12

La tua azienda (forse) non ha bisogno di un blogger freelance

108 Flares 108 Flares ×
Share on Facebook64Share on Google+14Tweet about this on Twitter1Share on LinkedIn30Email this to someone

Ma forse ha bisogno di un blog aziendale

Esatto, forse ha bisogno di una piattaforma WordPress. E di una strategia capace di far fruttare gli articoli, di trasformare i contenuti di qualità in uno strumento per attirare l’attenzione del pubblico.

Questa è la logica dell’inbound marketing: portare pubblico sul tuo blog, e poi spingerlo verso le landing page per creare dei lead. Dei contatti utili. Che poi dovrebbero trasformarsi in clienti. Magari in ambassador del brand. Una logica perfetta, e in questo meccanismo il blog è protagonista.

blogger freelance

Ma chi scrive gli articoli? Come deve comportarsi l’azienda che vuole lavorare con il corporate blogging? Il proprietario non ha tempo, il direttore deve scongiurare l’ennesima crisi, il dipendente ha altro da fare: chi crea i contenuti da inserire nel calendario editoriale? Questo è un bel problema.

Risposta semplice e immediata: esistono tanti blogger freelance disposti a scrivere articoli al posto tuo. Dai qualche indicazione, un termine di scadenza, una data di consegna: via, il contenuto è nelle bozze. Sai cosa? Io credo che in molti casi il blogger freelance sia inutile e controproducente.

Il blog è l’azienda

Io confido in un blogging capace di creare relazione con il lettore. Attraverso questo strumento puoi parlare faccia a faccia, puoi accorciare le distanze: un privilegio che prima era impossibile da ottenere con i mass media. Mandare pubblicità. Questa era la funzione della comunicazione.

Oggi puoi farti trovare con contenuti utili, contenuti che rispondono a domande precise. Chi conosce le domande? Chi può parlare della propria azienda? Chi conosce i clienti, chi conosce le dinamiche di un prodotto o di un servizio? La risposta è semplice: chi vive ogni giorno l’azienda.

Quindi l’imprenditore. O il dipendente. Insomma, negli articoli c’è la voce di chi conosce la propria realtà. Io l’ho notato in prima persona: spesso negli articoli che scrivi per un’azienda manca il mordente. Mancano le conoscenze necessarie per affrontare determinati argomenti con la giusta grinta. Manca la voce di chi vive ogni giorno l’azienda, e questo è un problema da affrontare.

Per approfondire: perché il tuo blog aziendale non funziona?

Quindi il blogger è inutile

No, non voglio dire questo. Solo che un’azienda dovrebbe valutare con cura le figure necessarie per lavorare con il blog. In primo luogo dovrebbe lavorare sul piano strategico e chiedere al proprio consulente: “Mi serve il blog aziendale? Posso ottenere dei vantaggi da questo investimento?”.

blogger professionistaLa risposta potrebbe sorprenderti. Il blog non è uno strumento universale: ogni azienda ha qualcosa da raccontare, ogni azienda potrebbe avere un blog. Ma non è detto che ogni azienda sia pronta o che possa ottenere dei vantaggi reali da questo investimento. Quindi il lavoro del consulente deve puntare a una scelta iniziale che attanaglia tutte le realtà: aprire o meno il blog aziendale.

Poi arriva la seconda domanda: “Quali vantaggi posso ottenere dal blog?”. Secondo report, questa volta dedicato ai flussi che dovrebbero portare la pubblicazione degli articoli verso indicatori concreti.

Vuoi fare lead generation con il blog. Vuoi puntare verso la link earning. Vuoi fare brand awareness e vuoi far conoscere il nome della tua azienda nel settore. Insomma, hai bisogno di una strategia. Ecco, quindi il consulente può aiutarti a definire questi punti. Ma non solo: può fare anche formazione e migliorare le conoscenze dei tuoi dipendenti.

Da leggere: Chiara Ferragni guadagna 8 milioni con un blog.

Chi scrive gli articoli?

Per permettere al blogger freelance di scrivere articoli efficaci dovresti portarlo in azienda. Dovresti trasformarlo in un dipendente e formarlo. Ti conviene? Potrebbe essere una soluzione, in molti casi funziona. Ma richiede un investimento economico notevole. Le alternative sono due:

  • Scegliere un blogger specializzato.
  • Puntare sulla formazione interna.

Food blogger, travel blogger, tech blogger, fashion blogger. Sono persone che hanno scelto di specializzarsi e di affrontare temi specifici per dare il miglior servizio possibile al cliente. Ora mi dirai: “Ok, io ho un’azienda che produce bulloni e viti. Esistono blogger specializzati in questo settore?”.

Non credo. In questi casi però entra in gioco il secondo punto: la formazione. Puoi chiedere una consulenza, puoi fare formazione interna e chiedere a un blogger professionista di creare una strategia adeguata e di dare a un dipendente le competenze necessarie per scrivere, pubblicare, distribuire.

Due consigli per aziende e blogger

Da questa riflessione posso estrapolare due consigli. Il primo è per l’azienda: prima di lavorare sul blogging analizza la tua situazione. Chiedi a un consulente di creare un piano che si integri nella tua strategia con obiettivi chiari, risorse da mettere in campo, target in linea con le tue esigenze.

blogger freelance

Il secondo è per il blogger: devi differenziare i tuoi servizi. Ormai è impossibile vivere solo con la scrittura. Devi essere in grado di fare formazione alle aziende, ai dipendenti, ai professionisti. Devi creare strategie adeguate per le aziende che hanno già i web writer ma non sanno come sfruttarli.

Vuoi guadagnare con il blog? Usalo come punto per distribuire servizi, tutti legati alla tua natura di blogger freelance ma capaci di soddisfare necessità diverse. E sempre più remunerative.

La tua opinione

Questo è il mio punto di vista: forse non hai bisogno di un blogger freelance. Forse hai bisogno di un formatore, o di un digital strategist specializzato nel settore blogging. Scrivere i testi per il tuo blog potrebbe essere un lavoro interno, da affidare a un dipendente. E non a un blogger esterno.

Le combinazioni sono diverse, io ho la mia opinione: aspetto il tuo punto di vista nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

12 Comments

  1. Completamente d’accordo, soprattutto quando parli di strategia. Molto spesso è proprio quella che manca e se non c’è quella, tutto diventa molto difficile.

    Bravo!

    • Grazie Alessandro,

      Come sai, questo è il punto che spesso manca: pago un blogger, lui mi scrive 8 articoli al mese e rimane sul generico. Non può entrare a fondo, non può raccontare l’azienda e trasmettere all’interno del post dei punti di vista legati all’essenza dell’attività.

  2. Secondo me questo è un buon suggerimento per un blogger freelance: guadagnare anche con la formazione, oltre che con la scrittura. Mi sembra che molti già lo stiano facendo.
    Il mio dubbio è che questo possa aiutare le aziende ad ottenere dei risultati davvero concreti, ovvero avere un blog aziendale degno di questo nome, aggiornato e completo.
    Mi spiego meglio: il metodo che descrivi e che io condivido, in teoria non fa una piega. Ma nella pratica? Gli scenari possibili che vedo io sono due, o forse tre:
    1. I dipendenti che si occupano già di altre mansioni spesso non hanno le competenze base minime per scrivere articoli. E per competenze base minime mi riferisco a sintassi e grammatica. Si può gridare allo scandalo, ma la realtà è questa, che ci piaccia o no. Questi dipendenti spesso si occupano di mansioni di base e le aziende tipicamente non saprebbero cos’altro far loro fare ma sono convinti che la loro produttività possa aumentare. Chi meglio di loro dunque per scrivere i contenuti di un blog. Errore madornale. Il risultato secondo me sarà pessimo per l’azienda e frustrante per i dipendenti.
    2. I dipendenti che hanno proprietà di linguaggio adeguate e sono interessati a svolgere lavori nuovi, e che quindi sarebbero in grado di apprendere le tecniche del web, sono già troppo impegnati in altre mansioni che spesso portano avanti con successo. Il capo quindi non ritiene produttivo per l’azienda distoglierli dal loro lavoro oppure è convinto che, visto che sono bravi, possono fare anche i contenuti per il blog aziendale. La conseguenza? Sovraccaricati di lavoro, i dipendenti non riusciranno ad avere costanza nella scrittura e a rispettare il piano editoriale. Faranno un paio di post e poi si renderanno conto di quanto tutto questo costi tempo e fatica e di quanto sia poco conciliabile con il resto del loro lavoro e abbandoneranno l’impresa.
    3. C’è una terza strada, sempre più amata dalle aziende. Dedicare a queste attività lo stagista di turno. Non mi soffermo sulle conseguenze.
    Mi sfugge qualcosa? Se qualcuno vede qualche altra strada, parli ora! 🙂
    Nel frattempo vi dico quale sarebbe il mio mondo ideale. Avere la fortuna di trovare vertici aziendali illuminati che comprendano:
    – che la scrittura è un lavoro
    – che come tale richiede tempo e competenza, sia che tu decida di formare dipendenti interni sia che tu ti avvalga di professionisti esterni.
    La formazione parte dai vertici. Ma i vertici devono avere l’interesse alla formazione di loro stessi, prima di pensare a quella dei propri dipendenti. Uno su mille ce la fa…

  3. Osservazioni interessanti. Un blogger del tutto estraneo all’azienda, probabilmente, scriverà in modo troppo distaccato ma è anche vero che il dipendente interno non è sempre la persona più adatta. Anche essere troppo “dentro” una realtà non aiuta a comunicarla nel modo giusto. Continuo a credere che sia necessaria una figura di Intermediario, ben formato, che abbia però un rapporto stretto con l’azienda.

