Cos’è il fact checking, a cosa serve e come si fa (online e offline)

La verifica dei fatti è importante per chi fa giornalismo online ma non solo. Ecco cosa devi sapere per ottenere grandi risultati con i tuoi testi online e offline. Ricorda di essere sempre preciso.

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Il fact checking è sempre stata un’esigenza decisiva. E oggi ancora di più. Ricordi la storia di Umberto Eco? Il semiologo lanciò una ciabattata contro i social network, sostenendo una tesi che molti hanno rigettato: i social sono invasi dagli imbecilli.

Cos'è il fact checking e a cosa serve
Lavoriamo sulla verifica dei fatti.

Tutti hanno libertà di opinione e questo dà voce a gente che non dovrebbe avere possibilità di esprimere idea. Gli imbecilli ci sono. Ma la mia opinione è differente.

Non possiamo bocciare il progetto social web per questo motivo: i social sono potenti perché danno voce a tutti. Sono democratici, sono riusciti a rivoluzionare il mondo. Ma impongono un problema noto: fact checking. Cosa significa? Scopriamolo.

Cos’è il fact checking: definizione e spiegazione

Con il termine in questione si intende l’attività di verifica delle fonti e dei fatti. Soprattutto nel giornalismo online e offline, questa pratica diventa indispensabile per fornire al pubblico l’articolo necessario per rispondere a determinate domande.

Il concetto di contenuto di qualità si lega a questa pratica. Se vuoi dare il massimo a chi ti legge devi, per ovvi motivi, fare in modo che tutto questo diventi una prassi. Soprattutto per gli articoli che affrontano tempi delicati, come quelli relativi alla politica e alle inchieste. Qui dati ed eventi si accavallano e c’è sempre un gran bisogno di verifica incrociata. Ecco da dove inizia il fact check online e offline.

Per approfondire: come scrivere contenuti autorevoli

A cosa serve la verifica dei fatti nel giornalismo

Il fact checking serve a portare qualità all’interno del contenuto. In particolar modo evidenziando errori dolosi o meno che sono stati inseriti nel pezzo. Questo può essere un fattore discriminante per dare al lettore il miglior contenuto possibile.

Non è un aspetto che riguarda solo il giornalismo classico. Anche un blogger deve essere sensibilizzato su questo tema. Non puoi pensare che la scrittura online dei post su un blog possano sentirsi esonerati da questo lavoro così importante.

Chi deve fare il fact checking su un contenuto?

Il fact checking, la verifica delle fonti, è un’attività che dovrebbe coinvolgere i professionisti che operano nel mondo dell’informazione. Compresi i blogger.

Insomma, prima di pubblicare un pezzo gli autori (o le figure specializzate in questo settore) devono fare fact checking. Quindi assicurarsi della correttezza dell’informazione e tutelare il lettore, ma anche il soggetto al centro dell’articolo.

È una strada che anche il lettore può percorrere per verificare se le informazioni riportate da una fonte sono lanciate solo per fare scalpore, o sono state pubblicate senza cura. L’attendibilità dei siti web passa anche da queste buone abitudini.

Purtroppo l’utente medio non fa verifica, magari si scomoda il minimo necessario per fare una rapida ricerca di un nome o di un evento. E riporta come fonte il primo risultato utile, crede a storie impossibili o verosimili.

Come fare fact checking: pratiche e strumenti

Questa è la parte più importante: devi scrivere un articolo di giornale o un post sul tuo diario online. O per un quotidiano, un blog aziendale, un progetto differente. Qual è la strada da seguire? Come si fa un buon lavoro di fact checking?

Controlla, rileggi, verifica

Il concetto alla base del fact-checking è semplice: ricontrolla i fatti, le cifre, le affermazioni e le statistiche nel tuo lavoro per assicurarti che tutto sia preciso.

E soprattutto coerente con quello che hai scritto nel tuo articolo. Spesso il problema si risolve così, con un minimo di attenzione in più alla fase di rilettura.

Cita sempre la fonte principale

Linkare la fonte è la base di partenza per fare un buon lavoro editoriale. Ma non basta: devi andare oltre l’inserimento del link. Questo ti fa dormire sonni tranquilli.

Ma vale quando affronti un tema leggero, nel momento in cui accusi o denunci ogni dato deve avere un’attenzione in più. Anche quando pubblichi grafici e statistiche.

