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Pagamento a parola o a cartella per il web content writer?

Molti esperti di contenuti continuano a proporre un pagamento basato sulle parole. O sul numero di cartelle. Ma di cosa stiamo parlando? Ecco perché è tutto sbagliato.

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Essere un web content writer vuol dire occuparsi di testi, ma non solo, per un blog o per un sito web. Mi rendo conto delle difficoltà e capisco le riflessioni: c’è bisogno di fare differenza tra web writer, copywriter, web editor, blogger e web content writer? Sono sfumature che possono fare la differenza.

web content writer

E quella del web content writer include la scrittura in diverse situazioni. Il legame con il content marketing è più stretto, c’è una visione d’insieme e una prospettiva più ampia. Ma il problema è lo stesso: come si guadagna lo stipendio una figura del genere? Come fattura uno che scrive?

Molti decidono di farsi pagare a parole richieste dal cliente, altri a cartella. Dal mio punto di vista molte riflessioni rischiano di rinchiudere il web writer in una gabbia senza precedenti. Voglio analizzare queste condizioni e trovare una risposta giusta per te che lavori ogni giorno con la scrittura online.

Cos’è il web content writer

Una persona che scrive, questo è chiaro. Il web content writer è una figura professionale che si occupa della scrittura online. E che non si rinchiude in un unico settore: si avvicina di più al web editor, un professionista che si connette con realtà differenti e con responsabilità particolari, e non al web writer. Ovvero il semplice esecutore del compito.

Cos’è il web writing? Esecuzione? No, c’è analisi e studio del contesto. Ci sono le attenzioni legate al SEO copywriting che possono fare la differenza, questo è chiaro. Ma il web content writer ha una visione più ampia. Sa scrivere, ma sa anche gestire il concetto di contenuto sul web. Magari per definire una strategia di link earning o di lead generation. Quindi, come retribuire il lavoro di un professionista? Scopriamolo insieme con questo articolo.

Da leggere: quanto guadagna un web writer?

Pagamento a parola per il copywriter

Una delle soluzioni più utilizzate per il copywriting e per il blogging: il pagamento a parole. Più scrivi e più monetizzi. Il cliente ti chiede un post di 600 parole? Il prezzo è questo. Le parole arrivano a 1.200? Perfetto, il costo aumenta. Quantificare il prezzo in questo modo può sembrare la soluzione migliore.

In realtà è un problema evidente. Questa forma di retribuzione nasce con le traduzioni e si estende alla scrittura online: definisco un prezzo per parole e inizio il lavoro. Ma alla base deve esserci una riflessione sulla complessità del testo di partenza. Non tutte le traduzioni sono paragonabili.

E lo stesso vale per la scrittura degli articoli online: devi creare. Devi cercare fonti, devi inserire link interni ed esterni, devi essere in grado di creare un tag title di qualità e una headline efficace. Pensaci bene. In questi casi il pagamento per parole non è il massimo per il web content writer, vero?

Pagamento a tempo per il lavoro

Il tempo necessario per chiudere un lavoro viene ripagato in base a una tariffa oraria. Ti sembra questo un buon modo per guadagnare di più e per creare la base del tuo stipendio? Il concetto base è questo: più tempo ci vuole e più il cliente paga. In realtà questa può essere una delle formule da usare per creare un preventivo, ma il tempo non è l’unico parametro per fare il tuo prezzo. Altrimenti rischi di allungare i tempi di proposito. Non funziona così, forse devi pensare a un’altra soluzione.

Pagamento in base alle cartelle

Una soluzione ancora diversa: farsi pagare in base alle cartelle. Ovvero quell’unità di misura che comprende un testo di 1.800 battute, 30 righe per 60 battute. potrebbe essere una soluzione perfetta per testi di grandi dimensioni. Ad esempio quando devi scrivere un libro o un e-book per un cliente.

La tua esperienza vale, non il semplice numero di parole

Ovvero quando stai lavorando su un progetto di content marketing di ampio respiro. Ma questo modello può essere applicato sempre e comunque? No, pensa ad esempio al lavoro del copywriter che deve puntare sul naming. E deve capire qual è il nome giusto per un prodotto o un servizio.

Ma anche il professionista che lavora sui dettagli minimi non può essere ripagato a cartella. E neanche a parole. Pensa, devo trovare il nome di un blog. Magari il dominio, o ancora la tagline. Pensa, devi creare la newsletter per il tuo blog e devi scrivere un oggetto per l’email. Ovvero al stringa più importante per convincere il lettore ad aprire il lavoro confezionato.

Valutare ogni singolo progetto

Anche tu lavori come web content writer e hai qualche problema con questo passaggio: come guadagnare di più. In realtà non esiste una strada certa, ma la mia esperienza è chiara: non puoi farti pagare a parole e neanche a cartella. Devi dare valore alla tua esperienza, è la competenza maturata a fare la differenza quando metti le mani sulla tastiera per scrivere.

