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Quale sarà l’evoluzione del blogging?

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C’è un argomento che tormenta la mia vita di blogger. Oddio, tormenta è un parolone… la notte dormo senza problemi. Però, devo ammetterlo, qualche domanda tra un post e l’altro me la faccio.

blogging

La strada del blogger è lunga e difficile

La mia domanda è semplice: quale sarà l’evoluzione del blogging? Lo so, è una domanda stupida all’apparenza. Ma è nata dalla mia esperienza quotidiana in questo settore, dal mio ragionare.

Quindi merita una risposta. O quantomeno una riflessione che si muova verso il chiarimento perché – dai, non far finta di niente – ci stiamo muovendo senza guardare la bussola. O sbaglio?

L’alba dei contenuti di qualità

In passato (2008/2009) si parlava poco di blogging. Certo, esistevano. Ma non erano così diffusi. Poi la retorica dei contenuti di qualità portata avanti da Google ha cambiato le carte in tavola.

Capito? Devi pubblicare contenuti di qualità, devi pubblicare contenuti di qualità. Contenuti di qualità!

Ok, ma chi li scrive? Ecco che il blogger inizia a vedere la luce alla fine del tunnel. Un tunnel bello lungo: la strada è piena di insidie, ovvero di persone capaci di lavorare per due denari.

Nel frattempo i social  si diffondono a macchia d’olio. Aumenta la presenza degli utenti sulle varie piattaforme, e aumentano le stesse piattaforme. Questo significa che non basta più scrivere.

No, adesso un post di qualità si misura anche dalla sua capacità di attirare l’attenzione sui social. Prima si scriveva per Google, poi per le persone. Il passo successivo riprende questa strada.

Ovvero la strada dell’individuo

Oggi la redazione ha lasciato posto alla persona, all’individuo, al blogger. Accompagnato ovviamente dall’authorship, il meccanismo di Google che permette di legare un contenuto a un nome.

Nome e cognome. Siamo passati da un web spersonalizzato, fatto di pagine web pensate solo per i motori di ricerca, a un contenuto attento alle esigenze del singolo, firmato da un volto umano.

authorship

Basta avatar bizzarri, basta nomi di fantasia, basta blog senza pagina about me: chi legge vuole sapere chi scrive. E poi? Quale sarà la grande evoluzione di questo mondo chiamato blogging?

Io credo che la risposta si trovi nel profilo dell’autore. Nella sua capacità di definirsi nella rete con autorevolezza. Negli ultimi giorni l’argomento Author Rank è tornato in evidenza grazie al tweet di Matt Cutts: ecco, io credo che questa sia l’evoluzione del blogging.

Il blogger diventa protagonista nel processo di ricerca. Evoluzione positiva? Negativa? Difficile dirlo. Ma spero che riesca a valorizzare veramente gli autori capaci di creare grandi contenuti.

Evoluzione del blogging: secondo te?

Bene, ho detto la mia. Ora mi farebbe piacere leggere la tua opinione nei commenti: come si evolverà, secondo te, il blogging? Sarà un processo lineare o avremo qualche sorpresa? E ancora: secondo te siamo in presenza di una bolla blogging?

L’argomento è ricco: approfondiamolo insieme!

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

13 Comments

  1. Buongiorno Riccardo,
    ne ho parlato un paio di volte anche sul mio blog, recentemente, di questo tema.

    Molti parlano di successione al trono, ovvero: i social sostituiranno il blog.
    (di conseguenza, anche il blogger, dovrebbe aggiornare nuovamente il tipo di scrittura)

    Se davvero fosse così, come successo già nel 2008 col boom di Facebook, può anche essere che il blogging vada in letargo ma non penso proprio che tramonti definitivamente anzi, il vero blogger riuscirà ulteriormente ad emergere per i propri contenuti di qualità.

  2. Intanto non sono d’accordo sulle date :)
    Nel 2008/2009 si parlava di blogging, io a quell’epoca ne portavo avanti ben 4… e sui forum che frequentavano se ne parlava. Nel 2005 erano poco conosciuti, almeno qui da noi.

    Alla bolla del blogging penso spesso. Hai detto bene quando hai parlato che vanno valorizzate le persone capaci di creare grandi contenuti.

    Siccome mi manca il post di sabato, forse ho trovato un argomento che vale la pena affrontare.

    • Sempre felice di darti spunti, Daniele! Ecco un buon esempio di calendario editoriale elastico. Riguardo alle date: certo, 2008/2009 i blog c’erano e anche io li utilizzavo.

      Ma a livello aziendale il numero era nettamente inferiore e stavamo al grado zero (o quasi): oggi le aziende investono veramente sul blogging (la mia esperienza personale lo conferma), prima si guarda a questa pratica come a qualcosa di poco valore.

      Mi spiego meglio: prima si pensava esclusivamente al come prendere link, oggi si lavora di più sul blog come elemento capace di costruire un valore intorno al brand.

