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Quando il lettore diventa speciale

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Scrivere vuol dire trasferire informazioni al lettore. Gestisci un blog aziendale? Pubblichi gli articoli su un diario personale? Non fa differenza: stai comunicando, stai muovendo informazioni.

Poi? Lo sai, con la comunicazione puoi raggiungere diversi obiettivi: puoi persuadere il pubblico, puoi invitare le persone ad acquistare un prodotto/servizio o a lasciare un commento appassionato.

lettore

Il mio lettore è speciale – Fonte

Puoi addirittura promuovere l’e-book gratuito che hai appena pubblicato (hai scaricato i miei, vero?). Ma nulla potrà sostituire la tua capacità di includere il lettore sporadico nella community.

Anzi, di far sentire il lettore parte della community. Esatto, questo è uno dei segreti del blogging, e proprio oggi voglio spiegarti come introdurre il lettore nel tuo piccolo (ma esclusivo) club.

Esclusivo è bello

Ho appena usato la parola magica, hai letto? “Questo è uno dei segreti del blogging”. Il segreto è qualcosa che crea mistero, aspettativa, attesa. Ma soprattutto è sinonimo di gruppo ristretto.

I segreti si condividono con le persone importanti, con le persone fidate. Non si spifferano tanto facilmente in giro. Ti aiutano a creare un legame con i lettori, ed è per questo che funzionano.

motivazione

Il mio blog solo per te – Fonte

Puoi alternare: segreti, trucchi, consigli che nessuno ti dirà mai. Questo è il vocabolario di chi vuol creare un gruppo fidato che ruoti intorno a un contenuto. Ed è questa la nota più importante.

Hai qualcosa di speciale?

Ci sono formule per ricreare l’intimità del gruppo, ci sono parole che ti suggeriscono la presenza di un segreto che nessuno ti dirà. E che solo tu sei disposto a svelare. Ecco qualche esempio:

  • Speciale
  • Segreto
  • Verità
  • Esclusivo
  • Mai
  • Nessuno

Sono parole che creano aspettative, creano una divisione netta tra chi conosce la verità e chi la sta cercando. E tutti vogliono far parte del club più esclusivo del web che ti dà qualcosa in più.

Questo meccanismo permette ai blogger di vendere gli ingressi ai forum dove si articolano le discussioni più interessanti, ai formatori di dispensare video con contenuti extra e agli organizzatori di vendere biglietti a prezzi proibitivi proponendo una tavola rotonda con Seth Godin.

Ti piacerebbe, vero? L’esclusività è una leva efficace, fa parte del DNA umano. Puoi creare un’aspettativa anche sul tuo blog a condizione che rispetti la parola data. Esatto. Sembra banale ma è proprio così.

Lettore deluso

Puoi promettere contenuti speciali, segreti che nessuno dirà, trucchi presi direttamente dalla tua esperienza personale. E fare in modo che il lettore si senta un privilegiato. Funziona alla grande. Ma devi soddisfare questa esigenza con dei contenuti degni di nota.

Altrimenti rischi il tracollo. Rischi di commettere un errore quasi irreparabile: deludere il lettore. Non è facile rimediare a questo errore, sai? Il lettore deluso non torna (quasi mai) indietro.

La tua opinione

Sto lavorando a un articolo dedicato proprio a questo tema, forse lo pubblicherò domani. Ora, invece voglio conoscere la tua opinione: il blogger rischia di deludere il lettore? Come? In che modo? Ti è capitato? Racconta la tua storia nei commenti (lo so, è interessante).

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

13 Comments

  1. Certo che rischia e anche io, anche se non posso sapere come, l’ho fatto.

    Lo deludi quando decidi di cambiare il piano editoriale del tuo blog: accontenti alcuni lettori e ne scontenti altri.
    Lo deludi quando scrivi post che vanno contro le idee di altri (no, non stiamo parlando di blog sulla politica, anche se ognuno è libero di pensarla come vuole).
    Lo deludi quando da te si aspettano qualcosa che non puoi dargli.
    Lo deludi quando dici di moderare i toni e finisce che il lettore abbandona per sempre il tuo blog.

    La mia filosofia è molto semplice, quanto egoistica. Il blog vive di lettori e siamo d’accordo, ma il mio blog è anche e soprattutto casa mia. I lettori vanno e vengono, agli inizi ne avevo un gruppo, che poi è sparito del tutto e nel corso della vita del mio blog i lettori sono andati e venuti, alcuni ritornano dopo tanto, ma nessuno di quelli odierni era presente quando ho iniziato.

    Perché li ho persi? Perché ho guadagnato i nuovi? Non ne ho la più pallida idea. Ma tanti blog mi hanno perso come lettore e altri mi hanno conquistato.

      • La gente cambia, magari i primi lettori non sono più interessati al mio blog, non so proprio che dirti.

        Quando pubblichi spesso, hai tante porte d’accesso al blog. Quindi è normale che attiri gente nuova. Il perché si allontani, invece, m’è davvero oscuro.

        Un paio di volte, quando ho visto qualcuno cancellarsi dai feed, ho chiesto il perché: ma nessuno ha risposto.

  2. Credo che il lettore possa sentirsi deluso nel momento in cui la divaricazione tra aspettativa e realtà dei fatti diventa troppo grande.

    • Ciao Antonella,

      Quindi credi che un blogger debba misurare le parole? Ti è capitato di deludere un lettore? E di rimanere delusa da un blogger?

  3. Penso che tenere un blog sia un po’ come vivere una storia d’amore.
    Ogni amante del tuo blog vorrebbe sentirsi parte di qualcosa di speciale ma speciale è bello, certo, ma anche un po’… Controverso.

    Quante volte in una storia ci si ritrova a usare l’aggettivo speciale fino a abusarne? Se spacci tutto ciò che proponi come “unica esclusiva raccoltà di verità che mai nessuno ti dirà” alla lunga sei spacciato: perdi di credibilità. Mi piacciono le fantomatiche “guide definitive” solo quando si definiscono tali con una buona dose di autoironia.

    L’esclusività è una leva efficacissima. Hai proprio ragione. E credo lo sia ancor di più quando non ci si autodefinisce “esclusivi” ma sono gli altri a reputarti tale.

    • Ti dirò di più: a volte uso le parole tra parentesi nel titolo per distruggere l’esclusiva che traspare dal titolo.

      Del tipo: “I consigli che (quasi) nessuno ti dirà”. In questo modo lasci un velo di incertezza su un’affermazione che può essere fraintesa.

      Non credi?

      • Sì, l’ho notato ed è una cosa che apprezzo. A quel punto il titolo diventa uno dei giochetti, delle “strizzatine d’occhio” di cui ha ben parlato MikiMoz subito sotto. Poi, certo, credo che un lettore che già ti conosce sarà meno portato a fraintenderti a prescindere…

  4. Ciao Ricky!
    Articolo interessante, la vedo come te: un lettore è deluso soprattutto quando tu, scrittore, prometti (magari dal titolo) e non mantieni.
    Questa è la base.
    Riflettendo però sulla cosa, mi è venuto in mente l’esempio di Diabolik.
    Ci sono episodi con titoli altisonanti come “La fine di Diabolik” “La morte di Eva” e via dicendo. Ovviamente in tali episodi né Diabolik né nessun altro protagonista principale ci lasciano le penne, altrimenti il fumetto terminerebbe. Il lettore lo sa: è attirato dal titolo ma non resta deluso nel vedere poi cosa (non) accade.
    Ecco, forse qui si alza di una tacca l’interazione tra le parti: ed è così che io vedo un blog (o perlomeno il mio). Uno scambio onesto ma che lasci spazio anche per giochetti e strizzatine d’occhio. Sempre rispettando il lettore.
    E’ così che lo si rende speciale: lo fai entrare in un mondo che ha delle sue piccole regole. Tu lo sai e loro lo sanno.
    L’importante è dare sempre qualcosa a chi legge, per ricompensarlo dei due minuti che spende passando da noi. Che non siamo nessuno, siamo solo un blog tra milioni.

    Moz-

    • Ma certo. C’è spazio per giocare con il lettore, per stuzzicare. A volte sparo un titolo altisonante e subito dopo, nel primo paragrafo, lo smentisco chiarendo le mie reali intenzioni.

      Fa parte del gioco, ma non bisogna mai lavorare troppo sul filo del rasoio.

  5. Per riprendere quanto detto da Daniele, io credo i lettori, proprio come il blogger, affrontino dei cicli di vita. A volte certe letture ci accompagnano in determinati periodi e percorsi della vita. Poi le cose cambiano, ci servono cose diverse. Le cerchiamo. Probabilmente troveremo sempre valido quello che abbiamo ricevuto da un blog o da un blogger ma quello che ci sta raccontando oggi, non risponde più alle nostre reali esigenze e non è detto che questo sia dovuto ad una delusione.

    Per fare un paragone, quando avevo 15 anni ascoltavo i Damned, prima maniera, sparati a tutto volume in cuffia. E dove mettere il noise dissonante dei Jesus & Mary Chain? Li amavo ma ad un certo punto ho smesso di ascoltarli. Non che non mi piacciano più o che mi abbiano deluso. semplicemente ascoltarli oggi non ha lo stesso effetto di allora. Parlavano alla mia età, al mio modo di vivere e di sentire in quegli anni. Ora, quelle stesse cose non hanno lo stesso significato e la stessa potenza. Magari, una volta all’anno ascolto un pezzo o due, giusto per il gusto di ricordare. Non è però lo stesso. Oggi ho bisogno di altro, cerco altro, ascolto altro.

    Il discorso fatto per il lettore, vale naturalmente anche per il blogger. Il blogger affronta fasi, sceglie percorsi e il modificarsi della sua scrittura e del suo blog, ne sono una conseguenza naturale.

  6. Io mi affeziono velocemente ai blog ma con la stessa rapidità riesco ad abbandonarli. Capita quando dopo esserci tornata per qualche volta leggo sempre le stesse cose, non c’è innovazione ma solo banalità (trite e ritrite).
    Oppure quando l’autore si mette sul piedistallo e magari non risponde mai ai commenti.
    Io penso che i lettori siano come il cliente, devono sentirsi speciali e coccolati. Devono in qualche modo avvertire che l’attenzione è rivolta a loro e la comunicazione è a due vie.
    Poi concordo con quanto scritto sopra che esistono dei cicli di vita e che gli interessi possono mutare ma sta al blogger riuscire a seguire anche le necessità del lettore e se è il caso reinventarsi, pur mantenendo la sua identità.

  7. Io sono una lettrice onnivora, ma mi annoio anche molto facilmente. Abbandono un blog quando mi offre sempre la stessa minestra, o quella di altri con un po’ di condimento in più. In questo sono d’accordo con Francesca infatti.
    L’abbandono da parte del lettore deriva dalla perdita di interesse per i contenuti, non per l’argomento del blog. Difficilmente un amante della lettura o della scrittura smetterà di esserlo. O un cinefilo incallito cesserà di guardare film. Non si hanno cambi di gusti così repentini oltre i 25 anni d’età. Io mi porrei nell’ottica di comprendere se il motivo è la qualità dei contenuti o dei temi proposti, magari sempre un po’ banali o ripetitivi e la costanza degli aggiornamenti.

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