2

5 nodi mentali che ti rendono una brutta persona sui social

173 Flares 173 Flares ×
Share on Facebook99Share on Google+20Tweet about this on Twitter0Share on LinkedIn54Email this to someone

Forse puoi migliorare la tua vita sui social

Sei una brutta persona su Facebook? Capita, in qualche caso anche io sono stato etichettato così. E sono una persona tranquilla, una di quelle che lascia correre e non critica tutto ciò che legge. D’altro canto io leggo poco sui social: la funzione non seguire più mi ha permesso di rivalutare Facebook.

brutta persona

Ma questo non è sufficiente. Anche se non ti esponi, le persone che ti circondano sui social creano un’immagine di te distorta. Spesso non è colpa del singolo, ma di un atteggiamento: di un nodo mentale che frena la tua identità e ti rende peggiore agli occhi degli amici virtuali.

La superficialità del rapporto fa il resto. Basta un attimo per scatenare ire e inimicizie, frecciatine, veri e propri scontri che ricordano duelli medievali. O scontri tra galli spennacchiati. Sei una brutta persona? Probabilmente no, ma sui social dai il peggio di te a causa di questi nodi mentali.

Io li ho individuati e sto cercando di risolverli. Tu che fai?

Omeostasi

Gli esseri umani hanno bisogno di stabilità. Non riescono ad affrontare le innumerevoli variabili della vita quotidiana, quindi puntano all’omeostasi. Cercano di raggiungere un equilibrio. Questo attraverso la:

  • Creazione di percorsi mentali stabiliti
  • Resistenza al cambiamento.

Nel primo caso parlo degli stereotipi: visioni semplificate di luoghi, eventi, persone. Lo stereotipo non è un peccato mortale, ma solo la reazione della tua mente di fronte al numero di variabili che caratterizza la realtà. Una realtà che ti mette di fronte a continue evoluzioni delle idee sedimentate.

Questo è il secondo punto: per te è difficile cambiare idea, e questa difficoltà dipende dalle verifiche che sei riuscito a portare a favore dell’idea stessa. La tua mente riesce a individuare mille elementi per confermare idee sedimentate, e a ignorare tutto ciò che le mette in discussione.

Spesso queste dinamiche si trasformano in leve di contrasto sui social. Perché sei portato a generalizzare, ad abbattere le sfumature perché hai poco tempo. Perché la tua mente non ha la forza di analizzare tutti i “perché” di una scelta altrui. Prendi atto di questo prima di esprimere giudizi.

Selezione delle informazioni

Più che un nodo mentale questa è un’esigenza: vuoi selezionare le informazioni da passare sui social, non vuoi pubblicare tutto ma solo elementi positivi. Magari lavori che vanno a buon fine, articoli, foto in compagnia di amici e colleghi. Qualcuno chiama tutto questo Personal Branding, ma spesso è semplice riservatezza. Non voglio condividere con il resto del mondo i miei problemi, le mie paure.

Ma tutto questo, spesso e volentieri, si trasforma in motivo di invidia e rabbia da parte di altre persone. Mostri solo parte di te, e la frustrazione si impadronisce dell’altro perché crede che tu sia solo quello che mostri. Ma è sbagliato. Come sottolinea Riccardo Falcinelli nel suo post u Facebook:

“Le immagini sono pezzettini di realtà. Spesso vere ma parziali. C’è chi leggendo Facebook ne dedurrà che faccio una vita gloriosa e che me la tiro e basta. E Vabbè. In realtà faccio tante altre cose, più umili e dolorose, ma non mi va di parlarne qui”.

Il nodo da risolvere? Qui la tua mente è un unico scorsoio da sciogliere: non giudicare l’altro solo perché sembra che sia sempre felice e vincente su Facebook. È solo una parte della sua vita, quella che vuole rendere pubblica. È un suo diritto, non deve per forza usare Facebook per gridare miseria.

Paura di cambiare

La paura, la grande paura che frena tutti noi: quella di cambiare. La paura di fare il passo sbagliato chiude le porte verso la felicità, verso la realizzazione dei sogni e dei desideri. Ma è tutto scritto dentro di te, nella tua testa: il cervello rettile. Quella sezione atavica della tua mente che frena le tue azioni.

Il cervello rettile è una forma di autodifesa. Ti costringe a nasconderti, a frenare le azioni, a mimetizzarti: “Non farti vedere, non esporti, non farti notare dalle minacce”. Il cervello rettile distilla la paura del cambiamento, il terrore di avanzare verso qualcosa che non conosci. Ma come sostiene anche Seth Godin, oggi devi essere speciale se vuoi andare avanti: essere mediocri è il vero pericolo.

Per approfondire: come trasformare un errore in un’occasione.

Impulsività

Rispondere a tono, senza pensare alle conseguenza. Sui social l’impulsività non è una scelta saggia. Soprattutto se ci lavori con i social, se li usi per trovare nuovi clienti online. Le persone ti giudicano,e  tu non devi essere ipocrita. Ma abbastanza furbo da contare fino a 10 prima di scrivere.

Tara scolastica

Questo è un nodo che viene chiuso durante gli anni della scuola, quando i professori disegnano nella mente dei ragazzi un modello pensato da un sistema coercitivo. Un sistema che ha bisogno di menti simili, già formate per obbedire agli ordini e mortificarsi davanti al rimprovero. È un problema culturale: l’equilibrio generale ha bisogno di sudditanza mentale.

brutta persona

Devi uscire da questo circolo vizioso. Non è facile, ma devi imparare questo mantra: l’errore è un aspetto della vita professionale. Un aspetto che devi coltivare: i migliori gestiscono con cura i propri errori, cercano di farli in situazioni di basso rischio per imparare senza far danni.

Ma è anche vero che la situazione ideale non esiste: a volte devi rischiare e sbagliare. Con la gioia e la spensieratezza di un bambino. A volte, però, devi anche far le cose per bene.

Da leggere: devi solo scegliere di non aver paura.

Sei una brutta persona sui social?

Forse sì, forse no. Nella maggior parte dei casi le persone riescono a esprimere grandi giudizi verso i propri simili, anche verso individui che conoscono poco. Sono osservatori, conoscono il mondo – o almeno così dicono – quindi sanno riconoscere a pelle un virtuoso o un pelandrone. Sciocchezze. I social non ci permettono di approfondire i rapporti, ci restituiscono delle immagini parziali.

Quindi non possiamo giudicare le persone. Dobbiamo cogliere la parzialità del rapporto che ci lega con l’altro sui social. E immaginare che magari, davanti a un caffè, quella questione che sta andando avanti da ore finirebbe in una risata o in una stretta di mano. Non credi?

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

2 Comments

  1. Molto interessante Riccardo la tua disamina. Qualche concetto sulle nostre psicologie dovremmo proprio approfondirlo, nel momento in cui ci occupiamo fondamentalmente di relazionarci agli altri, anche per lavoro in un certo senso!

    • A volte non riusciamo a distinguere aspetti professionali e personali. Ormai io uso i social attraverso una prospettiva professionale. Lasciando una piccola finestra a quello che faccio ogni giorno, nella mia vita privata.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *