Ieri ho letto (con grande piacere) l’articolo dell’amico Nicola Carmignani pubblicato su Wired. Il titolo è allarmante: i commenti dei blog sono morti e non è solo colpa dei social network.

Troppa enfasi? In realtà confermo il trend: è sempre più difficile attirare l’attenzione del lettore. I commenti sul blog stanno morendo. O, quantomeno, non se la passano molto bene.

commenti
Pronti per commentare – Fonte

Motivo? I social cannibalizzano l’attenzione dei lettori. Dove commento? Sul blog o su Facebook? Fai conversazione su Twitter o su Google Plus? E le community? C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Moderazione dei commenti

A volte è dura accettare l’opinione dei lettori. La moderazione dei commenti è un lavoro sporco perché, in alcuni casi, comporta una decisione: devi accettare la critica lasciata nei commenti?

Opinione personale: sì. La critica fa parte del gioco, non puoi evitarla.

Eliminare i commenti per aggirare critiche scomode vuol dire mettere la testa sottoterra come gli struzzi. Meglio pianificare il tutto in un documento di crisis management e trasmettere trasparenza.

Lo so, è un lavoro duro soprattutto per chi affronta temi sensibili. Ma chiudere i commenti per evitare le critiche vuol dire gettare la spugna. Ovviamente i commenti che contengono linguaggio violento e/o volgare possono essere bannati.

Migrazione

Le piattaforme per commentare aumentano, il tempo a disposizione diminuisce e i commenti sul blog ne risentono. Ho già approfondito l’argomento in questo post: “Aspetta, aspetta… ho capito perché sono diminuiti i commenti del blog“.

Ricorda che il lettore dona il commento. Sacrifica risorse per arricchire il post. In alcuni i casi il tornaconto è reciproco (comment marketing), ma fa sempre piacere ricevere commenti di qualità.

commenti
Difficile lasciare un commento – Fonte

I commenti si assottigliano, ma io credo che questo fenomeno possa essere arginato lavorando bene sulle call to action. Non solo lascio un invito a commentare, ma racchiudo una serie di domande che sintetizzano il tema dell’articolo. Lascio, in altre parole, un piccolo paragrafo.

Inoltre, quando la discussione è già sviluppata sul blog tendo a concentrare gli interventi dai social al post lasciando il link ai commenti con un discreto invito a lasciare la propria opinione sul blog.

Questa tecnica non deve essere invasiva. L’utente deve sentirsi libero di muoversi.

Commenti Spam

Sì, è vero. La nostra blogosfera è invasa dai commenti spam. A volte ti chiedi come sia possibile resistere a queste ondate. Non mi preoccupa lo spam ufficiale: quello viene bloccato dal plugin.

Mi preoccupano i commenti quasi spam, quelli confezionati con cura da persone fisiche (non da programmi automatici) per riuscire a passare i controlli. Do solito si muovono in questo modo:

  • Ti lasciano un commento autonomo e tu li approvi.
  • WordPress ha immagazzinato il profilo.
  • Il secondo commento viene approvato automaticamente.
  • Arriva il commento quasi spam.

In cosa consiste il commento quasi spam? In un intervento che per regolamento non può essere bannato, ma che porta dei link o delle informazioni commerciali. Magari ha la classica firma ottimizzata SEO oppure inserisce nel testo un link di approfondimento a un prodotto/servizio.

Cutts ricorda che queste tecniche non sono ben viste da Google. Io, invece, sottolineo che il blogger ha pieno diritto sul dominio e può tranquillamente regolare il comportamento dei commenti.

Se nota attività poco lecite può intervenire (policy alla mano) per invitare a lasciare commenti meno spinti. Magari può farlo in privato, in modo da non aggredire pubblicamente il lettore.

Siamo alla frutta secondo te?

Anche tu noti questa tendenza? Secondo te i commenti stanno diminuendo sui blog per muoversi verso altre piattaforme? La frammentazione delle discussioni sta prendendo il sopravvento? Lascia le tue impressioni nei commenti (oggi più che mai).

