Ci saranno diverse evoluzioni nel mondo del blogging freelance. Ti preoccupa quest’affermazione, vero? Soprattutto perché la trovi sul mio blog, uno spazio che propone da sempre la strada del web writing e della scrittura intesa come professione. Come servizio per fare business.

scrivere per sempre

La mia idea è sempre la stessa: fare blogging – scrivere e pubblicare post per un cliente – è un lavoro. Punto e stop. Ho portato avanti discussioni infinite con chi sosteneva il contrario, relegando il mio mondo alla sfera del passatempo. Affermazione ingiusta e infelice, senza aggiungere altro.

Anzi, si tratta di semplice disinformazione. Per anni ho lavorato in questa direzione e ho costruito un progetto dedicato alla scrittura online. Ho difeso il blogging sempre, in ogni modo. Nel frattempo ho pensato alla mia exit strategy, alla via di fuga per reinventare il mio lavoro. Anche io ne ho bisogno.

Devi inventarti un nuovo lavoro

Ieri ho affrontato l’argomento e ho lasciato una manciata di concetti importanti per me: non esiste stabilità in questo mondo, devi abituarti all’evoluzione del tuo universo professionale. Ti specializzi, cerchi di diventare ogni giorno più tecnico e strategico, ma devi guardare oltre.

Questo è il mio caso. La situazione è stata descritta alla perfezione da Mariachiara Marsella durante il suo intervento al Web Marketing Festival. Lo speech era dedicato ai contenuti, al lavoro svolto dalle fonti ufficiali di Google per definire il concetto di qualità rispetto alle pubblicazioni.

Triade qualitativa

Mariachiara ha indicato una serie di miti che si ritrovano in rete, e che sono sono stati smentiti da documenti o interventi di John Mueller. Quindi è emersa la triade composta da competenza, autorevolezza, affidabilità: tre caratteristiche che un quality rater cerca nelle pagine web. Come sottolinea il Tagliaerbe, questi concetti si legano alla firma di chi crea i contenuti:

La competenza deriva da te, o dai collaboratori che scrivono per il tuo sito. Se hai competenze, se hai delle qualifiche che possono dimostrarle, mostrale sul sito. L’autorevolezza è simile, ma dal punto di vista del sito. Google ama i siti che sono autorevoli su certi temi. L’autorevolezza può derivare dalla qualità di chi scrive.

È vero che la leggibilità è importante, e che la forma vuole la tua attenzione, ma la sostanza di un contenuto è legata alle capacità di chi scrive. Alle conoscenze della firma. La domanda è chiara a questo punto. Qual è la persona più competente, autorevole e formata per affrontare un argomento?

La figura interna

Su questo punto Mariachiara ha lasciato un’osservazione che sto valutando da mesi: le aziende che avranno bisogno del blog si orienteranno verso redazioni interne (anche micro) a discapito dei web writer freelance. Detto in altre parole, le imprese scriveranno i testi senza l’aiuto dei blogger.

Competenza e autorevolezza, chi può dare il massimo? La risposta è chiara quando devi affrontare argomenti complessi: le persone che lavorano ogni giorno con queste realtà. Immagino la tua reazione: “Un dipendente che ha scritto sempre e solo comunicati stampa sarà in grado di curare un blog?”.

No, sbaglierà tutto

Scriverà articoli illeggibili e noiosi. E ignorerà tutti i principi del SEO Copywriting. Insomma, fallirà miseramente. D’altro canto per un’azienda è più facile avere uno o due dipendenti in grado di gestire un blog: la complessità dell’argomento è un parametro decisivo per definire il prezzo di un post.

Quanto costa un articolo? Dipende da vari elementi, anche dal topic. E se chiedi a un web writer di scrivere un contenuto lontano dalle sue competenze base il preventivo può toccare i 40 o 50 euro a consegna. Tutto questo al netto della gestione strategica. Ecco perché la soluzione si trova altrove.

Per approfondire: come creare un preventivo efficace

Puntare sulla formazione

Sono d’accordo con Mariachaira quando dice che ci saranno sempre più aziende con redazioni interne. Ma queste redazioni devono essere formate, hanno bisogno di indicazioni chiare, necessitano di una guida che trasmetta competenze e definisca percorsi. Ecco, questa è una buona via d’uscita.

[perfectpullquote align=”left” cite=”” link=”” color=”” class=”” size=””]I contenuti di qualità sono sempre più importanti.[/perfectpullquote]Meno lavori per i blogger freelance non è sinonimo di scarsa attenzione verso i contenuti. Anzi, proprio perché saranno più importanti dovranno essere scritti da gente in gamba.

E che non deve studiare 30 PDF trovati in rete da un giorno all’altro per pubblicare un post di 1.000 parole. I contenuti hanno bisogno di professionisti in grado di fare la differenza, in particolar modo oggi che tutto è stato già scritto e detto. Già da tempo è iniziato un processo di diversificazione dei servizi e le pagine del menu suggeriscono attività legate alla formazione e alla consulenza, senza dimenticare la pianificazione: tu hai le competenze, io ti posso indicare i punti fondamentali per scrivere un buon articolo, una headline efficace, un attacco interessante.

Sei d’accordo?

