17

Blogger migliorati dalla SEO

Ho deciso di rispondere al post di Riccardo Scandellari con un articolo. Il punto di vista del mio omonimo: molti blogger rovinano i propri contenuti perché inseguono il mito del SEO copywriting.

Scrivono troppo. Aggiungono paragrafi inutili confondono il concetto di contenuto denso con la quantità. E con il principio che viene suggerito in qualche articolo: i contenuti lunghi funzionano in ottica SEO e si posizionano nella serp. C’è una verità in tutto questo? I long form content funzionano?

Blogger

Dipende. Non esistono regole certe in questo campo, non puoi generalizzare con semplicità. Ed è questo l’errore di un approccio superficiale: basta scrivere. Ma scrivere cosa? Approfondire cosa?

Un approccio generico al SEO copywriting può rovinare senza rimedio il lavoro del blogger: argomento avvincente, headline efficace, sviluppo degno di nota. E una marea di testo inutile. Cosa deve fare un autore che vuole ammaliare i lettori e, allo stesso tempo, accontentare i motori di ricerca?

In realtà non c’è differenza

Chiaro, questo è il punto di partenza. Piacere alle persone vuol dire – almeno nel mondo del blogging – avere un buon successo sui motori di ricerca. La ricetta per ottenere questo risultato è (in teoria) semplice: rispondere alle esigenze dei potenziali lettori sfruttando i dati che trovi online.

Community, gruppi di Facebook, commenti, articoli dei tuoi colleghi, keyword planner, vari SEO tool: qui trovi una marea di informazioni che ti suggeriscono cosa scrivere. Il come scrivere, invece, è dato dal buon senso e dall’onesta professionale del blogger. Questo approfondimento è utile? Dà valore?

Ma soprattutto qual è l’obiettivo dell’articolo? Nel calendario editoriale di un blog devi ponderare fini diversi con post studiati su misura. Non tutti gli articoli hanno gli stessi scopi. Quindi devi valutare con cura le esigenze dei tuoi contenuti e mettere in campo delle strategie adeguate.

Blogger migliorati dalla SEO

Anche perché ci sono degli studi, tipo quello di Coschedule,  che confermano un punto: i contenuti lunghi riescono a ottenere un posizionamento migliore, ma anche un numero di link superiore. Senza dimenticare le condivisioni. Ma devi studiare bene il lavoro: testo lungo non è sinonimo di successo.

Per approfondire: perché scrivere post lunghi?

Uso ragionato della SEO

Vuoi creare un articolo che diventi un riferimento per chi cerca immagini gratis online? L’articolo deve essere completo, ricco. Non puoi ignorare le sfumature di chi cerca questi contenuti. Vuoi puntare sulla discussione e creare community? Devi essere tagliente, incisivo. Ma la sintesi è uguale: no alla fuffa.

SEO e blogging possono coesistere. Devono coesistere. Soprattutto quando riesci a declinare la SEO intorno a un approccio umano, utile per scoprire esigenze e domande dei lettori da soddisfare. Gonfiare gli articoli con testo ridondante non è SEO: è inutile e controproducente sfoggio di testo.

Il SEO copywriting non è uso ripetuto delle keyword o dei sinonimi: è indagine, analisi, attenzione nei confronti di chi legge o potrebbe leggere i tuoi articoli. Senza dimenticare tutti i dettagli on page che non puoi ignorare, tipo l’ottimizzazione delle immagini o del binomio tag title e meta description.

In questi casi può essere utile il reminder di WordPress SEO by Yoast, ma guai a cadere nella trappola del semaforo. Basare la bontà – o l’ottimizzazione SEO – del proprio articolo intorno alla presenza o meno del semaforo verde di questo plugin è una delle semplificazioni da evitare come la peste.

Meglio un articolo breve?

Meglio un articolo scritto bene. Non focalizzarti sulla lunghezza del testo ma sulla qualità dell’articolo. Prenditi lo spazio necessario per approfondire l’argomento, e per non lasciare insoddisfatto il lettore. Ma allo stesso tempo non allungare il brodo con inutili approfondimenti, paragrafi e sottotitoli.

Un post dedicato alle opinioni personali può essere breve: serve ad accendere la discussione. Un pillar article può essere lungo: deve spiegare nel miglior modo possibile un argomento. Le regole possono capovolgersi, ma alla base c’è sempre il bisogno di mettere il lettore al centro del contenuto.

Senza dimenticare che puoi scrivere contenuti lunghi, ma anche leggibili e scorrevoli: basta eliminare quello che non serve, curare la leggibilità e seguire le informazioni lasciate da Luisa Carrada.

La tua opinione

Il mio punto di vista è semplice: la SEO declinata intorno al mondo della scrittura online è utile per capire cosa vogliono le persone dai motori di ricerca. Individuo queste esigenze e creo i miei post per rispondere alle domande e alle curiosità. Senza strafare, senza rovinare gli articoli.

Trasformare la SEO in una scusa per pubblicare ogni giorno una Bibbia di informazioni inutili è sbagliato. Ignorare la necessità e l’utilità (soprattutto in ambienti competitivi) di un buon posizionamento anche. Questo è il mio punto di vista: ora aspetto la tua opinione nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

17 Comments

  1. Al solito sono d’accordo con te. Il mio motto comunque in generale è: “se piace al lettore piace anche a Google” se questa cosa non si verifica vuol dire che Google in questo caso sta sbagliando (visto che il suo scopo è presentare contenuti interessanti per l’utente).

    • Google sbaglia, o almeno io trovo dei contenuti nella serp che dovrebbero essere buttati nella spazzatura all’istante: vanno contro ogni regola espressa da Mountain View.

      • Beh che Google sbagli non è una novità. Ribadisco però che secondo me è meglio che sbagli lui e non noi: è vero che lui ci porta i visitatori, ma è anche vero che dobbiamo scrivere in maniera che poi tornino. Quindi viva il contenuto ben esposto.. poi se riusciamo anche a dar retta un po alla SEO meglio.

        • Alla fine, le regole SEO che devi rispettare per avere risultati nella norma sono la base. Se vuoi spingere poi è diverso, am buoni risultati si ottengono rispettando le regole che trovi anche nella guida base di Google.

  2. In linea concettuale è stra-vero e non va dimenticato come intercettare le esigenze degli utenti: in modo “scientifico” di studio, “harder, better, stronger” (cit.) – con o senza tool – anche per individuare le metriche interessanti per il Ritorno dell’Investimento (visite? lead? vendite?)

    🙂

    • Hai messo il dito su un punto dolente: il ROI. Io però di solito ragiono anche in termini intermedi: pubblico un articolo che genera visite in linea con il target e porta tanta gente verso la landing? Perfetto. Ora pubblico un articolo che non porta visite alla pagina di atterraggio. Però si posiziona al centro di una discussione e viene linkato da due o tre colleghi: anche questo è un ritorno dell’investimento. Non diretto, am funzionale al successo del progetto.

  3. Super d’accordo, Riccardo! Non occorre strafare per rispondere alle necessità delle persone, basta iniziare ad ascoltarle! Grazie.

    • Basta… forse questa è la fase più difficile: mettere da parte le proprie idee e le proprie certezze per capire cosa vogliono le persone. A volte è questa la fase più difficile. Anche nel rapporto con il cliente.

  4. Penso che tutto dipenda dal genere di argomento che andiamo ad affrontare : più un argomento è complesso ed articolato e di conseguenza l’articolo per esser chiaro diverrà conseguentemente lungo

    • E non è detto che sia impossibile ottenere un articolo lungo ma al tempo stesso facile/piacevole da leggere. Basta mettere in pratica le regole della buona leggibilità. Ed evitare le chiacchiere inutili.

  5. E’ importante immedesimarsi nel cliente e capire di cosa siamo capaci. Essere se stessi (dimostrando apertamente i nostri pro e contro) fa di noi un punto di riferimento per le persone. E’ sicuramente più efficace il coinvolgimento che l’ottimizzazione al 100%, che sia un articolo o un semplice commento.

  6. Io non scrivo per la SEO, penso solo a scrivere in modo semplice articoli che aiutino a risolvere i problemi incontrati dai miei lettori, questo è il mio unico obiettivo che una volta raggiunto porta a conseguenze positive per me autore. Ho iniziato a scrivere “ipertesto” quando ancora non esistevano i motori di ricerca, almeno come sono conosciuti adesso.

    I miei articoli nascono da idee prese sul mio campo di lavoro e non per opera di qualche tool messo a disposizione da google, eppure, riesco ad essere sempre in prima pagina.

    Per quanto riguarda la lunghezza, scrivo il giusto, senza allungare il brodo che sicuramente annoierebbe il lettore lasciando subito la pagina.

    In genere chi scrive da parecchi anni non solo per il web inconsapevolmente è gia in qualche modo SEO compliant.

  7. Tutto vero quello che hai scritto, ma non dimentichiamoci che Google è ASSETATO anche di questo…i nostri commenti a quest’articolo 😉

    • Certo, si possono aggiungere contenuti utili anche in questi slot. L’influenza dei commenti alto seo può essere interessante, anche in chiave negativa però. Ci sono blogger che hanno cancellato grandi quantità di commenti e hanno ottenuto risultati positivi http://blog.tagliaerbe.com/2015/10/eliminare-commenti.html

  8. Sono giunto a questa conclusione, correggetemi se sbaglio:
    – un articolo lungo (interessante, ben scritto e che non annoia) può accontentare i lettori e Google.
    – un articolo breve può accontentare il lettore ma non Google.

    Quindi essere brevi solo quando non si compromette il contenuto.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *