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L’Inbound Marketing non teme ad blocker

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In questi giorni non si parla d’altro. iOS 9 permette di usare gli ad blocker su Safari per fermare i banner pubblicitari, e il mondo dell’advertising trema. In realtà questo non è un problema recente: è solo l’ultimo tassello di un declino ormai noto. Ovvero, i banner pubblicitari stanno perdendo potere.

Lo studio di Nielsen del 2013, dedicato alla fiducia dei consumatori nei confronti dell’advertising, ha dato un duro colpo al mercato dei banner: sono una fonte di pubblicità poco affidabile, perfino le inserzioni sui giornali sono più credibili. Questo perché le pubblicità spesso bombardano il lettore, impediscono la lettura, interrompono la fruizione dei contenuti con banner inutili.

inbound marketing

Pianifichiamo la tua inbound marketing strategy?

Ecco i presupposti della banner blindness. Ovvero al capacità del lettore di ignorare la pubblicità attraverso schemi cognitivi, delle scorciatoie mentali. Obiettivo? Risparmiare tempo, ottimizzare le risorse. Il mondo è pieno di stimoli, e per organizzare il tutto la mente ha bisogno di schemi.

Quando un utente trova un nuovo sito mette in pratica gli schemi predefiniti per evitare le perdite di tempo. Ovvero le pubblicità, i banner. Ecco perché molti siti web ormai evitano di mettere le pubblicità nella sidebar: è la classica posizione, quella che viene bypassata senza pietà.

La soluzione: inbound marketing

Meglio inserire i banner dove il lettore immagina di trovare le informazioni giuste, meglio inserire la pubblicità nel testo. Sul testo. Proprio come non suggerisce di fare Google. Risultato: noia, fastidio, abbandono, lettori che decidono di non seguire più il tuo blog. E uso massiccio di Ad Block.

Inbound Marketing

Esempi positivi e negativi: dove inserire le pubblicità.

La mia domanda è semplice: perché ci scandalizziamo? Perché tanta attenzione intorno al problema? Lo so, ci sono tante persone che vivono con la compravendita della banner ads, ma c’è un problema di fondo: a nessuno piace la pubblicità. Soprattutto quando è una pubblicità inutile, invasiva, al limite dello spam e che impedisce al lettore di leggere le informazioni che sta cercando.

Il social web ci spinge a trovare una risposta a ogni problema su Google, poi ci impone la pubblicità sui risultati di ricerca. La soluzione per gli utenti si chiama Ad Block, quella per chi ha bisogno di promuover il proprio nome porta un nome diverso: inbound marketing. Sai di cosa sto parlando?

Cosa è l’inbound marketing: ecco la definizione

L’inbound marketing è una strategia che capovolge la prospettiva pubblicitaria. L’outbound marketing rappresenta l’insieme di tecniche che tendono a interrompere la fruizione del contenuto, a invadere la vita del potenziale cliente. L’inbound marketing fa l’esatto contrario: è il cliente a trovare l’azienda quando ne ha bisogno. E questo accade sul web grazie a una serie di strumenti.

inbound marketing

In questa grafica di Moz puoi individuare i due versanti: inbound marketing e interruption marketing. Da un lato hai la pubblicità classica, quella basata sull’interruzione dell’utente che prevede un’ampia disponibilità economica. Dall’altro lato, invece, hai l’inbound marketing con una serie di strumenti che riconoscerai: blog, SEO, Social media e PPC.

Sì, anche i contenuti sponsorizzati sono Inbound Marketing. Così come lo sono il native advertising e lo storytelling. La grande differenza tra outbound e inbound marketing è nello strumento, ma soprettutto nella strategia di fondo: aiutare il prossimo, guadagnarsi il privilegio di entrare nei suoi interessi.

Il PPC è uno strumento che mi permette di pagare per essere presente, ma l’obiettivo è questo: farsi trovare quando l’utente ha bisogno di te. E non bombardare il lettore con messaggi morbosi e senza un reale collegamneto con le sue esigenze. Il mondo del banner advertising può offrire questo?

Per approfondire: come aumentare le visite del blog.

Perché devi puntare sull’inbound marketing?

