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Cosa significa scrivere semplice?

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Ormai è chiaro: sul web vince la semplicità, vince la massima coniata da Steve Krug: “Don’t make me think”. Ovvero non devi farmi pensare, non devi trasformare l’user experience in un percorso a ostacoli.

Tutto deve essere immediato per chi visita il blog, e non per chi lo partorisce: per me è facile trovare quella pagina nascosta, per l’utente è invisibile. Quindi la ignora. Non la cerca. Chi ha ragione?

scrivere semplice

La persona che compie l’azione per dare vita a una conversione. Non devi solo semplificare, non basta togliere per ottenere dei buoni risultati. Devi eliminare il superfluo come lo scultore fa con il marmo.

Abbandona la sindrome della 3 media

Non scrivere per riempire il foglio protocollo: l’idea che un contenuto di qualità corrisponda a un contenuto lungo è un’eredità del sistema scolastico. Che si è arricchita con la keyword density.

Keyword Density? Ora basta, dai. Devi scrivere per le persone e non per i motori di ricerca.

Ancora oggi nei forum chiedono: “Ma su un testo di X parole quante volte devo inserire la keyword?”. Ecco, questa convinzione porta a disastrose prese di posizione che portano ad aggiungere paragrafi.

Non è un evento negativo inserire un paragrafo. Ma deve essere un testo utile. Se deve solo servire ad allungare il brodo o a ripetere la keyword, dal mio punto di vista, stai ostacolando il lettore.

Per approfondire: scrivere articoli brillanti partendo da argomenti banali

Scrivere semplice su internet

Per me il SEO copywriting si muove in un’unica direzione: scrivere pensando al lettore, e cercando di descrivere nel modo più semplice possibile quello che voglio dire. Quindi largo alla famosa formula “soggetto/verbo/complemento”, alla sintassi semplice, alle parole comuni, alla forma attiva.

Tutto questo non significa pubblicare pochi paragrafi. E non significa neanche ribadire concetti già noti. Devi intercettare le esigenze degli utenti, non la keyword esatta. Un approfondimento può dare valore al testo se è collegato alle esigenze del lettore. Ma deve essere pertinente, non buttato a caso.

Cosa cerca il tuo lettore quando interroga Goolge? La semplicità. Quando le persone inseriscono una query non usano termini che mettono in imbarazzo il vocabolario. Sono lineari, semplici, diretti.

Da leggere: come scoprire e risolvere i problemi della tua nicchia

Tra semplicità e banalità

Io credo che questa semplicità sia alla base della tua opera di webwriting. Che non significa essere banali: un testo semplice può superare le 1.500 parole e spiegare bene un argomento complesso. Quelli che combattono contro l’eccessiva semplificazione dell’italiano? Li blocco con Luisa Carrada:

Molti arricciano il naso all’idea di scrivere periodi meno infarciti di incisi e pieni zeppi di gerundi (…) Magari sono gli stessi che riempiono report, brochure ed email di verbi piatti piatti quali realizzare, sviluppare, attivare, configurare.

Scrivere semplice non vuol dire banalizzare la scrittura. Anche se Francesco Margherita ha notato un dettaglio interessante: nei testi di Salvatore Aranzulla, noto divulgatore informatico, mancano le figure retoriche, le metafore, le espressioni idiomatiche e gli slang. Ovvero strutture linguistiche che a volte non consentono a Google di determinare il senso di una o più frasi combinando le parole.

La vedo in modo diverso da Aranzulla. Io provo a creare un buon equilibrio tra la semplificazione e le emozioni che nascono da queste forme linguistiche. Perché il mio compito non è solo spiegare.

scrivere bene

Come blogger non devo solo esporre un concetto. Devo anche coinvolgere, devo anche portare il lettore a leggere tutto l’articolo e a lasciare un commento. Poi magari a condividere e a inserire un link.

