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Come verificare le fonti del tuo blog

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Venerdì ho pubblicato un articolo dedicato alla storia del delfino morto a causa di turisti in cerca di selfie. La combinazione degli eventi proposta dalla stampa: pur di immortalare il momento, un gruppo di bagnanti ha portato fuori dall’acqua il cetaceo. Passando da una mano all’altra il delfino è morto.

Quindi la mia riflessione: è colpa dei social? O siamo noi a sfruttare nel peggior modo possibile le tecnologie digitali? Facebook e Instagram sono semplici strumenti nelle nostre mani?

Come verificare le fonti

All’improvviso un colpo al cuore: “Ehi, amico. Lo sai che hai commentato una bufala? Il delfino era già morto quando è uscito dall’acqua”. Niente panico, questa è la classica situazione che devi tamponare subito se non vuoi attirare sul blog una marea di troll e hater pronti a farti a pezzi.

Persone che non riescono a scrivere due parole senza punto esclamativo diventano parenti diretti di Montanelli: “Questa è la professionalità dei blogger, pezzenti che si credono giornalisti. Senza dimenticare che la stampa italiana è ormai allo sbando. Che vergogna, fate girareeee!!!111!1uno”.

Mentre cerchi di recuperare altre notizie per verificare la smentita, arriva il commento moderato – ma pungente – che caccia il coniglio dal cilindro come un prestigiatore: “Perché non controlli le tue fonti?”.

In realtà lo faccio, il problema è più articolato del previsto: c’è uniformità delle notizie. Quando ho pubblicato l’articolo tutte le fonti erano allineate con la versione proposta. Poi è uscita la smentita.

Il fact checking è un’illusione?

Forse mi sbaglio, ma credo che sia impossibile avere una verifica completa e definitiva di tutte le notizie. Io ho seguito una procedura chiara: ho citato un quotidiano nazionale, e ho controllato su altre fonti di pari importanza. Posso dubitare di tutto? Anche di chi dovrebbe avere una deontologia?

Non posso essere sicuro di testate storiche come La Repubblica o Il Corriere della Sera, quindi dove posso prendere le mie fonti? Chi mi può aiutare? La risposta non è semplice perché il sistema dell’informazione online ha piegato i quotidiani a un gioco becero: sfornare informazioni veloci e dedicate al click baiting. I quotidiani devono essere aggiornati, e devono fare il possibile per incassare visite perché il sistema pubblicitario si basa su questo: visite da trasformare il click. Questo porta a:

  • Notizie imprecise o false per dolo.
  • Notizie imprecise o false per colpa.

Il titolo “Delfino muore a causa dei selfie” è un colpo interessante per un quotidiano nazionale? Non in termini di prestigio, certo, ma è un toccasana per le visite. Per non bucare la notizia devi essere il primo a lanciarla, altrimenti perdi l’esclusiva. Quindi le verifiche si riducono all’osso.

Mettici anche il taglio al personale e una fonte autorevole diventa un tranello per chi ha fiducia nell’informazione. Controllare le notizie è diventato difficile. Senza dimenticare chi trasforma le menzogne in un vero business. Ecco le parole su L’Espresso di chi ha fatto soldi con le bufale:

“Sbatti il mostro – extracomunitario of course – in homepage. Tutto ciò per puro spirito di mercato. Non agivo per risentimento nei confronti di soggetti di diversa nazionalità. Lo scopo della mia attività era quello di attirare l’attenzione sul mio sito guadagnando, con i banner pubblicitari, dagli ingressi degli utenti”.

Blogger improvvisati e nomi dell’editoria puntano sul click baiting per aumentare le visite. Non devi essere per forza un truffatore o poco attento nella verifica per condividere bufale: a volte lo fai a tua insaputa. Ecco perché ho deciso di rispettare una checklist prima di ripubblicare una notizia.

Da leggere: come selezionare le fonti del tuo blog.

Verifica della fonte ufficiale

Hai una notizia interessante da approfondire, vuoi scrivere un articolo e devi verificare la fonte. Il primo punto è semplice: interroga Google News. Il motore di ricerca più famoso del web ti permette di recuperare le principali testate che affrontano questo tema per effettuare una prima verifica.

Google News offre degli strumenti. Ricorda che c’è un link per approfondire la fonte con altri articoli. Poi ci sono i post più citati dagli utenti. Senza dimenticare che puoi restringere il campo temporale e cercare all’interno di un periodo preciso, definendo un ventaglio temporale negli strumenti di ricerca.

Verifica della fonte ufficiale

La verifica di Google News.

