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Tariffario copywriter: come dare un prezzo alla creatività

Il tariffario copywriter dovrebbe essere un documento capace di risolvere la grande angoscia di chi lavora nel settore della scrittura: quanto devo chiedere per il mio lavoro? Perché questo è il vero problema, questo è l’ostacolo da superare per chi inizia operare in questo settore: definire il prezzo.

Tariffario copywriter

 

Definire il prezzo di un lavoro creativo. Non esiste un parametro chiaro per delineare il tariffario di un copywriter. Lo so, è una notizia drammatica. Tutto sarebbe più facile con un testo del genere, magari con una regolamentazione oraria per dare alla tua penna una strada da seguire.

Chiedo troppo o troppo poco? Mi svendo? Faccio la figura del dilettante se mi mantengo basso? O del pallone gonfiato se volo alto? Il tariffario copywriter sarebbe una gran cosa, lo so. Ma la verità è chiara, semplice, cristallina: è impossibile stilare una tabella del genere. Questo per motivi diversi.

La forza del prezzo minimo stabilito

Il tariffario è un documento potente. Perché risolve i dubbi, ti esonera dal riflettere e dal rivoluzionare ogni giorno le tue esigenze. Non hai bisogno di personalizzare ogni preventivo, devi guardare il listino e dare il prezzo del tuo lavoro. Ecco perché il tariffario per copy potrebbe essere una risorsa.

Tutto questo diventa ancora più difficile quando operi nel ghostwriting, quando lavori nelle retrovie e non hai un confronto chiaro con il mondo che ti circonda. Gli esperti di personal branding parlano chiaro: lavora gratis o chiedi tanto, non scendere a compromessi. Non puoi accontentarti delle briciole. Però quando non hai gli strumenti per definire un punto di partenza cerchi la sicurezza, lo schema, la stabilità di un tariffario. Che in realtà non esiste. Sai perché?

Il tariffario è illegale secondo l’Antitrust

Questo è il primo motivo che mi spinge a sottolineare la difficoltà di avere un tariffario per copywriting unico e comune. Ero all’oscuro di questo dettaglio. Poi Roberto Ottolino ha condiviso con me il documento che ha sancito questo passaggio. Così gli ho chiesto lumi sulla vicenda:

Tecnicamente realizzare un tariffario copywriter condiviso non è un’operazione legale, poiché inquadrabile come un’intesa restrittiva della concorrenza (un comportamento che per definizione rientra nell’illecito): non essendo quella pubblicitaria una professione di stampo ordinistico non è contemplata la possibilità di godere di tariffe minime, come accade a esempio per i giornalisti.

Nel 2009 la defunta associazione TP pubblicò, congiuntamente con l’ACPI, una guida che aveva esattamente la finalità di fornire riferimenti, sia pure sotto forma di fasce di prezzo indicative, relativamente alle tariffe da formulare in sede di preventivo: l’iniziativa fu prontamente impugnata e bloccata dall’Antitrust, che nel 2012 condannò le due associazioni a una multa simbolica diffidandole dal reiterare l’iniziativa. Va osservato che i confini della questione sono particolarmente labili.

In linea puramente teorica, anche discutere informalmente tra colleghi all’interno di un gruppo Facebook di professionisti condividendo i propri riferimenti tariffari potrebbe configurare, sempre in linea puramente teorica, un comportamento volto a limitare la libera concorrenza poiché porrebbe le basi per un potenziale accordo tra più professionisti tra loro concorrenti.

Come puoi ben capire dalle parole di Roberto, non c’è possibilità legale per creare un tariffario copywriter ufficiale. Ma questo è solo il primo motivo che chiude le porte a questa esigenza.

Da scaricare: il documento dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato

La creatività non ha tariffa oraria

Questo è il secondo punto che mi spinge a sottolineare l’impossibilità di creare un tariffario. Il lavoro creativo non è schematizzabile, non può essere racchiuso in una tariffa oraria per copywriter che devono scrivere 1.000 parole all’ora per guadagnare il minimo salariare. Non funziona così.

Un copywriter non può essere pagato per numero di battute o in base al tempo necessario per risolvere il cliente. Il motivo è semplice: ci sono dei lavori che prevedono poche parole, e che possono essere chiusi in poco tempo. Ma che mettono in primo piano la tua creatività. E la tua esperienza.

L’abilità necessaria per creare uno slogan come la valuti? Posso trovare questo elemento in 30 minuti. O in 2 giorni. Tu che fai? In base a quale parametro mi paghi? Sono poche parole, il prezzo è di 50 centesimi? Mi dispiace, per creare un buon preventivo io lavoro diversamente.

Valori diversi del proprio lavoro

Ancora un buon motivo per chiudere le porte a un tariffario per copywriter condiviso: il valore che dai al lavoro. Non è lineare, non puoi pretendere che tutti si allineino al tuo modo di vedere il mondo. E di valutare il proprio operato. Per me un articolo vale 40 Euro, posso chiedere questo prezzo. E tu.

Per me vale molto di più perché riesco a dare un valore diverso al risultato finale. Lo stesso vale per un naming, per una landing page, per un oggetto email. Ognuno può dare il valore che preferisce al proprio lavoro, questo è il libero mercato, questa è la vita del copywriter freelance: devi godertela.

Per approfondire: quanto farsi pagare per un articolo

Come creare un tariffario privato

Ok, non è possibile creare una tariffa oraria per copywriter, ma è pur vero che un professionista deve iniziare in qualche modo. Ecco perché ti suggerisco di creare uno schema personale con una lista di servizi. Prendi carta e penna, meglio se usi una mappa mentale, e inizia a definire tutte le attività che svolgi: naming, slogan, headline, scrittura di post per blog, di comunicati stampa, etc.

Dai un prezzo minimo a queste voci. Qui sei tu che devi decidere, non ti posso aiutare. Non posso scegliere al posto tuo quanto vale il lavoro che devi svolgere. Posso dirti, però, che l’esperienza si deve far pagare: non puoi definire il prezzo in base al tempo, o al numero di battute. Ci sono dei passaggi però che possono determinare un prezzo maggiore sul preventivo. Qualche esempio:

  • Consegna in tempi rapidi.
  • Argomenti particolarmente complessi.
  • Lavoro di SEO copywriting per i test di un blog/sito.
  • Editing e scrittura su carta.

Calcola che i prezzi devono considerare le tasse legate alla partita IVA e le spese della tua attività. Se hai un’agenzia, ad esempio, devi includere affitto, telefono, consumi elettrici aziendali ed eventuali costi dei collaboratori. Insomma, il prezzo giusto è quello più alto che riesci a proporre. Per questo il personal branding diventa indispensabile: così puoi comunicare il tuo valore ai clienti.

Tariffario copywriter: la tua opinione

Ripeto il concetto più importante: non è possibile creare un tariffario copywriter per diversi motivi. Il primo riguarda una questione legale, il secondo è legato alla pratica stessa del prezzo: non puoi dare un parametro simile per tutti. Il lavoro creativo è difficile da schematizzare in un listino prezzi.

Quello che puoi fare è semplice: definire un elenco di attività che svolgi e indicare un punto di partenza. Per poi aggiornare il prezzo in base alle circostanze. Che possono essere di diversa natura. Questa è la mia soluzione: secondo te è valida? Tu come definisci i prezzi? Lascia la tua opinione nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

8 Comments

  1. Ciao Riccardo, bel post. Ho una domanda: nel caso il cliente voglia l’impaginazione sul sito, quanto credi si possa aggiungere al costo: meglio una quota fissa o una percentuale sul totale? Pezzi più impegnativi (più link da inserire e da contestualizzare ecc…) prendono più tempo nell’impaginazione rispetto ad articoli meno pretenziosi. Grazie 🙂

    • Ciao Marilena, grazie per la tua domanda.

      Ecco, anche in questo caso emerge la difficoltà di definire un tariffario a priori. Tutto dipende, anche in questo caso, dalla situazione. Dal lavoro in questione. Devi impaginare un testo? Inizia a definire i tuoi prezzi da copywriter freelance, anche per l’impaginazione. Anche per trasformare un muro di testo in una poesia.

  2. Ciao Riccardo, articolo equilibrato dal quale si percepisce che hai esperienza da vendere.

    Aggiungo solo questo: mai farsi pagare poco.

    Un articolo ottimizzato SEO e che si posiziona primo per una SERP ha un valore inestimabile per le aziende. Può dar loro lead profilati, awareness e autorevolezza in maniera costante e nel medio lungo termine.

    Quindi fatevi pagare il giusto, in base all’esperienza che avete. Se siete alle prime armi lavorate gratis, per farvi le ossa e costruirvi un portfolio.

    Ma mai farsi pagare poco, perché così svalutate voi stessi e la professione.

    • Ciao Mauro, hai perfettamente ragione. Chi si fa pagare poco sbaglia. Meglio lavorare gratis per le persone giuste. Il punto però è far passare questo ragionamento agli imprenditori che vedono il contenuto come semplice accessorio… come fare?

  3. Grazie, Riccardo! In considerazione del valore fluttuante della scrittura, le domande tipo “chiedo troppo o troppo poco?” sono per me periodiche. Il tariffario privato è un’ottima soluzione, cui aggiungo flessibilità e disponibilità nel rispetto della propria dignità professionale.

    • Non c’è altra soluzione, Gloria. Se vogliamo dare un prezzo umano al nostro lavoro dobbiamo andare avanti così. Senza pretendere di definire una soluzione buona per tutti, con tariffe editing, listino prezzi per correzione bozze e soluzioni orarie. Non esistono, non ci sono.

  4. Il grosso problema è che la maggior parte dei clienti non riesce a quantificare quanto costa il lavoro di un copywriter. In modo particolare, i clienti non sono in grado di valutare la qualità che c’è dietro un testo pubblicitario. Quindi hanno sempre paura di essere imbrogliati dalle belle parole del professionista.
    Il pagamento a parola nasce non a caso: è l’unico parametro che il cliente non può mettere in discussione. Anche se in realtà è deleterio per un sacco di motivi.
    Ho pensato di dire al cliente: vai su Google e guardati un po’ di prezzi.
    Ma anche le ricerche su Google purtroppo non aiutano. Da una parte ci sono copywriter che viaggiano su prezzi di “fascia alta” che convergono tutti verso una cifra abbastanza simile. Dall’altra ci sono fonti di articoli di “fascia bassa” con prezzi che sono una frazione di quelli dei professionisti.
    Quindi un cliente, di fronte a questa situazione, potrebbe farsi una domanda: chi mi sta rifilando una fregatura? Chi fa prezzi bassi o chi fa prezzi alti?
    In questa situazione, vista l’impossibilità di creare un tariffario di riferimento, bisogna solo sperare che il cliente ti creda quando gli dici che il tuo testo sarà migliore di chi chiede un quinto del prezzo.
    Che brutta situazione…

    • Quanto costa un copywriter? I clienti non possono saperlo perché valutano la scrittura come un non lavoro. Tutti sanno scrivere. Ma non scrivere per vendere, questo è chiaro solo a noi che lavoriamo nel settore. Le tariffe del copywriter non possono essere chiare, proprio per i motivi che ho elencato nel post. Stesso discorso vale per le tariffe editing o di ghostwriting. Possiamo solo prendere una decisione per noi.

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