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Google Plus: come aumentare l’engagement dei post

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Dio mio, l’engagement no!

La maledizione dell’engagement ci perseguita. Su Facebook facciamo carte false per smuovere l’interesse dei fan, per conquistare nuove condivisioni, per ingaggiare discussioni virtuose.

Su Google Plus non era arrivata questa peste. Vivevamo la nostra esistenza con naturalezza, come degli avventurieri che scoprivano giorno dopo giorno una terra vergine, non contaminata dalla logica dell’engagement.

La sfida è dietro l’angolo. Facebook stanca, Twitter limita e Google + guadagna punti nelle statistiche. E poi c’è la fusione con i motori di ricerca che stimola l’interesse. Leggi le parole di Chandra Magee, Senior Director of Audience Development al The Economist:

“There is potential there to help us get in front of new audiences (…) But it also helps with our S.E.O. strategy because our posts on Google Plus actually show up in our search engine results” – Fonte: New York Times

Andiamo, ci stai pensando anche tu: come migliorare l’engagement dei tuoi post? La ricetta te la suggerisce questa infografica di Quicksprout.

I contenuti di Google Plus

Nei post di Google Plus non trovi solo testo, ma c’è spazio anche per i contenuti visuali. La vera domanda: qual è la soluzione preferita dagli utenti? E ancora, cosa mi porterà più engagement?

google plus

I contenuti per migliorare l’engagement su Google Plus.

La risposta arriva dalle statistiche. Guarda questa sezione dell’infografica: le immagini guadagnano il 9.4% di +1, sono perfette per le dinamiche di Google Plus (e tu lo sapevi perché avevi letto questo report). Ma puoi fare di meglio.

  • I video ricevono il 28.6% di +1 in più
  • Le gif raggiungono il 39% di +1 in più.
  • Le quote ricevono il 16% di +1 in più.

Cifre importanti. Ma quella che colpisce riguarda la presenza di domande nel testo: un aumento del 188% dei commenti. Le persone hanno bisogno di una frase che stimoli la discussione.

Tu lasci le call to action nei post di Google Plus, vero? Ti lascio qualche slide per approfondire.

Engagement: cosa fare?

Ok, adesso conosci cosa funziona su Google Plus. Ma quali sono le azioni che ti permettono di migliorare l’engagement? Cosa devi fare materialmente per ottenere buoni risultati? La risposta arriva da questa nuova sezione di infografica.

engagement google

Le azioni per migliorare l’engagement.

Sembra un percorso, vero? Analizziamolo insieme e cerchiamo di capire come migliorare ogni punto elencato dalla grafica Neil Patel.

  • Network – Costruire una rete di contatti è un passo chiave per migliorare l’engagement dei tuoi post. Il motivo? Entri in contatto con persone appassionate del tuo settore che condividono argomenti simili ai tuoi che ti permettono di creare nuove discussioni. Un consiglio: profila bene i contatti con le cerchie e prendi spunto da questo articolo di Michaela Matichecchia.
  • Partecipa – Esatto. Devi partecipare alla vita delle community. Cosa vuol dire questo? Crea discussioni, lascia il tuo parere quando te lo chiedono o quando credi che il tuo aiuto sia utile. Anche in questo caso la regola è semplice: condividere valore, sempre.
  • Post – I post di maggior successo su Google Plus? Sono completi, ricchi di informazioni, simili agli articoli che pubblichi sul blog. Che scoperta, vero? Le persone amano i contenuti densi, ricchi di informazioni. Pubblica post ben formattati, arricchiti con immagini e link, curati in ogni singolo aspetto. Anche nella scelta del tag title. Un buon esempio di post su Google Plus è quello descritto da Cinzia Di Martino.
  • Vita social – Riprendi il punto numero uno: un network ben articolato ti permette di incrociare argomenti rilevanti e, di conseguenza, discussioni che meritano la tua attenzione. In altre parole, prendi i concetti chiave del comment marketing e portali nel mondo di Google Plus.
  • Hangout – Hai uno strumento a disposizione che può fare la differenza: si chiama Hangout e ti permette di creare dei video ritrovi con i tuoi seguaci. Puoi creare degli eventi in diretta e caricare il video su Youtube in un attimo, puoi creare un canale dedicato a te e alle persone che ti seguono. Questo è engagement, no?

La tua opinione

Questo è il mondo Google Plus. Un mondo fatto di contenuti diversi, di interazioni che sfuggono dalle logiche squisitamente social e si intrecciano con un mondo ampio, diverso. Tu hai già iniziato a lavorare sull’engagement? Cerchi di attirare l’attenzione di chi ti segue o usi Google Plus senza una logica ben precisa?

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Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

13 Comments

  1. Io resto ancora scettico, a me Google+ sembra dispersivo, ma soprattutto non vedo l’interazione che ottengo su Twitter, neanche un minimo.

    • Ciao Daniele!

      Twitter dà sicuramente maggiori soddisfazioni per chi ama l’interazione. E’ veloce, immediato: è una vera e propria chiacchierata dove i logorroici hanno vita dura. Lo scambio è assicurato, i chiacchieroni devono fermarsi.

