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10 cose che i blogger non dovrebbero fare nel 2016

Ma poi le faranno lo stesso, chiaro.

Perché è un po’ come il gioco proposto a Pandora: non aprire quel vaso. Fa’ quello che vuoi ma non aprire quel vaso. E cosa fa Pandora? Apre il vaso. Siamo nei guai a causa sua. Senza dimenticare Eva. Hai un paradiso a disposizione, che te ne frega della mela. Sei stata avvisata, non la prendere.

10 cose che i blogger non dovrebbero fare nel 2016

Niente. Comunque, lasciamo stare miti e leggende dalla chiara impronta maschilista (guarda caso, è sempre la donna a rovinare il mondo) e torniamo a noi. Torniamo a parlare di blogging. Io ora ti dico quello che, secondo me, dovresti mettere da parte nel 2016. Perché devi cambiare strategia, perché certe cose è meglio lasciarle indietro, perché le regole del gioco si evolvono.

E anche tu dovresti rivedere qualcosa. O forse no.

Forse sei tu che puoi dare qualche consiglio a me. Ben venga, per questo esistono i commenti. Sono felice di ospitare i tuoi consigli per un 2016 all’insegna della prosperità e della scrittura online densa, ricca di risultati e obiettivi. Però ora ti dico quello che dovresti mandare in pensione ora.

1. Usare gli automatismi

Ancora pubblichi in automatico il tuo post su Twitter e su Facebook? Basta. Sul serio. Gli automatismi, l’uso indiscriminato del feed rss per aggiornare i social, sono alla frutta. Il pubblico lo capisce che stai solo cercando di risparmiare lavoro. Non hai tempo per l’utente? Lui non ne avrà per te. Non credo che sia un discorso di ripicca, solo di amore per quello che fai: prenditi cura dei tuoi lettori.

2. Usare il correttore automatico

Partiamo da un punto chiaro: tutti sbagliano. Ed è facile che in un articolo scappi il refuso. Che è diverso dall’errore di grammatica. Una buona rilettura può aiutare, e può aiutare anche un passaggio su Word per evidenziare problemi di ortografia e ripetizioni fastidiose.

correttore automatico

 

Ma su un punto siamo d’accordo: basta scrivere con il correttore automatico. Basta pubblicare frasi assurde a causa di un meccanismo automatico. Non voglio intelligenze artificiali che prendano decisioni errate al posto mio: so sbagliare da solo, e so anche come evitare gli errori madornali. Ma se mi cambi le parole senza preavviso rischio di fare delle figure pessime. Senza preavviso.

Quindi per il 2016 basta correttore automatico (fonte immagine Oatmeal).

3. Giustificare il testo (te possino…)

Ascolta, questa è una fissa che porto avanti da sempre. Chi segue le mie lezioni e il corso di blogging lo può confermare. Odio il testo giustificato. Ma anche l’occhio umano la pensa come me. Scegliere il font giusto è importante, ma se giustifichi il testo crei spazi innaturali tra le parole. E questo non è il massimo, soprattutto quando usi termini lunghi: gli spazio aumentano e la leggibilità diminuisce.

4. Pubblicare commenti stupidi

Vedo e prevedo un anno nuovo capace di mettere sale in zucca ai blogger. Vedo e prevedo un 2016 senza commenti inutili. Cioè, mi spiego. Non esistono commenti inutili, ogni intervento è degno di nota. È un dono che fai al blogger. Io lo accetto sempre con piacere. Ma non puoi esordire con: “Bel post, complimenti. Vieni a dare uno sguardo al mio blog”. Un intervento inutile e fuori luogo.

5. Usare la tag cloud (la tag cosa?)

Sul serio. Nel 2016 tutte le tag cloud dovranno sparire. Lo dice anche il protocollo di Kyoto. Basta inquinare il mondo del web con quella nuvola di tag che lorda la home page dei blog. Matt Cutts ti mette in guardia dall’uso selvaggio della tag cloud, un pugno nell’occhio per l’estetica del tuo progetto.

Vuoi migliorare gli spostamenti del lettore nel blog? Usa un buon menu personalizzato, crea un elenco di link capace di individuare e far scoprire i contenuti più importanti. Non hai bisogno della tag cloud. Ah, mi raccomando: le prime a scomparire devono essere quelle animate. Quelle che ruotano.

6. Ammorbare con i Click To Tweet

Le citazioni all’interno del testo spezzano la monotonia del blocco di parole. Possono mettere in evidenza concetti chiave. E se inseriti in un Click To Tweet possono diventare occasione di condivisione. Ma quanti ne metti? Uno ogni cento parole mi sembra eccessivo. Per il 2016 spero in un uso coscienzioso del Click To Tweet: strumento bellissimo, ma quando esageri rompe i coglioni.

7. Usare tag e categorie a caso

Il 2016 sarà l’anno della svolta: basta all’uso selvaggio di tag e categorie. Basta. Sono elementi importanti del tuo blog, influenzano la frequenza di rimbalzo, permettono al lettore di scoprire nuovi contenuti. E possono diventare anche motivo di penalizzazione.

Io propongo un web che sappia gestire questi elementi: una categoria per post, due o tre tag massimo. Ognuno con un significato differente. Inutile mettere a un articolo 20 tag, e tra questi: scrivere, webwriting, web writing. Tre parole per esprimere lo stesso concetto per avere un unico risultato: contenuti duplicati. Ti consiglio di leggere come usare tag e categorie come un ninja.

8. Scrivere per Google

freelance webwriterNon accetto questa storia. Nel 2016 non puoi ancora contare le keyword e lasciare che sia un plugin con semaforo a decidere per te. Non puoi farti influenzare da un automatismo. Si parla di webwriting nel post? Questa parola sarà presente nel testo. Anche nel tag title.

Magari anche in un H2. Ma perché è il topic principale. Cerca di soddisfare tutto quello che si trova intorno all’argomento, e non a far accendere tutte le luci di WordPress SEO by Yoast. Google è molto più intelligente, non lo puoi ingannare aumentando il numero di volte che scrivi una parola.

9. Fare SEO con i commenti

Aggiungo un altro punto: basta usare una firma SEO nei commenti. Sul serio. È inutile e anche dannoso. Non lo dico io ma il sempre valido Matt Cutts in un video. Mettendo un nome ottimizzato come firma (tipo Esperto SEO, Agenzia SEO…) comunichi solo che non hai capito come gira il mondo.

10. Creare frizioni

Ultimo punto, il più importante. Caro blogger (ma più in generale caro professionista del web) dare lustro al tuo nome evidenziando l’errore altrui è una cacata pazzesca. Rancore, astio, vanagloria: sono sentimenti bassi nei quali intingi le punte delle frecciatine. Cose che mal sopportavo alle scuole medie, che ignoravo alle superiori e che mi facevano ridere all’università.

Ora le reputo inutili e fuori luogo. Io allontano le persone che godono segretamente dell’errore altrui.

Credi che questo sia il modo giusto per portare allo scoperto il marcio, il malcostume, la scarsa professionalità dei colleghi? Lo capisco: tu sei Zorro. Sei l’eroe del web senza macchia e  senza paura. Però la corsa all’epic fail ormai ci sta distruggendo. Vivere in funzione dell’errore altrui è molto triste. Te lo dico con amore e affetto: cerca di dare qualcosa di utile al mondo. Oppure taci.

E tu cosa cambieresti nel 2016?

Questa è la mia idea di blogging. Vorrei cambiare tutto questo nel 2016. Ce la faremo? Ce la farai? Io spero di sì, ma non credo di essere l’unico ad avere qualche consiglio per i blogger. Scommetto che anche tu puoi/vuoi dare qualche consiglio ai colleghi. Lascia la tua opinione nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

24 Comments

  1. Grazie, Riccardo, suggerimenti utili, come sempre! Vorrei aggiungere il fare rete, andare verso/tra altri blogger e lasciare tracce di sé con commenti e domande. Perché il noi ha più forza dell’io, tanto più online. Auguri a te, a noi, per un 2016 di continui cambiamenti 🙂

    • Ciao Gloria,

      Chi meglio di te può dirlo, sei una delle persone che conosco da più tempo online e che ha sempre lavorato in questa direzione: creare relazioni. Le persone hanno bisogno di questo, e il blog è lo strumento ideale per ottenere questo risultato. Ti ringrazio per il commento 😉

  2. Concordo 9 punti su 10, quello che mi lascia il perplesso è il punto 3. Io lo uso il giustificato e ho una sensazione di ordine, ma è veramente così brutto da usare?

    • Sì. Non lo dico io però: la leggibilità di un testo è data anche dallo spazio omogeneo e accettabile tra una parola e l’altra. Con il giustificato questo spazio salta, e costringe l’occhio a uno sforzo maggiore. Si creano degli spazi innaturali e irregolari. Come sottolinea Smashing Magazine,

      The problem with justified text in HTML (text-align: justify) is word spacing. In print media (such as newspapers), hyphenation is used to break up long words. This results in more components (words or part words) per line, thus improving distribution and curbing aggressive word spacing. Browsers do not hyphenate automatically,

      http://www.smashingmagazine.com/2011/11/the-perfect-paragraph/

  3. Ciao Riccardo, finalmente riesco a commentare 🙂
    L’ultimo punto è da tattoo: le persone invece di emergere grazie alle loro qualità tendono a puntare il dito sugli errori degli altri così da uscirne “più forti”. In verità per me perdono semplicemente punti e non riesco a capire quale sia la soddisfazione che ne arriva.
    Per quanto riguarda la SEO io penso sia importante scrivere anche per i motori di ricerca perché fondamentalmente i nostri clienti ci cercano anche lì ma dobbiamo farlo senza perdere di vista il contenuto. E sicuramente è già stato detto più volte che il pallino verde di Yoast non fa del tuo post un contenuto che sicuramente si posizionerà, già perché la SEO non è un gioco da ragazzi e come dici tu Google è più furbo 🙂
    Cosa cambierei? La necessità di misurare sempre tutto in base ai numeri delle condivisioni. Io preferisco un post che si posiziona e viene letto dai clienti piuttosto di un post super condiviso dai colleghi e letto solo da loro. Che ne pensi?
    Ottimo post come sempre.
    Un abbraccio

  4. 10 punti che condivido, in particolare il primo e l’ultimo.
    Perché per creare qualcosa di rilevante e di vero valore bisogna spenderci tempo ed energie, non esistono scorciatoie.
    Sull’ultimo punto invece noto che chi ha tempo di trollare gli epic fail degli altri, è semplicemente una persona comune, in tribuna. I professionisti non hanno tempo di trollare gli altri (e se ne avessero probabilmente non lo farebbero, ma impiegherebbero quel tempo per buttarsi su qualche nuovo progetto…)

  5. Sarà una faticaccia rinunciare alla giustificazione, ma ci proverò! Grazie per i consigli, tutti preziosi. Alla fine, stai a vedere che nel 2016 potremo rilassarci tutti un po’ e limitarci a godercela mentre scriviamo i nostri blog. Che non sia quella, alla fine, la chiave?

  6. Dirò una cosa forte: nel 2016 vorrei far capire ai clienti che se non ho sbagliato , non ho sbagliato, punto. Basta mandarmi mail allusive con su scritto “dovresti correggere il post su FB”, segue telefonata ( la mia ) dove chiedo “cosa” cambiare…e il cliente dopo 3 giorni, non ha ancora trovato cosa non va, il presunto errore ( post che ha avuto 3600 visualizzazioni, 38 mi piace, 32 condivisioni, in una paginetta con 1600 fan e senza alcuna sponsorizzazione, numeri certo piccoli , ma per un argomento di nicchia, non sono male). Scusa lo sfogo, ma so che tutti qui capiscono quello che voglio dire.

    • Forse il tuo cliente non ha capito bene cosa stai facendo e perchè. Alle volte basta dare qualche motivazione e dato preventivi. In fondo devi pensare che sta investendo dei soldi per avere un risultato tangibile e nessun imprenditore considera “tangibile” un numero di like o condivisioni, ma ciò che le stesse devono generare a valle. Il cliente devi coccolarlo… per usare un’espressione di Riccardo: va amato. Come fosse un bambino che si è sbucciato un ginocchio.

      Riccardo, questa cosa del giustificare il testo, mi apre un mondo. L’ho sempre fatto quando scrivevo in word, ora che per questioni tecniche e di fretta ho scritto qualche articolo direttamente sul cms senza giustificarlo, in effetti mi dava la sensazione fosse più leggibile. Ma non capivo il perché.

  7. Io questa storia che son sempre le donne a rovinare il mondo me la lego al dito.

    Comunque, ottime cose da lasciar cadere giù dal balcone insieme ai botti di Capodanno. Io aggiungo un emendamento al punto 10: liberarsi di un po’ di polemica. Sempre. C’è una cosa bellissima che fanno gli americani, in questo settore: non trattano mai nessuno come un imbecille, a prescindere da cosa abbia chiesto o cosa abbia scritto. Ecco, recepiamola. Abbandoniamo un po’ di polemica, che ci impesta gli animi. Facciamo il nostro lavoro da blogger senza polemizzare il tutto.

    (Ma manteniamo un po’ di cinismo, quello sì)

  8. Wao, Ricky… che dire… se questi sono gli errori da non fare nel 2016, io già non li faccio XD
    Ho collaborato con un magazine/blog online che -come direttiva- aveva proprio ciò che dici nel tuo punto 8.
    Inutile dire che mi hanno cacciato subito, non era per me.
    Non c’è libertà nella scrittura, così.

    Ti quoto soprattutto sulle ricondivisioni robotiche… mamma mia che tristezza, con tutti i profili social che si riempiono di colpo della stessa frase.
    E questa, tra l’altro -credo sarai d’accordo con me- è proprio una cosa da prendere ZERO in comunicazione, perché ogni social ha bisogno di accorgimenti diversi (immagini, hashtag, ecc…)

    Io spero che nel 2016 non ci siano più blog che spariscono e riappaiono dopo mesi, così, come se niente fosse.

    Moz-

  9. Bellissimo, davvero ho conosciuto questo post grazie alla condivisione di Gloria su #adotta1blogger, di cui faccio parte. La giustificazione del testo, la sto facendo da pochissimo, me l’hanno già detta e me lo confermi anche tu.
    Aggiungerei che la condivisione, il commentare è sempre fatto troppo poco, almeno nel mio blog, sicuramente per mio errore, ma non riesco a trovare il modo per coinvolgere di più.
    Ilenia, la mia pagina ha la stessa condizione del tuo cliente, mi dici come hai fatto a fare così bene?? (ha,ha, i post me li scrivo da sola… sic)
    Per il resto vado subito ad eliminare la mia cloud… pensavo fosse essenziale, ma in realtà non la usa nessuno e la odio anch’io…
    Complimenti davvero, ti seguirò certamente!
    Buon Natale se non ci incontriamo prima, a tutti ovviamente!

  10. Interessanti spunti di riflessione tutti i punti, compreso quello aggiunto da Gloria e che fa da sponda per il tuo ultimo che incornicerei.
    Siamo ormai abituati a emergere denigrando l’altro e non proponendo contenuti e professionalità che parli per noi. E questo purtroppo ci riguarda tutti, non solo chi scrive sul web.
    Per gli altri punti, cercherò di tenere a mente.
    Ah io su word sono sempre stata fan del giustificato, più ordinato, più elegante poi leggendo vari articoli ho capito che il classico a sinistra è meglio e così faccio.

    • Attenzione alle parole di Matt Cutts: il problema sono i link, non l’idea di tag cloud. Questo articolo è ancora valido http://blog.tagliaerbe.com/2010/09/tag-cloud-seo.html

  11. Ho sempre diffidato da chi elargisce consigli, del tipo “come vincere al lotto” o “i modi migliori per avere successo” perché sono piuttosto diffidente verso la filantropia (o la carità cristiana) troppo gratuita. Non è così però per il tuo articolo, in cui colgo più il desiderio di suggerire “dignità” al mondo dei blog che non fornire la bacchetta magica per risolvere tutto. Questo è positivo, perché è nell’elevare gli standard di ciascuno che si conferisce alla categoria maggior autorevolezza e visibilità. Giustamente non sei entrato nel merito dei contenuti ma nella prassi della forma, con un’ottica specialistica. Gloria a ben ragione invita a fare rete, ma di certo questo tuo atteggiamento è un modo implicito altrettanto valido. Personalmente, anziché invitare i professionisti a vedere il mio blog, sbarro loro la porta… usando il giustificato 😉

  12. Concordo su tutto, soprattutto per quanto riguarda la genuinità dei contenuti, che devono essere senza automatismi, senza infingimenti, senza rancori. Lo spirito deve essere quello di comunicare, non di annoiare. Auguri per il 2016, che sia un anno di libertà per tutti i blogger, cosa che nel mondo troppo spesso non accade. La libertà d’opinione è un bene supremo in ogni sua declinazione.

  13. Mi spiace ma io al giustificato proprio non ci rinuncio. Senza giustificato un post mi sembra disordinato, caotico, privo di equilibrio. Addirittura, il “non giustificato”mi rende difficile la lettura. Mi spiace per Smashing Magazine e tutti i guru anglosassoni-americani, ma io gnapossofa’!
    (Secoli fa con le macchine da scrivere per andare a capo si divideva la parola in sillabe si metteva il “trattino” ma sempre cercando di mantenere il margine destro omogeneo)

  14. Ciao Riccardo e complimenti per il post.
    Sul mio blog non uso le nuvolette,ma Super Tag Widget con un elenco di 22 tag in fila.Secondo te sarebbe meglio togliere il widget o ridurre il numero di tag?
    Buona domenica

  15. Il giustificato no, non l’avevo considerato! Personalmente non lo trovo un male, anzi, fa ordine e lo trovo più professionale, no? Per tutto il resto condivido!
    ps. bel post complimenti, vieni a dare uno sguardo al mio sito! :PP scherzo! Grazie per i preziosi consigli!

    • Ciao Roberta,

      Spesso dipende anche al tipo di parole usate. Ad esempio, il giustificato diventa impossibile da leggere se usi parole molto lunghe. Perché è sempre più difficile gestire gli spazi, mentre con parole brevi diventa quasi impercettibile lo spazio extra.

  16. Ciao Riccardo, io non sono nessuno, ma volevo lasciare un commento lo stesso.
    Grazie tolgo immediatamente il tag cloud che non mi è mai piaciuto e adesso finalmente ho la “scusa” ufficiale 🙂
    Io vorrei aggiungere…..basta hastag. Non ne posso più di leggere 10 righe di cui 8 sono di hastag impossibili, improbabili e soprattutto inutili.
    Buon anno 2016 e grazie ancora..mi hai fatto voglia tornare scrivere sul mio blog 😀
    Brii

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