Cita la fonte originale e non quella che ha già interpretato. Date, numeri, citazioni e fatti specifici richiedono prove concrete e devono essere esaminati con attenzione.

Spiega i grafici che pubblichi

Uno dei grandi problemi di questo mondo: le torte e le statistiche. Quando riporti una serie di numeri in una tabella c’è grande disinteresse. Poi li proponi in forma grafica e l’analfabetismo funzionale emerge con tutta la sua forza e prepotenza.

Il grafico funziona perché è una sintesi visuale. Amiamo questa forma di comunicazione perché impedisce di pensare: vediamo una linea che sale con una didascalia e arriviamo al dunque. Rendendoci persone intelligenti perché stiamo condividendo numeri. Ecco una rapida lista di domande che devi risolvere:

  • Gli autori hanno citato la metodologia nel dettaglio?
  • Quante persone hanno coinvolto? Quattro gatti?
  • Il campione è rappresentativo rispetto al tema?
  • Quanti anni fa sono stati confezionati gli studi?
  • Ci sono conflitti di interesse?
  • In che modo sono state formulate le domande?

Da dove arrivano i valori? Come si relazionano con il testo? I dati devono parlare: metti in primo piano queste informazioni, non scendere a compromessi.

Verifica ciò che la citato o linkato

Controlla la tua fonte. Per ogni fatto che citi affronta il tema della legittimità. Non basta avere la firma di un quotidiano, devi andare oltre questi elementi e chiederti:

  • Da quanto tempo è in circolazione questa fonte?
  • Qualcuno ha pagato o ci potrebbero essere interessi?
  • È sottoposta a controllo formale di una redazione seria?
  • La notizia ha una data e un autore?
  • Il sito che cita la news è credibile? Ha un nome dominio affidabile?
  • È imparziale nei toni e nell’affrontare i fatti?
  • Estromette dei punti o ne cita altri senza contestualizzare?

Queste domande dovrebbero dare più sicurezza al tuo lavoro. Non è così? Bene, controlla altre fonti. In realtà questo è un passaggio che dovrebbe essere fatto.

Controllo incrociato delle notizie

Ti fidi della risorsa principale? Cerca di individuare un’altra fonte che supporti le tue scoperte. È un buon modo per dare maggiore sicurezza al lettore o trovare informazioni contraddittorie da utilizzare per evitare bufale e informazioni errate.

Chiedi a un esperto del settore

Non riesci a raggiungere la quadratura? Trovi solo informazioni controverse e contraddittorie? Prenditi del tempo e contatta un esperto del settore. Non tutto si trova online, a volte devi lavorare come un vero giornalista o blogger investigativo.

Un esperto del settore dovrebbero essere in grado di offrire chiarezza e, se non una risposta ferma, almeno una prospettiva chiara rispetto a ciò che sta accadendo.

Devi riconoscere punti controversi ed errori

Ci sono dei passaggi che devi solo mettere in chiaro. Ad esempio, in molte occasioni i fatti non trovano una definizione oggettiva. In questi casi non aver paura di riconoscere il passaggio conteso. Se hai incontrato incongruenze nella ricerca vuol dire che non c’è consenso su un problema, e anche questo è un fatto da riportare.

Cita l’incertezza. Le persone ti rispetteranno di più per la tua onestà, per non aver dato una notizia falsa o vera a metà pur di apparire come la fonte sempre allineata ed efficace. Lo stesso vale per l’errore: se hai sbagliato lo devi ammettere.

Fact checking AGI e altri strumenti di verifica

Non sei solo in questa battaglia contro bufale e notizie false. Uno dei punti di maggior interesse viene fornito dall’AGI. Vale a dire l’agenzia giornalistica italiana.

Sul sito web p presente una sezione dedicata solo alla verifica dei fatti particolarmente delicati, che rischiano di diventare oggetto di manipolazioni. Ogni passaggio viene estrapolato a affrontato con al giusta citazione delle fonti ufficiali. Quali sono, però, altri tool da usare per la verifica online? Ecco una lista:

In questo universo ricorda sempre gli strumenti di Mountain View: la sezione News ti consente di avere una panoramica delle notizie pubblicate su un tema, mentre Google Trend è perfetto per capire l’evoluzione di un tema nel tempo e la sua distribuzione geografica.