      Google Plus è ancora acerbo sotto certi punti di vista. Ma le interazioni iniziano a farsi sentire (o almeno io le registro). Una domanda: cosa intendi per dispersivo?

      • Per dispersivo intendo che non riesco a trovare nulla di interessante. Nulla che non trovi già su Twitter o altrove. Non vedo una sorta di “categorizzazione” delle persone e dei contenuti. Lo percepisco silenzioso.

        Non lo vedo neanche come di uso immediato. Le notifiche spariscono e non capisco come andarle a ritrovare, quindi perdo possibili interazioni. Idem per gli hangout: persone mi contattano e io non ne so nulla.

        Quello che tu dici è senz’altro corretto, ma chi parla della grande interazione su G+ è chi ha migliaia di persone che lo seguono: e allora è fin troppo ovvio che riceva quell’interazione.

        • Certo, sui grandi numeri tutto diventa più facile. Almeno sotto un certo punto di vista: io credo che l’aumento delle interazioni su un canale corrisponda a un impegno costante, e quindi a un investimento di tempo
          Un tempo che non sempre abbiamo…

          • Da innamorata di Twitter posso dire di essere un’entusiasta di Google Plus per alcuni aspetti e di avere alcune perplessità che sollevate anche voi.

            Google Plus lavora molto bene su certi argomenti, meno su altri. La discriminante però, come dice Riccardo, è il tempo e la costanza che riusciamo a destinare alla nostra presenza su G+.
            Qui i post possono essere lunghi (e questo mi piace) e, quando si innescano, anche i commenti sono fruttuosi.
            I numeri aumentano con l’aumento dei contenuti e delle interazioni e a differenza di Twitter accerchiare una persona sembra un atto meno carico di senso e quindi più genuino. Su Twitter si gioca sui rapporti numerici, su Google Plus non sembra essere l’obiettivo principale di nessuno.
            Piuttosto la preoccupazione sta in quella parola che pure non ci piace che è “engagement”, ma che dà la chiave di lettura del valore che la piattaforma ci può offrire.

            Quanto alle perplessità: anche io mi perdo le notifiche e gli hangout, e per la lettura veloce a 360° Twitter è oggi il canale più completo…ma solo perché non tutti ci spendiamo per farcire G+ dei contenuti a cui teniamo ;)

            • Ciao Valentina,

              Certo, è una parola che non ci piace. Però è quella che dà il senso della storia: non dobbiamo basarci solo sulle visite, non dobbiamo basarci solo sul numero dei fan o dei follower, però la partecipazione è un punto che rientra nelle nostre corde e che possiamo tradurre con un più umano: partecipazione.

              Creare partecipazione: è questo il nostro obiettivo. Come? Basta capire le necessità del pubblico? I post lunghi su Google Plus funzionano, ma poi basta una semplice ripubblicazione di un link per richiamare tanti click. Perché?

              Perché dà qualcosa di utile, perché (ad esempio) ti permette di trovare immagini gratis. Tutto ritorna allo stesso punto: dare qualcosa di utile alla propria utenza. Poi i temi caldi sono pieni di gattini e glitter, ma questo è solo un meccanismo di domanda e offerta.

  2. Ciao Riccardo!
    Il tuo è un post bello ricco di riflessioni interessanti e spunti per sperimentare su G+ con maggiore consapevolezza.
    Io lo uso poco e forse male, ma posso dire che la cosa che mi piace di questo social sono le community. A pensarci bene, finora ho usato G+ per qualche hangout e per molte interazioni nelle community.
    Poi anche l’indicizzazione dei contenuti attraverso questo social non è un aspetto da sottovalutare, eh.
    Insomma, per come la vedo io, G+ è un canale in continua ascesa e quindi importante. Non resta che studiare per sfruttare al meglio tutte le sue potenzialità.
    Grazie per i consigli. ; )

    • Ciao Maria Grazia,

      A proposito delle community: proprio oggi ho trovato e letto questo articolo del blog Hootsuite http://blog.hootsuite.com/reasons-to-use-google-plus-communities/

  3. Ragazzi, ma lo vogliamo dire, però, che da quando il social è diventato lo strumento principe per sviluppare popolarità a fini SEO trabocca di fuffa? Altro che contenuti di qualità!

    • Diciamolo a voce alta.

      Poi sta al singolo distinguersi nel proprio agire quotidiano. Tu, ad esempio, hai già pensato a una strategia per sfruttare Google Plus?

  4. Vita social, Riccardo, punto in cui sono ancora carente, lo so. Poi, mancano i minivideo, le infografiche, le animazioni che l’iPhone non ti permette di fare… Però è grazie anche ai tuoi suggerimenti che sto impegnandomi per migliorare. E grazie a post come questo che lavoro ormai + con GooglePlus che altrove:-)

  5. Ciao Riccardo, solo un appunto per segnalarti che mia cugina Michaela si chiama Matichecchia e non Mantichecchia. Comunque bell’articolo, come sempre.

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