La scelta di un aggettivo, l’uso di un avverbio, la creazione di un titolo ad effetto: tutto questo non nasce dal nulla. Dipende dalla tua capacità di mettere insieme fallimenti, insuccessi, studi, esperimenti, gioie e dolori. Quindi io faccio così: valuto ogni progetto a parte, singolarmente. Non è facile, lo so, ma non posso creare un tariffario per copywriter. Non posso e non devo farlo.

Da leggere: come monetizzare diversificando l’offerta

E tu come fai pagare il lavoro?

Allora, secondo te questo può essere valutato contando parole o cartelle? Sei pronto per valutare ogni lavoro in base alla tua esperienza? Lo so, hai appena iniziato e hai bisogno di una bussola. Di un riferimento. Facciamo così: lascia la tua opinione e le tue domande nei commenti. Proviamo a trovare una soluzione insieme per massimizzare le tue entrate di web content writer.

libro blogging

Riccardo Esposito

Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall’alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

12 Comments

  1. Ciao,
    Io sono d’accordo sul non farsi pagare né a parole né a tempo ma preferisco un tariffario a progetto.

    • Cosa significa per te farsi pagare a progetto? E poi, il prezzo diminuisce con l’aumentare degli articoli?

      • Beh io intendo a progetto nel senso che se mi chiedi tre articoli lunghi stabilirai un forfait piuttosto che mi chiedi di scrivere un ebook. Valutarei il compenso in base al tempo richiesto a questo punto (non in base alle parole)

        • Però se il tempo richiesto è poco perché la tua esperienza permette di abbattere i tempi?

  2. Per me la strada più semplice e sicura resta il tempo: la complessità è maggiore? Servirà più tempo. L’articolo è più lungo? Servirà più tempo. Bisogna cercare più fonti? Servirà più tempo.

    Nella tariffa oraria proposta al cliente (senza dirlo al cliente, naturalmente), poi, devono essere inclusi:
    – i costi della propria attività;
    – i costi del progetto;
    – il valore che il professionista dà al suo tempo.

    Se hai un brief compilato come si deve, saprai anche quanto tempo ci vorrà e quale prezzo proporre al cliente. Prezzo fissato. Se ci metti più tempo del previsto è un problema tuo, non del cliente. Servirà di lezione per valutare meglio il lavoro la prossima volta.

    • E se il lavoro contempla un tempo minimo, ma solo perché la tua esperienza consente di ridurre il margine?

      • Il valore del mio tempo è proporzionale alla mia esperienza: se posso fare un lavoro di qualità e consegnarlo in due giorni, il cliente pagherà una cifra più o meno simile a quella che pagherebbe con un professionista che ha meno esperienza e per questo consegna un lavoro della stessa qualità in quattro giorni. Che se ci pensi è giusto. Sta al cliente scegliere, a parità di prezzo e qualità, quello che ci mette meno tempo.

        • Mmmm… non è solo una questione di tempo quando si parla di scrittura. Meno esperienza non vuol dire solo metterci di più: spesso non ottieni proprio il risultato.

  3. Ciao Riccardo,
    io di solito mi faccio pagare per il progetto in sé che poi viene suddiviso in tot articoli e/o attività di condivisione social. Come dice Mario, nel preventivo, vengono considerati i costi della propria attività, del progetto e il tempo impiegato. Se lavoro come giornalista, purtroppo o per fortuna, il pagamento è ad articolo, ma anche in quel caso dipende dallo sforzo che c’è dietro.
    Comunque, interessante, vediamo cosa ti rispondono gli altri 🙂

    • Hai ragione, c’è tutto questo dietro il lavoro di un web content writer. Ma perché dici che essere pagati ad articolo come giornalista può essere anche uno svantaggio?

  4. Riccardo, mi spiego meglio. Il pagamento delle case editrici di giornali è spesso differente. Non si ragiona a progetto, ma ad articolo. A volte si fa la divisione tra tipologia di articolo: breve, intervista, reportage, approfondimento ecc… che può essere positiva, in giornali piccoli ma anche nei grossi, si paga a pezzo, a prescindere dal tempo impiegato. Così come nei quotidiani – orrore! – si paga a battuta (a battuta, ti rendi conto?!) o a riga. Questo ha poco a che vedere con lo sforzo, con il lavoro che c’è dietro, il tempo e la professionalità. Inoltre, il giornalismo tradizionale non ragiona né a progetto né investendo sul suo giornalista. Se pago a pezzo e l’importo è uguale per 2 giornalisti, può succedere che però uno non “si limiti” a consegnare, ma sapendo che un contenuto vive dopo, a prescindere dalla testata, lo diffonde sui propri canali, lo manda alle persone con cui ha parlato, ne parla con un amico blogger che lo riprende ecc… Insomma, promuove il suo lavoro. Non è corretto che questa persona venga pagata quanto un’altra che appunto ha consegnato ed è finita lì. Che ne pensi?

    • Penso che il lavoro di promozione abbia un valore importante. Non puoi lasciare che si perda e si dia per scontato: quando un giornalista propone il suo lavoro ovunque non puoi pagare un prezzo simile. E mantenerti sul tema della retribuzione a parola.

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