23 COMMENTI

  1. Innanzitutto non vedo per nulla la morte dei commenti, almeno nel mio blog Pennablu, dove i lettori commentano sempre. Nel nuovo, invece, ne arrivano pochi, ma magari proprio perché è nuovo.

    Il problema dei link nei commenti l’ho risolto alla radice: con un plugin i link che inserisci vengono disattivati. Decido io, poi, se modificare il commento e renderli attivi.

    È vero che la colpa principale sono proprio i social, secondo me, sia perché molti commettono lo sbaglio di inserire i commenti di Facebook, G+ o, peggio, Disqus, sia perché c’è la tendenza a commentare la condivisione del post e non il post stesso.

    A questo punto mi chiedo se sia davvero un bene condividere i propri post nei vari social. A me interessa la discussione nel mio blog su ciò che scrivo, non in casa altrui.

    I social producono purtroppo un’enorme e anche inarrestabile frammentazione, sia delle discussioni sia dei contenuti stessi.

    Non sarebbe il caso di ripensare completamente l’approccio e la propria presenza sui social media?

  2. Non trovi curioso che Wired abbia pubblicato quel post? 🙂

    Mi spiego: ho letto l’articolo e ho commentato. Risultato? Non so cosa sia successo. So solo che ho dovuto autenticarmi con Twitter (l’ho scelto perché pensavo fosse più veloce), ma ho dovuto inserire perfino la mia data di nascita… ma a che gli serve?

    Tutto questo dopo aver cliccato su “Commenta”. Non ho avuto alcun messaggio di notifica né nel blog né via email.

    Quindi, da parte di Wired, mi sembra molto ipocrita pubblicare un articolo che parla della difficoltà a ricevere commenti, se proprio quel sito fa di tutto per non averne….

    Che ne pensi?

    • Hai ragione Daniele: a volte ci sono siti che fanno di tutto per non avere commenti. Ti chiedono di profilare, di inserire i tuoi dati e di sopportare procedure balorde. Per questo io sono sempre a favore del vecchio form per il blog: pochi passaggi e sei online.

      Ribadisco la mia insofferenza nei confronti dei commenti Google Plus: saranno ottimi per l’integrazione con la piattaforma, certo. Ma onestamente non riesco a capire come si possa seguire una conversazione con quel sistema. Poi ogni condivisione su G+ viene riportata alla base del post: per me è un’informazione inutile.

  3. ciao Riccardo,
    non credo che sia colpa dei social se gli utenti non commentano. I social se mai aiutano a diffondere il post del blog, quando il link viene costruito a regola d’arte. Credo che ci siano fattori molto più importati che ostacolano la naturale formazione di discussioni sui blog:
    1- la scarsità di tempo a disposizione per scrivere qualcosa di sensato.
    2-l’imbarazzo della scelta: commento facendo login con Facebook, Disquis, Googleplus (quest’ultimo molto diffuso ultimamente) o compilo il form autoctono del blog? Alla fine magari non commento proprio…
    3- se nel commento esprimo un’opinione o faccio una domanda esplicita al blogger e lui non mi risponde, magari non commento più sul suo blog…
    Scusa se ho creato questo breve elenco…ma vado di fretta (punto 1!)
    Simone

  4. Oh beh, io non mi lamento affatto! XD
    Di certo è vero, in generale, che le discussioni possono spargersi su più fronti… ma per ora a me non sta succedendo, anzi ricevo commenti anche in questo periodo di assenza!

    Quanto alla discussione in sé, benedetta sia la piattaforma Blogger che permette i reply infiniti e senza che il campo si assottigli sempre più (dal telefono è impossibile leggere sia Disquss che WP)

    Moz-

  5. “Combattiamo la crisi dei commenti sul blog”. Quando ho visto il titolo la mia domanda è stata: perché? Mi è suonato come “Combattiamo la crisi dei bassorilievi a favore della carta”. Personalmente quoto le ragioni di Ghostbox, ma aggiungo un pezzettino: tu (blogger) puoi essere concentrato quanto vuoi su di te e il tuo blog, ma a me (utente) interesserà sempre e solo come mi specchio io sulla tua piattaforma. Cosa mi aiuta a vedermi meglio, commentare sui social o su una piattaforma? Vince il mio desiderio di farmi vedere da chi mi conosce per la megafigata che ho scritto o di inserirmi in un filone di commenti di esperti? Lato blogger: siamo sicuri che un commento su un social valga meno di un commento sul blog? Rispetto a cosa? Ho finito, vostro onore, e aspetto altri commenti perché la discussione mi sembra viva e interessante ;D

  6. A me vengono le domande e dopo un paio di minuti Riccardo posta la risposta, o quasi. Affinità elettive in questo periodo.
    Veniamo ai commenti. Concordo con Daniele egli altri: commenti di fb, di G+, con discus, varie possibilità di accreditarsi… A parte il fatto che spesso sono con un telefono e non in tutti i blog si riesce agevolmente, detesto dovermi loggare (ma è una cosa personale) per lasciare un’opinione. Preferisco i form classici dei blog. Se poi mi metti solo ed esclusivamente i commenti da fb o da googleplus, con me sei proprio sicuro che mi hai fatto passare la voglia.
    Vado un filo OT, Riccardo: tu accenni a conversazioni su tw o G+. Da qualche tempo leggo di questa cosa che su G+ si premiano le conversazioni…A me sembra solo la copia delle conversazioni su FB, che conversazioni non sono. Quel genere di conversazioni che fanno engagement sono quelle di tw. perdonami, ma da “non tecnico”, da semplice utente della rete proprio non vedo questa favolosa piattaforma in G+.

      • Ciao Daniele, replico sul tuo commento per proseguire il discorso su Googleplus. Come tutte le piattaforme social ha i suoi pro e i suoi contro. Abbinata ai blog nei commenti anche secondo me non funziona: capisco che inserendo i commenti di Googleplus si dà una bella spinta a questo social che rimane sempre un po’ l'”eterna promessa”, ma il fatto che le semplici condivisioni vengano inserite alla stregua dei commenti non credo possa favorire il dialogo, anzi lo spezzetta in maniera fastidiosa. L’utente che legge anche i commenti a questo punto può decidere di non lasciare il suo poiché del tutto irrilevante, a meno che non voglia condividere il post sulla sua home creandosi una bella introduzione studiata a tavolino, citando la fonte con un bel + davanti e facendo anche il “riassuntino”. A questo punto meglio i commenti tramite il semplice form del blog. Giusto?
        Simone

  7. Meglio non avere commenti che avere commenti inutili, anni fa il mio blog era bombardato da commenti che non arricchivano per niente gli articoli. Erano per lo più ringraziamenti etc. negli ultimi mesi (anni?) non ricevo più nemmeno quelli. Non solo i commenti sono morti ma anche la blogsfera sta malissimo e non so se sia un trend imposto da google stessa (eliminazione di google reader, google analytics con meno informazioni etc…) o è solo una fase di decadenza che guarda caso coincide con il declino di google come motore di ricerca e l’ascesa dei socialnetwork e delle applicazioni mobile. Comunque una cosa è certa i pochi blog/siti che continueranno a produrre contenuti di qualità potrebbero in futuro valere molto più di adesso. 🙂

  8. Io ho notato questa cosa: quando segnalo i miei post su Linkedin, un discreto numero di utenti va sul blog, legge il post, ma poi torna su Linkedin a commentarli. Ovviamente preferirei che li commentassero direttamente sul blog, e una volta che sono lì mi sembrerebbe anche più comodo, ma tant’è.

  9. Un titolo così generico come quello del post non può che dare luogo a considerazioni generali che, secondo me, non alimentano una discussione costruttiva. Forse una domanda più precisa avrebbe introdotto argomenti più coinvolgenti come: “In quale modo e quantità i social contribuiscono al calo dei commenti nei blog?” E poi, come dimostrato da alcuni commenti, pare che l’allarme non valga per tutti. Certamente un blog giovane soffre di più più di uno super quotato. Ma dipende anche dai temi dei blog: quelli di cucina più noti ricevono valanghe di commenti. Secondo me la maggiorparte dei blog dedicati a mktg, comunicazione, mondo social e IT sono frequentati da lettori che prediligono un rapporto unilaterale del tipo “leggo e se mi interessa scarico il material free oppure copio qualcosa e ciao”, ad una condivisione di opinioni. E poi diciamocelo: quanti post ti invogliano a rispondere dato che non pongono domande e non agevolano il feedback? Moltissimi post sono del genere “raccolta” o lista di link…cosa vuoi dire: grazie e ciao!

    • Ciao Mario,

      Anche una lista può essere commentata se si invitano i lettori a lasciare nuovi punti. Dipende cosa si elenca, dipende dal rapporto con i propri lettori.

      Tu, ad esempio, credi che sia giusto rispondere a tutti i commenti?

  10. Buongiorno a tutti e pure buona Pasqua per chi ci crede.
    Io penso che la crisi dei commenti nn vada generalizzata. Nei blog di nicchia i commenti ci sono anche se sempre dipende il contenuto del post. Diverso secondo me nei blog di webwriter, Seo, socialmarketing ecc ecc. Troppi di numero, troppi contenuti uguali, troppe ripetizioni.
    Il lettore si disperde con facilità.
    Per ultimo ritengo che prima di guardare i numeri dei commenti occorra guardare la qualità.
    Un caro saluto a tutti!

  11. a me capita di vedere pochi commenti sul mio blog e molti su linkedin.
    sarò controcorrente rispetto a molti commenti che ho letto qui, credo che sia dovuto al fatto che i manager (target per i quali scrivo) hanno pochissimo tempo.
    la vera rivoluzione dei social sarà quando i commenti saranno integrati ai post nei blog!
    cosa ne dite la mia è una utopia?

    • Concordo con te, Andrea. come dicevo in un mio post precedente, gli utenti di Linkedin vanno sul blog a leggere il post e poi tornano su Linkedin a commentarlo. Una integrazione come quella che auspichi tu non sarebbe niente male.

  12. I commenti stanno bene nel momento in cui posso autologgarmi. Non c’è Disqus? Beh, difficilmente commenterò. Come il blogger ha bisogno dei commenti, degli share, dei retwit altrimenti è un ectoplasma che esiste solo per il suo account di posta, così chi commenta ha bisogno degli upvote. E’ sbagliato pensare che il blogger e il blog debbano stare al centro del piccolo spazio web autogestito con i commentatori nel ruolo di comparse. E no, i commentatori vogliono interagire tra di loro, fare community al di sotto di un post e magari andare pesantemente OT. Non sono finiti i commentatori, sono finiti i blog egocentrici, di fatti quelli che vanno meglio – ed andranno sempre meglio – sono quelli che hanno più autori, una vera e propria redazione. Perché dell’opinione di piancopallo – in mezzo a tanti pincopalli – non frega un accidenti di niente a nessuno. Frega dell’opinione di pincopallo relativamente alla linea editoriale che ha il suo blog corale. SEO, SEM e trallàlà sono tutte cavolate, anche perché qualcuno mi deve spiegare perché i blog ottimizzati con logica SEO SEM hanno contenuti impersonali, banali, nazional-popolari?
    Come può una logica livellatrice come quella del SEO nell’aiutare i brand a distingersi sul web? E’ errato proprio il concetto alla base.

    • mi permetto di dire che io la vedo in modo esattamente opposto. non frega niente a nessuno dei commenti nei blog, a meno che non arricchiscano il contenuto del post. chi sia poi a scriverne ha la sua importanza solo se il contenuto che inserisce sia appropriato e con una marcia in più, così da blogger potrei chiedergli di scrivere un post per me.

      • guarda andrea che tu parli dal punto di vista del blogger – e il problema è proprio che fino ad ora ad esprimersi sono stati solo i blogger relativamente alla loro circoscritta esperienza del blogghettino che gestiscono, insomma la solita autoreferenzialità – e il tuo ragionamento è più una presa di posizione che non una considerazione. Forse a te non frega un accidenti dei commenti nel tuo blog, ma se ti fai un giretto su Vice, Wired, il Post, il Fatto Quotidiano vedrai che molte persone vanno su questi siti e leggono PRIMA i commenti e POI l’articolo in questione. Fanno community indipendentemente dall’articolo sotto cui scrivono. Quindi la domanda da porsi è: come può un blog autoreferenziale catalizzare l’attenzione del commentatore già sufficientemente distratta? Il fatto è che chi commenta magari preferisce farlo su di una testata, su di un blog ospitato su di una testata, e non su di un blog qualsiasi pescato nella rete? Come i blogger sono narcisisti lo sono anche i commentatori.

        E poi Andrea se non ti frega d’avere un feedback a ciò che scrivi ma che scrivi a fare? Per quello c’è la smemoranda.

        • perdonami ma fai confusione tra una testata giornalistica ed un blog. sono due cose differenti anche dal punto di vista legale oltre che dal punto di vista delle finalità. un giornale si pone come obiettivo l’informazione, il blog approfondisce o dona spunti che la notizia di per sè non può dare. Ecco, capito questo si capisce perchè si scrive un blog tipo il mio o quello su cui stai commentando.
          Poi leggi bene quello che scrivo, io ho detto che i commenti non interessano se non danno spunti ulteriori, a me frega poco che uno mi scriva bravo. Preferisco uno che mi scriva la sua opinione magari ben motivata e completamente su visione opposta alla mia, arricchisce il blog e può diventare a sua volta un post autonomo. Tanto per essere chiari…

  13. Buona sera…
    Mi intrometto nella discussione e faccio anche io community, sia perchè come già accennato da diversi utenti, se il post interessa ‘commento’, sia perchè ad attrarmi è stato proprio il nostro tanto amato/odiato LinkedIn.
    Bene, io ho una pagina Facebook che curo a mio tempo, cerco almeno di non lasciarla vuota perchè come sappiamo tutti, ci si dimentica presto delle pagine che non ci danno niente, metto mi piace altrove e chi si è visto si è visto (cerco di parlare sia come bloggher che come utente, in quanto le 2 parti sono spesso interscambiabili)… Nonostante i mi piace messi, siano di persone che l’argomento lo seguono, quindi non è che uno che ama fare torte viene a commentare un sito di videogames o altro, gli utenti tendono a non commentare se non proprio sollecitati, ma per sollecito, intendo che bisogna provare e riprovare a stuzzicare l’attenzione dell’utente con diversi post e puntare li dove alcuni hanno iniziato a mipiacizzare… (Questo è il tipico esempio di come un bloggher può puntare ad acchiappare commenti e mi piace, a discapito però della propria autenticità ma l’utente è soddisfatto, perchè si rispecchia in quello che si scrive…
    L’altro esempio invece è utilizzare oltre il nostro amico Facebook, G+ e Twitter non per recuperare consensi sui social, ma solo per amplificare il raggio d’azione del nostro post, certo, anzichè esser poi un argomento di nicchia, risulta un pò più dispersivo, dipende però se il nostro intento è farsi conoscere per serietà a prescindere dai commenti o come nell’esempio precedente farsi conoscere per empatia; quest’ultima ovviamente prenderà sempre una parte degli utenti e mai tutta…
    Io ho gestito per 2 anni un blog ed un forum comunicanti tra loro ed ho notato solo che il blog indicizzato con articoli SEO, porta utenti al forum, ma comunque non porta commenti, quindi quello che vorrei cercare di scrivere in conclusione, facendo diventare il mio commento, un post generalizzante, è che bisogna fare delle scelte, scegliere di restare noi stessi e scrivere non curanti di chi legge o scrivere al meglio per portare a tutti costi commenti che sappiamo arriveranno???
    Inoltre, come utente generico, sono daccordo con molti di voi, con l’avvento dei social, si è perso il fattore ‘community’ a vantaggio del fattore ‘facciamoci i fatti degli altri’…
    Mi scuso se sono andato anche OT, ma come utente, non potevo proprio farne a meno 😉

    • Meglio scrivere per il proprio gusto di scrivere o per i lettori? Io dico: una via di mezzo. Scrivere solo per i lettori vuol dire abbandonare la propria personalità e seguire solo i propri desideri può essere pretenzioso. Io ho sempre seguito un equilibrio tra queste strade.

RISPONDI AL COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here