C’è un momento in cui decidi di aprire un blog. I motivi sono diversi. Lo puoi fare per perdere tempo, per organizzare gli appunti universitari, per sfidare i tuoi limiti. O per raccontare al pubblico le tue esperienze, le tue passioni. Il tuo mondo. Il blog nasce così, come diario personale.

Poi si evolve. All’improvviso il blog diventa protagonista delle strategie online, conquistando un posto d’onore nell’inbound marketing. Il blogging non è la ricetta per risolvere qualsiasi problema, ma è la strada più veloce per creare e pubblicare contenuti online. Il motivo di questo successo?

blog professionale

Aprire un blog è semplice, ci sono servizi gratuiti che ti permettono di avere un blog online in 2 minuti. E con i CMS già installati puoi avere un self hosted con pochi click. Di solito i corporate blog hanno le idee ben chiare. Molti blogger, invece, iniziano con un diario personale che poi si trasforma in blog professionale. Qual è la vera differenza? Qual è la differenza tra diario e blog professionale?

C’è un campanello che suona quando il passatempo pomeridiano diventa un blog degno di questo nome? Dal mio punto di vista, in base all’esperienza personale e a quella che ho immagazzinato durante i corsi di blogging, sono 5 le differenze tra un diario personale e un blog professionale.

1. Piattaforma

Mi farò qualche nemico, ma questa è la mia idea. Immutabile nel tempo. Un blog professionale gira su una piattaforma in grado di offrire tutti i requisiti necessari a un blog degno di questo nome. Quindi:

  • Sicurezza.
  • Possibilità di intervenire sul codice.
  • Ottimizzazione SEO.
  • Disponibilità di plugin.
  • Disponibilità di temi.
  • Community sviluppata.
  • Proprietà dei contenuti.

All’inizio posso iniziare a prendere confidenza con altre piattaforme, poi devo passare a una soluzione self hosted con dominio. Devo essere io il proprietario del blog, devo avere in mano la situazione. E devo gestire tutti i punti per migliorare l’estetica e la funzionalità del blog.

Un blog professionale usa un CMS (spesso WordPress) su un server indipendente e ha un dominio di proprietà. Ti consiglio di iniziare a bloggare su un self hosted: la migrazione non è mai una passeggiata. Poi devi scegliere con cura il nome del dominio: ecco qualche tool utile.

2. Continuità

Un blog professionale ha un calendario editoriale. E gestisce i contenuti con continuità. Questo significa che non è una meteora, non vede la scrittura e la pubblicazione come eventi sporadici. Non scrive a tempo perso, ecco. Crea contenuti di qualità per un pubblico che vuole fidelizzare.

Il blogger ha degli obiettivi, e li segue attraverso la scrittura. Non è semplice sport, non è perdita di tempo. Un blog professionale ha un calendario, ma soprattutto lo rispetta giorno per giorno.

3. Ascolto

Qui andiamo sul tecnico. Il blogger della domenica si sveglia, guarda fuori dalla finestra, vede un cane che insegue un gatto e decide di scrivere un articolo sulle difficoltà della vita. Così, a sensazione. D’altro canto è il suo blog, è la sua vita digitale. Chi glielo vieta? Non ha uno scopo ben preciso.

Gli articoli di un blog professionale, invece, nascono da un lavoro di ascolto. Anzi, da un lavoro di osservazione delle esigenze del pubblico. Hai un blog dedicato al web writing? Devi scrivere articoli in grado di dare risposte chiare a chi segue questo tema. Soprattutto, devi scrivere contenuti in grado di attirare e conquistare le persone che hanno bisogno di un webwriter.

Come si ascoltano le esigenze del pubblico? Dati qualitativi e quantitativi, lavoro nelle community per individuare le esigenze e analisi delle query per scoprire le ricerche del pubblico. Metti tutto insieme e condisci con Google Analytics. È un lavoro lungo e complesso. Ma anche divertente e appagante.

Per approfondire: come scoprire e risolvere i problemi della tua nicchia.

4. Autorevolezza

Un blog professionale è autorevole. Questo significa dare un valore in più ai contenuti, significa fare in modo che gli articoli si allontanino il più possibile da ogni forma di click baiting selvaggio. E che le notizie siano verificate, riportate senza veli di incertezza. Certo, può esserci la lettura professionale.

Un blog professionale deve essere portavoce di contenuti autorevoli. Deve essere riconosciuto come blogger autorevole. Come? In primo luogo mettendoci la faccia, lavorando senza misteri sulla tua identità. Una pagina about me con foto è indispensabile, così come è utile avere una pagina contatti e un account Gravatar per riunire tutte le tue identità con un’unica immagine.

Per approfondire:

5. Obiettivi

Questo è il punto chiave. Il blog professionale ha degli obiettivi concreti. L’autore non scrive per perdere tempo, non vuole emulare Jack Kerouac o Charles Bukowski: deve raggiungere un obiettivo e costruire qualcosa di concreto per la sua attività. Ad esempio:

Forse preferisce portare lead sulle sue landing page per conquistare nuovi clienti, o posizionare determinati contenuti ottenendo link di qualità. Tutto dipende dalla strategia che ha pianificato: il blog non è indispensabile, ma può essere utile ad aziende e a freelance per ottenere una visibilità difficile da conquistare in altro modo. Ma è questa la differenza tra un diario e un blog professionale: l’obiettivo concreto.

E tu hai un blog professionale?

Hai capito dove voglio arrivare, vero? L’obiettivo fondamentale è guadagnare con il blog. Questa è la base. Un blogger riesce a definire degli obiettivi precisi (ultimo punto) e a trasformare la propria attività online in denaro. In modo diretto o indiretto. Questa è l’essenza del blog professionale.

Poi viene il resto, poi c’è la qualità dei contenuti e la possibilità di individuare subito l’autore dei post. Poi c’è la continuità, l’estetica, la possibilità di sfruttare una piattaforma valida. Tutto viene dopo. Per me il carattere di un blog professionale è semplice: monetizzare contenuti autorevoli.

Secondo te, invece? Sei d’accordo? Lascia la tua opinione nei commenti.

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Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

14 COMMENTI

  1. Il mio blog è nato nel 2009 senza una strategia, senza un obiettivo, senza un piano..avevo solo voglia solo di vedere di cosa si parlava, volevo sperimentare, volevo vedere come funzionava questo famoso blog.

    Pubblicavo qualche post al mese argomenti vari, senza un filo logico…poi ad agosto 2011 c’è stato un “click”, qualcosa è scattato, che ha cambiato la storia del blog. Ho visto che comunque, anche se non mi impegnavo molto, il blog qualche interesse lo suscitava (specialmente i post howto tecnici) e allora ho deciso di farlo diventare qualcosa di serio.

    Da quel momento ho iniziato a frequentare la blogosfera, leggere libri, studiare, provare, sbagliare, provare, sbagliare e provare ancora. E adesso, nel 2015, il blog è qualcosa di costante e serio con molte soddisfazioni (e non intendo solo in views) .

  2. Io ho un diario quotidiano, quello volevo e quello ho, ma di certo col tempo si è evoluto.
    Quindi, un paio di questi cinque punti sono categorici anche per me, ma il Moz O’Clock resta (e deve restare) il blog che è.

    Non è manco escluso che non si possa guadagnare anche così, secondo me.
    Anzi, di certo ci sono più probabilità che guadagni qualcosa io piuttosto che l’ennesimo blog che scimmiotta il tuo, con zero commenti e poche visualizzazioni per articolo… insomma, un blog professionale tecnicamente, ma che non blogga affatto 😉

    Moz-

    • Concordo con Miki, che conosco e seguo da tanto proprio per il suo stile personale e ben definito.
      Vero, un blog professionale dovrebbe avere determinate caratteristiche, ma quanti blog con le caratteristiche da te elencate hanno un engagement pari a zero e pochissimi commenti, sebbene si sforzino invano di costruire un pubblico fidelizzato? Ho visto moltissimi blogger negli ultimi tempi seguire alla lettera i “passi” per dare al proprio blog una veste professionale, ma il contenuto e l’interazione non cambiano.
      E al tempo stesso mi vengono in mente diversi blog “fuori dalle righe” che riscuotono un incredibile successo. Quindi sì, diciamo che questa è la regola generale, ma non mancano le (numerose) eccezioni 🙂
      Per quanto riguarda il piano editoriale sono d’accordo, ma spesso alcuni blogger finiscono per stravolgere la propria natura e il proprio stile per assecondare il pubblico e Google. Per me è necessario un giusto equilibrio tra quello che i lettori cercano e ciò il blogger ha da raccontare.
      Io, per scelta, ho deciso di non stravolgere il mio blog né rendere i miei contenuti “costruiti”. Non escludo cambiamenti in futuro, ma l’essenza e lo stile del blog resteranno gli stessi.
      Ovviamente questo è solo il mio pensiero, sicuramente da molti opinabile.

    • Un giorno ti porterò come case study ai miei corsi, te lo giuro.

      Riuscire a guadagnare con quello che scrivi? Può essere un’idea, ci riusciresti sicuramente. Anche se lavori con blogspot. Forse ho dimenticato un punto in questa lista: la passione. Devi portare avanti quello che ti piace, quello che racconteresti ogni giorno agli amici. Questa è la ricetta migliore per essere professionale.