Per ottenere tutti questi risultati non basta spiegare. Devi lavorare sulle emozioni che possono scaturire da un uso attento delle figure retoriche. Ma anche degli intercalari o da un modo di dire.

La tua opinione

La semplicità è una virtù che non deve scadere nella banalizzazione. Scrivere vuol dire portare avanti un costante equilibrio tra informazione ed emozione. Questa è la mia opinione. La tua, invece? Qual è il tuo punto di vista sull’argomento? Lascialo nei commenti, aiutami ad approfondire questo tema.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

10 Comments

  1. Sono d’accordo, resta la rabbia per il sistema scolastico e universitario, che continuano ad alimentare il mito dei temi lunghi e tortuosi: più “colonne” scrivi, più ottieni un voto alto. La scrittura e la conoscenza ancora misurate a “fogli protocolli”. Una volta usciti, si fa il doppio della fatica: disapprendere vecchi schemi e riapprenderne altri totalmente diversi.

    • Abbandoniamo questi schemi, sono inutili. L’obiettivo è lasciare qualcosa di utile al lettore. Prendi come esempio Walter Benjamin: L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica è un saggio di circa 50 pagine. Ma ha cambiato il volto della sociologia e dell’arte.

      Per informazioni: http://it.wikipedia.org/wiki/L%27opera_d%27arte_nell%27epoca_della_sua_riproducibilit%C3%A0_tecnica

  2. Bel post, Ricky!
    Che dire… la vedo come te. La semplicità (o la semplificazione) non significa essere semplici: significa, per me, non compicare inutilmente.
    Quando un testo è ridondante, quando è pieno di infodump, lo si nota. Disorienta il lettore. Bisogna essere bravi con la lingua (e non è una metafora sessuale) per utilizzare le giuste parole verso il pubblico giusto.
    Che se vuoi fare lo splendido con paroloni o con articoli zeppi di roba, la gente ti lascia perdere, e non importa… come lecchi :p

    Moz-

    • Quello che devi dire lo dici. Senza tanti giri di parole. Una chiacchierata con un amico che conosci da sempre. Semplice, no?

  3. Condivisibili le considerazioni di fondo. C’è però da dire che la tendenza è quella di un ritorno al long form journalism, quasi sempre sinonimo di qualità. Ma alla fine, breve o lungo che sia il testo, la differenza la fa chi scrive e la sua capacità di creare empatia.
    PS: complimenti per il blog

    • Cioè la sua capacità di entrare in contatto con l’altro, di creare un rapporto basato sulla comprensione.

  4. La scrittura è amore, è da lì che nasce la bontà di una nostra opera, ormai ne sono sicura. Le regole vanno rispettate, ma esistono proprio per essere superate. Pensa che uno di quelli che voleva i miei articoli mi aveva dato, tempo fa, delle linee guida, tra queste il ” non usare modi di dire” e “l’articolo deve essere pieno zeppo di Kw” … ho fatto ciao ciao con la manina!

    • Guarda, ti posso dire che io non seguo mai queste regole. Scrivo solo pensando al modo più semplice per comunicare con chi legge.

  5. Ciao Riccardo,
    apprezzo sempre i tuoi contenuti e mi trovo, nella quasi universalità dei casi, in totale accordo con quanto scrivi 🙂
    La cosa vale anche per questo post, ma volevo introdurre una piccola apologia della “lunghezza”…
    Posto che debba esserci utilità, semplicità di scrittura/forma e pertinenza, parlando di SEO avevo letto da più fonti che il modello vincente, now like now, è quello del contenuto lungo almeno “tot”, vedendo in Wikipedia la best practice per indicizzazione e posizionamento…
    dici che questa cosa possa essere veritiera?
    Buon venerdì!
    AB

  6. Solo oggi avrò letto 50 tuoi articoli, mi sto formando, sto rubando con gli occhi. La semplicità è in tutti i tuoi post, sono scorrevoli, facili e piacevoli da leggere. E tutti ti lasciano con una riflessione e un istintivo moto a ringraziarti.

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