Oggi voglio condividere con te questa riflessione.

Una patologa usa Instagram per condividere foto di persone morte. Questa donna, Nicole Angemi, lavora in un obitorio. Dopo aver sezionato il cadavere fa una foto e la pubblica su Instagram.

obitorio su instagram
L’obitorio su Instagram: foto di Nicole Angemi presa da @mrs_angemi

Punto importante: non è un account irriverente. Non si prende gioco della morte o della sofferenza, svolge (almeno questa è la sua opinione) un lavoro di pubblica utilità. Nicole Angemi fa informazione.

Alcuni contatti inviano foto per avere informazioni sulle proprie malattie (fonte vice.com) ma lei è sempre attenta a questa differenza: non si occupa delle malattie dei vivi ma delle cause di decesso.

Il mio obitorio su Instagram

Ovviamente questo profilo ha creato diversi problemi a Nicole. Portare un obitorio su Instagram non è il massimo della linearità secondo Instagram (che ha chiuso già diversi account) e i colleghi non sono d’accordo con questo modo di fare informazione.

Mi accodo al parere dei medici.

Io credo che la morte e la sofferenza meritino rispetto. A prescindere dal fatto che una persona sia riconoscibile o meno nella foto. Chi appoggia il lavoro di Nicole Angemi e il suo desiderio di portare un obitorio su Instagram si muove lungo questa linea: l’individuo non è riconoscibile.

Però quella persona sarebbe stata d’accordo? Quando un dentista scatta una foto e la pubblica su un atlante o su un sito di diffusione scientifica lascia un consenso. Un consenso scritto. Quella persona che adesso si ritrova su Instagram a sua insaputa sarebbe stata felice? E i suoi parenti?

Cosa dovrebbe pensare il parente di un defunto nel sapere che c’è una persona nell’obitorio che potrebbe pubblicare una foto della persona scomparsa? Terribile. Io non sarei d’accordo.

Anzi, a me girerebbero le scatole con potenza.

Non sono un moralista

No, non mi piace fare la morale. Ma credo che ci sia un’etica dietro a una professione così importante. I social possono essere un ottimo strumento per fare informazione, per dare dei riferimenti utili ai pazienti, per descrivere le proprie cure e per aiutare nella prevenzione.

Ma farlo in questo modo è corretto?

È giusto creare un appuntamento del venerdì dedicato alla medicina forense e mostrare persone morte in modi violenti? Questo è spettacolo, non informazione. Ed è giusto usare i corpi dei pazienti per informare un pubblico in modo parziale, lasciando spazio a qualsiasi tipo di commento?

È giusto puntare solo sulla tragicità delle immagini che alimentano un voyeurismo a tratti singolare?

La tua opinione

Io non sono d’accordo. Secondo me esistono modi diversi di fare informazione. Modi diversi dalla pubblicazione di immagini per il solo scopo di aumentare i follower. Oggi @mrs_angemi ha più di 150.000 seguaci, e potrebbe sfruttare le sue conoscenze in modo diverso. Però ha deciso di portare il suo obitorio su Instagram.

Secondo te è giusto?

16 COMMENTI

  1. Buongiorno Riccardo,
    sono d’accordo con te. Questa – secondo me – non è informazione scientifica. Come si diceva ieri su Facebook, discutendo attorno a questa “iniziativa”, ci sono canali dedicati sui quali condividere le proprie informazioni, le proprie competenze e conoscenze. E questo caso a me fa pensare tanto a morbosità e voyeurismo. Tanto più guardando il soggetto nella foto: un mix tra CSI e NSI.
    Questo è esibizionismo, non scienza. Secondo me…
    Buona giornata!

  2. Naturalmente No.
    Purtroppo è solo un modo per far parlare di se, sfruttando dei poverini che non possono protestare. Sia ben chiaro: ci sono duecentomila modi diversi per veicolare un lavoro come questo e, a mio modo di vedere, sicuramente più professionali!
    Per esempio avrebbe potuto creare dei disegni specifici per spiegare meglio le operazioni fatte durante l’autopsia.
    In questo modo, invece, si richiamano solo gli amanti del macabro e i voyeur, come dicevi tu.

  3. Le scatole girerebbero anche a me. A parte il fatto che è una mancanza di rispetto per il defunto. Ma di questa mancanza hanno dato ampia prova i giornalisti italiani, che non perdono un attimo a far circolare foto prese da Facebook ogni volta che muore qualcuno. Sono andato OT, ma a me dà parecchio fastidio questa libertà che si prendono.
    Questo è spettacolo, come dici tu, è scoop. Si calpestano i diritti delle persone – vive o morte – per i propri scopi.

  4. Dopo il mettere in mostra le Tette e il Culo, questo è l’ennesimo modo per avere attenzioni su Instagram. Questo Social aveva iniziato bene, ma più va avanti e più diventa una cloaca

  5. Ho lavorato anche io nella sala settoria di un ospedale, mai e poi mai avrei compromesso la dignità di quelle persone, perché vive o morte sono persone: sono padri, figli, amici. Le autopsie non sono pubbliche, come non sono pubbliche le sale operatorie, io, essendo parte del personale sanitario ho sempre cercato di rispettare la dignità e il dolore delle persone.