      • credo che la figura migliore possa essere esterna, ma se ha un rapporto continuativo con l’azienda, contatti periodici e soprattutto se può contare su feedback costanti con un responsabile aziendale

  4. Credo che molto dipenda dalle dimensioni e dal grado di “modernità” di un’azienda: una realtà modesta forse non può/vuole aggiungere stabilmente in organico una figura dedicata, mentre un’impresa ancora troppo old-style ha spesso un atteggiamento diffidente nei confronti delle professioni 2.0: contattano il blogger con diffidenza, “perché i competitor fanno così”, ma forse non ne comprendono appieno l’utilità.

    • L’azienda che inizia con il piede storto: la peggiore. Ha già la sua idea, è scettica, non cambia posizione: ti paga solo per confermare la sua opinione. Frustrante, meglio perdere un cliente del genere.

      A meno che… meglio dare uno sguardo al preventivo prima 😀

  5. Ciao bello, non sono d’accordo con la tua testi e ti espongo di seguito le mie motivazioni, ovviamente opinabili e personali:

    1) Assumere, soprattutto oggi, è molto difficile e dispendioso per un’azienda, e generalmente si tende a farlo solo per quelle posizioni veramente essenziali nell’organigramma, come account manager, commerciali, responsabili d’amministrazione e così via. Un blogger (e parlo da titolare di un’azienda) non lo metterei mai a busta paga, per due ragioni molto semplici: la prima, è che non mi serve dargli un fisso mensile più i contributi e le tasse sul lavoro (altissime in Italia) per farmi scrivere qualche contenuto al mese, perché tu m’insegni che un corporate blogging di nicchia non necessita per forza di un contenuto al giorno, potrebbe bastare anche uno due a settimana; secondo, un esterno mi costerebbe molto meno!
    2) Non lo consiglio al freelance, perché vorrebbe dire lavorare in mono committenza, perché se io azienda ti pago uno stipendio per scrivere per me poi non accetto che tu possa farlo anche per altri, magari nell’orario di lavoro canonico per il quale ti riconosco un emolumento. Lo fai di notte? Va bene, ma ti conviene? Se ti leghi ad un cliente e questo, per varie ragioni, viene a mancare, che fai? Resti col culo per terra? Non mi sembra il caso.
    3) Un blogger interno finirebbe a scrivere redazionali, contenuti auto referenziali, comunicati stampa e altre puttanate varie, che mortificano davvero il lavoro di un blogger;
    4) Se proprio vuoi avere una persona interna, paga un blogger professionista per formare quelli che, tra i tuoi dipendenti, immagini possa dare un contributo scritto di buona qualità, e affida al blogger professionista il ruolo di editor. Ti costa molto ma molto meno.
    5) Non credo che l’azienda sia in grado di raccontarsi meglio di come farebbe un blogger freelance. Tu conosci magari il tuo lavoro e i prodotti/servizi che offri, ma non vuol dire che tu sia capace di attrarre utenti freschi e fidelizzarli meglio di un esterno, adeguatamente informato e formato su quello che fai.

    • Vedi Francesco, è una situazione complessa. Più volte ho parlato di blogger embedded. ovvero di blogger non assunti a tempo pieno, ma freelance capaci di condividere la visione dell’azienda. Cosa – ti faccio un esempio personale – che posso fare per un’azienda come Serverplan. Il mio scrivere articoli per quest’azienda mi porta a essere credibile come autore, a comprendere logiche e principi. Io la vedo così: formazione interna per chi scrive, più supervisione per piano editoriale.

  6. Non vorrei sembrare di parte….ma la soluzione c’è: si chiama ufficio stampa. Professionisti, che sappiano ovviamente anche di digital pr e social media, che lavorano a stretto contatto con l’azienda, per tutto l’anno, la conoscono a sufficienza per poter parlare a ragione veduta delle novità, ne sono esterni a sufficienza per non fare errori di narcisismo…

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *