14

5 motivi per non bloggare in inglese

Ieri ho scoperto una cosa fantastica: una ragazza ha tradotto un articolo di My Social Web. E lo ha fatto dannatamente bene, sembrava l’articolo di un vero professionista del web. Uno di quelli che ricevono 200 retweet in pochi minuti, e che noi italiani usiamo per creare articoli più o meno interessanti.

Proprio così, noi siamo sempre affascinati da chi scrive in inglese. Chissà perché.

In ogni caso scrivere e pubblicare gli articoli in inglese porta una serie di vantaggi difficili da ignorare. In primo luogo hai un bacino più ampio, puoi rivolgerti a un pubblico immenso e quindi puntare a numeri maggiori. Puoi aumentare le visite, le condivisioni, i commenti. E puoi aumentare la tua autorevolezza.

articolo inglese

Puoi uscire da questo simpatico giardinetto che è l’Italia. Puoi far conoscere ovunque il tuo blog. Ci sono diversi svantaggi da affrontare e calcolare se vuoi iniziare questa nuova avventura. I vantaggi di un articolo tradotto in inglese li conosci, ma oggi voglio lasciarti 5 motivi per non bloggare in inglese.

1. Problemi tecnici

Il primo punto da superare porta l’etichetta dei tecnicismi. Creare un blog adatto a ospitare contenuti differenti da un punto di vista linguistico non è semplice, soprattutto se vuoi ottimizzare il tutto da un punto di vista SEO. Ci sono template WordPress pensati per ospitare più lingue, e questo è un bene.

Un template multilingua ti permette di superare le difficoltà legate alla creazione di una piattaforma che rispetti i parametri della buona organizzazione dei contenuti. Discorso a parte per l’ottimizzazione SEO: sei capace di lavorare in questa direzione anche per i contenuti in lingua inglese?

Non è facile in italiano, figurati dover rielaborare una strategia legata ai motori di ricerca anche in lingua inglese. Io non me la sento, ecco. E tu devi investire tempo e risorse per pubblicare in inglese.

La mia esperienza personale: diffida dalle soluzioni semplici. Non sono uno sviluppatore, non so creare un blog multilingua ma ti posso assicurare che la semplicità in questo caso non paga mai. E soprattutto – banale ripeterlo ma meglio farlo – non mischiare due lingue diverse in un unico sito o blog. Ogni lingua deve avere una versione del progetto online.

2. Scrittura

Bloggare in inglese vuol dire scrivere in inglese. Attenzione, scrivere e non tradurre quello che hai scritto dall’italiano in inglese. Devi reinterpretare la fonte contestualizzando i contenuti che hai pensato per la tua lingua madre, e ricordare che una lingua non è la somma di verbi e vocaboli.

Quindi se vuoi bloggare in inglese devi avere delle competenze linguistiche avanzate. Non devi scrivere ma pensare come un inglese. E usare i suoi giochi di parole, le sue metafore, la sua ironia.

3. Commenti

Sai di cosa sto parlando, vero? Non devi solo scrivere bene, devi anche gestire i commenti in inglese. Ovvero le interazioni che nascono – o che dovrebbero nascere – ai piedi dei tuoi post. Le persone lasciano domande, critiche e approfondimenti. E tu devi rispondere. Sei capace di farlo?

[pullquote align=”left” cite=”” link=”” color=”” class=”” size=””]Sai fare comment marketing in lingua inglese?[/pullquote]

Magari ti fai scrivere gli articoli da un ghost blogger, magari anche da una persona in gamba. Poi? Come continua la tua attività di blogger? Come rispondi ai commenti di chi cerca spiegazioni? E soprattutto, come porti avanti la tua attività di comment marketing? Credi che sia sufficiente pubblicare contenuti per ottenere grandi risultati? Devi farti conoscere nel social web. E per questo ci vogliono anche i commenti. Devi conoscere e interpretare il tone of voice di chi lascia il proprio intervento, devi essere in grado di individuare i commenti spam e quelli che camminano sul filo del rasoio. Insomma, non è facile.

Per approfondire: 7 peccati capitali del comment marketing.

4. Social Media Marketing

Certo, non ci sono solo i commenti. Il tuo blog in inglese ha bisogno di una robusta attività di social media marketing. Sai, quelle cose che si fanno con Facebook, Twitter e Google Plus… ecco, sai bene che fare blogging non vuol dire solo scrivere ma anche creare interazioni sui social.

Ma anche se non vuoi spingerti avanti nella tua strategia di social media marketing, anche se vuoi solo condividere sui social i tuoi post in inglese: come ti muovi? Voglio dire, usi i tuoi account in lingua italiana? Ti muovi attraverso gli account che hai sempre usato per i post in lingua italiana?

