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Digital Detox: ecco perché è diventato indispensabile

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Sai cosa ho fatto in questi giorni? Niente. O meglio, ho fatto qualcosa di utile per il mio lavoro: mi sono dedicato al digital detox. Ho partecipato a un evento sportivo, ho fatto volontariato, ho dedicato tempo alle persone. Poi ho mangiato biscotti, ho fatto passeggiate e ho guardato dei film su Sky.

Alla fine del week-end ho rivoluzionato il calendario editoriale per scrivere e pubblicare questo articolo. Perché è così importante? Perché merita un posto di rilievo nell’equilibrio del blog? Te lo spiego subito: senza digital detox siamo destinati alla mediocrità professionale. E all’infelicità. Non sto scherzando.

digital detox

Non possiamo andare avanti così. Il digitale detox non è solo una moda: è un obbligo per chi lavora nel settore web marketing. Freelance o dipendente, non fa differenza: tutti hanno bisogno di staccare.

Certo, il freelance non ha orari. Può lasciare la scrivania, ma non può abbandonare il lavoro ogni sabato e domenica. O chiudere il PC dopo le 18.00. In questo caso non fa differenza. Non fa differenza perché il digitale ha invaso le nostre vite. Ha invaso anche la mia, ma ho deciso di darci un taglio.

Cosa è il digital detox?

Il digital detox è consapevolezza. Il digital detox non è una lotta contro il digitale, non è un rifiuto, non è una battaglia contro la modernità. Sarebbe destinata alla sconfitta. Soprattutto se sei un web designer, un SEO un blogger freelance. Il digital detox è consapevolezza, è uso intelligente del digitale.

“Digital detox refers to a period of time during which a person refrains from using electronic connecting devices such as smartphones and computers. It is regarded as an opportunity to reduce stress or focus on social interaction in the physical world”.

Questa è la definizione di digital detox che trovi su Wikipedia. Ma il significato qual è? Dedicare un tempo preciso all’uso di questi strumenti, e frenare i tentativi di schiavizzare la tua vita privata.

L’economia digitale vive grazie alla tua attenzione: Facebook ha bisogno di portarti sulla piattaforma, ha bisogno dei tuoi click. E lo stesso vale per Twitter, Instagram e tutto ciò che trilla, lampeggia, vibra.

Devi dare attenzione solo a ciò che ha senso. E per un periodo definito.

Il lavoro è importante, per molti è una passione, e questo porta a far saltare i confini: non riesci a staccare gli occhi dal computer perché devi migliorare la tua presentazione. Anche il 24 dicembre, quando tutti si preparano al Natale. Sei pazzo? Non sei solo. Hai solo bisogno di fare digital detox.

Da leggere: caro freelance, ecco perché non andrai in ferie.

Da chi ti devi disintossicare

La definizione banale di digital detox prevede un lavoro di potatura delle applicazioni e delle notifiche. Zero suoni, zero trilli: il telefono diventa smartphone e poi di nuovo telefono. Ci sono anche app per zittire le app. Funzionano, sono utili. Però il vero lavoro di digital detox lo devi fare dentro di te.

digital detoxIl digital detox riguarda te. Sei tu che devi prendere coscienza di questa necessità, di questo bisogno. Sei tu che devi lasciare fuori il digitale quando diventa invasivo. Quando non ti aiuta a creare. Quando non ti permette più di trasformare il tuo lavoro in arte, non ti consente di sviluppare e mantenere rapporti virtuosi.

Ti devi disintossicare da te e dal tuo bisogno di avere sempre tutto sotto controllo. La dipendenza dai social e la paura di perdere qualcosa di importante mentre non guardi il telefonino (FOMO – Fear of missing out) si fondono con un altro elemento ben noto ai professionisti del web: il desiderio di dare sempre il massimo. Il cliente deve ricevere la risposta il prima possibile, non può aspettare il giorno dopo. Anche se ha scritto alle dieci di sera. Magari puoi dare anche il contatto WhatsApp per creare un filo diretto con chi paga le fatture. Ti sembra un comportamento professionale? Forse, non so. Ma non puoi continuare in questo modo.

Perché hai bisogno di digital detox?

Hai bisogno di digital detox per alimentare la tua creatività. Per non trasformare la tua vita in una catena di montaggio. Non voglio mettere in discussione l’importanza di un approccio professionale al tuo lavoro. Ma essere al servizio di una persona non vuol dire trasformarti in un buon professionista.

