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La passione non diventerà mai un lavoro

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Forse conosci quel proverbio che tutti i freelance sbandierano per dare un senso alle proprie giornate: “Trasforma la tua passione in lavoro e non lavorerai più”. Qual è il senso di questa frase? Perché la ritroviamo sulle bacheche social e nei blog dei liberi professionisti con partita IVA?

Perché solo con la passione si possono affrontare tante difficoltà messe insieme. Il freelance è un maratoneta, non può fermarsi e non può avere incertezze. Deve sopportare una pressione fiscale infinita, e non può delegare: deve affrontare tutto in prima persona. Deve fare anche da segretaria.

passione

Penso a tutti i ragazzi che si descrivono come serial entrepreneur o altre sigle sfavillanti: siete anche account, passacarte, fattorini. Oggi la passione per quello che fai ti aiuta a fare passi in avanti, a smuovere la situazione verso i tuoi vantaggi e i tuoi obiettivi. Ma non diventerà mai un lavoro.

Non potrai mai trasformare la tua passione in un lavoro. E non potrai mai crogiolarti al sole o trascorrere sei mesi all’anno in giro per il mondo, mentre ti godi i soldi guadagnati in una manciata di settimane. La passione è una scintilla indomabile, il lavoro una gabbia che reprime.

Uno schema troppo rigido?

Può essere, ma ti parlo del mio punto di vista. Questa è la mia esperienza personale. Come dipendente non hai la possibilità di esprimere al massimo la tua creatività. Anzi, in qualche caso vieni stroncato senza mezze misure: devi solo eseguire dei compiti. E lo devi fare bene, senza errori.

Però ti viene chiesto di essere creativo. Devi essere produttivo, concreto, pratico. E allo stesso tempo devi essere un vulcano di idee. Tutte fruttuose. Scambiano il copy per un distributore automatico di headline, il grafico per un logo generator e un SEO per un telefono diretto con Google.

No, non va bene così. Allora scegli la strada freelance perché ami il tuo lavoro, e credi di avere buone carte da giocare: devi solo avere la possibilità di esprimere le tue capacità. Senza limiti, senza le tare e le zavorre del lavoro dipendente. Perché questa è l’azienda per molti: un luogo dove sviluppi consapevolezza della tua passione, ma al tempo stesso la reprime.

La passione viene mortificata: hai bisogno di libertà, di una partita IVA e di un rapporto intimo con le competenze. Questa è la strada per trasformare passione in un lavoro. Mi sbaglio?

Sì, mi sbaglio

Credi che l’indipendenza sia la soluzione giusta per far fruttare la tua passione. Certo, hai dei margini ampi. Puoi lavorare in prima persona per ottenere dei vantaggi reali: muovi i fili, le scelte dipendono da te. E questo è il primo scoglio da superare: non si tratta solo di fare ciò che ti piace.

Essere freelance non significa avere una scatola di pennarelli per imbrattare il foglio bianco come credi. Qui devi fare delle scelte, devi prendere delle decisioni operative che prescindono dalla passione in senso stretto. Ti piace scrivere? Perfetto, lo puoi fare. Anzi, lo devi fare ma devi anche:

  • Vendere la tua arte.
  • Difendere la tua arte.
  • Migliorare la tua arte.

Come suggerisce Seth Godin, oggi devi essere un artista e non un semplice operatore. Chi svolge un compito non ha futuro, va avanti solo chi riesce a dare personalità al proprio lavoro. Ma non puoi ragionare come un artista del Rinascimento al servizio di un Papa e con vitalizio per 30 anni.

Devi essere un commerciale, devi vendere la tua arte al miglior offerente. Devi saper fiutare affari e fregature, devi mettere al sicuro le tue competenze per farle fruttare. E le devi migliorare sempre: devi essere in grado di capire con chi e quando lavorare. Devi scegliere partner, non lupi.

Per approfondire: partita IVA, evoluzione o estinzione.

La passione è solo una parte

La passione è necessaria. È indispensabile. Ma rappresenta solo una parte del gioco, non puoi pensare che tutto si traduca in una semplice traslazione: trasformare la tua passione in lavoro. Ok, io l’ho fatto. Però ci sono tanti aspetti della mia professionalità che eviterei con gran piacere.

lavoro

Il lavoro di account, ad esempio. Lo odio ma non posso ignorarlo. Una soluzione ci sarebbe: evoluzione. Passare da freelance alla dimensione aziendale. Devi assumere persone che facciano una parte del tuo lavoro, quella che detesti. Aprendo un vortice di tasse, scadenze, responsabilità.

Tutto questo come si collega con la passione? Puoi puntare tutto su questo punto? No, la passione è decisiva per non mollare e per trovare la forza di rialzarti quando cadi. Ma il lavoro resta tale: il guadagno economico è frutto di una serie di attività che prescindono dal piacere e dalla volontà del singolo. La passione è arte, ma per portare a casa la pagnotta devi scavare la trincea. E combattere a denti stretti.

La tua opinione

Il mio punto di vista è semplice: il lavoro è sinonimo di passione, ma non solo. C’è l’impegno quotidiano. E ci sono le seccature, gli inconvenienti, le scadenze, i lavori che devi accettare per far quadrare i conti, i clienti che devi mantenere anche se non ti lasciano massima creatività.

Sostenere una partita IVA non è facile: all’inizio cerchi solo i clienti adatti alle tue esigenze. Perché vuoi trasformare la passione in lavoro. Poi ti rendi conto che se non fatturi chiudi i battenti. Quindi trovi il giusto compromesso. Sbaglio? Sei d’accordo? Lascia la tua opinione nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

10 Comments

  1. Ciao Riccardo, concordo appieno con te, in effetti la vita da lavoratore autonomo, da libero professionista non è affatto rose è fiori. È vero che la passione ti tiene in piedi, e ti fa superare mille difficoltà, è altrettanto vero che non è affatto facile… ed in alcuni momenti non è affatto facile arrivare alla fine del mese… bisogna dire le cose come stanno… non so te, ma per me ogni giorno è come dire “inizio da capo”…

  2. Tutto vero, quel che dici, sì. Ogni giorno combatto con l’idea della pressione fiscale, ma anche quella psicologica: il dover reinventarsi ogni giorno, combattere con chi non vuole pagare o vuol pagare troppo poco, fare PR per trovare nuovi potenziali clienti e coltivare quelli già esistenti, ma soprattutto combattere la frustrazione che, più di ogni altra cosa, viene dal fatto che spesso e volentieri ci sono parecchie persone che, quello che per te è una professione a tutti gli effetti, loro la svolgono come hobby/secondo lavoro IN NERO e non percependo alcuna retribuzione. E magari son pure bravi, tanto di cappello! E allora, a parità di bravura, di esperienza, di competenze, spesso certuni preferiscono ingaggiare chi non devono pagare, chi al massimo ti chiede due spicci per una pizza o mezzo pieno di benzina per l’auto. Sì, io chiedo una retribuzione e ci faccio una fattura. E pago l’affitto di casa, le bollette etc…
    Quando parli con potenziali clienti, ti vien detto: “sì, complimenti, ottime referenze, ottime credenziali, il tuo lavoro mi piace tantissimo, ma non possiamo pagarti. Se ti va, ti pubblichiamo ugualmente, è sempre visibilità!
    Io dico no. Ma poi c’è il pincopallo di turno che dice: “Sì, ci sto, basta che mi pubblichi”. E vai con le pubblicazioni. Gratis. Pincopallo pubblica, io no. O meglio, pubblico altrove, con tante difficoltà del caso. E Pincopallo allora passa, agli occhi della gente, come un professionista, solo perché mostra in giro le sue pubblicazioni, ma la gente non lo sa che lo fa aggratise e che lo stipendio dell’altro lavoro gli arriva in tasca ogni mese, senza pensieri!
    La passione non basta a far di Pincopallo un professionista, ma Pincopallo passa per tale, senza frustrazione alcuna, a differenza di chi Professionista lo è davvero.
    Nella Professione, non ci vuole solo passione, ci vuole soprattutto professionalità e, come hai detto tu, la propria arte va difesa, anche contro gente come Pincopallo e chi poi preferisce Pincopallo a te perché risparmia!

  3. L’amara realtà. Così però ci scoraggi un po’ a diventare freelance. Che sia la nuova frontiera delle strategie per limitare la concorrenza? 😉

    • Vi metto in guardia: qua fuori è un brutto mondo. Non è facile lavorare come freelance, ci sono tanti ostacoli da superare.

  4. Non è facile, no. Non sono rose e fiori. Ci sono un sacco di scocciature.
    Fa bene Riccardo a mettere in guardia.
    Diciamo che, però, se hai provato a lavorare come dipendente e ti sentivi soffocare, vale la pena provare anche la via del freelance.
    Ognuno di noi è diverso, ogni esperienza unica, vale la pena prendere una decisione solo dopo aver fatto un confronto e sperimentato entrambe le strade.
    Se c’è la passione, difficile o meno che sia, almeno ti alzi la mattina con il sorriso e con la voglia di rimetterti in gioco da capo.
    Magari tra un anno la penserò diversamente.
    Per ora sono contenta della strada ripida intrapresa con la libera professione 🙂

  5. Ciao Riccardo, non ci conosciamo.
    Con piacere, ti leggo da qualche tempo sul blog e sui social. Oggi, mi hai fatto venir voglia di commentare.
    Leggendo questo articolo, ho provato due sensazioni. La prima: una tua necessità più pragmatica di riempire un post scandendo, preciso, il tuo calendario editoriale.
    La seconda, più profonda di “sofferenza da autodisciplina”.
    Lungi da me fare paternali o psicologia spicciola, non ho né le competenze, né i titoli, ma ho notato che hai usato il verbo “dovere” così tante volte che forse la tua idea di professionista freelance rasenta una perfezione quasi irraggiungibile.
    Se i tanti “devi” (devo), che hai scritto diventassero invece “scelgo/scegli” (vorrei)?
    Forse tutto il post assumerebbe un significato diverso, più positivo e responsabilizzante e, allo stesso tempo, meno scoraggiante per i neo freelance.
    C’è un bel libro: So good they can’t ignore you di Cal Newport, dove l’autore sostiene che la passione sia una variabile sbagliata per scegliersi un lavoro. La parola giusta, a suo dire, dovrebbe essere “competenza”, a cui io aggiungerei anche “perseveranza”.
    Si deduce quindi che la passione nasce dalle proprie competenze e dalla gratificazione che si ottiene nel fare sempre meglio qualcosa.
    Insomma fare il freelance è un po’ come fare lo scalatore, si rimane tali solo andando in salita e si ricomincia da capo non appena si è raggiunta la vetta.
    Marzullo te la chiederebbe cosi: “Lei, Riccardo Esposito, vuole essere di più: un libero professionsta o un professionista libero?”

    • Dovere.

      Uso spesso questa formula perché negli articoli rappresento il mio punto di vista. Per me è un dovere, poi ognuno prende decisioni individuali. Io sono un libero professionista che punta a diventare un professionista libero: tu invece?

      • Ho scelto di essere un professionista libero, che libera professionisti.
        Non è semplice né per me, né per loro. Si va sempre in salita e come dici tu: è un brutto mondo qua fuori. 😉 Ciao

  6. Ciao Riccardo Il futuro si costruisce ponendo della base solide partendo dal presente.
    Con questo intendo dire che imparò adesso il mestiere del Blogger Freelancer come fanno “I Nomadi Digitali” per utilizzarlo nel futuro.La passione per la scrittura nei Blog deve nascere parola su parola su H 24 al giorno.La semina avviene prima e poi la mietitura.Difficile arrivare ma quando arriva diventa come una catena di comunicaizoni e condivisioni.Io lavoro in una società nel mio presente e quello che avverrà nel futuro me lo costruisco mattone dopo mattone per creare il mio muro di collaborazioni , informazioni e promozioni.Mille propositi per ottene il futuro su un di questo farò Bingo.Quando un lavoratore pubblico va in pensione può lo stesso fare una attività privata se poi vai in una nazione come il Messico dove le pressioni fiscali sono minori puoi dire di aver fatto qualcosa di buono.Grazie Riccardo i tuoi articoli sono sempre utili.PasqualeC

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