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Il blog di un freelance: 5 elementi indispensabili

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Non è facile creare il blog di un freelance, lo so bene. Ma è indispensabile.

La tua idea è semplice: devi creare un blog per promuovere la tua attività freelance. Hai deciso di abbandonare il posto fisso e vuoi lanciarti in questa nuova avventura. Vuoi tentare la strada freelance. Sai cosa? Hai la mia benedizione, forse questa è la scelta giusta.

Il blog di un freelance

Dico “forse” perché la certezza non appartiene a questo mondo. Diventare freelance è come fare un salto nel vuoto: non avrai mai la sicurezza assoluta, ma senti che questa è la strada da seguire. Vuoi diventare freelance, e vuoi sfruttare la forza del blog: rientra nella logica inbound marketing.

Farsi trovare dai potenziali clienti quando ne hanno bisogno, quando cercano qualcosa che tu puoi offrire. In questo modo aggiri il vicolo cieco della pubblicità classica, ti fai trovare grazie ai contenuti di qualità, mostri le tue competenze, crei un curriculum online sempre aggiornato.

L’idea di avere un blog per promuovere la tua attività di freelance è perfetta. Ma come strutturare il blog di un freelance? Quali sono gli elementi che non possono e non devono mancare nel tuo progetto? Vuoi promuovere la tua professionalità: ma hai tutte le carte in regola? Ecco tutti i punti da rispettare.

1. Hosting e dominio

Primo passaggio: compra un hosting, compra un dominio e crea il tuo impero con WordPress. Il blog di un freelance non può basarsi su piattaforme gratuite, su progetti validi ma comunque legati a logiche proprietarie. Devi avere massima disponibilità del codice, devi sfruttare la forza dei plugin.

Soprattutto, devi presentarti con un blog professionale. E la professionalità passa anche dall’acquisto di una piattaforma proprietaria. Non hai le competenze necessarie per gestire server, hosting e diavolerie varie? Impari, non è difficile. O compri un hosting con CMS preinstallato.

Anche la scelta del dominio è decisiva. Come deve essere? Cosa scelgo? Se vuoi puntare sulla tua attività freelance puoi acquistare un semplice nomecognome.it, oppure puoi sfruttare (come ho fatto io) un nome che racchiuda il tuo progetto, il tuo brand. Le regole fondamentali di un dominio:

  • Facile da leggere.
  • Facile da pronunciare.
  • Facile da scrivere.
  • Facile da ricordare.

Inoltre assicurati che non ci siano giochi di parole, casi di omonimia, concetti e prodotti sconvenienti legati al nome che vuoi scegliere. Scoprire solo dopo l’inizio del tuo lavoro che il nome che hai scelto per il tuo dominio è vicino alle fantasie di una determinata subucultura… meglio usare Google a fondo, ecco. Questi imprevisti costano molto in termini di rebranding.

2. Design professionale

Ok, come sempre l’abito non fa il monaco. Ti puoi nascondere dietro questa massima fino alla fine dei tuoi giorni, ma la verità è un’altra. I lettori arrivano sul tuo blog e valutano un insieme di elementi. I contenuti di qualità fanno la differenza, è vero. Ma anche l’occhio vuole la sua parte.

[pullquote align=”left” cite=”” link=”” color=”” class=”” size=””]L’abito non fa il monaco (ma sul web sì).[/pullquote]E la tua professionalità si deduce anche dal design che scegli per il tuo blog. Non devi diventare un web designer rivoluzionario, non devi fare la storia delle linee e dei colori. Devi solo scegliere un template pulito, basato su colori semplici e che richiamino il tuo brand. Non è facile vero?

Puoi sfruttare uno dei tanti store per acquistare un tema, e puoi adattarlo alle tue esigenze. Oppure puoi investire parte dei tuoi averi per creare, insieme a un web designer professionista, il blog dei tuoi sogni. Essere freelance vuol dire anche questo.

Per approfondire: le qualità vincenti di un freelance.

3. Le pagine giuste

Un blog è fatto di contenuti, e questi contenuti si dividono in due grandi famiglie: post e pagine. Inizio proprio dall’ultima opzione. Le pagine rappresentano dei contenuti fissi, immutabili, particolarmente importanti per l’autore. E il blog di un freelance deve avere queste pagine:

  • Chi sono – Impossibile lavorare in questo settore senza un’adeguata presentazione.
  • Contatti – Voglio contattarti, dimmi come. Lascia tutti i contatti qui.
  • Portfolio – Sì, devi mostrare i tuoi lavori migliori. Quelli che raccontano la tua storia.

Manca qualcosa? Certo, mancano le landing page. Le pagine che permettono al visitatore di diventare lead, un utente interessato al tuo lavoro. Senza landing page non esiste freelance, eppure sono tanti i progetti che ignorano questo punto. Che pretendono di generare clienti con la pagina contatti.

Certo, qualcosa arriva. Ma tu hai bisogno di una calamita per trovare clienti online. E questa calamita si chiama landing page. Anche la logica dell’inbound marketing ruota intorno a queste risorse: trova gli interessi del pubblico, crea contenuti di qualità, intercetta traffico qualificato e portalo sulle landing.

4. I post giusti

Ci sono le pagine e ci sono i post. Come ho sottolineato anche nel mio libro, quando crei il tuo piano editoriale devi considerare gli obiettivi da raggiungere. Vuoi scrivere a caso? Ti piace l’idea di avere un diario personale? Perfetto, il blog di un freelance è diverso. Ha bisogno di obiettivi.

E per raggiungere gli obiettivi di un blog hai bisogno di tempo. Ma soprattutto devi farti delle domande:

  • Cosa vuoi ottenere dal tuo blog?
  • Quanto tempo vuoi investirci?
  • Hai degli obiettivi intermedi?
  • E degli obiettivi secondari?

Mi spiego meglio. Tutti vogliono guadagnare con il blog. Anzi, vogliono trovare nuovi clienti. Sacrosanto. Ma cosa devi fare? Quali sono le azioni materiali per ottenere questi risultati? Devi differenziare i post. Proprio come suggerisco nel metodo a piramide. Ci sono articoli pensati per posizionarsi e farsi trovare da determinate ricerche, altri per fare community.

Altri ancora per soddisfare esigenze di nicchia.

Post lunghi e complessi si posizionano bene, generano traffico e lead qualificati. Ma ricevono pochi commenti e condivisioni. Altri post fanno cascare i social per il numero di condivisioni e ospitano grandi conversazioni. Non generano però traffico qualificato, quindi non generano lead.

Sono post differenti, hanno ruoli diversi. Magari il post con lunghe conversazioni viene condiviso e incrocia l’attenzione di un blogger che lo linka. Ricordo il caso Report della Moncler: ho guadagnato una decina di link di qualità, anche da testate nazionali. Quel post non mi ha portato clienti diretti, ma i link fanno sempre bene. Post differenti con obiettivi differenti: questa è la strada da seguire.

Da leggere: come organizzi il calendario editoriale?

5. Devi iniziare ora

Esatto. Il blog di un freelance non deve iniziare a pubblicare quando si mette il piede fuori dall’ufficio. Il freelance inizia a lavorare prima di licenziarsi, prima di diventare libero professionista. A questo punto deve avere già i clienti che lo aspettano: il blog non genera lead da un giorno all’altro.

C’è chi dice di poter guadagnare migliaia di euro in pochi mesi. Io ti dico questo: devi farti il mazzo a tarallo. E te lo devi fare per mesi. Io ho iniziato a intercettare i primi clienti dopo due anni di blogging. Ora lavoro come webwriter freelance, i clienti arrivano grazie alla mia attività quotidiana.

Il blog di un freelance

Non esistono segreti per guadagnare con il blog. C’è solo una regola da rispettare: devi spingere il tuo brand quando non ne hai bisogno. Quando sei ancora nel tuo ufficio, quando vedi il lavoro freelance ancora come alternativa lontana. Oggi questa differenza non esiste più: il dipendente è una sorta di freelance con un unico cliente, ed è suo dovere curare il proprio brand. E aprire un blog.

Quello che non devi fare: abbandonare l’idea di avere un blog personale. Lo so, esistono freelance che lavorano bene (anzi, benissimo) e non hanno un blog. Me ne compiaccio.

Lavorano grazie al passaparola, ma poi? Quando sarà finito? Quando qualcuno non avrà più benefici nel passare questa parola? Io voglio essere indipendente, voglio avere una porta aperta sul web.

Per approfondire: la guida di My Social Web al mondo freelance.

Il blog di un freelance: la tua opinione

Sai quante persone ho convinto? Sai quante persone pensavano di non essere pronte? Nella maggior parte dei casi è solo paura di mettersi in gioco, di affrontare il pubblico. E magari di dover scoprire che, in fin dei conti, non è così facile fare blogging. Anzi, è difficile. Ma i risultati arrivano per chi sa muoversi bene. Ma soprattutto per chi imposta il proprio progetto web nel miglior modo possibile.

E questo per me significa, soprattutto, lavorare bene dal primo passo. Il blog di un freelance deve avere determinate caratteristiche, non è un semplice diario online. In questo articolo ho elencato i punti essenziali.Tu li rispetti? Vuoi aggiungerne uno? Aspetto il tuo punto di vista nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

4 Comments

  1. Molto interessante e condivisibile, certo che per un freelance diventa un secondo lavoro e spesso non si ha il tempo di occuparsene a dovere.
    Un domanda: pensi sia un discorso valido per tutti i tipi di libera professione?
    Grazie

    • Ciao Anna,

      Per un freelance avere e gestire un blog diventa un secondo lavoro? Mi sento di rispondere con un “sì, anche se”. Nel senso che è un secondo lavoro perché ti impegna a tempo pieno, soprattutto se vuoi scrivere ogni giorno come faccio io. Ma diventa un lavoro collegato perché attraverso il blog tu racconti quello che fai ogni giorno: devi essere padrone della tua materia, quindi devi sfruttare le tue conoscenze per creare grandi contenuti. I lettori ti seguiranno anche per questo: perché riesci a sintetizzare le tue conoscenze sul blog.

      Quindi, da un alto ci vuole tempo. ma dall’altro scrivere ti permette di organizzare e sedimentare concetti. L’attività di blogging non serve solo a farsi trovare, ma anche a organizzare le idee.

      Poi, il blogging è adatto a tutte le attività? La risposta giusta è sempre un bel “dipende”. Vale la pena per un salumiere investire in blogging? Solo un’attenta analisi delle condizioni ti può dare una risposta. ma io conosco tanti liberi professionisti lontani dal web che hanno avuto benefici dall’attività di blogging. Un nome a caso: Diego Mulfari (https://www.facebook.com/diego.mulfari) che ha ridato vita all’attività del padre imbianchino con il blog.

  2. Assomigliano tanto a come bisogna gestire siti e blog aziendali. Perché in effetti, un freelance, è un’azienda. Una one-man-company si può dire? 🙂
    Utile guida Riccardo.

    • Con un po’ di ritardo ti rispondo: un freelance è un’azienda. Con tutti i problemi che si ripercuotono su un’unica persona. Insomma, una vera e propria palestra di vita 🙂

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