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Prima fidelizzi il lettore, poi pubblichi il blog

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L’incubo dell’aspirante blogger: iniziare un progetto editoriale e ritrovarsi senza lettori, senza commenti, senza interazioni. La solitudine è sempre stato un problema per gli scrittori del web.

Un blog senza interazione è lettera morta. Certo, ci sono progetti che riescono a proliferare anche senza contributi esterni. Ma nella maggior parte dei casi avere il lettore su Analytics non basta.

fidelizza lettore

I lettori sono la tua famiglia – Fonte

Hai bisogno del contatto reale, hai bisogno di un pubblico attivo che partecipi giorno dopo giorno. E che contribuisca alla creazione dei contenuti. Questo è il tuo obiettivo come blogger, giusto?

Perfetto. Stai per iniziare un lavoro che si evolverà insieme al blog. Ma che può iniziare prima della pubblicazione. La fidelizzazione del lettore si definisce in anticipo, prima della nascita del blog.

Per iniziare a seminare il tuo campo, e a portare acqua verso un mulino che non è stato costruito, bastano poche azioni. Azioni semplici ma ben calibrate. Ti lascio qualche consiglio.

Futuri lettori (attivi)

In primo luogo devi individuare i futuri lettori. Anzi, i futuri commentatori. Devi individuare le persone abituate a partecipare, a commentare e agire in prima persona nelle conversazioni.

Inizia da una ricerca su Google: riempi il tuo feed reader con i blog più interessanti del settore, crea una Twitter List con gli account più attivi, pubblica una cerchia con i nomi più vivaci.

Il tuo obiettivo in questo primo momento è semplice: cercare e profilare contatti utili. Come? Creando directory del feed reader, liste e cerchie che rispecchino le caratteristiche individuali.

Crea un contatto

Hai individuato le persone da inserire nel tuo pubblico? Le stai seguendo? Bene, ora devi creare un rapporto solido. Un rapporto basato sulla naturale interazione attraverso i commenti.

C’è un vantaggio nel non avere un blog: eviti di cadere nella banalità dell’autopromozione. I social si basano sulla condivisione del valore, e non è detto che tu sia l’unico custode di questo tema.

commenti blog

Parla con le persone – Fonte

Lavorare con i social vuol dire (anche) fare conversazione. Attraverso il comment marketing puoi lavorare sulla tua brand awareness: puoi farti conoscere e legare il tuo nome a un argomento.

Ma i commenti creano legami. Attraverso le discussioni plasmi nuove amicizie, e in questo caso non hai bisogno di pianificare: lascia parlare la tua attitudine social, mescola le conoscenze e la professionalità con il piacere della conversazione.

Il comment marketing raccoglie quelle azioni che ti permettono di sfruttare i commenti per promuovere il tuo progetto online. Si basa sulla qualità del contributo, ma anche sulla buon forma del testo. Se necessario, il commento deve essere formattato e diviso in paragrafi per migliorarne la leggibilità.

Crea valore per il lettore

Questo è il punto chiave. Non basta seminare commenti in ogni luogo conosciuto. Il contributo che pubblichi sul blog, nel forum, sui social è un dono che lasci al proprietario della piattaforma.

Il tuo commento deve essere significativo. Deve essere un contenuto capace di attirare l’attenzione degli utenti. Non basta esserci: il tuo obiettivo è raccogliere l’attenzione del lettore. Anzi. Il tuo obiettivo è creare valore per il lettore.

L’ispirazione

Questo post è speciale. Questo post non nasce dal nulla ma è stato ispirato da una persona (una cara amica e lettrice appassionata) che risponde al nome di Monia Papa.

bloggerMonia ha lasciato per mesi commenti sul mio blog. Ha contribuito alle discussioni nate sui blog del settore, ma anche su Twitter e Google Plus. Si è fatta conoscere, ha mostrato le sue capacità.

E lo ha fatto (con naturalezza, senza forzature) quando non aveva ancora un blog. Un blog che è online da pochi giorni (Calamo Scrittorio), ma già trasuda interazione da tutti i pori. Il botta e risposta non manca mai, le parole dei lettori vengono accolte da una padrona di casa che ha saputo fidelizzare prima di pubblicare.

Ora, come sempre, lascio a te la parola: è una buona tecnica? È utile farsi conoscere e iniziare a lavorare sulla propria audience prima di pubblicare? La mia opinione la conosci (ed è positiva) ma voglio conoscere la tua: lasciala nei commenti.

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

17 Comments

  1. Appena ho iniziato a leggere mi è venuta in mente Monia :)
    E poi l’ho ritrovata a fine post.

    Indubbiamente oggi, con il profilerare dei social media, i blogger hanno un po’ la strada spianata, perché c’è più possibilità di prima di farsi conoscere.

    I forum secondo me non hanno questo grosso potenziale, perché sono tematici e quindi raccolgono solo una nicchia di persone. Mentre sui social puoi trovare un pubblico più ampio.

    L’avevo detto a Monia: ti sei fatta conoscere prima, quindi il tuo blog parte avvantaggiato. È lo stesso discorso che ho rivolto agli scrittori emergenti: fatevi conoscere prima, aprite un blog, frequentate i social, createvi un gruppo di lettori affezionati e quando pubblicherete partirete avvantaggiati: non sarete un nome sconosciuto, non sarete anonimi.

  2. Farsi conoscere è ovviamente una strategia vincente. Incuriosisci la gente, cinque su dieci verranno a farti visita, due resteranno tra i tuoi lettori. Ma… boh, mi sembra comunque tutto molto “calcolato”. Queste strategie mi ricordano il servizio andato in onda ieri sera a Le Iene, dove c’era un tizio che insegnava le tecniche per abbordare. Si rischia di essere innaturali, freddi. Sicuri che son tutti bravi come Monia? ;)

    Moz-

    • Non deve esserci nulla di calcolato, infatti. Anche perché in quel modo, come dici, sarai freddo. E, no, non posso essere tutti bravi come Monia e altri, ovvio.

      Diciamo la verità una volta per tutte: noi possiamo dare consigli quanto ci pare, sulla base della nostra esperienza e delle nostre competenze, ma non potranno mai andare a segno su tutti. Dall’altra parte deve esserci un buon ricettore, un lettore abile e con doti e capacità sue in grado di trasformare quei consigli in azioni fruttuose.

    • Ciao Miki,

      Perfettamente in linea: niente di calcolato. Questo approccio si allontana dai tecnicismi e dallo schema. Infatti, quello che ho pubblicato non è un articolo che definisce passo per passo le operazioni da eseguire: tende piuttosto a definire una linea, un’idea.

      • Non credo che tutti possano essere bravi come Monia! Immagino che bisogna darsi un limite massimo oltre il quale bisogna prendere coscienza di quanto si è portati o meno per una certa attività.

  3. Dato che (fare d’) ispirazione è bello vada a braccetto con interazione potrei mai non commentare questo post in cui ho perfino avuto il piacere di comparire?

    (A me piacciono le avvertenze: perciò ti avverto che questo commento sarà piuttosto lungo)

    1) “La solitudine dei numeri primi”? Non è roba da blogger!
    “L’incubo dell’aspirante blogger: iniziare un progetto editoriale e ritrovarsi senza lettori, senza commenti, senza interazioni. La solitudine è sempre stato un problema per gli scrittori del web.”

    È proprio vero Riccardo: la paura di vedere il proprio spazio farsi deserto e doverlo chiamare blog c’è (in effetti quando ho citato il Deserto dei Tartari nel mio ultimo post pensavo anche a questo). E può essere una paura tanto più paralizzante quanto più si da (giustissimamente secondo me) centralità al lettore.

    2) L’amicizia è come l’arte: “completamente inutile”
    “Il tuo obiettivo in questo primo momento è semplice: cercare e profilare contatti utili. Come? Creando directory del feed reader, liste e cerchie che rispecchino le caratteristiche individuali.”

    Mi piace molto la frase finale di questo pezzo estrapolato dal tuo testo. Sai perché mi piace molto? Perché completi il concetto di “cercare e profilare contatti utili” specificando che devono in qualche modo rispecchiare “le caratteristiche individuali”. Credo infatti che il modo migliore per selezionare i propri contatti sia innanzitutto il naturale interesse verso di essi. Sennò è un po’ come fare un matrimonio di convenienza: io preferisco essere genuinamente innamorata delle persone con cui interagisco e so che è così anche per te (sia per te @RiccardoE sia per te lettore. Perché mica tu vai dietro agli influencer solo sperando di beccarti l’influenza anche tu, vero?).

    3) Niente bloggercentrismo
    “C’è un vantaggio nel non avere un blog: eviti di cadere nella banalità dell’autopromozione. I social si basano sulla condivisione del valore, e non è detto che tu sia l’unico custode di questo tema.”

    Quando mangi un gelato buonissimo in quella piccola gelateria artigianale, quando scovi un posto estremamente suggestivo a un tiro di schioppo dalle spiagge superaffollate cosa fai? Hai voglia di condividerlo perché è come regalare un sorriso: amplificare a dismisura lo stesso sorriso che queste scoperte ti hanno dato. Credo proprio che condividere il lavoro altrui debba essere ispirato da questo genere di sentimento.

    4) Dietro ai blogger? Persone
    “I commenti creano legami. Attraverso le discussioni plasmi nuove amicizie, e in questo caso non hai bisogno di pianificare: lascia parlare la tua attitudine social, mescola le conoscenze e la professionalità con il piacere della conversazione”.

    Sono proprio d’accordo: non hai bisogno di pianificare. Penso che un’eccessiva pianificazione anche nei rapporti squisitamente umani (noi stiamo sempre dalla parte dell’uomo, vero?) sia solo controproducente. I fiori finti saranno pure apparentemente più resistenti ma è sempre meglio coltivare rapporti che siano fiori veri.

    È iniziato proprio bene questo venerdì mattina, grazie :D

  4. Bellissimo post, mi è piaciuto molto :) Mi ha fatto provare delle sensazioni positive perché, a pensarci bene, è così che dovrebbe essere: parlare con le persone, condividere quello che si conosce e le proprie passioni. In questo modo si creano legami sinceri e si innesca un circolo virtuoso nella creazione dei rapporti (sui social e offline).
    Bravo Riccardo!

    • Grazie Marina,

      Mi fa molto piacere leggere le tue parole. Tu come hai iniziato questo lavoro di “tessitura rapporti”?

      • Beh piano piano, da quando ho iniziato a navigare (ti parlo del secolo scorso :P). Secondo me si tratta di un processo costante in cui aggiungi una relazione alla volta. Poi c’è chi va più veloce e chi meno.
        Nel mio caso spcifico sono partita da forum e mailing list, passando per i blog e arrivando su diversi social (anche italiani, che purtroppo ho visto anche fallire), senza dimenticare eventi come corsi, conferenze barcamp :)
        E tu? Forse lo dici nel blog ma ancora non l’ho esplorato tutto (ma è nella todo list!)

        • Io ho iniziato dopo. È nato prima il blog e poi il pubblico, ma nel 2009 la situazione era differente. Molto differente. C’era meno concorrenza, era più semplice farsi notare. Ora devi essere speciale perché c’è sempre meno tempo a disposizione, e un numero maggiore di blogger che richiamano la tua attenzione.

          • Verissimo, c’era sicuramente meno calca. Però ora ci sono molte più informazioni su come fare e quali errori non commettere e i contenuti scadenti non hanno vita lunga.
            Comunque il 2009 è stato un buon anno per chi lo ha saputo sfruttare :)

  5. Grazie per questo interessante post.
    Mi occupo di social media da pochissimo, ma forse perché vengo da anni di comunicazione, ho già da tempo ben compreso che il successo di un blog o di una campagna di digital per passa proprio dalle relazioni che hai saputo costruire.
    La mia domanda e: come farlo capire alla miriade di PMI che pensano che fare social media marketing sia scrivere qua e la qualche sciocchezza autoreferenziale (quando non addirittura totalmente personale)?

    • Ciao Roberta, secondo me conta molto portare esempi in cui il buon uso dei social è palese: far vedere che le buone pratiche portano a conversazioni, e poi a conversioni, può fare aprire gli occhi.

  6. Bel post, sicuramente utile per chi pianifica di aprire un blog… Ma per chi lo ha già come fare se si trova in pieno deserto dei tartari? Esistono differenze tra blog e blog per via dei contenuti che trattano che si riflettono poi in segmentazioni di pubblico sempre più elitarie? Perché personalmente, avendo un blog estremamente tematico, rischio di non trovare blog amici con cui aprire un dialogo ( gli antropologi sono pigri)… Insomma, aspetto un post dedicato al deserto dei tartari :D

  7. Quando si apre un blog non sempre si hanno le idee chiare su quel che si vuole realizzare: aggregarsi alla moda del momento, sperimentare uno strumento nuovo, comunicare qualcosa, promuovere un libro o un evento, condividere le proprie esperienze o competenze professionali e tanto altro ancora. Difficile definire una strategia di fidelizzazione prima: non possiamo sapere chi saranno i nostri lettori se ancora non abbiamo idea di cosa andremo a scrivere. Probabilmente avere già una rete di contatti, farsi conoscere, aiuta molto, ma le interazioni spesso nascono in maniera del tutto casuale e non programmata: a volte colpisce più un commento lasciato frettolosamente che un articolo attentamente pianificato.

  8. Questo post l’avrei dovuto leggere mesi fa! Naturalmente, questo dipende esclusivamente da me ;). Allo stato attuale delle cose mi trovo a dover far crescere qualcosa che è stato concepito, originariamente, come qualcosa da fare per divertimento, per condividere un interesse. Ed è faticoso! Tutto sommato lo sapevo, non ero però cosciente del grado reale di difficoltà. In realtà, sapere cosa fosse il target, come organizzare i tempi, ecc ecc, sono cose di cui sono venuta a conoscenza molto tardi: è ciò che capita a chi, come me, ama “studiare” da autodidatta e nutre curiosità per molte cose. Ad ogni modo, a chi prova gusto a demotivarmi rispondo che non ho tentato tutto, che so ancora poco e ancora meno ho messo in pratica. Mollare adesso che ne so molto di più di un mese fa mi sembra davvero una grande stupidaggine.

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