Oltre la formazione c’è la strategia: posso aiutare la redazione o il blogger a scrivere un piano editoriale. Insomma, questa è la mia idea di exit strategy: meno contenuti scritti e più formazione. Ma anche più tempo dedicato ai progetti di chi vuole crescere. Poi i contenuti li scrivo ancora, ovvio.

Soprattutto per i clienti che seguo da anni.

Però non posso scrivere per sempre e per tutti. La scrittura non è un’attività scalabile, ha bisogno di tempo e impegno. Continuerò a farlo, ma non per tutti. Ma farò altro e aiuterò a pubblicare grandi contenuti. Secondo te faccio bene? Potrebbe essere una buona exit strategy? E quale sarà la tua?

Impara a fare blogging
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Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

13 COMMENTI

  1. Ciao Riccardo! Il titolo del post e il suo contenuto mi ha resa un po’ inquieta. ^_^ Mi chiedo “scriverai meno sul blog e farai più consulenza?”, da affezionata vorrei saperlo. Fai bene, anzi, dovremmo pensarci tutti alla exit strategy. Io mi immagino a fare foto creative dalle 8 alle 18. Non so a chi le venderò ma potrebbe essere un’idea.

    • Non ti preoccupare, non scriverò meno su My Social Web 🙂

      Exit strategy, ok… prova a renderla fattibile, concreta, applicabile. E protesa verso un miglioramento delle tue condizioni. Pensa anche alle possibili evoluzioni finanziarie: partita IVA agevolata, minimi, ordinaria, società…

  2. Ciao Riccardo, come sempre un articolo interessante. Credo che ormai in tutti i settori si debba pensare a una exit strategy, tutto sta cambiando e per rimanere al passo coi tempi bisogna diventare camaleontici. Bisogna adeguarsi alla domanda perchè, come diceva qualcosa, tutto si trasforma. L’importante è farlo con la consapevolezza di essere in possesso delle conoscenze giuste e di una professionalità adeguata.

  3. Ciao Riccardo,

    credo che la tua idea sia corretta. Lavorando per anni in un certo campo si acquisisce un particolare valore: l’esperienza. Se le dinamiche del mercato cambieranno, la prima exit strategy da valutare è proprio sfruttare questa esperienza. Nel tuo caso, facendo formazione.

    Anche io avevo pensato di sfruttare la mia esperienza lavorativa (di programmatore web) come exit strategy, anche se per ora sto percorrendo strade diverse.

  4. Caro Riccardo, a mio avviso hai perfettamente colto nel segno. Anche io sto meditando sul posizionamento professionale che chi, come me, ha una esperienza pluriennale di marketing e comunicazione possa avere nel nuovo mare magno del web marketing i cui contenuti specifici sono by definition inarrivabili. E la risposta è nell’end to end. La specializzazione nel web può, anzi, deve essere di chi è nativo digitale (non per età intendo ma per formazione ed esperienza specifica) ma la visione d’insieme, il progetto e la strategia sono proprie dell’esperienza tout court. La formazione poi sempre e per sempre. Come sempre, c’è spazio per tutti, anzi, il cambiamento è sempre opportunità di creare valore.

  5. Assolutamente d’accordo e aggiungo che le persone da formare interne alle aziende dovrebbero avere anche una buona esperienza di customer care / vendita per conoscere bene il target. Motivo ulteriore per cui la formazione é un’ottima exit strategy per chi è un freelance. Forse però un’ulteriore ancora potrebbe essere una particolare specializzazione in un ambito… ad es. so ‘turismo di alto livello’….. cmq post molto interessante!!!

    • Il punto è che dobbiamo specializzarci e guardare oltre allo stesso tempo: un lavoro complesso se nel frattempo devi anche lavorare!

  6. Ciao, Riccardo! sono super d’accordo con le tue scelte e sto andando verso una strada simile: meno contenuti scritti e più formazione, evoluzione dell’essere professionisti impegnati da anni, tanti anni, nella comunicazione. Cambiamenti imposti non solo da un’epoca di continue evoluzioni ma anche dall’esperienza maturata.

    • Abbiamo un compito ben preciso: adattarci nel miglior modo possibile a questi cambiamenti. E sfruttarli.

  7. Magari le aziende che hanno bisogno di un blog si orienteranno verso redazioni interne, per quelle grandi senza dubbio quella è la strada migliore, ma ricordiamo che l’Italia è fatta di piccole realtà che pur avendo bisogno di un blog non hanno capacità né tempo né risorse per gestirlo internamente.

    • Certo, possono delegare a dipendenti interni il lavoro di scrittura. Aiutati da un consulente interno che deve organizzare le pubblicazioni.

  8. Ciao Riccardo, condivido pienamente la tua exit strategy. Personalmente l’ho già adottata da un po di tempo e non me ne pento. Giusto pochi giorni fa uno chef stellato di Napoli(così si è definito) mi ha contattato per la gestione della comunicazione del suo ristorante. Ho rifiutato proponendo la formazione di una figura interna al ristorante.
    Purtroppo il ristoratore cercava chi facesse tutto per lui e non ha accettato. Quindi ho perso il cliente, ma non mi importa. Voglio lavorare solo con chi è disposto ad investire in una redazione interna.
    Non dico che sia è la soluzione migliore per tutti, ma per le mie esigenze attuali sicuramente si. Vedremo cosa ci porterà il futuro 😉

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