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Bello, rapido e veloce: la schiavitù del lavoro creativo

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Uno dei problemi di chi lavora nel mio settore: la creatività. O meglio, la poca sensibilità nei confronti della creatività. Nel mondo del web marketing c’è chi deve eseguire indicazioni precise e creare qualcosa partendo da zero. C’è chi deve farsi venire l’idea e chi deve consegnare un prodotto.

Tipo una headline, un logo, un’applicazione, una strategia SEO. Molti credono che quest’idea esca dal cilindro con facilità, come un coniglio bianco. Senza sapere che il prestigiatore esegue una procedura meccanica per ottenere l’illusione. La creatività è un’altra cosa, non è legata a uno standard.

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La creatività non è replicabile. Ma questo messaggio non passa, non riesce a far breccia nei cuori dei responsabili. Sono sempre appollaiati sulle loro convinzioni, e gracchiano richieste senza senso per un creativo: quanto tempo ci vuole, il cliente aspetta, quando riusciremo a monetizzare.

Il creativo si sente in gabbia, non può rispondere a queste domande. È un artista. Ti rivolgeresti in questo modo a Quentin Tarantino o a Jack Kerouac? No, ma forse anche loro hanno avuto dei tempi da rispettare. Solo che non lo sai. Difficile accettarlo, ma il lavoro creativo ha i suoi tempi.

Colpa del capitalismo

Colpa del denaro, lo sterco del demonio, colpa del capitalismo. Colpa nostra che abbiamo creata un mondo pessimo. In ogni caso sei un dipendente che svolge un lavoro per qualcuno. Anche se sei freelance e hai partita IVA, l’unica differenza è che hai più padroni e devi rispettare diverse scadenze.

Oggi in ogni lavoro deve esserci arte. Non lo dico io ma Seth Godin: se non sei un artista non hai speranze, rischi di essere sostituito da un momento all’altro da chi fa lo stesso lavoro per un prezzo inferiore. O da una macchina. Essere artista vuol dire diventare indispensabile.

Qui nasce il controsenso: come posso essere artista, quindi creativo, e rientrare nella logica del lavoro contemporaneo? Oggi Michelangelo verrebbe messo davanti alla catena di montaggio e costretto a scolpire una Pietà al giorno: l’arte creativa del professionista trovare spazio in questo mondo?

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Gli uffici di Google.

Chiaro, il problema è alla base. Sono i responsabili del processo a dover prendere coscienza del lavoro creativo. Non conoscono le singole professionalità, non hanno empatia, non comprendono le difficoltà che affronta un dipendente. E so bene che la creatività non è una vena che appartiene solo a decoratori e scrittori: c’è bisogno di questo valore quando lavori con la SEO o con il codice.

Tutti possono imparare a eseguire bene, pochi riescono a creare, innovare, distinguersi, fare la differenza. Quindi per un responsabile puntare sulla creatività vuol dire investire una parte del tempo/lavoro per ottenere un risultato unico, non replicabile, capace di fare la differenza strategica.

Ecco perché nella Silicon Valley trovi uffici spettacolari, spazi di riposo e di confronto, interni che sembrano loft usciti dai sogni di un architetto. Lo fanno per alimentare la nostra invidia? No, mettono il dipendente a proprio agio. Lo rendono libero, vogliono che tutto sia proteso verso l’idea.

Poi se non produci ti cacciano da un giorno all’altro, questo è chiaro. La creatività non è nullafacenza ma investimento allo stato puro. Ci devi credere, non puoi pretendere risultati in un tempo definito. Al tempo stesso il creativo deve trovare la soluzione per rientrare nei tempi del lavoro contemporaneo.

Per approfondire: mi pagano per scrivere, e la creatività?

Concretizzare la creatività

Non puoi impiegare una settimana per creare una headline. Lo so, ti giochi tutto con questa stringa ma un’agenzia ha mille lavori da portare avanti. La creatività può essere la chiave per ottenere risultati strepitosi, ma è anche vero che c’è un flusso di lavoro da rispettare.

Come risolvere questo nodo? Individua dei rituali creativi. Questo è il mio metodo, io mi muovo così: ho dei tempi di consegna, e ritaglio degli spazi della mia giornata per fare qualcosa che stimoli la mia creatività. Leggo, sfoglio Youtube, faccio boxe, suono la chitarra, chiamo un amico.

Lascio che sia l’ispirazione a guidarmi. In questa parentesi io lavoro, creo connessioni tra idea e prodotto. Per spiegare questo processo rimando al primo episodio di Mad Men (nel video): mi prendo un po’ di tempo per riflettere, l’impegno quotidiano mi aiuta a perfezionare il processo. Diventa sempre più rapido ed efficace.

Lavoro creativo: siamo i nuovi schiavi?

Forse sì. Dobbiamo consegnare prodotti belli ed efficaci. Lo dobbiamo fare in tempi minimi. Il responsabile pretende tutto e subito perché siamo un costo. Purtroppo la creatività non è concreta, non puoi costringere un dipendente (malpagato) a partorire idee rivoluzionarie 8 ore al giorno.

Ma è vero che un professionista del web non può permettersi di bloccare la produzione di un sito web per un mese perché non sforna l’headline. Il professionista deve trovare un compromesso, ma anche il rispetto di chi gestisce i tempi del lavoro: solo così è possibile cogliere i frutti della creatività.

Una buona via di mezzo, questa è la mia soluzione per uscire dalla schiavitù del lavoro creativo. Sei d’accordo? Anche tu devi rientrare nei tempi? Lascia la tua esperienza nei commenti?

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

6 Comments

  1. Ciao Riccardo post dai spunti interessanti… Nei corsi che tengo spiego sempre che chi si occupa di marketing come me la creatività è una di quelle componenti naturali che non si possono “imparare” … La mia ricetta per la creatività è legata ad uno stile di vita… Pratico il Tai Chi Chuan, la mindfulness e la meditazione… tutte discipline che non si limitano all’ora di allenamento, ma se vissute appieno divengono uno stile di vita… Impari così ad ascoltare… ascoltare te stesso ciò che ti sta attorno e di conseguenza a mio avviso qualsiasi cosa a quel punto può divenire spunto per essere creativi… Sicuramente un argomento su cui ci si può scrivere per “ore”…

    • Io invece pratico Muay Thai, una disciplina che ha cambiato completamente il mio modo di lavorare. Quando sali su un tatami, non per forza per vincere la medaglia ma solo per fare sparring, il tuo modo di vedere il mondo cambia. Impari a vincere con rispetto, impari a perdere senza vergogna, impari a capire il tuo avversario e te stesso, che è il vero nemico. Impari a dosare energie e a prendere decisioni rapide. Tutto questo serve nel mondo del lavoro…

      • Il Tai Chi Chuan è un’arte marziale interna, comprendo quindi perfettamente cosa scrivi… il Tai Chi è meditazione, richiede la campacità di mettersi in ascolto di ciò che ci circonda, è uno stile di vita che anche a me sta aiutando tanto nel lavoro… del resto forse la cosa bella del lavoro che ci siamo scelti (più di altri lavori) è che in realtà il nostro è quasi uno status.. un modo di essere e non solo quando siamo davanti a un pc per lavorare…

    • Il creativo viene pagato poco? Può essere perché spesso le persone non capiscono il valore del lavoro svolto. Non riescono a percepire che per creare un naming non basta scrivere una parola: alla base c’è un lavoro creativo di giorni. Nella maggior parte dei casi si riduce il tutto a: “Beh, hai scritto una parola”.

  2. Oltre ad essere creativo dovevo compilare un report quotidiano con i minuti svolti per ogni attività: alla lunga questo sistema distrugge la creatività, i risultati e la persona.

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