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Il valore della condivisione nel web marketing

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Spesso mi ritrovo a commentare articoli che affrontano la condivisione della conoscenza. La platea si divide in 2 emisferi: c’è chi condivide il sapere senza limiti, e chi invece preferisce mettere un freno ai contenuti. Il punto è chiaro: perché condividere con tutti le proprie conoscenze?

Io lavoro, studio, faccio esperienza. Mi sporco le mani con la gavetta. E poi metto tutto su un articolo, racconto le mie conoscenze, le rendo pubbliche. Disponibili a costo zero. Facili da scaricare con un ebook gratuito, o acquistabili per pochi euro con un libro cartaceo. Così tutti possono fare il mio lavoro.

condivisione

Nella fattispecie, tutti possono fare i blogger. Ti sembra una scelta saggia? Vuoi creare i tuoi competitor? Vuoi insegnare tutto quello che sai alle persone che un giorno ti scalzeranno e conquisteranno i tuoi clienti? Puoi regalare le tue competenze (o venderle al miglior offerente) per permettere al “cuggino” di attaccare l’ennesimo fregio alla pagina Facebook.

Ecco, la conoscenza. La condividi? Non la condividi? La puoi donare a tutti? Puoi pubblicare ogni giorno un articolo approfondito, denso, ricco di indicazioni e di consigli? Puoi suggerire a tutti i ferri del mestiere? Puoi dare alla plebe le chiavi del successo? È giusto condividere tutto con tutti?

Sì, è giusto condividere

Mai mettere freno alla conoscenza. Molti colleghi e professionisti non condividono i trucchi del mestiere. E non pubblicizzano tecniche, metodi, strategie, strumenti utili. Custodiscono il sapere con gelosia. Non critico a priori questo atteggiamento. Anzi, sotto un certo punto di vista è comprensibile.

Chi ha lavorato sodo per acquisire delle competenze non le regala al primo che capita. Preferisce dare valore ai clienti, o fare formazione e vendere le proprie conoscenze a caro prezzo. Mi sembra giusto, così gira il mondo. Chi ha la partita IVA deve fatturare e massimizzare le entrate.

E poi c’è il problema della copia selvaggia: pubblicare contenuti di qualità vuol dire alimentare chi è a corto di idee, e cerca di raccattare spunti da rimodellare per poi pubblicare con il proprio timbro. Insomma, senza girare intorno al problema: pubblicare tanto e bene ha i suoi lati negativi.

Da leggere: come combattere i ladri di contenuti.

La condivisione è il mio lavoro

Creando contenuti ricchi e approfonditi puoi alimentare falsi profeti, copioni, competitor e umanità varia. Ma il mio lavoro si basa su questo: sulla condivisione della conoscenza. Io trovo nuovi clienti in questo modo, e non solo nel campo della scrittura ma anche nella formazione.

Questa è la strada che mi ha permesso di trasformare il blog in uno strumento per guadagnare online. Tanti ragazzi guardano con sospetto questo lavoro, e puntano subito al monetizzare. Le competenze si pagano, se hai bisogno di me ti mando il preventivo. Sono d’accordo, ma chi ti conosce? Chi sei?

seth godin

Se vuoi posizionarti devi dare qualcosa ai lettori. Se vuoi diventare un blogger di successo devi creare qualcosa di unico. Se vuoi diventare un professionista devi regalare qualcosa: idee, ispirazione, soluzioni, sogni. Lo fanno tutti i nomi che contano. Ti faccio un esempio: Seth Godin.

Un professionista storico, un uomo seguito in ogni angolo del mondo. Cosa fa? Scrive e pubblica e-book che cambiano prospettive. E che potrebbero essere venduti a caro prezzo.

Oggi parli di influencer marketing perché Seth Godin ha descritto queste figure nel PDF Unleashing The Ideavirus, uno dei documenti online più letti e scaricati a costo zero. Seth Godin si è preoccupato dei competitor o dei marketer improvvisati? No, ha condiviso le sue idee e ha avuto ragione.

Equilibrio naturale

Io non ho paura dei copioni e degli improvvisati. E non condanno queste figure: siamo stati tutti giovani e scapestrati, un po’ maldestri e frettolosi nel tirare le somme. Siamo stati tutti generosi nei preventivi pur di mantenere un cliente. Non ho mai visto professionisti nati grandi. E senza scheletri nell’armadio.

rabbiaConfido nel naturale equilibrio della rete. Se un collega segue un corso e si definisce blogger professionista dopo 30 giorni di WordPress.com per me è ok: non ci sono problemi. Può vendere gli articoli a 5 euro e può prendersi i clienti che preferisce: non sono i miei clienti. Non sono quelli che avrebbero accettato il mio preventivo e il mio modo di lavorare. Ma soprattutto non può differenziare le entrate.

Il vero passo avanti per un professionista è la sua capacità di differenziare le entrate. Servizi base e avanzati, consulenza, corsi di formazione, infoprodotti, libri, videocorsi: queste cose non si improvvisano. Puoi anche offrire servizi base a prezzi stracciati, ma per differenziare le entrate devi essere un professionista con caratteristiche precise: ossa rotte, spalle larghe, tempeste superate, cicatrici. Questa è la mia forza, la mia consapevolezza.

Io posso comunicare tutte le mie competenze, le posso regalare domani. Anzi, lo faccio ogni giorno. Scopro una soluzione nuova per il calendario editoriale? La comunico subito su My Social Web. La vera differenza è nell’esperienza, nella capacità di trasformare le chiacchiere in azione. Non basta leggere un libro di anatomia per fare il chirurgo, e chi lo fa prima o poi pagherà le conseguenze.

Per approfondire: rifiutare i lavori e guadagnare di più.

La tua opinione

Ovviamente non credo di essere sempre nel giusto. Questo è il mio punto di vista, il mio modo di lavorare. Dovrei essere meno generoso? Dovrei chiudere le connessioni e diventare avaro di consigli? Per ora il mio lavoro si basa sulla condivisione, poi vedremo. Tu invece come ti regoli?

Qual è la tua opinione? Lasciala nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

10 Comments

  1. Buongiorno Riccardo.
    Sono pur io della stessa tua idea, con il mio blog faccio lo stesso, condivido le mie conoscenze. La condivisione della conoscenza é vecchia come il mondo, prima il mezzo di trasporto erano i libri (forse meno accessibili) adesso è il web.

    A presto,
    Antonio.

  2. Ciao Riccardo, io sono dell’idea che la risposta sia nella definizione stessa di “blog” e “blogger”. I blog sono nati per dare informazioni UTILI agli utenti e il blogger è da sempre la figura che dà queste informazioni attraverso il suo blog. Inoltre, credo, che il blogger scriva sul blog per passione e non per monetizzare. Credo che chi scriva un blog solo per monetizzare, alla lunga perda sia audience che ispirazione, anche se si può copiare, ma dopo aver letto tutti i tuoi articoli su copywriting, content marketing e writing credo di aver capito che la personalizzazione, la riflessione del blogger su un argomento sia ciò che tiene gli utenti attaccati a leggere. In conclusione, copiare è inutile o poco producente e il blogger deve condividere attraverso il suo blog che magari dopo tempo viene reso monetizzazione dagli utenti stessi! Questo è quello che penso io, cose ne pensi? Grazie per il fantastico articolo!

    • Sono d’accordo con te Luigi, copiare è inutile. E frenare la condivisione per paura di essere copiati è altrettanto inutile. Non dobbiamo aver paura di condividere: e dobbiamo sempre avere il coraggio di essere avanti rispetto a chi prende sempre spunto. O meglio… copia.

  3. Parole sante Riccardo. Ti seguo sempre e.. come sempre, ciò che scrivi ha un valore inestimabile poiché dettato dall’amore per la conoscenza, dalla sincerità e dall’esperienza. Mi sono preso del pazzo a regalare insegnamenti che in molti dojo dispensano (pagando) dopo anni… ma a me non importa poiché la penso esattamente come te. Condividere non prezzo per il nostro modo di essere e le persone lo apprezzano. Questo è ciò checonta a mio umile parere. Buon lavoro e grazie… continua così! Arigatou

  4. Io ho fatto parte del “blogger-volontarismo”, tutti quei blog che spasmodicamente aspirano ad attirare click a milioni riciclando articoli altrui. Tralasciando il fatto che i ritmi che questi signori pretendono sono assurdi se si considera che si lavora per la gloria (quale non si sa), ma io mi chiedo … che senso ha?! Quanto guadagno effettivo c’è?!

    Poi ho trovato chi mi pagava 5 € lordi ad articolo e pensavo di aver svoltato … ma il senso era lo stesso : “trova materiale magari straniero e rielabora”.

    Il problema é che vuoi fare un lavoro decente e non vuoi mancare di rispetto all’autore allora non prendi tutto da una parte, cerchi altre 4/5 fonti ,poi cerchi di dare un tocco tuo, ti devi accertare che nn siano menate le cose che hai scritto e alla fine impieghi 5 ore per 5 euro…

    Il problema incontrato da me credo sia il problema dell’articolista “arraffone”, quella creatura del web che scrive di tutto e di niente.
    Ancora non ho capito se un professionista che cura un blog di un cliente (es. uno chef stellato) dbba mettersi a studiarecucina per scrivere gli articoli oppure se li commissiona, oppur se accetta solo clienti del suo campo di competenza (magari scienz politiche).

    In un modo o nell’altro possiamo dire (magari é u azzardo)che é pur sempre “copiare” …nel senso che quello che noi sappiamo (in ogni campo) é conoscenza arrivata a noi elaborata a piu mani e in viaggio da secoli o anni da persona a persona.
    Possiamo escludere ovviamente tesi tersonali, produzione letteraria o musicale e simili.

    come ha sottolineato raffaele l’esperienza ė la parte più importante nella trasmissione della conoscenza. Un copione può bluffare quanto vuole … ma alla prova dei fatti é una mezza cartuccia ed il lettore prima o poi se ne accorge.

  5. Per me è giusto condividere, non bastano le giuste info, i contenuti brillanti e i tool utili per costruire del “buono”: è necessaria la capacità di rielaborazione.
    I Copycat prima o poi verranno puniti dal Karma 😉
    Far circolare la ‪#conoscenza‬ con i giusti criteri è un’azione positiva per tutti ed innesca un processo dialettico. Se eroghi conoscenza, presto o tardi, ritornerà a te in forma di altra conoscenza e/o opportunità. Il buon senso docet.

  6. Riccardo, concordo perfettamente con il tuo pensiero sulla condivisione. Il tenere segrete le proprie competenze non serve a molto, piuttosto il condividerle può aiutare a farti emergere come “esperto” di un determinato settore. E ad ogni modo, qualcuno che copia i tuoi contenuti di certo non può farti conocrrenza…

    • Il dono ti permette di ottenere dei risultati in più. Ma devi essere anche capace di donare il giusto: più dai e più ricevi? Dipende, attenzione anche con la troppa generosità.

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