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Il valore della citazione (e della buona educazione) sui social

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Non è una novità, lo so. Quante volte hanno copiato la tua idea? Inutile farne un problema, succede. D’altro canto nulla nasce da zero, ci sono sempre dei rimandi a qualcosa di precedente. A volte nascono delle situazioni casuali che possono essere comprese se la fonte è poco conosciuta.

idee social

Ma cosa succede quando una pagina Facebook conquista oltre un milione di fan grazie a un’idea che viene rielaborata da una campagna istituzionale? Non sto parlando di Tizio che prende spunto da Caio, ma di una pubblicità che usa l’opera di Guerrera sulla pagina Se i quadri potessero parlare.

L’idea vincente dei quadri

Sai di cosa sto parlando? Stefano Guerrera inserisce delle frasi popolari e contestualizzate con i quadri. Come suggerisce La Repubblica, sono esternazioni irriverenti che creano un contrasto divertente. Proprio per questo l’idea ha avuto un gran successo. Cosa succede in questi casi?

Una foto pubblicata da Stefano Guerrera (@stefanoguerrera) in data:

Il copione non manca mai. Esatto, il successo porta emulazione. Non è un dramma, devi affrontare anche questo se lavori bene. Di solito ignori il ragazzino che sta iniziando, sorvoli sul competitor che purtroppo non riesce a prendere una strada propria. Però ti aspetti un comportamento diverso da un’istituzione, da chi dovrebbe essere esempio di rettitudine.

Ma te lo immagini, ecco. Perché giustifichi il ragazzo che non sa dove mettere mano, chiudi gli occhi nei confronti del concorrente perché sai già che finirebbe a ceffoni in faccia, però da chi è più in alto di te pretendi il buon esempio. Un comportamento morale, corretto, degno delle istituzioni.

Da leggere: perché ignorare chi copia le tue idee

Sfruttare l’idea senza citare

Invece la campagna del comune di Roma per promuovere i musei nel periodo di Natale è stata impostata nel modo peggiore. Ovvero riprendendo l’idea già usata da Stefano Guerrera: quadro, frase divertente, effetto assicurato. Un atteggiamento tipico di chi può fare come crede, e pensa di poter prendere senza chiedere: “Tanto nessuno se ne accorge, su Internet tutto è gratis”.

No, non è vero. Le idee non sono gratis, rappresentano un valore inestimabile. Un valore che le persone dovrebbero rispettare lavorando nel modo indicato da istruzioni precise. Proprio come avviene con le immagini Creative Commons. Ma cosa succede quando non ci sono indicazioni chiare?

Basta chiedere il permesso

Sai quell’azione che ti consente di prendere o fare qualcosa, e di rimanere nei limiti del consentito? Bene, questo è il concetto. Forse nessuno perseguirà il Campidoglio, ma l’idea è questa: c’è qualcuno che ha fatto qualcosa utile? Citalo. Rendilo partecipe. Proprio come ha suggerito Guerrera:

Mi sarebbe bastata una mail, ma anche un messaggio su Twitter, o ancor più semplicemente un tag. Avrei potuto aiutarli, fare parte di questo progetto, se me lo avessero chiesto. Quella che vorrei difendere è la proprietà intellettuale del mio lavoro. Questa idea è mia, ed è – a detta di molti – palesemente copiata”.

Beh, sì. Si tratta di un’idea copiata. Ma la via d’uscita è semplice: citare la fonte. Dire al pubblico che c’è una persona diversa dietro a quel concetto, e che il lavoro è stato possibile solo grazie a un’idea precedente. D’altro canto questo processo viene messo su carta da secoli grazie alle fonti bibliografiche, e sul web i link ipertestuali servono anche a questo. A citare una fonte.

Ti dirò di più: le idee non solo vanno rispettate, ma devono anche essere pagate. Nel senso che nel coinvolgere le persone proprietarie dell’opera intellettuale devi anche essere disposto a elargire un giusto premio. Anche se in questo caso, mi rendo conto, stiamo andando verso lidi sconosciuti.

Cosa rispondono i musei romani?

In realtà è bastato poco tempo per far scattare la risposta istituzionale: su Facebook è stato pubblicato un post con una raccolta di immagini che testimoniano un’attività simile (non uguale) a quella che è stata pubblicata nelle ultime settimane. Ecco l’album in questione.


Ora potrebbe essere infinito il gioco dei rimandi. Quello che conta è ragionare in termini di citazioni virtuose, non semplici obblighi. Di certo non si tratta di plagio, non ci sono soluzioni utili in questa direzione. Ma potrebbe essere utile riflettere sulla necessità di collaborazioni utili per tutti.

La tua opinione sulla vicenda

Plagio o non plagio? Difficile dirlo da un punto di vista legale, non ci saranno ritorsioni in tribunale. Però la connessione con il lavoro di Guerrera è chiara, cristallina, impossibile da negare. Sul serio.