Stampa in Italia: come fare il tuo fact checking

Umberto Eco puntò il dito verso un problema: navigando attraverso i siti web si possono trovare notizie utilissime, ma anche “vaneggiamenti di ogni genere, denunce di complotti inesistenti, negazionismi, razzismi, o anche solo notizie imprecise”.

E sono gli stessi quotidiani a subire il peso delle bufale, riportando a volte delle vere e proprie favole che arrivano i redazione e non vengono verificate. Si salta la fase di verifica dei fatti. Ma la colpa non è sempre del mancato fact checking,

Non è neanche del giornalista. Spesso è difficile capire se un sito web è attendibile o meno, e Umberto Eco propose una soluzione: ogni quotidiano potrebbe dedicare due pagine all’analisi dei siti web. Proprio come si fa con libri e film.

Umberto eco  e stampa in Italia: come fare il tuo fact checking
Il fact checking secondo Umberto Eco.

Eco immaginò di elencare siti web virtuosi, ma anche quelli che riportano bufale o imprecisioni. Oggi ti sembra un’impresa fattibile? Sicuramente è un’idea valida, ma la stampa italiana in questo momento non può permettersi un’impresa del genere.

Funzionerà? non funzionerà? Porterà degli utili? Rimarrà una rubrica per pochi? La situazione è delicata, i giornali non possono investire in filosofia del web.

Blogger, devono fare fact checking secondo te?

Certo, perché no? La verifica è decisiva per la qualità dell’informazione online. I giornalisti dovrebbero pubblicare le informazioni con cura, ma questo non significa che i blogger siano esenti da questo lavoro. Anzi, io credo che la vera rivoluzione.

Il blogger è (o meglio, dovrebbe essere) una figura libera da vincoli e giochi di poteri interni. E potrebbe investire parte del suo tempo per verificare le informazioni, per assicurarsi che tutti i dati e i fatti combacino con la realtà. Certo, è un lavoro faticoso.

Ma non si tratta di un’opzione. Pubblicare è come scegliere il miglior contenuto e un attento lavoro di fact checking si traduce in valore aggiunto a quello che scrivi. Cercando anche di allontanarsi dai titoli acchiappa-like a tutti i costi.

La qualità del post si trova anche nella verifica

La riflessione sui contenuti di qualità deve questo cogliere il punto: le pagine che pubblichi per il tuo progetto devono racchiudere notizie verificate. Numeri certi. Questo rientra nel rispetto del lettore che legge i tuoi post e condivide i tuoi contenuti.

Questo vuol dire assicurare al tuo pubblico una qualità superiore, e questo riguarda non solo quello che scrivi ma anche quello che condividi sui social. E il blogger?

Non è solo creatore di contenuti, ma anche un gate keeper, un controllore che filtra le bufale e lascia passare le informazioni utili (e ineccepibili) per il suo pubblico.

Da leggere: come scrivere un comunicato stampa

Bufale, fake news, analfabetismo funzionale

Dobbiamo combattere questi mali con il fact check. Un aspetto che, purtroppo, viene ancora valorizzato poco. Perché già scrivi tanto, ottimizzi, ti occupi della SEO, pubblichi articoli efficaci per ottenere visibilità, condivisioni, vantaggi.

Ma la qualità dell’informazione è fatta da sfumature che possono fare la differenza. Il controllo delle fonti è una di queste. Sei d’accordo con l’opinione di Umberto Eco?

E, soprattutto, verifichi le fonti prima di pubblicarle? Riesci sempre a trovare il tempo per verificare fino in fondo? In fin dei conti è questo il vero problema: trovare il tempo per verificare ogni singola sfumatura. Lascia la tua opinione nei commenti.

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Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

9 COMMENTI

  1. Io per la maggior parte dei miei contenuti sono obbligato a verificare le fonti, ma non mi è mai piaciuto in generale riportare notizie o altro prima di averle verificate, anche fuori dal web. Credo sia una forma di educazione che mi porto addosso, i “pettegolezzi” lasciamoli agli “imbecilli” del web 😀

    • Ciao Ferruccio, qual è la tua procedura per verificare le fonti? Hai qualche strumento? Qualche fonte preferita?

      • Io incrocio le informazioni che riesco reperire e cerco sempre di approfondire ciò che mi serve. Gli spunti sono tanti, dai semplici testi cartacei (enciclopedie) a siti anche in lingue diverse e, se posso, maestri del settore dic ui sto discorrendo con quel determinato post. Il mio è un blog più culturale che tecnico, ma ho ricevuto apprezzamenti più che lusinghieri e anche offerte di lavoro da esperti dei settori che tocco proprio per la capacità di divulgare in modo estremamente semplice ma con precisione e chiarezza.

  2. Ciao Riccardo.
    Il fact checking dovrebbe essere una caratteristica necessaria a chiunque voglia fare informazione, sia online che offline. È un discorso di onestà intellettuale, di autorevolezza e di reputazione (sia personale che della testata). Le notizie pubblicate e verificate a posteriori sul web, per questioni di mancanza di tempo o di tempestività, sono purtroppo un male necessario. L’importante è che comunque il fact checking si faccia, immediatamente, e che si correggano eventuali errori o imprecisioni.
    Il vero problema è la capacità di scelta degli utenti. Aiutarli a scegliere, proponendo loro contenuti verificati da giornalisti responsabili è un intento nobile. Ma questo paternalismo libertario porta con sé anche alcuni importanti contro. Ad esempio: chi recensisce dovrebbe farlo in totale libertà e indipendenza, al riparo da concentrazioni di potere. Dovrebbe farlo in modo disinteressato. Semplice a dirsi, meno a farsi. Anche perché, per come la vedo io, così come su internet ci sono alcuni “cialtroni”, lo stesso si potrebbe dire del giornalismo (così come di qualsiasi altro ambito sociale). O peggio ancora, c’è chi deliberatamente fornisce un’informazione fuorviante, pilotata. Ma esiste certamente anche un giornalismo ben fatto. È a questo che dobbiamo aggrapparci, altrimenti tanto vale chiudere baracca e burattini e smettere di informarci.
    Per come la vedo io, nonostante i limiti di questo atteggiamento paternalista, recensire siti sulla carta stampa sarebbe comunque un esperimento positivo. È un tentativo nel quale vincerebbero tutti: i giornali si svecchierebbero un po’, magari acquistando anche una fascia di lettori più giovane, e gli utenti potrebbero scoprire nuovi spazi del web. E se proprio fosse anti-economico (fatto comunque tutto da dimostrare), credo che il servizio pubblico dovrebbe garantire uno spazio nel quale parlare, spiegare ed educare all’uso del web le persone.

    P.S. Generalmente non sono un blogger ma solamente un fruitore di contenuti altrui. Tuttavia ho scritto un pezzo su questo tema e non sapendo dove pubblicarlo ho creato un blog nel quale, al momento, è presente solamente il post con la mia opinione sulle proposte di Eco. Per completezza, questo è il link: https://danaidi.wordpress.com/
    Grazie per lo spazio che mi hai concesso.

    • Ciao! Recensire siti sulla carta stampa sarebbe comunque un esperimento positivo. ma le risorse? Dove prendono le risorse i giornali italiani? Non dimenticare che c’è una grande crisi…

      • Le risorse finanziarie sono un problema non da poco, in effetti! Però penso che il servizio pubblico (soprattutto la tv) abbia il compito di parlare alle persone del web e diminuire l’analfabetismo digitale. Se questo funzionasse, chissà che non si allarghi alla carta stampata…
        In generale sulla crisi dei giornali, a mio avviso, nulla cambierà se non saranno i giornali stessi a cambiare per primi: svecchiarsi e adeguarsi/anticipare i bisogni dei lettori è la miglior strategia scaccia-crisi!

  3. Ciao Riccardo,
    le notizie (ma anche le immagini o i video scaricati senza consenso) vengono prese direttamente dai canali social delle persone di un certo peso. Se l’ha condiviso il diretto interessato, vuol dire che è vero. Chi si prende la briga di verificare se era solo un vagheggiamento, una bufala o un rutto? Nessuno. Ecco in poche parole l’informazione al tempo dei social media.
    Simone

    • Ciao Simone,

      Ammetto che è molto difficile. Anche a me è capitato di cadere nella trappola della mancata verifica. Spesso ti accusano di non essere abbastanza preciso nel controllare le fonti, ma a volte è veramente difficile risalire la catena che porta alla pubblicazione di una notizia. Non trovi?

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