  3. Riccardo aggiungo un altro elemento: un blog professionale utilizza la convergenza dei canali social e mobile.
    L’autore pubblicizza i suoi contenuti sui social media ed ha sicuramente un app con l’obiettivo di far confluire sul sito il traffico multicanale.

  4. Per me i punti essenziali sono 3 e 5. E la differenza, per quanto mi riguarda, la fa questo pensiero: “macchissenefrega”. Se leggendo un post mi spunta la nuvoletta con un macchissenefrega di quello che mi stai dicendo, allora cambio strada. Perché molto probabilmente ho gli occhi puntati su qualcosa di autoreferenziale.
    Attenzione: non si tratta solo di farsi seguire/leggere da chi condivide i tuoi stessi interessi. Si tratta di incuriosire e trattenere anche chi capita sul tuo blog per un qualunque motivo e ci resta perché scova qualcosa che potrebbe essergli utile. Vuoi una soluzione a cui non aveva mai pensato, vuoi un diverso modo di considerare un problema.
    Insomma, per me vale la regola del plus di conoscenza. Se mi aiuti a capire, approfondire, sapere e scoprire, allora ti seguo. Altrimenti leggo un romanzo. Ché forse le vicende di Ivan Il’ič sono più interessanti delle tue.
    Insomma, è sempre la stessa storia: occhio agli altri ma con tanta personalità. Questo per me è fare blogging (e in fondo è quello che dice anche Moz) 🙂

    • Ma come faccio a capire ciò che ti incuriosisce, ciò che ti interessa, ciò che ti permette di rimanere sul post invece di leggere quel simpaticone di Tolstoj?

      La lancio io a te la domanda.

      • Tu da blogger lo capisci attraverso gli strumenti che hai citato. Io da lettrice ti dico che se pubblichi la scaletta quotidiana delle tue passeggiate o dei tuoi caffè al bar o delle tue gitarelle in barca senza offrirmi un surplus di conoscenza che mi sia utile, dopo qualche post passo a Lev 😉

  5. Concordo in “quasi” tutto: un’analisi lucida e oggettiva. Dissento – sommessamente – solo in un punto, l’ultimo, che peraltro evidenzi come l’obiettivo fondamentale: il guadagno. Comprendo appieno che per molti sia una giusta e meritata fonte di reddito lavorativa, ma è il fatto di porre il discrimine dell’introito pecuniario per definire professionale un blog quando comunque possiede i connotati che hai elencato (indispensabili). In questo modo quella fetta – sempre più sparuta – di narratori impegnati che fanno della scrittura un’attività altamente professionale sarebbero riconducibili a un livello amatoriale, soltanto perché non percepiscono un guadagno. Si applica l’ormai diffusa considerazione che valga – ovvero sia professionale – ciò che è monetizzabile. Secondo me è limitante, sebbene in linea con il pensiero predominante in tutti i campi dell’attività umana, soprattutto in ambito narrativo, artistico, culturale in genere.

    • Ciao Luca,

      Capisco il tuo punto di vista. La mia idea di “professionalità” è estrema, ma non al punto di ignorare l’artisticità ci certi blog che non hanno scopo economico. Però un punto devo precisare: non percepiscono un guadagno o non provano a percepire un guadagno?

      Voglio dire, forse quello che fanno – quello che scrivono – è professionale. Ma non sfruttano il blog in modo altrettanto professionale per vendersi. o per ottenere dei ricavi.

  6. Il mio (da pochi mesi migrato su self host) è nato come blog professionale con intento di divulgare in modo comprensibile a tutti ciò di cui mi occupo. Purtroppo è una parte del mio lavoro per cui non riesco né a dare continuità di pubblicazione (vado ancora di pancia) né ad avere un piano editoriale. Non miro a guadagnare direttamente dal blog ma ad usarlo come veicolo di promozione professionale per ampliare le mie attività offline. Non ho chissà quale seguito ma quando incontri qualcuno che non conosco e che mi dice che sa chi sono perché segue il mio blog ne sono lietissima.
    Vedo dalle statistiche quali post attirano più visite ma non voglio polarizzarmi (sicuramente sbagliando) solo su quei temi visto che non sono gli unici. Non essendo una professionista della scrittura, non riesco a scrivere senza una ispirazione. Se mi impongo un tema che non sento non riesco a svilupparlo. E si sente che manca di passione (il punto che hai aggiunto nei commenti).
    Però grazie a dritte come le tue di sicuro ho migliorato il mio modo di gestire il blog rispetto all’inizio.

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