Non dico di pagare diritti d’autore ma – come sottolinea lo stesso Stefano – bastava un messaggio. Una citazione. Il punto è che le istituzioni ancora non hanno capito come funzionano i social: sei d’accordo? Secondo te si tratta di plagio? Aspetto le tue opinioni nei commenti.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

15 Comments

  1. Se si configuri quello che il codice definisce come plagio non saprei, certo però che il fatto ci si avvicina di molto. Penso che Stefano Guerrera abbia ragioni da vendere però. Cosa sarebbe costato al Comune di Roma coinvolgerlo? Trattandosi di una istituzione, che si comporti come un privato disonesto di cui il web, come il mondo, è pieno, dà molto da pensare. E contribuisce a far crescere il senso di disaffezione ed allontamento dalle istituzioni e dalla politica di cui tutti, a parole, si lamentano.

    • Questo è il punto: vogliamo cambiare le cose, vogliamo puntare sull’onestà. ma se non iniziamo proprio da queste cose? Dal coinvolgere, dal dare alle persone il giusto merito? Bastava un’email, o magari una collaborazione. Questa è una bella occasione non colta.

  2. Io ne sarei onorato, se prendessero spunto da una mia idea, e ne farei un vanto. Non dramma. A che sarebbe servita una mail? Se ti stanno ringraziando pubblicamente perchè copiano il tuo stile? Più pubblicità di questa?

    • Anche io sarei onorato da questa situazione. Ma non si tratta di dramma, solo di buona educazione online. Le idee si condividono e si menzionano le persone giuste.

  3. A livello legale non ho idea di come Guerrera possa rivalersi o perlomeno tutelarsi. Chiaro che però il lavoro è palesemente copiato: questo capita perché le istituzioni spesso si sentono al di sopra delle regole. E Guerrera fa bene a risentirsi perché almeno una citazione era d’obbligo. Che poi al comune di Roma cosa lo pagano a fare un smm se non riesce nemmeno a rielaborare un’idea?? Ci voleva tanto a prendere un’altra immagine e mettere un’altra frase?? Che poi per inciso quella da loro sfruttata, nemmeno mi sembra così “catchy” (ma questo è un mio personalissimo parere).

    • Ma cosa ci voleva a chiamare Guerrera e proporre una collaborazione… Non è neanche l’aspetto economico, ma proprio l’approccio non collaborativo a stupire.

  4. Avrebbero potuto coinvolgerlo e il messaggio sarebbe stato ancora più potente, se fatto col suo consueto stile.
    Ma sicuramente non è la prima volta che viene fatta un’operazione simile (frase contestualizzata su quadro d’arte classica). Sì, intendo proprio spot del passato, prima della geniale idea di Guerrera (una volta lo fecero con L’ultima Cena, pubblicizzando un prosciutto, ed erano gli anni ’90)… 🙂

    Moz-

    • Ricordi per caso lo spot in questione? Sarebbe bello aggiungerlo all’articolo.

      • Sinceramente no… eravamo attorno al 1999, ricordo questo perché ci fu una mezza polemica per l’utilizzo di un quadro sacro accostato a un bene di basso consumo…

        Moz-

  5. Come mi piace ripetere, mai preoccuparsi dei “copioni” – per propria natura, non potranno che restare sempre ad almeno un passo dietro di te 😉

  6. Anche io sarei onorata di essere citata e qualsiasi cosa io condivida dico grazie a chi l’ha segnalata: è un modo per fare rete e comunque far sapere a quel qualcuno che apprezzi il suo lavoro, le sue scelte, il suo punto di vista. Grazie, Riccardo e felice 2017!

  7. credo sia estremamente difficile districarsi in un tema così arzigogolato come quello dei continui rimandi a scatole cinesi proteiformi dei meme sul web. Certo, non so quanta malizia ci sia in questo caso nel rimando diretto da parte di Zètema all’opera di Guerrera, certo è che effettivamente è un’idea elementare e facilmente riproducibile. Bisognerebbe capire anche quanto vi sia di proprio… a volte capita, come per gli artisti, che all’unisono si colga “lo spirito del tempo” e si creino opere simili 🙂

    • Tutto vero, quel che resta è il concetto di base: lo sai che questo lavoro è stato portato avanti da Guerrera. perché non lo coinvolgi? Ci potrebbero essere vantaggi per entrambi.

  8. Vado oltre il fatto in questione perché non conosco Guerrera (l’ho sentito nominare oggi per la prima volta)… mi limito a riflettere su questo discorso del “plagio delle idee”. Alcune volte ok, magari è vero che c’è stato un plagio. Alcune volte è una cosa chiara e spudorata. Altre volte invece, l’idea può esser venuta anche a qualcun altro (senza collegamenti tra le due parti).

    Se appunto io non conosco niente del lavoro di Guerrera, ma un giorno mi vien l’idea di pubblicare qualche foto di quadri con sopra una frase ad effetto, io lo faccio. Dopo magari mi danno della copiona, c’è però la possibilità che non sapevo assolutamente che qualcuno prima di me aveva avuto la stessa idea. Poi va bene, c’è il discorso che uno può fare delle ricerche etc… e nel caso di un’istituzione la ricerca va fatta (e magari lo conoscevano già visto l’ambiente). Ma se lo faccio così, come dilettante, chi può dirmi davvero che ho plagiato l’idea di qualcun altro? Io non credo affatto che un’idea appartenga solo ad una persona. Chissà nella testa di quante persone sparse per il mondo si sono accese lampadine simili alle nostre, e neanche lo sappiamo!

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