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Quando manca il genio di scrivere

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A Napoli si dice così: non ho genio. È un’espressione tipica, la usano giovani e anziani. Può essere tradotta in modi diversi ma la più giusta potrebbe essere legata all’assenza di volontà. Non ho voglia, nun teng genij. Pero aspetta, il genio in questo ambito non è semplicemente la voglia.

Come spesso accade con il dialetto napoletano i termini hanno mille sfumature. E sono impossibili da tradurre con un’unica parola. Il genio non è solo la volontà: si tratta dell’estro, del desiderio, della scintilla che ti permette di fare un buon lavoro. Manca quel pizzico di arte che fa la differenza.

Quando manca il genio di scrivere

Quante volte avrò detto una cosa del genere nella mia carriera di web writer? non ho genio di scrivere, nun teng genij. E questo è un problema per chi lavora con la scrittura perché se manca la passione (se manca il genio) i risultati sono miseri. E non solo per il copywriter o per il creativo.

Non esiste differenza in questo caso. Dal correttore di bozze allo scrittore di favole, quando manca il genio di scrivere tutto diventa più difficile. Il blocco dello scrittore si affaccia con prepotenza, l’anima si fa pesante, la mano si inchioda sulla tastiera. E si chiude il rubinetto dei pensieri.

Ma sai qual è il vero nemico?

La sensibilità. Essere aperto al mondo che mi circonda, lasciarmi attraversare dalle emozioni. La scrittura è un lavoro legato all’anima di chi scrive; chi ha trasformato la scrittura in un lavoro non può non tener conto della sua sensibilità. Ha la forza sovrumana di poter comunicare tutto attraverso le parole, ma lo può fare se riesce a spingere la sensibilità nella giusta direzione, nel flusso lavorativo e professionale.

Scrivere non è più il passatempo dell’università, adesso è qualcosa di diverso. È un obbligo, un dovere. Ma soprattutto una fortuna. Vero, non sarai mai libero di scrivere quello che vuoi, almeno fin quando farai il copywriter o il blogger, ma puoi guadagnare i tuoi spazi. E dare forma alla sensibilità.

Come sconfiggere questo nemico? Non puoi, la sensibilità – e più in generale il genio di scrivere – non può essere sconfitta. Può diventare però il tuo punto di forza. Chi scrive deve dar voce alla propria sensibilità, deve essere artista nel proprio lavoro. Altrimenti diventa un semplice esecutore.

Da leggere: come diventare un blogger di successo

La scrittura non è esecuzione

Questo è un punto chiaro. La scrittura è dare forma al proprio stile, alle proprie idee, al proprio essere. In ogni paragrafo metti la tua personalità, quello che hai imparato più quello che sei sempre stato. Questa è la grande forza e la grande debolezza, di un blogger, o di un copywriter.

Quando non hai voglia di scrivere, quando non hai genio, il problema è chiaro. Almeno per chi deve lavorare. Per chi osserva dall’altro lato, invece, tutto sembra banale, ovvio, risolvibile. “È il tuo lavoro, dovresti essere felice di scrivere, dacci dentro e inizia a scrivere: l’ispirazione verrà”.

Beh, non funziona così. Almeno all’inizio la situazione è differente. Molto più articolata. Mi viene sempre in mente la scena di Mad Men, la serie televisiva dedicata al mondo pubblicitario degli anni Sessanta in America. Un aggettivo, solo un aggettivo: tostato. Quando arriva l’illuminazione? All’improvviso. Il tabacco degli altri è veleno, quello delle Lucky Strike è “toasted”.

Queste cose succedono anche nella realtà, ma devi stare di genio. E io non ho ricette particolari, non so dire come e quando recuperare questa scintilla. Posso dirti, però, che è necessaria e che la devi sviluppare. Coccolare. Alimentare nel tempo. Altrimenti rischi di inaridire la mente.

Come migliorare la genialità

Leggendo, guardando, studiando, osservando il genere umano. Questo è uno dei grandi doni che mi ha lasciato la Sociologia, parlo dello spirito d’osservazione. Lo diceva anche Charles Bukowski: “La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto”.

Non è solo la conoscenza della tecnica che ti permette di trovare il genio della scrittura, è la capacità di mettere insieme i punti. Proprio come suggerisce Stefano Accorsi in Santa Maradona: non devi leggere solo Novella 2000 ma devi essere in grado di riconoscere Sharon Stone in Basic Instinct.

La mente resta immobile e non puoi allargare gli orizzonti se continui a leggere solo libri di testo. Devi andare oltre, devi rubare con avidità tutto ciò che il mondo ti offre. Perché qui prendi ispirazione, qui c’è la materia prima che puoi plasmare mentre scrivi: le persone. Perché in fin dei conti chi scrive cosa fa?

Lavora con un’umanità vasta

Per questo chi scrive deve affrontare un lavoro duro. Spesso non può influenzare il proprio stato d’animo, non trova la giusta linea per portare a termine il proprio lavoro. Hai anche tu problemi del genere? A volte ti manca il genio di scrivere? Raccontami tutto nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

18 Comments

  1. Sante parole! 🙂 Ricordo sempre un commento del mio primo Direttore Creativo in agenzia “Scrivi prima per te e poi per il cliente”. Ogni volta che i pensieri si bloccano cerco una motivazione “mia” per affrontare l’argomento e attingo proprio dalla vita quotidiana, dalla famiglia, gli amici, i passanti che guardo dalla finestra. Mi automotivo. Grazie per questo articolo perché oggi ne avevo davvero bisogno 🙂

    • L’importante è avere una buona propensione all’empatia, chi riesce a comprendere il prossimo ha una marcia in più. Nella scrittura, almeno.

  2. Il lampo di genio o piu semplice a volte la giusta ispirazione credo facciano parte del talento. Certo si può coltivare, allenare, nutrire, ma alla base rimane una componente innata che fa la differenza, come in qualsiasi altro campo. La verità è che non siamo nati tutti uguali.

    • Ognuno deve trovare il proprio modo per accendere la creatività. Qual è il tuo, ad esempio?

  3. E’ un piacere leggerti Riccardo.. a me pare che tu ci vai sempre col mirino con le parole, peggio di Don Draper!

  4. Alle volte basta una semplice passeggiata in un parco, altre volte chiudere tutto e dimenticarsi del lavoro… altre volte una bella dormita sul divano… altre volte meditare o praticare Tai Chi… opss per te meglio Muay Thai 🙂

    • Lo sport è da sempre un modo per pulire la mente, rigenerare le idee, ossigenare quella camera oscura che protegge la materia grigia. Senza Muay Thai potrei morire, sul serio.

  5. “La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto”. Quanta verità è epsressa in questa frase. E che la tanto ricercata fonte di ispirazione stia proprio nel “genere umano”?…
    Il blocco dello scrittore è un passo inevitabile per ogni persona che decide di occuparsi di scrittura, ma si può e deve essere assolutamente superato! Grazie sempre dei tuoi preziosi articoli, che risollevano gli animi e fanno sospirare “allora non sono la sola!”

    • Devi guardare le persone, devi ascoltare cosa dicono e leggere le domande che lasciano nei forum. Nei blog. Ecco perché nel libro Etno Blogging parlo di approccio etnografico: devi condividere il campo delle persone che vuoi raggiungere.

  6. Ciao Riccardo. Mi succede e tutto le volte lo combatto girellando per Firenze, cercando dettagli per le strade, e andando a correre. Mi dico “dai Vale su, è un momento. Fai qualcosa per ricaricarti” ?

  7. Complimenti per l’articolo Riccardo! Mi piace l’argomento da te affrontato.
    Ho messo online il mio blog 2 anni e mezzo fa e ho scritto ad oggi un centinaio di articoli con cadenza di uno a settimana. Mi è capitato spesso di ritrovarmi davanti alla console di WordPress ad osservare il cursore lampeggiante che dietro a sé non portava alcuna parola.
    Quando questo succedeva mi martellava in testa lo stesso pensiero: “E adesso cosa scrivo?”

    Le prime volte che capitava mi destabilizzava perché questa domanda se ne portava con sé anche altre e più pericolose:
    “Non ho più niente da dire?”
    “Mi sono impegnato in qualcosa più grande di me?”
    “Il mio progetto è già finito?”

    Poi ho imparato a gestire questi momenti grazie all’esperienza perché oggi ho la certezza che ci sarà sempre qualcosa di bello e interessante da condividere con i lettori. Così come ho scritto il 100° articolo scriverò quello successivo e quello dopo ancora.
    Adesso se non mi vengono idee interessanti mi alzo dalla postazione è faccio altro, qualunque altra cosa. Ho la consapevolezza che il mio cervello, in background, è comunque pronto ad afferrare qualunque immagine, idea, frase, sensazione o situazione utile. E succede proprio così ogni volta: quando meno me lo aspetto ecco che arriva quella scintilla. A volte è molto chiara e ben delineata altre volte è solo un abbozzo che richiede un po’ di lavoro. Il punto è che comunque quel “guizzo” arriva e arriverà sempre se impariamo a farci attraversare dalle emozioni e a viverle pienamente.

    Per quanto riguarda il talento nello scrivere o nel comunicare, come in ogni altro campo, credo che da solo non valga poi molto. Sicuramente ci permettere di partire con “una marcia in più” ma nient’altro.
    Credo invece che ciò che separa il talentuoso dalla persona di successo sia il duro lavoro. La storia è piena di personaggi privi di talento divenuti poi dei numeri uno. Walt Disney, Thomas Edison, Isaac Newton, Henry Ford, Oprah Winfrey e Michael Jordan, tanto per dirne alcuni. Sono stati tutti personaggi considerati molto scarsi all’inizio della loro carriera. Il talento non lo vedo quindi come qualcosa di innato ma qualcosa di strettamente collegato all’allenamento, alla perseveranza, alla determinazione e alla voglia di raggiungere certi obiettivi.

    Mi piace il paragone che vede il talento come un seme ed ognuno lo porta dentro di sé. E’ qualcosa però che dobbiamo scoprire e coltivare. Attraverso la determinazione e il costante affinamento delle proprie abilità, si riesce ad emergere e ad essere considerato appunto “una persona di talento“.
    Per me il talento non è quindi una prerogativa di pochi fortunati. Tutti abbiamo in noi il seme del talento e possiamo decidere consapevolmente se farlo germogliare facendolo diventare un albero robusto o non decidere niente, rimanendo così persone “senza talento”.

    Mi piace molto una frase di Coolidge che riporto di seguito:

    Nulla al mondo può prendere il posto della perseveranza.
    Non il talento, nulla è più comune di uomini di talento falliti.
    Non il genio; il genio incompreso è ormai un luogo comune.
    Non l’istruzione; il mondo è pieno di derelitti istruiti.
    Solo la perseveranza e la determinazione sono onnipotenti.

    Io la penso così.
    Rinnovo i miei complimenti per i tuoi articoli.
    A presto. Marco.

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