Credi che sia giusto così?

Io credo di no. Io credo che sia necessaria una riflessione alla base di una strategia di SMM per i contenuti in lingua inglese. Magari con degli account nuovi da gestire con Hootsuite o PostPickr. Ecco, scrivere articoli in lingua inglese non è facile. E bloggare è un’altra cosa. Ancora più difficile.

5. Obiettivi

Ecco il collo di bottiglia. I punti precedenti sono importanti, ma questo è il perno di tutto: perché stai facendo tutto questo? Perché hai deciso di tradurre i tuoi post? Solo per aumentare le visite? Solo per fare la parte del tipo in gamba agli eventi? Hai fatto tutto questo per una metrica?

obiettivi

La guerra delle visite è importante per l’ego del blogger. Il consiglio è semplice: devi dare uno spessore a tutto questo. Devi definire degli obiettivi. Tutte queste persone che arrivano grazie alla pubblicazione di testi in lingua inglese: dove andranno? Cosa faranno? Perché le stai attirando?

Molte persone selezionano i nomi da invitare alle feste. Inutile far arrivare in un locale decine di persone che non consumano, non bevono, non ballano e non si divertono: lo stesso vale per il tuo blog. Perché sbatterti per far arrivare persone sul tuo progetto che non puoi monetizzare? E tu sai bene che uno dei grandi snodi di questo settore risponde al come guadagnare con un blog.

Puoi gestire un cliente inglese? Puoi lavorare come SEO o come copywriter o come blogger freelance per un progetto che risponde alla lingua di Shakespeare? No? Beh, un simile impegno ha bisogno di un ritorno chiaro. Diretto o indiretto. Però deve essere chiaro.

Da leggere: quando Google ti aiuta a scrivere meglio.

Questo vale solo per l’inglese?

No, questi punti valgono per qualsiasi lingua. Il problema non è la lingua inglese o quella spagnola, ma il tempo e l’impegno necessario per gestire un blog multilingua in ogni sfaccettatura.

Non basta aver preso buoni voti al corso d’inglese per guidare un blog nelle acque sconosciute – ricche ma tempestose – del blogging in lingua inglese. E tu invece? Ti lasceresti in un’avventura in lingua inglese? Ti piacerebbe pubblicare anche per un pubblico diverso da quello italiano?

Riusciresti a superare questi problemi? Lascia la tua opinione nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

14 Comments

  1. Lavorando in svizzera mi capitano spesso clienti che mi chiedano del multilingua per i loro siti, è sempre difficile riuscire a capire cosa sia meglio per un progetto: se un unico dominio con il multilingua e delle sottocartelle per le diverse lingue oppure un vero e proprio multisito.
    Banalmente, penso sempre che la cosa più semplice sia proprio il multisito, anche se non è quella certamente più economica!

  2. Ciao Riccardo,
    come ho già scritto nella discussione che ha preceduto questo articolo, bloggare in una lingua diversa dalla propria (e cercare di avere successo! Altrimenti per cosa ti fai un mazzo così in un’altra lingua?) è veramente complesso… Anche conoscere la lingua benissimo non basta.. Bisogna che tu sia immerso nella cultura, in quello che accade tutti i giorni, in quella ricchezza “non tangibile” che però comunque ti arriva e ti coinvolge quando si vive quella cultura, quella nazione… Poi dipende anche dall’argomento: se sono argomenti molto tecnico/scientifici è già più semplice secondo me… Se si va sul lato culturale/umanistico rischi il bagno di sangue… 🙂
    Ciauz!

  3. Ciao, ho sempre avuto l’idea di lavorare sul mio blog anche in inglese ma vedo che sei riuscito a mettere su carta tutte i dubbi che finora mi hanno fatto desistere. A dire la verità, avrei l’obiettivo di lavorare con l’estero più di quanto faccia ora ma penso possa essere un buon compromesso iniziale tradurre solo qualche articolo significativo piuttosto che ripensare il blog. Che ne dici?

  4. A me lo hanno proposto un paio di volte negli ultimi mesi “ma perché non blogghi anche in inglese?”

    Al di là del fatto che è vero – i joke, le metafore, le espressioni – le maneggi al 100% solo se vivi un’altra cultura (sebbene da nerd maledetto gran parte dei riferimenti miei sono quelli :D) , ma c’è tutta una componente, di partecipazione “social” che hai ben definito, molto molto molto impegnativa da curare.

    Fermo restando che se mai fosse, anche se a scrivere me la “cavicchio” (seppure credo di conoscere quasi meglio lo slang che la grammatica tradizionale XD) , se dovessi mai interagire a “voce” replicherei quelle figure da accento alla Super Mario (*mamma mia*) che ho.

    my two cents!

    • Allora approfitto della tua conoscenza, Ben, per fare una domanda: potrebbe fare bene al blog la presenza di grandi contenuti in lingua inglese per puntare a un discorso link building con un profilo diverso da quello dei classici blog italiani? Voglio dire… Ci giriamo sempre gli stessi link, pochi hanno link in ingresso di qualità da una fonte estera. Potrebbe essere un vantaggio?

      • Eccoci 😀

        A livello di trust generale si, visto che sono risorse in tema. Ma non credo su singole query, visto che sarebbe proprio un’altra lingua e quindi un altro tipo di localizzazione delle esigenze 🙂

        Io sarei per sviluppare su un nuovo sito fra l’altro (considerando che .it sono domini con una geolocalizzazione italiana).

  5. Ciao Riccardo! Sono contenta che le sia piaciuto la mia traduzione.
    Capisco le vostre ragioni per non bloggare in inglese: se non si può fornire ai client internazionali TUTTI i servizi professionali che si offre in inglese (compreso SEO per esempio), non c’è una ragione per bloggare in inglese.
    Comunque, se volete creare relazioni con altre aziende americani o inglesi dell’industria, se si vuole attrarre clienti anglofoni, bloggare in inglese può essere utile.
    Scrivo il mio blog di traduzioni perché i professionisti anglofoni dimenticano spesso che esistono esperti dell’industria che NON scrivono solo in inglese. Siamo egoisti in questo rispetto per la fortuna di esser nati anglofoni.
    Lo scopo del blog, quindi, è di informare il mercato inglese sul talent italiano, francese o europeo, di dare una voce a chi non parla inglese.
    Se a voi piace quest’idea di democratizzazione linguistica, vi consiglio di leggere i miei altri articoli, tradotti da italiano, francese ed altri lingue europee.
    All the best!
    Charis

  6. Concordo al mille per cento con Riccardo, operando dei distinguo perchè la questione è molto variegata e dipende da tanti fattori per i quali scrivere in Inglese può andare dal “lascia stare è una perdita di tempo” a “ma sei ancora lì che ci stai pensando?”. 😉

    Di sicuro se volessi tornare alla lingua Italiana non credo che farei un sito multilingua, proprio per le difficoltà descritte da Riccardo.

    Io su Internet scrivo quasi totalmente in Inglese e consiglio caldamente ai Colleghi Psicologi di fare altrettanto, o almeno provarci.

    Quando è consigliabile scrivere in Inglese?

    Qui calza a pennello la metafora dello stagno di palude e l’oceano.

    Prima di tutto se il tuo settore professionale in Italia è stra-saturo ed intasato e le risorse per esso disponibili sono prosciugate.
    In questo caso scrivere in Inglese è un po’ come uscire da uno stagno di palude ed entrare in un oceano, con i pro e i contro.

    Altro elemento è la differenza di mentalità, almeno per ciò che riguarda i temi più Sociali (nel senso di Servizi Sociali).

    In Italia ti chiedono una mano, all’estero ti propongono una partnership, con tutte le differenze che comporta…sia in termini di valutazione della tua Professionalità che di compenso economico.

    Questa differenza di mentalità si riflette anche su altri elementi.

    Ad esempio all’estero è più facile entrare in contatto con personaggi di un certo livello, sicuro che otterrai risposta.
    E sei sicuro che valuteranno la tua idea in base al loro reale valore e non in base alle tue conoscenze e giri politici.

    E questo a sua volta si riflette sulla modalità di scelta del collaboratore, più legata ad una reale ricerca della risorsa migliore che al ricorso all’amico dell’amico.

    Certo devi conoscere l’Inglese che, sebbene debba comunque essere di un certo livello, potrebbe essere in realtà un falso mito.

    Se vuoi fare il copywriter oppure farti conoscere dalla Harvard o MIT allora devi essere ineccepibile.
    Per tutto il resto puoi permetterti un livello più basso: quando alcuni mi fanno notare che io non conosco l’Inglese da madrelingua rispondo sempre “Neanche loro”. 🙂

    A meno che tu non voglia interessare gli Inglesi (una piccolissima percentuale nel panorama globale del Web), puoi permetterti di rilassarti.
    E gli Americani? Tranquilli: non lo conoscono neanche loro… 😀

    Ci sono poi ambiti professionali (come la Psicologia) in cui le persone sono più interessate al contenuto che non alla grammatica o alla qualità di un video (e lo dico per esperienza).

    Ripeto: ovvio che un minimo di decenza è richiesta!

    Tutto questo se si vuole approdare al Mercato internazionale, altrimenti no: scrivere in Inglese per aumentare le visite e visualizzazioni del Mercato italiano è tanto una perdita di tempo quanto controproducente.

  7. Non ho mai pensato si scrivere in inglese proprio per i motivi che evidenzi. Certo ho delle interviste in lingua inglese, come ho anche alcuni articoli tradotti, ma penso che per scrivere in una determinata lingua bisogna essere in grado di pensare con quella lingua

  8. Buonasera Riccardo.
    Realizzare blog con il supporto multi lingua non è un problema, Worpress, Liferay, Drupal o altri sono ormai da tempo bravi a gestire contenuti multi lingua e con semplicità. Anche dal punto di vista SEO i maggiori plugin hanno il supporto per il multi lingua.

    Riguardo la scrittura hai pienamente ragione ma nel mio caso è più semplice grazie al tipo di argomento, si tratta di scrivere in inglese tecnico informatico, raramente faccio uso di giochi di parole, metafore o altri costrutti complessi. Spesso faccio il contrario per alcuni articoli, primo scrivo in inglese e poi faccio la versione in lingua italiana. Un metodo che adotto per migliorare la mia scrittura è quello di leggere libri in lingua inglese che trattano gli argomenti da me trattati. Altre risorse che potrei segnalare a riguardo sono:
    1. Scrivere in inglese (soprattutto sul web) di Chiara Di Loreto
    2. Scrivere un articolo tecnico-scientifico di Alberto Falossi
    3. Come scrivere un articolo tecnico in inglese di Antonio Strozzi

    La diffusione degli articoli tramite i miei canali sociali (twitter, Google+, LinkedIn) in lingua inglese avviene cosi come per quelli in lingua italiana, unico account, non ho account differenti per lingua, altrimenti la gestione diventerebbe troppo onerosa, per semplificare in genere utilizzo Buffer. Da qualche tempo, LinkedIn consente di gestire il proprio profilo in multi lingua.

    Il mio blog (come sai) tratta argomenti in ambito tecnico/informatico, è stato quindi per me quasi naturale pensare ad un blog in multi lingua, i miei contenuti sono rivolti a tutti. Dalla mia personale esperienza e da quella dei miei lettori ho notato che gli informatici italiani effettuano ricerche direttamente in lingua inglese. Scrivendo in lingua inglese ho ricevuto parecchi feedback positivi e per articoli scritti solo in lingua italiana ho ricevuto richieste da lettori non italiani di scrivere la versione inglese.

    Cercando di concludere questo lungo commento, direi che rendere il blog multi lingua è d’obbligo quando il proprio obiettivo è uscire fuori dal nostro continente con la consapevolezza che il lavoro richiesto non è affatto semplice.

  9. La butto lì: e se l’obiettivo del blog in inglese (possibilmente su un altro dominio .com) sia quello di generare profitti tramite AdSense e banner vari? Vista la possibilità di ottenere più visite grazie ad un enorme bacino d’utenza (da vedere come raggiungere, se con SEO, SMM ecc.), si potrebbe pensare al blog inglese come uno strumento extra per monetizzare. Così si può lasciare il blog italiano pulito e dedicato a migliorare personal branding e ottenere contratti lavorativi nel settore, e aggiungere una entrata in più tramite un progetto alternativo che ripropone molti dei contenuti principali in lingua inglese.

    Potrebbe essere un plus interessante, ma bisogna sempre valutare se il gioco vale la candela!

  10. Blogger in inglese non è semplice. Come mi ha insegnato il mio percorso universitario, non si tratta meramente di tradurre in inglese ciò che pensiamo o abbiamo scritto in italiano; si tratta, invece, di tradurre la nostra cultura in quella britannica… E non è sempre così facile. Una volta, per esempio, nella mia intricata carriera universitaria che mi ha portato alla laurea in lingua e letteratura inglese, mi è capitato di dover tradurre “vigile urbano” e, salvo poi scoprire che si può dire “traffic cop” cioè poliziotto del traffico, l’ho tradotto come “policeman” cioè poliziotto… Perché a mia memoria i vigili urbani esistono in Italia, ma non nei paesi anglosassoni. Ed ecco qui la traduzione fra culture, che però è qualcosa di molto più complesso e multisfaccettato.
    Detto questo, e consapevoli di queste difficoltà, perché non provarci? Tuttavia da parte mia consiglio preventivamente di affacciarsi su Twitter: seguire vere e proprie conversazioni tra coetanei britannici o capire lo slang della star del cuore ci può aiutare, ci forgia e ci aiuta a capire che l’inglese usato quotidianamente dai britannici non è sempre quello ipertensione regolato che impariamo sui banchi di scuola.
    Happy English everybody! Buon inglese a tutti!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *