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È arrivato il momento di fare il grande salto?

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Sì, forse è arrivato il momento di diventare freelance.

Sabato sono andato a un matrimonio (chi mi segue su Facebook lo sa bene) e, come spesso accade in queste occasioni, ho dato sfogo alle mie capacità oratorie. Anzi, di perditempo.

Sai cosa? Sono curioso. Per natura sono portato a chiedere, a chiacchierare, a conoscere persone nuove. E a un matrimonio è facile incontrare qualche anima persa che vuole scambiare due parole.

freelance

Ecco, l’argomento è andato quasi subito sul lavoro. Qual è il comune denominatore della discussione? Il licenziamento come soluzione ai mali di un lavoro pesante, reso poco piacevole, al limite del mobbing.

E poi il vuoto. Il lavoro che non c’è, l’attività freelance che stenta a decollare perché l’inizio è sempre difficile. Ma anche perché lo spirito umano si deteriora con il passare del tempo. La passione si affievolisce come la fiamma di una candela che ha esaurito al cera.

In poche ore ho parlato con diverse persone che hanno sopportato angherie di ogni tipo.

Allora mi sono chiesto: perché?

Perché sopportare settimane, mesi, anni di stress lavorativo? Perché abbiamo il mito del lavoro fisso. Perché siamo stati educati così dai nostri genitori: a non sperperare il lavoro. E siamo disposti a sopportare tutto pur di non perdere uno straccio di impiego che, in ordine sparso:

  • Non valorizza.
  • Non dà possibilità di crescita.
  • Non paga a sufficienza.

E soprattutto non dà la stabilità che cerchi. Cosa significa posto fisso oggi? Fisso per sei mesi? Un anno? Tre anni? Sì, più o meno questa è la stabilità che possono offrire. E tu baratti tutta la tua vita professionale per questo imbroglio.

Meglio diventare freelance

La mia esperienza dice questo: se non puoi crescere, se ti trovi in un vicolo cieco, devi prendere il coraggio per mano e fare il grande salto. Devi diventare freelance.

Molti mi chiedono qual è il momento giusto. Io rispondo: “Non esiste il momento giusto”. Non puoi aspettare l’occasione per prendere una decisione così importante e diventare freelance. Può presentarsi domani, può bussare alla tua porta tra 10 anni, può nascondersi in eterno perché hai perso grinta e lungimiranza.

Sei un dipendente frustrato e ammorbato dagli impegni quotidiani, le occasioni ti passano al lato ma tu sei troppo impegnato/a a conservare quella piccola sicurezza che ti offrono e usano per ipnotizzarti, per ammaliarti.

La strada del blogging

Ecco perché curare un blog professionale è indispensabile per chi fa il nostro lavoro (e non solo): vuol dire tessere rapporti, creare connessioni, farsi notare per quello che si in grado di fare. E puoi iniziare subito, anche come dipendente.

diventare freelanceCerto, il freelance ha bisogno di trovare nuovi clienti e quindi deve darsi da fare. Ma anche tu, caro dipendente, devi darti da fare. I risultati non arrivano subito, ma se ti muovi nel modo giusto potresti ottenere i primi risultati dopo un anno.

E per risultati intendo proposte di lavoro. Perché questa è la strada giusta: lavorare come libero professionista anche quando sei dipendente. L’occasione giusta per diventare freelance non manda un preavviso di sei mesi, e quando arriverà – quando sentirai finalmente in grado di affrontare questa nuova avventura – tu avrai un blog già rodato e qualche cliente che già chiede di te.

Vuoi diventare freelance, lo so. Ma ti frena la paura di non trovare lavoro. Oggi la soluzione è questa: inizia a lavorare sul personal branding e a farti conoscere prima ancora di averne bisogno. Quando arriverà il momento sarà troppo tardi.

Per approfondire

La tua opinione

Impossibile dare un punto di riferimento chiaro per capire quando diventare freelance. Io dico che c’è sempre bisogno di crescita, e che quando sei (con le spalle strette) in un vicolo cieco la strada è quella del freelance.

Questa è la mia opinione. Aspetto la tua nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

8 Comments

  1. Sì, ma neanche la libera professione paga a sufficienza e dà stabilità. Ne dà meno, anzi, perché nulla è mai certo ogni giorno.

    Inoltre non credo che basti aprire un blog per trasformarsi in freelance: come hai accennato, devi trovare clienti. E i clienti non li trovi aspettando che arrivino sul tuo blog.

    • Meno stabilità, certo. Ma almeno decidi tu cosa fare, come muoverti, come e dove lavorare.

      Sul discorso del blog ti dico: dipende. Devi lavorare anche con i social, devi fare network online e offline. Ma gran parte del lavoro lo fa il blog e la sua landing page. Almeno nel mio caso è così.

      • Concordo con Riccardo.
        Instabilità per instabilità, almeno fare quello che piace e come ci piace.

        Poi sono scelte e valutazioni soggettive, che dipendono dal proprio carattere.
        Io sto provando a iniziare ora che sono ancora dipendente, vediamo come andrà a finire… 🙂

  2. Ok, hai un blog avviato, hai delle competenze, ma tutto quello che mi preoccupa è la parte fiscale, come rilascio la ricevuta se non ho p.iva (avete qualche modello editabile da passare, io comincerei senza p.iva fino al raggiungimento delle famose 5mila euro quindi)? Quali sono le procedure burocratiche da svolgere? Devo versare tasse?

    • Ciao Daniele,

      Inizio dalla fine: devo versare tasse? Sì, e anche tante. Per chi ha determinati limiti c’è il regime dei minimi, una partita iva agevolata che ti permette di pagare meno. Trovi tutti i dettagli qui http://www.danea.it/blog/partita-iva-regime-minimi-01/

      Se non hai la Partita IVa puoi iniziare con la ritenuta d’acconto che, come suggerisce Wikipedia, accolla l’onere di anticipare una parte della tassazione al cliente http://it.wikipedia.org/wiki/Ritenuta_d'acconto Ci sono diversi modelli gratuiti, io ti suggerisco quelli di Webhouse http://www.webhouseit.com/modelli-ritenute-dacconto-gratuiti-a4-vettoriali/

      In ogni caso il mio consiglio è questo: consulta un buon commercialista: il fisco è una selva e io stesso non conosco bene i dettagli di ogni situazione. Infatti pago un commercialista per curare tutti i dettagli e dormo sonni tranquilli.

  3. Secondo me Riccardo non si può fare le cose a metà: capisco il tuo ragionamento, in linea di principio molto giusto, sull’azione di personal branding tramite blog già mentre si è dipendenti, ma come dice Daniele i clienti non li trovi aspettandoli sul blog.
    Personalmente, io sono partito senza blog cercandomi i clienti porta a porta, con un sito informativo molto striminzito, e il blog personale lo inizierò solo ora dopo parecchi mesi, proprio perchè preso dai clienti e dalla necessità di organizzare tutte le fasi del mio nuovo lavoro (e una nuova casa 🙂 ).
    Sono invece d’accordo sul fatto che essere freelance spesso vuol dire ritrovare la dignità lavorativa che tutti meritano, pur non scappando alle innumerevoli difficoltà di questo 2014 in Italy.

  4. Sono particolarmente d’accordo sul discorso dell’iniziare a fare personal branding prima ancora del bisogno… Certo, se sei a spasso devi fare di necessità virtù e in un periodo come questo – soprattutto in un paese come l’Italia – diventare freelance resta forse l’unica vera via d’uscita verso una vita dignitosa… Ma se sei ancora un lavoratore dipendente ci vuole molto, molto coraggio… o forse solo tanta lungimiranza!

  5. Io ho iniziato da dipendente con il blog. Ho avuto l’idea e l’ho subito messa in atto. Poi per qualche mese ho lasciato perdere, ma da gennaio sono ufficialmente freelance e già mi sono ritrovata con qualcosa tra le mani da cui partire. Certo dipende dal tipo di attività che si svolge, ma personal branding non è altro che pubblicità. Quando vai a cercare i clienti, se ti presenti con blog, e reputazione online sicuramente sarai più attendibile. La gestione di tutto l’insieme porta via tanto tempo, ma almeno costruisci per te stesso.

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