Ieri, nel gruppo Webhouse, ho letto una bella riflessione legata al lavoro online. L’articolo firmato da Camilla Serri si concentra sull’assurdità di alcune domande lasciate nei gruppi Facebook. Domande che cercano di sfruttare le competenze di chi ha maggiore esperienza.

gruppi facebook

Quanto costa un articolo? Cosa devo mettere in un piano editoriale? Cosa devo seguire per svolgere la mia attività di comunicazione digitale? Ecco, queste domande sono particolarmente complesse.

La risposta, infatti, si trova alla fine di un percorso lungo e tortuoso.

Un percorso che ha permesso al professionista di farsi il famoso e celeberrimo mazzo a tarallo. Ora il punto è questo: perché io – dopo aver superato mille insidie – devo rispondere a te, preoccuparmi di enumerare tutte le variabili del caso e creare un piano strategico per un’attività che non mi riguarda?

Scroccone vade retro

Qui ce la siamo sudata la famosa gavetta. Abbiamo perso le impronte digitali dei polpastrelli per curare blog, per scrivere piani editoriali, per creare queste maledette interazioni virtuose per fare esperienza.

Tu arrivi, bello come il sole, e vuoi sapere cosa pubblicare.

Sono stato abbastanza acido? Scherzi a parte, nei gruppi Facebook che frequento c’è questa pratica. E io sono nemico di chi cerca di sfruttare con l’esperienza altrui. Perché l’esperienza è frutto di sacrificio, deve essere ripagata nel modo giusto. Quindi la prima reazione è questa: non rispondo.

Non rispondo perché mi costa tempo. Perché dovrei spiegare dei passaggi infiniti a una persona che sostanzialmente non conosco, e che non voglio conoscere? Quindi perché lavorare per gli altri?

Per approfondire: cosa compri con 50 centesimi? Un articolo!

Il valore dei gruppi Facebook

Io non rispondo alle domande troppe articolate perché rubano il mio lavoro. Però conosco il valore dei gruppi, e una buona attività in queste sedi può essere utile all’attività di un freelance.

Ecco, non ho paura di dirlo: partecipare con intelligenza ai gruppi Facebook e rispondere alle domande impegnative può portare a vantaggi concreti, e ti può aiutare a trovare nuovi clienti. Ma cosa significa partecipare con intelligenza ai gruppi su Facebook? Io la vedo così:

  • Individuo le domande (sensate) legate al mio mondo professionale.
  • Articolo una buona risposta, una risposta professionale, ma non faccio il lavoro gratis.
  • Evito di puntare sul contatto diretto, ai limiti dello spam (contattami per una consulenza).
  • Lavoro sul brand, sul far percepire alla community la mia professionalità.

Obiettivo? Condividere la conoscenza. Tutto ruota intorno al piacere della discussione. Non c’è risultato positivo quando la discussione segue meccanismi schematici. Ma la presenza nelle community porta a buoni risultati in termini di brand. Ecco il mio schema.

gruppi facebook

La mia risposta è questa: sì, è possibile usare i gruppi di Facebook per fare branding. Anzi, dal mio punto di vista puoi sfruttare questi luoghi per trovare informazioni legate ai lettori, per attirare l’attenzione sulle tue capacità e per studiare nicchie. La condizione essenziale: scegliere con cura.

Non tutte le domande meritano una risposta.

Questo perché non tutte le domande devono essere fatte su un gruppo Facebook. Non puoi pretendere che un professionista ti spieghi la stesura di un piano editoriale in un commento. Ci sono i libri, c’è la formazione, ci sono le consulenze private e i workshop: buon lavoro!

Per approfondire: usa il tuo profilo Facebook per fare personal branding

La logica del dono

L’esperienza deve essere tutelata. Sempre. E se una persona non vuole metterla a disposizione ha il diritto di farlo. Non sarò io a fermarla o a criticarla. Anzi, fa bene sotto un certo punto di vista.

D’altro canto non credo che sia giusto attuare una chiusura definitiva – non era questo l’obiettivo di Camilla – verso qualsiasi tipo di supporto o di considerazione verso chi chiede un aiuto specifico.

C’è molto da guadagnare nel donare. Devi donare nel modo giusto però. Devi capire qual è l’equilibrio tra fare una consulenza gratuita e indicare la strada dimostrando le proprie competenze.

Io continuo a selezionare e a rispondere. Tu?

13 COMMENTI

  1. Ciao Riccardo, concordo appieno. Credo che il problema sia da un lato il fatto che il gruppo è percepito proprio come quel canale dove trovare informazioni da esperti gratuitamente, e dall’altro di quella mentalità che vede le professioni legate al web come qualcosa che chiunque può fare. Del resto il web è visto come quel qualcosa che in poco tempo ti dà risultati, dove ognuno può dire la sua. Io quello che sento che manca è la visione di un professionista del web come un professionista al pari di un medico, di un avvocato, di un notaio.
    Continuamo ad essere easy e darci del tu… però credo che tutti noi si debba impegnarci per costruire un’immagine di professionsita seria (ovviamente non intesa che dobbiamo comportarci da aristocratici del web, ma che le nostre competenze e la nostra esperienza vanno rispetttate).