Apri i nomi più importanti e leggi l’articolo. Il tuo obiettivo è semplice: devi trovare la fonte ufficiale. I quotidiani sono in cima alla piramide dell’informazione, sono ammanigliati con il potere, ma riportano informazioni prese altrove. E dovrebbero lasciare il link, o almeno il nome della fonte.

Potrebbe essere un comunicato stampa di un’azienda, o una fonte governativa. In qualche caso puoi citare delle voci sicure che ti permettono di stare con le spalle coperte. Quindi il consiglio è questo: non citare l’intermediario ma la fonte ufficiale. Magari arricchiscila con immagini e video.

Cerchi un documento per definire i punti fissi del fact checking? Oggi c’è il Verification Handbook, un libro che illumina il lavoro del giornalista nel momento in cui deve verificare notizie, video, immagini nel mondo digitale. Una guida essenziale.

Verifica della condivisione

Spesso la notifica di una notizia arriva da Facebook, quando un contatto condivide il link che riporta la news. Qui puoi fare una verifica e accendere i primi campanelli di allarme. Quali sono gli elementi da tenere sotto controllo quando ti trovi di fronte a uno share di Facebook poco convincente?

  • Immagine poco chiara per attirare il click.
  • Presenza di testo tutto maiuscolo.
  • Nome dominio della fonte.
  • Presenza o meno di un autore del post con tag author.
  • Didascalia protesa verso il click baiting.

L’ultimo punto è interessante. Spesso le bufale vengono promosse come segreti inconfessabili, scoop che nessuno ha mai svelato, cure miracolose che il governo nasconde. Ci sono territori che continuano ad alimentare il mondo delle bufale online: complottismo di serie B, cronaca nera che fa invidia a Quentin Tarantino, dietrologia, cure mediche miracolose, gossip.

facebook

Il modo migliore per essere al sicuro dalle bufale? Accendere il cervello. Nome dominio e autore del post possono confermare la bontà del contenuto, sono una firma digitale che danno autorevolezza. Ma sei tu a decidere se cliccare, leggere, linkare e condividere un contenuto. Sei tu a decidere cosa fare.

Per approfondire: 10 funzioni che non conosci di Facebook.

Posso fidarmi di un sito?

Non esiste una ricetta chiara per rispondere a questa domanda. Hai trovato una notizia su Facebook o su un altro social ma hai qualche dubbio. Io di solito mi baso su punti chiari e cerco di rispettarli:

  • La notizia è stata pubblicata altrove?
  • C’è traccia della notizia su Twitter?
  • Qual è il sentiment delle discussioni su Twitter?
  • Riesci a risalire all’autore dell’articolo?
  • Ci sono opinioni online intorno a questo blog/quotidiano?
  • Ci sono riferimenti e contatti?
  • C’è un eccesso di pubblicità?
  • Le notizie sono aggiornate?
  • Il punto di vista del blog è viziato da opinioni personali?
  • Si tratta di una testata giornalistica?
  • Il dominio è iscritto a Google News?
  • Riprova sociale: è una fonte seguita?

Queste non sono regole definitive. Puoi trovare bufale in siti apparentemente puliti, la soluzione potrebbe essere solo nel controllo incrociato e approfondito. Combinazione che non sempre combacia con i ritmi della comunicazione. Il mio consiglio: lavora con siti di fiducia ma dubita sempre.

Hai citato una bufala? Perfetto, capita. Ora devi rimediare con una rettifica: devi correggere l’articolo e aggiornare i lettori con un post sui social per dimostrare il tuo lavoro di monitoraggio. Qui ti giochi l’autorevolezza del blog: sbagliare è umano, ma nessuno perdona un blogger che nasconde l’errore.

Come si cita una fonte?

Se si tratta di un articolo devi inserire un link con anchor text capace di indicare subito la pagina di atterraggio (tipo “fonte La Repubblica”), e garantire criteri di leggibilità al testo. Se la fonte è un tweet puoi usare l’embedded, lo stesso vale per gli altri post sui social. Tipo Facebook o Google+.

La fonte è un video? Anche in questo caso puoi usare l’embedded. L’obiettivo della citazione? Semplificare il lavoro di chi vuole verificare la fonte. Non devo fare ulteriori ricerche per capire dove si trovano i riferimenti che ti hanno permesso di sviluppare l’articolo. Ma cosa devi citare?

Il nucleo, il perno del contenuto. La scintilla che ti consente di argomentare il post. Anche eventuali dati. Numeri e statistiche alimentano l’interesse del lettore, ma devi essere in grado di dimostrare. Altrimenti esprimi con chiarezza i tuoi dubbi sulle fonti, senza puntare su titoli sensazionalistici.

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Anche Google ti aiuta a verificare. Il grande motore di ricerca potrebbe in futuro supportare il tuo lavoro di controllo delle fonti. Foxtail marketing ha scoperto che nella serp, in qualche caso, viene mostrata una finestra con alcune informazioni sulla natura del sito apparso nei risultati.

La tua opinione

Io credo che un fact checking pulito e definitivo sia impossibile. Ma al tempo stesso credo che ci debba essere più attenzione nella scelta delle fonti, senza dimenticare un’attenuante legata alla buona fede di chi cita una notizia falsa: se è verosimile e riportata da più fonti credibili non puoi essere colpevole.

Ma puoi essere onesto nella rettifica. Questo è un dovere non solo del giornalista ma di chi fa informazione con un blog. Sei d’accordo? Tu hai già rettificato articoli? Come scegli le fonti?

Approfondiamo insieme l’argomento.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

9 Comments

  1. Se lavori l’errore può capitare solo chi non fa niente non sbaglia mai… che poi sono quelli che ti vengono a trollare sotto il post. Nel tuo caso poi ti eri affidato ad una testata nazionale, quindi se proprio dobbiamo trovare l’errore non è il tuo.

    In questi, come hai detto giustamente te, l’unica cosa da fare è fare una rettifica e chiedere scusa ai lettori per l’errore evitando di cercare giustificazioni campate in aria.

    Questo non toglie che anche farsi una selfie con un delfino morto è qualcosa di squallido.

    • Infatti, la mia riflessione comunque aveva un senso. Per fortuna 🙂 Inutile trovare scuse e arrampicarsi sugli specchi: hai sbagliato, modifica e avvisa. Il resto è aria fritta. Se ti comporti così dimostri attenzione nei confronti di chi legge.

  2. Complimenti per aver rapidamente ripreso la padella dalla parte del manico, anche questa é professionalità. Per il resto concordo in tutto, e aggiungo che davvero tropo spesso in giornali online con un gran nome dietro ed addirittura l’Ansa, non solo ci sono notizie che lasciano desiderare in contenuto e in forma ma anche nell’affidabilità.
    “Fidarsi é bene non fidarsi é meglio!” ma a quanto giova farsi passare per frettolosi scribacchino!?
    Oltretutto … alcuni giornali importanti sembra davvero che la deontologia e l’oggettività dei fatti non sappiano più cosa sia.

    • A volte non sei tu a voler essere frettoloso: a volte sono i ritmi dell’informazione che ti spingono a non approfondire il tema. Il web ha estremizzato questa linea: dobbiamo essere rapidi ed efficaci, non c’è spazio per chi arriva secondo. Ecco perché spesso si pubblicano notizie inesatte o incomplete.

  3. Ciao Riccardo. La notizia del delfino ha colpito anche me. Anche io ho scritto un post sul mio blog. Ben due quotidiani autorevoli italiani hanno dato la notizia e anche un servizio al TG2 delle ore 13, quindi pensavo fosse tutto a posto. Comunque, la sera, ho pubblicato un aggiornamento, dicendo che la notizia era inesatta. Poi i blogger non sono giornalisti: credo sia giusto correggere se si sbaglia, però nessun giornale (mi sembra) lo ha fatto. Un po’ mi consola che anche tu hai preso la notizia per vera, mi sento meno “imbranata, sprovveduta”. Saluti a tutti e grazie dei post, sempre belli e utili 🙂

    • Ciao, ti ringrazio.

      I blogger non sono giornalisti ma neanche i giornalisti lo sono. Oggi la maggior parte di chi lavora in redazione deve sfornare notizie per aumentare le visite. Solo questo. E la verifica è sempre più difficile.

  4. …non sono informata sull’argomento.. ma dunque i turisti si sarebbero fatti, felicissimi, una foto con un delfino morto? Il post, comunque, aveva una ragion d’essere, perché i selfie ci sono stati. O no?
    Quella delle bufale è un problema aperto. Come sempre ottimi spunti.

  5. Prendere un abbaglio capita a tutti, anche ai migliori. La professionalità e serietà sta nell’ammettere l’errore e nel caso correggerlo, proprio come tu hai fatto 🙂 (spero che tu abbia capito che nel mio caso la segnalazione era in assoluta buonafede). Diverso è il caso di chi lo fa con consapevolezza (per attirare traffico meschinamente) o chi – vuoi per ignoranza, vuoi per estrema superficialità – non procede con la verifica delle fonti.

    • Chi lo fa con consapevolezza merita di fallire nei propri intenti: non ho mezze misure con chi mente sapendo di mentire. il compito di chi fa informazione è chiaro: dare al lettore la migliore notizia possibile, pur lasciando un’inclinazione dovuta a opinioni o idee.

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