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Recensioni, blog, penalizzazioni: la pacchia è finita?

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La notizia arriva e, in un primo momento, stupisce: Google lascia delle linee guida per i blogger che fanno recensioni dei prodotti inviati dalle aziende. All’improvviso un brivido attraversa la schiena di centinaia (forse migliaia) di blogger che da anni vivono grazie al giro delle recensioni.

recensioni

Nella maggior parte dei casi si tratta di pura e semplice emulazione di grandi nomi, uno su tutti quello di Chiara Ferragni. La blogger che guadagna 8 milioni euro all’anno indossa un paio di scarpe, pubblica le foto e piovono quattrini. Forse la storia non è così semplice, ma questo è il modello.

Così un esercito di blogger inizia a scrivere con un unico obiettivo: il guadagno facile. E avvelena la rete con morbose richieste: “Gentile brand, sono un/una blogger con account Instagram, Twitter e sito su Blogspot. Sarei lieto/a di recensire il suo prodotto in cambio di un campione omaggio”.

Il mondo delle recensioni

Chiarisco un punto: io ho massimo rispetto nei confronti dei blogger che pubblicano recensioni oneste e di qualità. Sul serio.

Credo che sia logico e sacrosanto avere un’opinione rispetto a un prodotto, e immagino che sia giusto sfruttare il blog per dare un’opinione personale. Ma la bolla delle recensioni ha superato il limite da molto tempo ormai.

Anzi, è diventata una peste. Non si tratta di influencer marketing o di link earning. Per me questa è una guerra dei poveri: il brand porta a casa un vantaggio pari a zero, l’autore del post si gode il campione gratuito ma non crea i presupposti per guadagnare con il blog.

Cosa dice Google

Il comunicato stampa è chiaro: alcune aziende inviano ai blogger prodotti gratuiti per ottenere delle recensioni con link. E i collegamenti che passano valore SEO, ottenuti con scambio di beni, vanno contro le linee guida di Mountain View. Questo vuol dire che in link devono essere nofollow.

“Bloggers should use the nofollow tag on all such links because these links didn’t come about organically (…). Companies, or the marketing firms they’re working with, can do their part by reminding bloggers to use nofollow on these links”.

Il concetto è semplice: quel link è frutto di una transazione economica, è stato messo perché hai ottenuto qualcosa in cambio. Quindi è viziato, non è genuino secondo l’occhio di Google che lascia altri consigli: mostrare sempre il rapporto tra autore e azienda, pubblicare contenuti di qualità.

Quindi la storia è questa: amici blogger fate attenzione, non è solo una questione di soldi. Non dovete mettere link dal valore SEO nelle recensioni che scrivete in cambio di prodotti. Tutto chiaro, vero?

Cosa ha detto Google

Il concetto è pubblico da tempo. Google non ha mai ammesso la compravendita dei link, ha sempre combattuto il mercato nero delle menzioni. Matt Cutts ha già avvisato chi fa largo uso dei guest post, e il Tagliaerbe fa notare che Google ha precisato la sua politica nei confronti degli advertorial nel 2013.

Quindi è inutile far finta di niente e cadere all’improvviso dalle nuvole: questa storia delle recensioni – reiterata nel tempo e portata avanti con metodo – puzza da lontano. E Google ogni tanto fa la voce grossa contro quelle pratiche che non può controllare al 100%. Come nel caso del guest blogging.

Fa solo la voce grossa? Non ci sono certezze, non posso dare risposte definitive. Ma posso confermare che non sempre le cose seguono la strada del buon senso: in passato mi sono beccato una penalizzazione per link in uscita pur essendo consapevole di non aver MAI venduto link.

Per approfondire: le visite sono importanti per guadagnare con il blog?

Cosa succederà ora?

Boccio un certo modo di gestire le recensioni sui blog. Credo che l’approccio aggressivo nei confronti di questi contenuti sia negativo per tutti gli attori: la maggior parte dei blogger non sviluppa un modello di business capace di monetizzare, e le aziende si illudono di aver sfruttato il web.

In realtà hanno pagato per finire in un guazzabuglio.

Senza dimenticare che c’è una terza vittima: il settore dei blogger freelance. Un settore che viene etichettato come inattendibile a causa di chi pubblica recensioni approssimative. I risultati non arrivano e l’azienda fa un ragionamento unico: fare blogging è inutile.

Fare blogging è inutile?

No, pubblicare recensioni scadenti è inutile. La marketta non finirà grazie alle parole di Google. Secondo molti SEO queste sono un segnale della sua debolezza: non può contrastare, quindi fa terrorismo. La marketta finirà quando le aziende si lasceranno guidare da professionisti seri.

come guadagnare con un blog

Professionisti capaci di consigliare delle attività di content marketing con link nofollow, solo per veicolare il brand e per creare una community. La marketta finirà quando le persone pubblicheranno guest post, recensioni e redazionali per catturare l’attenzione del lettore.

Le persone devono leggere il contenuto e sentire il bisogno di scoprire qualcosa in più cliccando sul link della firma. Un link nofollow, va bene. Anche io ho seguito questa linea per riaprire i guest post su My Social Web. Se vuoi pubblicare lo devi fare per guadagnare qualità e non link.

Blog e recensioni: la tua opinione

Lo so cosa stai pensando: Google non può penalizzare tutte le recensioni, non può essere sicuro e non può controllare ogni sito web. Ma può mettere a disposizione un modulo per consentire agli utenti di segnalare link a pagamento. Questo servirà a diminuire le markette nel mondo delle recensioni?

Non credo, ma mi piacerebbe avere un concetto di recensione diverso.

Difendo il diritto di chi vuole parlare di un bene in modo spontaneo, capisco le aziende che cercano di ottenere dei vantaggi in settori difficili, ma la logica meccanica e affarista di molti circuiti di recensioni non la condivido. Tu, invece? Qual è la tua opinione? Sei d’accordo con Google?

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

12 Comments

  1. Ciao Riccardo io la penso più o meno come te. E’ un tema che non si può inquadrare come bianco o nero: fai la recensione e allora devi mettere assolutamente il “nofollow” perchè google ti penalizzerà. Nel mondo delle recensioni ci sono anche tanti post spontanei che continuano a mettere il dofollow e non vengono penalizzati perchè sono comunque post di qualità. Credo che Google sia bravo a capirlo anche se resta pur sempre un algoritmo e dunque non è infallibile. E il fatto che ti abbia penalizzato anche laddove il link non era stato oggetto di compravendita ne è la prova. Inoltre sappiamo bene come l’algoritmo di google si basi anche sui link in entrata. Se tutti i link di recensioni, di prodotto o anche di siti dove il “prodotto” magari è proprio la persona stessa (come nel tuo caso, con il tuo libro ecc.), come farebbe allora google a capire che quel sito merita di stare in alto, davanti ad altri che magari per trust, domain authority hanno più valore??? Se uno legge il tuo libro e vuole recensirlo, reglandoti un meritato link dofollow, perchè non dovrebbe farlo se quel libro lo ha aiutato, gli ha dato valore? 🙂 Questa pratica dei nofollow che ha spaventato un paio d’anni fa mezzo mondo del web va sì seguita ma senza nemmeno impanicarsi troppo. Ovvio che se il post ha il tag sponsorizzato, il dofollow non lo avrà mai. Però per il resto Google non avrà mai pieno controllo su questa storia (basti pensare a quanti blogger non sanno nemmeno la differenza tra do e nofollow). Certo ogni tanto ricorda la cosa con qualche video o post, ma più che altro per cercare di contenere gli argini del fenomeno. Non per annullarlo completamente credo, perchè in primis calpesterebbe i piedi a se stesso. Che ne pensi? 🙂

    • Ciao Ilaria,

      Esame perfetto. Cosa credo io? Che Google non sia perfetto, credo che funzioni male e che abbia dei criteri obsoleti per definire il valore di un sito. A volte nelle serp si trovano dei veri e propri mostri con tecniche di link building vecchie come la morte. Perché? per quale motivo? io continuo a lavorare e a dare link in uscita nofollow. Purtroppo questa è la ricetta che devo seguire: dopo aver rimaneggiato il profilo link più volte la penalizzazione non andava via…

      • Pensa Riccardo che io, per due anni, ho segnalato i nofollow dei miei post sponsorizzati in maniera errata nell’html (staccavo il “no” dal “follow”….con una riga di codice poi abbiamo risolto e sostituito con la dicitura giusta) e non ho ricevuto alcuna penalizzazione pur avendo fatto coesistere il dofollow al tag sponsored. Non li ho contati ma saranno stati almeno 150 post…quindi direi di sì: google è assolutamente imperfetto e a me è andata di culo 🙂

  2. Riporto l’argomento nel mio contesto. Vendo scooter ed ho un blog che, di conseguenza, tesse le lodi di ciò che vendo. Allora, nel mio caso non sono una freelance ma una blogger che cura la proprio azienda, facendo recensioni di prodotti di altri, ma che vendo io. Sarà penalizzato il mio sito?
    Da sempre evito come la peste i comunicati stampa, non li ho mai pubblicati, perché non ho mai amato scrivere le stesse cose che scrivono tutti…ho sempre preferito dare una mia interpretazione personale.
    Scusa la domanda che ti sembrerà sciocca, e forse fuori contesto, ma cerco di capire.
    Grazie

    • Ciao Silvia,

      Io purtroppo non sono un SEO e non so dirti se il tuo blog verrà penalizzato o no. Ci sono troppi fattori da valutare. Quello che è certo è che agli occhi di Google i link non devono sembrare naturali, devono essere naturali. E anche quando lo sono a volte rischi, il mio esempio è chiaro. In ogni caso non voglio creare allarmismo.

