sappiamo bene noi che con le parole ci lavoriamo, e di conseguenza bisogna stare attenti a come le si usa. Probabilmente non sarebbe nato tutto questo polverone se avesse meglio specificato cosa intendeva dire o semplicemente se non ne avesse semplicemente parlato.
    E certo l’unica cosa che poteva fare era chiedere scusa visto che la comunicazione ha peccato gravemente e in molti hanno letto discriminazione nelle sue parole.
    Si parla poi di sciacallaggio e in effetti tutti hanno cavalcato l’onda ma, voglio essere provocatoria se me lo permetti:
    1.siamo sicuri che se fossimo stati noi i S.M.Manager degli altri brand non avremmo approfittato dell’occasione?
    2.tutte le persone che immediatamente hanno scritto tweet (anche pro-Barilla) con tanto di #hashtag, chi ha scritto articoli, post, altro non abbiano altrettanto cavalcato l’onda?
    Le mie sono domande per confrontarmi con te e con i tuoi lettori.
    Buona giornata

    • Ciao Francesca,

      Fai bene a essere provocatoria. Andiamo per punti:

      – Sicura è solo la morte. A volte il singolo dipendente non può scegliere cosa fare: dall’alto qualcuno gli dice “facciamo vedere che siamo diversi” e non può fare altro. Io personalmente avrei aspettato perché nel complicato mondo dei social media fail c’è anche il boomerang che torna indietro. E poi c’è il rispetto tra nemici che non guasta mai.

      – Chi ha scritto post sull’argomento Barilla? Io? Mah… scherzi a parte, questo è un mondo che ruota intorno all’informazione e alle opinioni. Io ti racconto la mia idea e tu mi dici cosa ne pensi: quello che conta, dal mio punto di vista, è promuovere la buona comunicazione. Ora pensi che si tratti di cavalcare l’onda, ma forse è solo un voler essere completi. Un voler essere presenti con la propria opinione.

      O almeno questo è il mio punto di vista.

      Tu non credi?

      • Ciao Riccardo,
        il commento era assolutamente provocatorio ma non diretto necessariamente a qualcuno in particolare 🙂
        Concordo sul voler raccontare e dire la propria, in qualche modo però si “sfrutta” il caso Barilla per poter parlare…
        Poi figurati io sono qui a commentare quindi 🙂

  3. Secondo me la gogna sui social in molti casi era “ricerca di visibilità” e “è fondamentale che anch’io dia la mia opinione sul fatto del giorno”, che penso siano i motivi per cui sui social spesso tutti parlano della stessa cosa.
    Detto questo, nessuno può permettersi di dire che i gay non sono il suo target. Che non siano il soggetto della comunicazione aziendale mi sta bene, ma quello che fa il target a letto, al limite può interessare youporn, non un produttore di pasta, no.

    • Cara Polly… anche Guido Barilla ha tanto da imparare. Lo ha detto nel video! Anche se preferisco questo 🙂

  4. Ottimo post! E anche secondo me si tratta più che altro di un errore comunicativo che da un ruolo di quel calibro non ti aspetteresti.

    “Forse 5 anni fa un Guido Barilla non avrebbe mai chiesto scusa. Oggi lo deve fare per placare la rabbia dei social.” Più che altro credo che lo abbia fatto per placare la rabbia degli azionisti!

    • Plachi le persone, plachi gli azionisti! Anche il fratello lo condanna: http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2013/28-settembre-2013/famiglie-gay-luca-barilla-mio-fratello-ha-sbagliato-ma-ha-chiesto-scusa-2223347797486.shtml

  5. Cercando il termine FAMIGLIA su Treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/famiglia/) si legge:
    “Nel linguaggio com. e in senso stretto, il «nucleo familiare» composto dai coniugi (o comunque da una coppia di persone che convivono more uxorio, senza essere legate dal vincolo matrimoniale […] dai figli, ed eventualmente dagli ascendenti o collaterali che con essi coabitano”.

    Letto ciò, torno alla frase infelice del sig. Barilla: secondo me offensiva. Quando dice “senza disturbare gli altri” sta dicendo che i gay disturbano la quiete della SUA famiglia tipo.

    Il problema di fondo è il modo in cui ti rivolgi all’umanità, non quello in cui (non) ti rivolgi ai tuoi target. E proprio in questo senso Barilla ha sbagliato a parlare.

    Le scuse ci stanno tutte. Il voler boicottare i prodotti penso sia una questione di sensibilità personale, che farà i conti con il tempo. Lo sciacallaggio sui canali social.. beh, diciamo che sarebbe stato preferibile che i competitor non avessero atteso il passo falso per ampliare il loro target e avessero comunicato diversamente già in tempi non sospetti.

    Infine, la cavalcata delle valchirie, con articoli pro e contro Barilla, penso faccia parte del contorno al piatto principale, ma ho apprezzato sopra tutti Franz Russo (http://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/barilla-ecco-la-bufera-scatenata-sui-social-media/) per aver portato avanti il SUO lavoro, monitorando hashtag e canali social e riportando solo statistiche ed esempi.

    • Ciao Cinzia,

      Mi baso su esperienze personali: Guido Barilla ha parlato come un uomo da osteria. Senza aizzare gli animi, senza usare parole violente, ma lasciando intendere che lui i gay non ce li vuole nella sua pubblicità. Perché non rappresentano l’idea di famiglia che si immagina.

      Il mio punto di vista: è una sua opinione. E ha sbagliato a dirla in pubblico. Ha chiesto scusa. Sono sincere? Non lo sono? L’importane è che ha usato le parole giuste: ha tanto da imparare.

      Per le persone ignoranti che stigmatizzano il mondo gay questo può essere anche un insegnamento.

  6. Non nascondo che una piccola parte di me è convinta che fosse deciso a tavolino. Una parte minima, ma c’è. Perché leggendo sui social, tante persone si sono dissociate, ma tante hanno rafforzato la loro fidelizzazione.Le scuse non basteranno mai a chi ha bollato le affermazioni come anti-gay. E viceversa.

    Concordo che il contenuto del discorso di Barilla sia personale, lecito e vada rispettato per questo, tuttavia, come sottolineato anche da Dario Fo, la Barilla ha sempre sfruttato l’immagine dell’Italia, rappresentandola all’estero. Da questo punto di vista è innegabile che abbia una responsabilità.
    Parlare poi di famiglia tradizionale, vista la legislatura italiana, presuppone una coppia etero sposata, perché solo questo è famiglia oggi in Italia.
    Associazioni femministe si sono scagliate contro il ruolo della donna descritto dal signor Barilla.

    Vista la delicatezza del tema e la facilità con cui si scaldano gli animi, il CEO di un’azienda farebbe meglio a riflettere un pochino di più prima di lasciarsi andare a certe dichiarazioni.
    E non perché siano sbagliate, ma solo perché l’effetto boomerang mediatico, veicolato dai media in modo magistrale verso lo scandalo (quanti hanno davvero ascoltato l’intervista? Quanti porteranno davvero avanti il boicottaggio? Quanti si ricorderanno della faccenda fra 5 giorni?) sarebbe stato ampiamente prevedibile.

    Insomma, il signor Guido nella pentola ci si è tuffato di testa.

  7. Al di la degli sproloqui vari che purtroppo abbondano e che fanno parte delle chiaccherate, purtroppo, tanti di coloro che hanno deprecato l’uscita infelice del Signore in questione si sono espressi soprattutto contro una Societa’ feudale ipocrita’ che a chiacchere si dichiara liberale e moderna ma si scaglia a ogni pie’ sospinto contro le diversita’ qualunque esse siano!

  8. Ciao, io ho trovato molto offensive le parole di Barilla, proprio per il motivo che ha spiegato, poco più su, Cinzia…. ma non è di questo che voglio parlare, conta poco la mia idea. Ci ho scritto anch’io un articolo, ed ho tentato si essere quanto più obiettiva ed oggettiva possibile.

    Ad oggi il 57% del fatturato Barilla è realizzato all’estero, e in particolare 430 milioni in America. In America, dove il consumatore gay è disposto a pagare di più per un brand di qualità, e dove il reddito di quest’ultimo è del 23% più alto rispetto a quello del mercato generale.

    Non so come mai un uomo come Barilla non avesse piantati in testa questi dati, mentre esternava con assouta ingenuità e leggerezza le sue idee.

    Credo che Barilla e la sua azienda abbiano sottovalutato e compreso tardi gli effetti di quel discorso, tant’è che le prime scuse non sono state di certo sentite come le seconde! 😉

    • Torniamo alla mia idea di base: ha fatto una gran stronzata su tutti i campi, quello umano e quello professionale. Perdona la mia sincerità.

      PS – Se vuoi metti il link all’articolo 🙂

      • Ok, io ho cercato di essere obiettiva. Se però devo dirti come la penso, sono d’accordo con te, “sincerità sboccata” inclusa (quando ce vò…)! 😛
        L’articolo che ho scritto è questo: http://www.yunikondesign.com/case-history-barilla-3-conseguenze/

  9. Mi piace vedere quanta miopia c’è in giro e quanta superficialità nell’affrontare gli argomenti.
    Secondo te davvero, davvero, non c’è nulla di male nel dire: “non per mancanza di rispetto agli omosessuali che hanno diritto di fare quello che vogliono, senza disturbare gli altri,”??
    Perché IMHO quel “”senza disturbare gli altri” è sinonimo di razzismo, di ottusità, di bigottismo.
    In che modo un omosessuale (o un negro, un ebreo, un comunista, insomma qualsiasi soggetto sia diverso rispetto a noi) da fastidio e disturba?
    Due uomini che convivono perché si amano possono dare disturbo? Se si, in che modo?
    Non c’è nulla da fare, al solito l’Italia si dimostra Italietta e vince l’Oscar della superficialità. Ci sarà un perché siamo (scentemente) sempre nella merda…

    Un saluto, Roberto

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