Perché si basa sul content marketing, sulla creazione di contenuti utili al potenziale cliente. Quindi su una virtuosa conquista della fiducia giorno dopo giorno, sul bisogno di rispondere a un’esigenza specifica. Devi diventare indispensabile, devi diventare la risposta che le persone cercano per risolvere problemi, trovare informazioni, acquisire esperienze e vivere nuove emozioni.

L’inbound marketing rigetta l’intrusione, gira intorno al problema dei banner pubblicitari resi invisibili da ad blocker e diventa contenuto. Contenuto utile. Contenuto lontano dalle forme banali di autoreferenzialità che si ritrovano anche nei testi. Già nel 1997 Nielsen puntava il dito contro l’uso del linguaggio promozionale e lo indicava come causa di distrazione.

Le persone leggono e traducono quello che hai scritto, riescono a bypassare anche la fuffa scritta e non solo i banner. Leggono, scoprono il testo il testo promozionale e rallentano la lettura perché contestano le iperbole utilizzate da questo linguaggio artificiale.

“Our conjecture to explain this finding is that promotional language imposes a cognitive burden on users who have to spend resources on filtering out the hyperbole to get at the facts. When people read a paragraph that starts “Nebraska is filled with internationally recognized attractions,” their first reaction is no, it’s not, and this thought slows them down and distracts them from using the site”.

Il significato dell’inbound marketing si trova in questo passaggio. Il tuo obiettivo come blogger è quello di creare un calendario editoriale fatto di contenuti utili al lettore. Non c’è spazio per i banner che invadono i testi con luci e colori, ma non c’è neanche spazio per testi autopromozionale.

Il motivo? Il cliente non è uno stupido, il cliente è tua moglie. Non racconteresti bugie a tua moglie, non raccontarle alla mia. Questa frase di David Ogilvy risponde alla domanda. Chi legge i tuoi contenuti capisce la presenza di fuffa, e cancella senza pietà il tuo nome dalle fonti utili.

Attraverso un blog puoi sfruttare il principio dell’inbound marketing: creare dei contenuti, pubblicizzarli attraverso SEO e social media marketing per intercettare prima lettori interessati, lead e prospect da trasformare in clienti. In ogni passaggio ci sono contenuti da pubblicare e rapporti da curare.

Per approfondire: come guadagnare con il tuo blog.

I vantaggi dell’inbound marketing

Ci sono diversi vantaggi nell’uso delle strategie di inbound marketing. Il primo: la possibilità di puntare su un processo fatto di interesse reale nei confronti di un impegno concreto nel content marketing. Non si tratta di guadagnare click per sfinimento, perché le persone non riescono a chiudere il banner.

Con l’inbound marketing punti a un interesse reale. Ma soprattutto – e questo è il vero vantaggio – cerchi di trasformare ogni cliente in un evangelista. In una persona che diffonde il verbo.

Garda il grafico Hubspot dedicato al processo di inbound marketing. Lo straniero diventa visitatore grazia al blog, poi lead e customer grazie a un buon uso delle landing page. L’ultimo passaggio è quello della delizia. Devi coccolare il contatto con contenuti utili e diversificati in base alle esigenze.

inbound marketing

Devi fare lead nurturing, devi nutrire il contatto con contenuti utili prima e dopo l’acquisto. In questo modo diventa promoter, una persona che parla bene del tuo brand. Seth Godin è chiaro sul punto: “Horizontally spread ideas are far more effective than top-down vertical advertising”.

La comunicazione orizzontale, da persona a persona, è molto più efficace della pubblicità verticale. Ed è questa la grande rivoluzione dell’inbound marketing: prendersi cura del cliente, fare in modo che in ogni fase del processo di vendita sia accompagnato da contenuti di qualità: articoli, tutorial, ebook, case study ma anche statistiche, webinar, video tutorial, documenti ufficiali, coupon, versioni demo.

Risorse utili

E tu fai inbound marketing?

Secondo te questa strategia funziona? Conviene puntare sull’inbound marketing? Veramente è la soluzione per combattere la crisi della pubblicità tradizionale? La mia idea è sempre stata al fianco della strategia inbound marketing: qual è la tua idea? Lasciala nei commenti, come sempre.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

5 Comments

  1. Il problema nasce quando si scrive articoli fini a se stessi o si gestisce un blog di news o recensioni. Se utilizzati in maniera “educata” ed utile al lettore, i banner pubblicitari svolgono un ruolo importantissimo per il web come lo conosciamo oggi. Molti siti di informazione offrono i loro contenuti gratuitamente proprio grazie ai proventi ottenuti da tali banner. Sinceramente, a patto che questi non risultino invasivi e che non compromettano l’utilizzo del sito, preferisco che si continui con l’utilizzo degli ads piuttosto che essere costretto a pagare una sottoscrizione a pagamento per poter accedere agli articoli. Talvolta tali banner possono addirittura risultare interessati, altre volte decisamente meno ma in quei casi credo basti ignorarli. Comunque mi trovo in gran parte d’accordo con quanto affermato nell’articolo. I blog autopromozionali o autoreferenziali, non hanno bisogno di banner pubblicitari, tutt’altro. Si potrebbe addirittura correre il rischio di dare maggiore visibilità alla concorrenza.

    • I banner possono essere interessanti? Certo, tutto dipende dalla user experience e dalla qualità del contenuto. Quando avevo adsense bastava inserire la parola chiesa in un articolo per avere le pubblicità di radio maria. Non è possibile lavorare in questo modo, rischi di vanificare tutto il lavoro. Meglio lavorare sulla qualità dei contenuti: io oggi lavoro come webwriter e formatore, e lo faccio solo grazie al mio blog.

  2. Ciao Riccardo. L’inbound marketing è il futuro, ma è ancora in una fase embrionale nel nostro Paese. Ed hai ragione: la pubblicità che mette al centro il consumatore, anziché il prodotto, non dovrà mai temere nulla, ancor meno gli ad block.
    Purtroppo, le potenzialità del funnel di Hubspot (lo conosco a memoria quel grafico finale) non tutte le aziende ancora le percepiscono come un modo per incrementare davvero valore e fatturato.
    Tu che ne pensi?
    A presto!

  3. Salve, intervengo anche io in questo ottimo articolo per dire la mia. Innanzitutto, secondo il mio parere il mercato dei banner può ancora essere un mercato interessante. Io, per esempio, ho acquistato il mio PC tramite una pubblicità su un sito di news informatiche. Devo dire che se non avessi visto quella pubblicità avrei preso un altro PC forse meno performante di questo che ho ora ad un prezzo maggiore. Lasciando da parte questi piccoli dettagli sono estremamente contrario all’utilizzo di strumenti come ADBlock. AdBlock a mio avviso dovrebbe avere una politica totalmente diversa e “accettare” i network seri come per esempio “Adsense”. Ovviamente a nessuno piace vedere banner che ti “sparano” audio appena entrato in un sito, sono quelli che odio maggiormente. Un sito pulito, che rispetta l’utente perchè deve essere penalizzato anche lui? Adblock attacca tutti, buoni e cattivi indifferentemente da tutto. Inutile parlare della whitelist, da molti inesistente. Una volta che elimina tutte le pubblicità perchè accettarne altre? La maggiorparte degli utenti per noia non setterà mai una whitelist su adblock. Adblock è diventato uno strumento di comodo. Uno strumento che ti offre la possibilità di eliminare tutta la pubblicità e di usufuire di contenuti, video, etc del tutto gratuitamente. Per esempio youtube ha sostituito la televisione. Se tutti filtrano le pubblicità il servizio youtube come tanti altri CHIUDE e allora torniamo a vedere PIPPO BAUDO e un posto al sole. Adblock nato come un sistema “Democratico” che tra l’altro non è, mina la libertà di altre persone.

  4. Ciao, ovviamente sto dalla parte dell’inbound marketing tutta la vita 🙂
    Non disdegno comunque banner NON invasivi, discreti, che si incorporano bene nel design della pagina e che non disturbano la fruizione del contenuto. Inoltre il banner dovrebbe puntare a risorse davvero valide e quindi essere veramente un valido suggerimento. (Su un sito di cui ho grande fiducia nell’autore non mi aspetto di trovare pubblicità a “robaccia”. L’autore del sito in cui ripongo fiducia è per me un filtro che mi garantisce una certa bontà del prodotto promosso dal banner e quindi sono anche più portato a tolleralo e a cliccarci volentieri per scoprire di che cosa si tratta, ma “guai a lui se poi è fuffa”).. eheh!
    E comunque ripeto per concludere: inbound marketing, sempre!
    Ciao!

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