  3. Ciao Riccardo, seguo da ieri con particolare attenzione questo argomento, sia sul tuo profilo Facebook e adesso qui, proprio perché faccio parte di un settore di blogger additato peggio della peggiore peste di cui parli tu poco sopra: le beauty blogger.
    Me lo dico da sola perché nonostante non abbia mai elemosinato neppure una bustina da 5 ml di prodotto, so bene che in tantissime “stalkerizzano” le aziende cosmetiche implorando (vi prego!) un rossetto!
    Una cosa che personalmente trovo a tratti deprimente, perché va bene voler provare i prodotti, ma a tutto c’è un limite.
    Circa lo scambio aziende/blogger, ovviamente non posso avere la presunzione di parlare per tutti i settori ma del mio posso certamente dire una cosa: la colpa è stata di entrambe le parti. Quando eravamo ancora in anni non sospetti, le beauty blogger si sono fatte andare bene pagamenti in beni cosmetici per recensioni entusiastiche e le aziende non hanno capito che vincere una recensione positiva non porta tanto lontano, se il prodotto non è effettivamente valido.
    Prova di questo sono le continue polemiche che sorgono soprattutto con le YouTubers, che vengono periodicamente prese di mira dal pubblico per le vagonate di cosmetici che ricevono a casa.
    Per la mia esperienza, ti assicuro che ho impiegato tanto tempo a far capire alle aziende con cui collaboro che, se vogliono una collaborazione che crei un valore aggiunto, allora non basterà mandare a casa un prodotto ma sarà necessario parlare di accordi economici, perché per come la vedo io un prodotto, un bene materiale, non può mai costituire il pagamento per la creazione di contenuti originali o, a volte, di veri e propri piani editoriali.
    Io ad esempio sul mio blog cerco di mantenere in percentuale maggiore le recensioni di prodotti che mi sono comprata da sola, in modo da avere la totale libertà di dire quello che voglio.
    Come commentavo ieri sotto il tuo status, credo che una parte del problema sia anche data dal fatto che le aziende ci trattano come il paginone centrale di una rivista patinata, che siccome hai pagato allora devi dire che è tutta una figata pazzesca.
    Molti non accettano review negative (neppure quando il prodotto è stato acquistato) e pretendono toni entusiastici a tutti i costi, con un doppio danno per i freelancer di cui parlavi anche tu: non solo veniamo percepiti come accattoni e poco affidabili ma, per colpa di coloro che non dialogano con le aziende in modo costruttivo e si piegano alle logiche aziendali, veniamo anche criticati dal pubblico perché marchettari.
    Non so se per Google sarà possibile monitorare la cosa, sicuramente anche io non condivido questo modo di fare recensioni, perché una recensione fatta così non serve a nulla.
    Aggiungo che chi intraprende la strada del blogging per fare la Ferragni della situazione ha sbagliato lo spirito con cui fare questo lavoro. Da tempo sostengo che lei non può essere definita blogger, perché il suo lavoro è del tutto diverso.

    • Quello che ti posso dire è che, di base, rifiuto il proibizionismo di Google. io voglio essere libero di dare giudizi sul mio blog a prescindere, senza avere problemi. E voglio dare un valore SEO a questi link. ma il giocattolo non è mio, non è tuo… è di Mountain View. Loro decidono le regole del gioco, e noi le dobbiamo accettare. Forse dobbiamo entrare nell’ottica dell’incertezza e dell’instabilità: fare affari attraverso Google comporta un fattore di rischio.

  4. I link dofollow contano ancora oggi vi fate prendere troppo dal panico smettete di seguire quello che vi fa credere BigG.

    • Sulla necessità dei link nessun dubbio, sono fondamentali. Sul panico… beh, sono consapevole del fatto che Google lasci queste dichiarazioni per fare terrorismo psicologico. Ma non potrebbe essere un reminder per preannunciare qualche provvedimento particolare?

  5. La mia forse è una domanda un po’ tecnica, ma non ho capito perché YOAST ( il plugin SEO per Word press) incoraggia a mettere dei link esterni per migliorare la SEO di un articolo e soprattutto non è chiaro se intende link dofollow o nofollow, non è una contraddizione che andrebbe contro Google? grazie

    • Ciao Ilenia,

      Scusa per il ritardo. Allora, io credo che il plugin di Yoast debba essere sempre contestualizzato. Non devi seguire tutto quello che dice per avere una buona ottimizzazione SEO: sono dei punti che potrebbero essere decisivi in qualche caso, ma in altri casi non fanno per forza la differenza.

      Il link in uscita? Si basa sul presupposto che un articolo di qualità potrebbe linkare a fonti altrettanto valide. Ma la mia domanda è: hai bisogno di inserire quel link? In questi casi bisogna ragionare intorno alle necessità degli utenti, non in base a quello che dice Yoast. Poi chiaro… lui ti segnala la presenza della keyword nel tag title e nell’alt, e queste sono cose utili. Non tutto deve essere seguito per forza e alla lettera: il posizionamento di un contenuto segue delle logiche diverse e molto più articolate.

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