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Caro freelance, ecco perché non andrai in ferie

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“Cerco l’estate tutto l’anno, e all’improvviso eccola qua.”

Adriano Celentano sintetizza con maestria quel sentimento agrodolce che accompagna la ricerca e l’arrivo dell’estate. O semplicemente della “staggione” come si dice a Napoli.

estate

Perché l’estate merita il titolo ultimo: “a staggion”. L’estate è la regina delle stagioni perché il clima permette di andare al mare, perché la gente viene invasa da uno strano senso di euforia. E perché siamo più belli con l’abbronzatura e il ciuffo che riprende tinte nordiche grazie al potere del sole.

Sempre per chi ha ancora i capelli, ovvio.

Ma l’estate piace soprattutto perché, nell’immaginario collettivo, agosto è il mese delle ferie. Sì ma per chi? Per il dipendente forse. Per il freelance no, il freelance non ha le ferie. Non esistono ferie per il freelance. “Show must go on” cantava Freddie Mercury, e questo vale anche per te.

Perché un freelance non può andare in ferie? Ci sono diversi motivi, provo a fare un’analisi in base alla mia conoscenza del settore. Ho una buona esperienza come web writer: non posso cogliere tutte le sfumature dei liberi professionisti, ma sono sicuro che il problema chiave è lo stesso.

Lo stato si è mangiato tutto

Ti piaceva cantare quella banalizzazione atroce di Steven Nation Army durante i mondiali, vero? Pooooo popoppopopoooopo… Forza Italia, evviva l’Italia, campioni del mondo! Poi all’improvviso, un po’ come l’arrivo dell’estate, ti ritrovi a maledire tutto e a guardare i prossimi voli per le Canarie.

La pressione fiscale in Italia è pazzesca, la partita IVA ordinaria è per eroi. E con il regime dei minimi c’è poco margine per te. Lo stato si è mangiato tutto e adesso non hai liquidità. Oppure devi lavorare per pagare le rate, per mettere una pezza al buco, per sistemare la nonna nella casa di riposo.

ferie

Ragazzi, non lo so. Però i soldi servono, e pensare alle ferie non pagate è un problema. Ma sai cosa? Lo accetto. Sono disposto a fare due settimane di ferie non pagate. Cioè, non lavoro e non vengo retribuito. Va bene. Ma questo è impossibile quando sei indietro con i pagamenti.

Soprattutto perché due settimane di ferie non equivalgono solo al mancato incasso, ma anche alla perdita del lavoro. I clienti spesso vogliono un freelance che lavori ad agosto. Perché gli uffici si fermano, i dipendenti vanno in ferie ma il lavoro deve andare avanti. E a chi lo lasciano? Al freelance. Devi rispettare delle scadenze e quel preventivo ti serve. Non puoi rinunciare.

Quindi niente estate. Lavori mente gli amici vanno a mare, lavori mentre gli altri organizzano aperitivi, lavori mentre il mondo intero punta l’indice verso il cielo per glorificare l’estate durante l’ennesima festa sulla spiaggia. E tu davanti al computer continui a scrivere, disegnare, buttare giù codici e slide.

Per approfondire: cosa ti spinge a diventare freelance?

Ma è davvero così dura?

Nella maggior parte dei casi sì. Ma puoi fare qualcosa per alleggerire la tua condizione di freelance: puoi lavoricchiare. Ovvero lavorare senza impegno, il minimo necessario per non perdere il cliente.

Come si prepara il terreno per lavoricchiare?

Individua 2 settimane di agosto. Prima lo fai e meglio è. Anticipa tutto il lavoro possibile, e fallo in modo graduale. Devi pubblicare sei articoli? Tre settimane prima inizi ad anticipare seguendo blocchi di due articoli. Poi lascia una parte del lavoro, quella che non puoi o non riesci ad anticipare, ad agosto.

Ecco, questo è il momento giusto per lavoricchiare. Ovvero per lavorare poco, pochissimo. Magari solo con clienti fidati che ti chiedono lavori poco impegnativi. Niente conquista del mondo, solo lavori di monitoraggio del brand, qualche ritocco al template, un articolo. Massimo due. Ma basta così.

Per lavoricchiare non serenità devi anticipare i lavori del periodo scelto, ma anche quelli dei giorni successivi. Altrimenti rischi di trascorrere le vacanze estive (un parolone, eh) davanti al computer per rispettare le scadenze. Quindi la sintesi è questa: per lavorare di meno devi lavorare di più.

E tu vai in ferie?

Forse è meglio non andare in ferie. A volte penso questo. Meglio continuare a lavorare con linearità, senza sbalzi. Non posso spezzarmi la schiena per anticipare il mondo intero, e tutto per due settimane di ferie che in realtà ferie non sono. Ma questo è solo il mio punto di vista. Qual è la tua opinione?

Lascia la tua esperienza nei commenti!

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

15 Comments

  1. Andare in vacanza inteso come “staccare la spina” o “non lavorare” intendi? Beh questo no non è possibile per chi fa un lavoro come il nostro e per giunta da P.Iva. Sinceramente non credo di lavorare, inteso come faticare, perché ho la fortuna che ciò che faccio mi piace ed è gratificante – ma un giretto qua e là quello sì. Serve per vedere cose, scoprire cose, osservare modi culture tradizioni diversi dai nostri. Serve per arricchirsi per davvero, di cultura, di visioni nuove, di creatività, di spunti e tanto altro.
    Scelgo sempre viaggi lunghi e lontani, fino a quando ne avrò le capacità. Voglio conoscere questo pianeta e non rimanere agganciato ad una tastiera: il mondo è là fuori non “qui dentro”.
    Quest’anno rimarrò “off line” per circa 4/6 giorni dove non esisterà possibilità di avere una connessione. Tutti gli altri giorni ci sarà l’hotel di riferimento con una connessione più o meno a pagamento. 🙂

    • Questa è la nostra vita, Loris. Avere sempre paura di non trovare il Wi-Fi e ricevere la telefonata del cliente che ha pagato (in ritardo) per qualcosa che non stai facendo. Un po’ mi manca la spensieratezza delle ferie vere…

  2. Un mio caro amico (che ora sta in Australia). proprio per lo Ztato Kentrale del Malpaese ogni volta che lo sento mi dice:”Tu sbagli. L’Italia al massimo è da turisti, non da lavoratori. Se fai il contrario grazie che ti trovi male.”

  3. Vivere offline? Ma quando mai? Io ho anticipato il lavoro di luglio, mi sono portata avanti, non ho scritto articoli per ben 2 settimane e sono partita. Ma partita insieme al portatile e ogni giorno qualcosa da fare c’era, magari con la connessione ballerina, magari non c’era la presa per la batteria, e i messaggi su skype arrivavano sempre. Quindi, beh, anche quest’anno non ho staccato mai davvero. E vabbè. Se ami questo lavoro alla fine lo fai anche con una certa leggerezza, anche se sei a 1500mt, a prendere il sole sulla sdraio, con il pc in braccio a pubblicare. E questa è un pò la nostra fortuna, no?

    • Ed è questa la fregatura: tu ami il tuo lavoro e continuerai ad accettare tutto perché in fin dei conti non puoi rinunciare. non puoi dire: “ma che me ne frega”. perché in realtà tutto quello che fai è frutto della passione. Quindi qualcosa di incontrollabile e impossibile da rimandare.

      Sbaglio?

  4. Più che ferie un freelance può permettersi delle vacanze lavoro. Io ad agosto seguirò i miei clienti e porterò avanti progetti personali che accantono regolarmente per dare spazio alla clientela, com’è giusto che sia.
    Ad agosto i ritmi, solitamente, sono meno serrati, perché tanti progetti vengono rimandati a settembre e questo fattore penso sia il massimo “riposo” che possiamo permetterci.

  5. Leggendo l’articolo mi si è acceso un pensiero: e se fosse colpa nostra che siamo organizzati male?

    Premetto che:
    a) sono niubbo;
    b) sui soldi e sui furti di stato non dico niente.

    Ma sull’organizzazione forse potremmo fare di più. Provo a spiegarmi con un esempio che mi è familiare.
    I medici che lavorano come esterni nelle strutture ASL quando vanno in ferie devono trovarsi un sostituto da mandare a svolgere il lavoro al posto loro, scelta di cui sono (in parte) responsabili. Così il dottore è in ferie, i pazienti sono visitati e il sostituto lavora (in genere un giovane medico a inizio carriera).

    Perché non organizzarsi in modo analogo? Se uno dei nodi fondamentali dell’essere freelance è fare network, se è veramente così importante far crescere l’educazione digitale del paese e la qualità dei lavori nel mercato, perché un “freelance esperto” non sceglie di dedicare parte del suo tempo a fare da mentore a un “freelance niubbo” (con qualità tecniche da sviluppare ma qualità etico/professionali solide) in modo che poi questo possa restituire il favore magari proprio in questo tipo di situazioni? Il primo si può godere di più la vacanza e il secondo fa esperienza (che magari un domani potrà servire in collaborazioni ancor più redditizie per entrambi).

    Che ne pensate?

    P.S.: certo la cosa potrebbe funzionare anche con due freelance esperti. Ho proposto la soluzione col niubbo perché per prima cosa un freelance esperto potrebbe avere troppi clienti per poter gestire anche quelli di un collega (per breve che sia il periodo) e inoltre in questo modo IMHO ci sarebbe un ritorno positivo sullo sviluppo professionale del nostro mondo.

    • Ciao Giovanni, credo che il tuo punto di vista sia attuabile. Ma solo in parte perché spesso nel nostro settore le persone pagano te perché vogliono te. Nel senso che scelgono il tuo nome perché hai delle qualità dimostrate nel tempo e non vogliono altre persone. C’è da dire però che questa situazione sarebbe in vigore per un periodo limitato. Quindi secondo me ci sono dei margini per lavorare in questa direzione.

  6. Stiamo tutti sulla stessa barca, ma credo sia una cosa inaccettabile,
    ma se in un anno non abbiamo il tempo di staccare la spina per una settimana allora dobbiamo rivedere qualcosa e lo dico perchè è quello che ho pensato quest’anno.
    Se alla fine non si riesce a trovare una soluzione, forse la soluzione è cambiare paese 🙂

  7. Secondo me non è così terribile.
    Al di là di quest’anno, dove la salute mi ha giocato qualche brutto scherzo,
    normalmente non faccio le ferie quando gli altri, un po’ per i motivi che esprimi nel tuo articolo, ma un po’ per scelta:

    vedi il problema come un’opportunità: a me non piacciono posti affollati, grandi gruppi di persone, o itinerari comuni a troppi altri.
    Me ne vado normalmente in ferie 3-4 volte l’anno per qualche giorno, in posti con bellezze naturali o culturali, possibilmente fuori dal flusso migratorio. Sto bene, mi rilasso, avendo le ferie prese a piccole dosi lo stress si riduce maggiormente. E verso agosto, o nei periodi più caldi, mi anticipo più che posso e lavoro con ritmi rilassati che, vivendo in loco ameno, mi permettono di fare comunque vita piacevole per un po’ di tempo.

    E’ normale che essendo Free Lance:
    * le tasse sono alte – non vendiamo fette di salame, e non possiamo “trattenere” scontrini. Quel che facciamo è ben scaricabile e fatturiamo fino all’ultimo centesimo in un mondo (non stato, mondo) mal gestito, da persone che non sanno certo lavorare bene come noi.

    * E’ normale che siamo attivi quando gli altri non lo sono. Noi siamo comunque imprenditori. E anche gli altri imprenditori, anche se in certi tipi di attività fanno ferie più lunghe, sono comunque sempre con parte della testa che torna al lavoro. L’alternativa sarebbe quella di avere ancora la paghetta. La vorreste davvero?

    Su con la vita 🙂 Io non cambierei il lavoro da free lance per niente al mondo, ho fatto tanti lavori prima di arrivarci, ma da quando ho cominciato a gestirmi la soddisfazione di avere i meriti professionali riconosciuti a chi li ha guadagnati (me) è impagabile 🙂

    • Il tuo ragionamento non fa una piega. E sono felice che tu l’abbia lasciato qui, alla fine del mio post. Bisogna riflettere su questi punti, sul nostro essere freelance ma anche imprenditori. Bisogna riflettere anche sul nostro essere umani con bisogni semplici. Tipo chiudere per un giorno e mandare tutto al diavolo.

  8. Sono d’accordo con Giovanni D. io ci sto provando. Cerco di sensibilizzare i miei clienti in tal senso, se manco un mese saprò da professionista lasciare il mio lavoro ad un mio partner, scelto da me, che conosce il mio modo di lavorare e che spesso è quello che piace al mio cliente. Magari non lascio difficili attività per evitare ci siano problemi grossi. Ma io ho deciso che in ferie ci vado, almeno questo agosto, a singhiozzi, vicina casa per essere pronta se arriva l’offerta del secolo o se c’è qualcosa da sistemare di urgentissimo. E mi azzardo a spegnere tutto, con una sola mezzora di pc giorno, perché sono convinta che al rientro sarà meglio anche per i miei clienti. E poi, mi chiedo…ma perché non andiamo tutti insieme a parlare al Signor Renzi? A te Riccardo la “scilinguagnola”, passami il termine, non manca…e potresti preparare la prima richiesta di incontro e poi insieme andiamo a spiegare che noi vorremmo guadagnare e non ci aspettiamo di diventare Paperone 🙂 Buone ferie a tutti!

    • Cosa non mi manca? Mi dai una definizione di questo termine? 🙂

      Comunque sì, l’organizzazione delle ferie è un’arte per noi freelance. Se riesci a trovare la combinazione giusta per lavorare ad agosto senza intaccare il tuo desiderio di riposo assoluto… beh, gran cosa. Io il concetto di riposo assoluto l’ho abbandonato.

  9. Io ho sfruttato la tecnica del “mi faccio il mazzo ora” e poi lavoricchio poco in quell’unica settimana di “ferie”. Hai detto bene, le tasse sono una bella mazzata tra capo e collo e di tempo per staccare completamente la spina non c’è, figuriamoci se possiamo prenderci il lusso di perdere clienti.

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