  2. Io capisco il tuo punto di vista, ma devo dire che io sono stato aiutato dai tuoi colleghi, nelle sedi opportune(forum). Il forum di Giorgio Taverniti mi è stato molto utile, devo ringraziare tutte le persone che hanno risposto alle mie domande ( a volte banali).

    • Ciao Alfons, capisco il tuo punto di vista. Anche io rispondo spesso alle domande sul forum Giorgiotave. Ovviamente io comprendo bene le difficoltà di chi inizia e sono sempre pronto (chi mi conosce lo sa) ad aiutare. Così come Camilla, anche io però non ritengo corretto dare dei contributi completi a chi chiede delle consulenze vere e proprie.

      In primo luogo perché rischio di dare indicazioni errate. Non posso conoscere tutti i dettagli della situazione, potrei dare dei consigli errati. E poi di chi è la colpa? Quando posso do il mio contributo, e lo faccio cercando di far trasparire il valore della mia firma.

      Per il resto massimo aiuto.

  3. Ciao Alfons, attenzione che io mi rifacevo a quanto scritto da Riccardo nel post. Un conto è fare la domanda specifica per risolvere una cosa specifica… Un conto sono le domande a cui Riccardo si rifà. Cioè di persone che praticamente vorrebbero una consulenza a tutti gli effetti gratuita

    • Perfettamente d’accordo con Riccardo e Francesco. A volte, dopo la “non” risposta su uno dei miei gruppi, c’è chi mi ha addirittura scritto in privato per riuscire ad avere consulenze gratis mascherate da domande da hobbysti… Alla proposta di una consulenza debitamente retribuita, il problema era magicamente scomparso… Nello stesso tempo, comunque, proprio grazie ai gruppi sono riuscito a creare un’immagine professionale ed acquisire clienti seri e onesti.

    • Ciao Francesco, io penso che chi è alle prime armi non sa che domande fare, non sa come rivolgersi a professionisti come te e Riccardo. Io credo che essendoci un gruppo su facebook, le persone si sentono autorizzate a chiedere informazioni. Un po come il medico di base, appena una persona ha un po di tosse va a farsi visitare, è la mentalità degli Italiani, trovare la soluzione nel più breve tempo possibile chiedendo a chi ne sa di più. Domandare è lecito rispondere è cortesia. Nessuno colpevolizza chi non risponde come credo che non sia giusto colpevolizzare chi domanda.

      • Sai cosa Alfons, spesso si confonde il limite. Io posso andare dal dottore per la tosse, ma alla fine lo pago. E se non lo pago fa niente, una tosse può passare. Ma se ti chiedono una diagnosi completa per risolvere un problema di medicina interna? Dovresti fare analisi, tac, esami… ci vuole tempo.

        Ecco, il punto è questo: se mi chiedi quale sciroppo prendere per far passare la tosse io te lo dico, e se mi chiedi cosa fare per risolvere un problema di medicina interna io ti posso consigliare uno specialista. oppure ti posso dire quali esami fare. Ma non posso risolvere questo problema gratis. Un medico non lo farebbe. In primo luogo per rispetto della sua professione, poi per tutelare la sua posizione da problemi derivati da un percorso non seguito.

  4. Mi permetto di rispondere anche a nome di Roccardo…la risposta non la si nega a nessuno. E concordo con te che quando si è alle prime armi di fanno domande anche ingenue. Il post di Riccardo riguarda chi cerca di ottenere consulenze senza pagare. Ma questo avviene non solo in facebook ma anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni. Il post di Riccardo e i miei commenti si rifanno al voler ottenere non il consiglio, ma la lezione completa senza pagare.
    Io rispondo a chiunque anche se mi fa la telefonata. Certo è che se capisco che si vuol mascherare con la non conoscenza la furberia è un’altra cosa.

    • Ok, direi che ci siamo chiariti. Aiutare va bene, aiutare con grande slancio per fare branding è ottimo. Però io non posso risolvere un problema senza sapere niente (o molto poco) a costo zero.

      Concordiamo? 😀

  5. La lezione completa bisogna pagarla, come la consulenza, in ogni ambiente ci sono i furbi.
    Riccardo con il suo blog è molto utile per chi vuole imparare, io ho scoperto molto seguendo questo blog, chi vuole imparare non fa domande su facebook, ma si rimbocca le maniche.
    Ogni blogger ha qualche piccolo problemino durante la sua avventura, io credo che in questi momenti bisogna aiutarsi, i gruppi di facebook possono essere il posto giusto per aiutarsi a vicenda.

  6. Concordo con tutti, il problema è a mio avviso è che i social stanno sostituendo piano piano i forum, o meglio cambia il pubblico.
    Sui social c’è di tutto, purtroppo “educare” le persone non è affatto facile.
    Un saluto a tutti

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