Anzi, tutt’altro. Sei un servo, un esecutore. Non un creativo, non dai nulla in più di quello che può fare una persona che si trova dietro l’angolo. E che può prendere il tuo posto in qualsiasi momento. Puntare sul digital detox, per me, vuol dire investire nella creatività. E nel lavoro artistico.

Da leggere: è la passione che ti frega.

Come faccio Digital Detox?

Ho avuto la fortuna di leggere il libro di Alessio Carciofi e ho unito i punti. Ho fuso il tutto con idee e concetti che già conoscevo, ho rielaborato abitudini malsane e ho rafforzato quelle allineate con il digital detox. Quindi ho la mia ricetta personale per fare digital detox. La condivido con te, eccola.

  • Niente notifiche – Mi dispiace per chi le ha inventate, e per chi prova a renderle sempre più presenti. Sul mio telefonino ci sarà sempre poco spazio per le notifiche. In pratica oggi ricevo solo telefonate e messaggi. Il resto è abolito.
  • Niente WhatsApp – Rapporto chiaro con i clienti: niente possibilità di lavorare e comunicare con WhatsApp. Non ti rispondo, mi dispiace. Al massimo mi puoi mandare un messaggio per invitarmi a prendere un aperitivo.
  • Non sono un esperto per tutti – Ci sono persone che mi chiedono qualsiasi cosa. Anche la domanda più ovvia. Non posso rispondere a tutti, ma posso fare in modo che tutto questo rafforzi la mia community. Ecco perché ho creato il gruppo Blogging Coach (va alla grande).
  • Pochissimo Messenger – Quando mi contattano su Facebook Messenger cerco di portare la conversazione su Gmail. Il motivo? Io ignoro questa chat. La dimentico. E il lavoro non può essere dimenticato. Quindi se vuoi lavorare con me c’è l’email. E tanto basta.
  • Email cadenzate – Non ricevo notifiche sonore all’arrivo delle email. Le controllo quando faccio pausa, e poi uso il metodo indicato da Leo Babauta: archivio/cancello, rispondo e chiudo, rispondo e/o trasferisco in to-do list. Ogni volta che arrivo nella casella email qualcosa deve andare via.
  • Tempo libero – Il fine settimana diventa un momento mio. O un lasso di tempo nel quale ricavare uno spazio per le persone care. Niente telefonino, niente Instagram, niente foto, selfie o altre diavolerie. Definisco un tempo per me. Solo per me.
  • Non rispondere nei week-end – Devi affrontare una crisi galattica? Ok, rispondi. Seth Godin ha bussato alla tua porta? Idem, rispondi. Il resto può aspettare.

Se abitui una persona a disturbare lo farà, non penserà all’eventuale disturbo. Io posso mandarti un’email il sabato sera alle 23.00 e non avere aspettative: mi risponderai con calma.  Ma se alle 23.01 hai già inviato un messaggio con la soluzione al mio problema, mi sentirò autorizzato a rifarlo.

Il tuo modo di fare digital detox

Questa è la mia riflessione, il mio modo di affrontare il digitale. Voglio ritrovare il piacere di stare davanti al monitor, e lo voglio fare allontanandomi anche dal monitor. Fare digital detox è importante per i creativi, per mantenere vivo lo spirito. Sei d’accordo? Anche tu fai digital detox?

Racconta il tuo punto di vista nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

23 Comments

  1. Staccare è indispensabile per ricaricare le batterie. Soprattutto staccare dai social o il cervello va in sovraccarico.

    • I social ti trascinano nel vortice. Credi di avvicinarti, invece ti allontani da te stesso. Non sempre, am a volte è così. C’è bisogno di equilibrio e di piedi piantati a terra.

  2. Io lo faccio almeno due volte l’anno: in estate e sotto le Feste.
    Difatti proprio adesso sono assente dal blogging, i miei post sono passati dal quotidiano al 2-3 a settimana e sono programmati.
    Al pc sto poco perché voglio uscire, leggere, fare cene e pranzi.
    Le notifiche non mi disturbano… dopotutto si tratta di messaggi degli stessi amici con cui mettermi d’accordo per il divertimento^^

    Moz-

    • Quando le notifiche riguardano le feste con gli amici… ben vengano. Io ne so qualcosa. Il problema è quando fai prendere piede al lavoro: non puoi permettere che invada ogni ambito della tua vita.

  3. Conosco il lavoro di Alessio Carciofi e ho apprezzato il libro, tanto che ho inserito il tema anche in un discorso sul turismo, mondo di cui mi occupo. Se siamo sempre connessi al 4G difficilmente lo saremo con i luoghi.
    Io pratico il detox durante il periodo estivo, specie se vado a camminare in montagna, e durante il fine settimana comunque rallento molto. Apprezzo anche il discorso sul servizio al cliente: un conto è la professionalità, un conto è diventare schiavi, si finisce per dare una brutta immagine di sé e per incentivare un modello di lavoro stressante e poco produttivo.

    • In un articolo Rudy Bandiera ha scritto: “Dobbiamo essere disponibili, non a disposizione”. Non dobbiamo essere schiavi dei clienti. Dobbiamo farci apprezzare per i risultati e non perché siamo capaci di diventare schiavi senza protestare. Qui trovi il post: http://www.rudybandiera.com/educazione-digitale-1017.html

  4. Oggi casualmente ci troviamo a parlare entrambi di Digital Detox. Condivido tutto quello che hai detto ed i consigli dati. A me è successo per caso e posso dire che sono stati 6 giorni fantastici. Ho avuto modo di rivivere l’OffLine e di pormi delle domande. Da quanto non suonavo il campanello di casa di un amico senza mandare un messaggio prima. Il punto che più mi vede in sintonia è fare il Digital Detox per alimentare creatività: mai cosa più vera. Questa casualità di oggi dello stesso tema per il post mi piace un sacco.

  5. Io senza saperlo già applicavo questa tecnica del detox e ne sono compiaciuto: non ho whatsapp per scelta e non rispondo alle mail oltre un certo orario. i giorni festivi sto al computer se ne ho voglia, ma pensate che comunque facendo così le ore di lavoro sono sempre tante ma sicuramente più produttive e creative

    • A volte ci lasciamo distrarre da notifiche inutili, da elementi che non portano valore nella nostra vita. Dobbiamo essere forti, dobbiamo avere il coraggio di trasformare il digitale e non una schiavitù. Digital detox non vuol dire abbandonare il digitale, am valorizzarlo.

  6. Quando ho letto il titolo ieri, ho pensato che il “digital detox” fosse l’ennesimo strumento online, come Dropbox o Google Drive, per snellire il lavoro del blogger e, non usando alcuno strumento del genere, l’ho saltato senza leggere.
    Se l’avessi chiamato in italiano, disintossicazione digitale, avrei capito al volo 🙂

  7. Pienamente d’accordo con il senso del tuo post. Io lavoro nell’assistenza informatica per privati ed aziende ed era un continuo contatto per qualsiasi “emergenza” tipo “non invia la posta” “non si apre office” “la certificata non arriva”. Orari chiari e niente whatsapp o skype mi hanno restituito il sonno.

    • Fai bene.

      Il Digital Detox in Italia è spesso visto come un desiderio di staccare la spina, di spegnere il telefonino e di non farsi trovare. Giusto, ma c’è altro. C’è una cultura del digitale da alimentare. Non basta spegnere, bisogna educare. Ma anche educarsi.

  8. Io faccio Digitale Detox la sera, tutti i giorni dopo le 21.00: stacco completamente tutto ed uso il modem solo per *ky on demand distraendomi con le mie serie preferite.
    Di giorno sono socialmente reperibile everywhere ed ho due smartphone, uno privato ed uno che definisco “di facili costumi” su cui ho socialzapp.
    Le mail le controllo tre volte al giorno (8.00 – 15.00 – 20.00). L’articolo mi ha molto sorpreso e confermo: staccare la spina ora per ripartire piú energici dopo.

    • Staccare la spina sta diventando un vero e proprio dovere per chi lavora nel nostro settore. Anzi, per chi usa in modo ossessivo smartphone e computer.

  9. Ogni estate trascorro almeno una settimana nella casa dei nonni, sull’Appennino parmense, in un paesino di forse 90 anime ultrasettantenni: muri di sasso spessi un metro, non arriva la rete dati, per telefonare con il cellulare devo uscire e spostarmi nel prato di fianco a casa.
    Escursioni sul crinale e bagni in fiume.
    Ecco il mio digital detox, che metto in pratica da più di 40 anni, anche prima di sapere che si chiamasse così.

  10. Sai una cosa Riccardo? Fai bene a parlare di “digital detox”, perchè sicuramente molto non si rendono conto di aver peggiorato la qualità della propria vita a seguito di una scelta di stile sbagliata. E questo riguarda anche altri ambiti oltre al digitale, ovviamente. Il tema centrale è lo stare bene, giusto? Ognuno ha la sua ricetta, io lo auguro a tutti, anche a te. Davvero.

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