  6. Visto che dai commenti sembrate tutti d’accordo, toccherà a me sedermi dalla parte del torto.
    1. Personalmente non vedo nel condividere, anonimamente, foto di un cadavere irrispettoso per la persona o per i suoi parenti. Sarà che sono un po’ drastica, ma ormai, quello che giace nella camera mortuaria, ormai è solo un involucro. La persona che era dentro l’involucro è quella che rimarrà nei ricordi dei suoi amici e parenti.
    Detto questo non voglio sminuire l’importanza che può avere un corpo, quindi l’anonimità è fondamentale.
    2. Tra scie chimiche, vaccini, OGM e studi falsi e mal interpretati… il nostro rapporto con la scienza è fatto di complotti e di false credenze. AsapScience, Buzzfeedblue e anche Reddit riescono a portare la scienza alla massa, ma non è mai abbastanza. Questo può essere un buon modo per far sì che la gente conosca meglio e davvero il proprio corpo. La foto di un polmone di un fumatore può fare meglio dei numeri degli studi che parlano dell’incidenza del cancro ai polmoni in un fumatore.
    3. Personalmente ho molti più problemi con quelli che fotografano e mettono sul web le foto di gente viva. Da quelli che fotografano le donne per l’upskirt, a quelli che fotografano gli uomini fighi in metropolitana che leggono per arrivare a quelle persone che fotografano le persone obese per sbeffeggiarle sui social. Giusto ieri un uomo è finito alla gogna perché pensavano stesse fotografando bambini e quindi fosse un pedofilo: in realtà si stava facendo un selfie. Ecco.

    • Il terzo punto è interessante: la fauna è così variegata che verrebbe voglia sul serio di seguire un account Instagram fatto di ossa e polmoni. Riguardo al punto numero uno: ormai è solo un involucro. Forse. Sì, per me è qualcosa di simile. Magari ho dato il consenso per usare i miei organi e farci qualcosa di buono. Non una foto da mettere su Instagram e farti guadagnare notorietà, sorry.

  7. Colpiscono — ma non mi stupiscono — gli oltre 150 mila followers: un numero importante, e apparentemente impensabile considerando il genere. Non mi stupiscono perché esiste un “moda del macabro” che affascina da sempre giovani e meno giovani (vedi racconti e film horror). Ergo, una parte dei social sono diventati una proiezione di questo ombroso e personalissimo gusto. Personalmente, non approvo la diffusione di certe immagini. Primo, perché se proprio voglio soddisfare la mia curiosità (o morbosità?) me le posso andare a cercare senza vedermele sbattute in faccia. Secondo, perché sono private e spettacolizzarle ledono la dignità della persona e della sua famiglia.

  8. Io sto dall’altra parte…
    Il blog/socila network/ ….. spesso si tiene per condividere ciò in cui si crede, sperando esso possa essere utile agli altri. Poi sta ai lettori seguirlo o meno. La siignora, a mio avviso, è libera di pubblicare ciò che vuole, se poi l’oggetto (ho dovuto pensare per usare questo termine) risuilta anonimo (non riconoscibile) va bene così, io non lo seguirò mai, ma forse ci sono persone, in giro per il web, interessate a questo tipo di lavoro per esigenze professionali o perchè interessate all’argomento.
    La libertà del web 2.0 sta proprio quì, a mio avviso. Ognuno scrive ciò che vuole, rispettando solo il soggetto del post, i lettori, poi, possono sempre scegliere se leggere o no, nessuno li obbliga.

    • Però secondo te non infrange il diritto della persona morta a non essere trasformata in immagine condivisa? Quando i medici fanno le foto ai pazienti chiedono il permesso scritto, oppure vengono fatte dopo la morte per motivi giudiziari/scientifici. Qui c’è qualcosa di riconosciuto come scientifico? E’ utile alle indagini?

      Vero, il lettore può scegliere. La persona morta no.

      • Forse sono un po’ troppo ateo, ma secondo me una persona morta è un guscio vuot, un oggetto. Il riconoscerlo può portare alla memoria dei ricordi, dei fatti, delle connessioni … Se nella foto “l’oggetto” non sarà riconoscibile tale rimarrà.
        Ti assicuro che in ogni caso, nonostante il tuo articolo ed i commenti che ha generato non sono minimamente incuriosito nell’andare a vedere le foto di cui scrivi.

        • Anche io sono ateo, ma non considero una persona morta come un guscio vuoto, ma come una persona non vivente, che merita ugualmente rispetto e dignità.

        • Ecco, anche io sono ateo. Però non credo che un corpo sia un semplice involucro. In ogni caso non può decidere lei: per molte religioni la sepoltura non è un semplice tumulare il corpo.

  9. Ogni persona sa quando ciò che sta facendo è utile o inutile, positivo o negativo. Dare valore e solamente scioccare è un sottile equilibrio

  10. La cosa peggiore credo che sia l’elevatissimo numero di followers. Io non mi sognerei mai di seguire una persona, seppure medico, patologo o quello che vi pare, che mostra pezzi di persone. Si perchè quelle sono persone vere! Questa signora credo abbia sfondato i limiti tra la sua professione e la morbosità e credo abbia bisogno di aiuto per rientrare in una condizione di normalità. Dove sono i limiti che da sempre ci imponiamo per vivere civilmente? È questa una espressione di civiltà, di scienza, di medicina ? O è solo un modo per mettersi in mostra ? Io non lo so ancora in cosa credo, ma di certo so distinguere tra cose giuste e cose sbagliare e questa è sbagliatissima. Signora fatti ascoltare da qualcuno che possa ridardi la luce.

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