      • Sì, vero, non avevo capito parlassi solo di blog aziendali. A quel tempo ce n’erano pochi o niente, infatti.

        • No, anzi. Domani specifico. Ricordo che all’epoca se ne vedevano veramente pochi in giro. Blog personali c’erano ma le aziende conoscevano poco questa realtà.

  3. Per me il blog non muore con l’aumento della forza mediatica dei social network. I social creano engagement e sono un ottimo veicolo per portare alla vetrina, che sia un sito web o un più semplice blog. Il blog, ne sono convintissimo, tutto è meno che morto. Anzi (e forse l’ho anche scritto da qualche parte) il blog è uno strumento con una potenza impressionante che ben gestito e con contenuti di qualità può fare la fortuna tanto del singolo professionista, quanto dell’azienda.

    • Ciao Andre!

      Ci mancherebbe: lunga vita al blogging. Non credo che il blog sia morto ma che si sposterà sempre di più verso una dimensione individuale. A meno che il concetto di blogging non si inflazioni e non diventi la solita speculazione per attirare le attenzioni di Google senza dare anima ai contenuti.

  4. Secondo me il futuro della blogosfera dipenderà molto dagli stessi blogger, sperando che non si comportino come i cugini youtubers italiani, ma credo…anzi sono molto fiducioso che sarà un futuro ancora migliore..e magari con qualche bella sorpresa :D

  5. Nel mio piccolo cerco sempre di far evolvere la mia esperienza di blogging. Non sono mai, però, stato allineato al resto del mondo… e non l’ho neanche mai fatto apposta.
    Comunque, il mio prossimo post sul blogging (oh, l’ultimo ha avuto successo, e allora immagino voi quanti numeri fate! XD) parlerà proprio di questo… del blogging sperimentale, fuori dal blogging, diverso.

    Siamo in una bolla? Non so, forse siamo in un minimondo :p

    Moz-

    • Beh… È un argomento interessante. Spero che ti porti fortuna e sempre nuovi lettori. Ogni blogger può dare un contributo con la propria esperienza: anche la sperimentazione è evoluzione, non credi?

  6. Dire che si parlava poco dei blog (magari in Italia se ne parlava meno) prima del 2008 non è proprio corretto… ricordo seminari universitari nel 2002, articoli, numerosi casi di politica e cronaca legati ai blog negli Usa. Ed è attorno al 2004-2005 che sono cominciate a nascere le blogstar in Italia. Il libro Pornoromantica è nato da un blog (2007), nel 2006 era nato il blog di Pulsatilla poi diventato libro. In quegli anni nacque anche il blog satirico Leibniz. Blog generation di Giuseppe Granieri è del 2009 ma già guardava indietro di 5-6 anni e tracciava un bilancio e raccoglieva le prime teorie… Da allora è cambiato tutto moltissimo e cambierà ancora. I blog hanno già cambiato pelle due, tre volte: negli ultimi 4-5 anni hanno perso la centralità e la distribuzione delle notizie, dei post, si è frammentata nei social network. Chissà forse sarà proprio l’authorship la nuova frontiera.

    • Io credo che l’authorship e relative evoluzioni sia la naturale evoluzione del concetto di blogging. Forse mi sbaglio, forse no.

      Il blogging prima 2008? Non mancava, certo. Però dà un punto di vista aziendale lo sviluppo era minimo. Almeno in Italia.

  7. Il mio primo blog l’ho aperto nel maggio 2004. Già allora cercavo di offrire ai miei lettori cose interessanti, contenuti che parlassero al mio target. Non conoscevo le regole del gioco come lo conosco ora, ma ci sono cose che semplicemente erano scontate per me.
    Sono cresciuta in questi dieci anni, scrivo meglio, sono più curata, riesco a scrivere post su qualsiasi argomento, ma alla fine non credo che ci sia mai stato un cambiamento radicale dal 2004. Per me almeno. Ci sono solo diverse tecnicità (il tag strong al post di b per esempio).

    Per quanto riguarda invece nel dettaglio l’autorship, sono sì convinta che sarà importante in futuro, ma ciò non significa che debba per forza piacermi. O meglio: l’idea di avere una persona dietro l’articolo mi piace, ma trovo questa cosa del “nome e cognome” una forzatura. Perché i nickname non vanno bene, mi chiedo? Alla fine per me i contenuti valgono comunque di più di una firma. Se ti firmassi “Rick”, i tuoi post sarebbero comunque interessanti, no?

    P.S. Che poi riflettendoci… io nutro sempre dubbi su come certe novità si applicheranno all’utente comune. L’altro giorno una mia amica ha condiviso su FB quel post bufala dei rom che viaggeranno gratis sui mezzi pubblici. Si capisce subito che è un blog/sito che non vale nulla eppure un sacco di gente sta ricondividendo la cosa. Non so, a volte ho l’impressione che noi ci dimentichiamo dell’utente medio del web.

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