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La differenza tra un sogno e un obiettivo (la vera differenza)

La differenza tra un sogno e un obiettivo è una data. La citazione di Walt Disney è nota a tutti, e racconta una grande verità. Puoi trasformare le tue idee in realtà, ma devi dare concretezza al lavoro. Devi individuare un momento da dedicare alla pubblicazione, devi decidere il momento giusto.

La differenza tra un sogno e un obiettivo

Lo vedo ogni giorno nel mio settore. Molte persone vogliono seguire un sogno e aprire un blog. Perché con gli articoli sperano di ottenere il risultato tanto atteso: trovare clienti, guadagnare online, trasformare una passione in lavoro. In fonte economica. Però aspettano, trovano mille scuse.

Mille scuse per non portare il proprio nome online. Per non mettersi in discussione. Per non dover affrontare l’ipotesi del fallimento. Meglio non provarci proprio. Quindi, la differenza tra un sogno e un obiettivo è una data. Ma solo questo? Sul serio basta dare un riferimento temporale ai progetti?

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Perché scrivere fa bene?

Tutti a svenarsi per affrontare i temi che il pubblico ama: come scrivere un articolo SEO, come persuadere, come convincere, come far cliccare su una call to action. E ancora, come organizzare un piano editoriale, come scrivere un articolo capace di andare dalle Alpi alle piramidi.

Perché scrivere fa bene?

Scrivere per il web è un lavoro. E tu hai un obiettivo da raggiungere. Ma sai cosa? Il lavoro che svolgi ogni giorno è un toccasana per te che ami mettere nero su bianco la tua arte. Un’arte densa, potente. Capace di rubare cuori e incantare la mente. Al tempo stesso, però, la scrittura è svilita.

Ogni giorno puoi ascoltare pareri, pronunciati da gran villani, che ammorbano la scrittura. Tutti sanno scrivere, che ci vuole. Anche io posso diventare un blogger o un copywriter. Non tutti sanno che scrivere è un equilibrismo raffinato, pochi si rendono conto anche che scrivere fa bene.

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Quando Chiara Ferragni diventa professoressa

La prestigiosa università di Harvad ospiterà una lezione Chiara Ferragni. La fashion blogger per eccellenza parlerà della sua esperienza professionale, descriverà il suo percorso insieme a Riccardo Pozzoli (anche ex fidanzato). In aula ci saranno i ragazzi di un corso di marketing.

chiara ferragni

Ora la domanda è questa: una blogger, una fashion blogger, può raccontare la sua esperienza nelle aule di un’università come Harvad? La risposta non è semplice, e soprattutto non tutti hanno la stessa opinione. Anzi, i social dividono gli animi e molti difendono il ruolo ancestrale della cultura superiore. La cattedra universitaria è dei professori, non degli influencer online.

Forse perché la cattedra viene vista come qualcosa di superiore, di irraggiungibile. Chi si trova dall’altra parte della barricata ha studiato, ha lavorato sodo. Ha scritto libri degni di nota, testi che si trovano nelle librerie serie e che vengono acquistati dai ragazzi che poi si iscrivono agli esami.

Cioè, ma dove siamo finiti? Ma che mondo è questo, ora tutti fanno i professori. Anche le fashion blogger, ti rendi conto? Ma perché dobbiamo assistere a tutto questo? Ma, soprattutto, perché no?

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Perché condividere la tua conoscenza sul blog?

Oggi mi hanno fatto una domanda che mi ha messo in difficoltà in un primo momento: “Ciao Riccardo, i tuoi articoli sono sempre interessanti. Imparo molto leggendo i contenuti che pubblichi. Ma in questo modo non rischi di perdere clienti? Perché una persona dovrebbe fare una lezione privata?”.

Detto in altre parole, perché condividi conoscenza nei tuoi articoli? Una domanda difficile da risolvere in poche parole, anche perché le spinte sono tutte per la chiusura. Per mantenere il valore nel proprio orticello e, giustamente, far pagare al cliente il giusto. O almeno quello che per te è il prezzo ideale.

condividere la conoscenza

Perché dare a persone estranee e irriconoscenti la mia esperienza? Il pensiero contemporaneo ci porta a ragionare in questi termini. O forse è la partita IVA che inacidisce un po’ tutti, e spinge a ragionare in termini di competizione. Oppure è il concetto di formazione a esigere tutto questo.

Se vuoi imparare devi pagare. Ed è giusto, ben inteso. Però ci sono dei meccanismi che non remano nella direzione più conveniente, e ti spingono a muovere passi falsi che non dovresti mai fare. Ma non è facile combattere le idee sedimentate, soprattutto quando sono condite da paura e timore.

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Formazione in aula: le vibrazioni positive fanno la differenza

Sto scrivendo questo articolo in treno, mentre ritorno da una lunga giornata di formazione in aula in Toscana. A Prato per la precisione. Argomento? Scrittura online, come sempre. Sono stanco ma è il mio lavoro, porto a spasso le mie competenze. Da qualche anno ho deciso di comunicarle a tutti.

Formazione in aula

O meglio, vendo le mie competenze ad aziende, liberi professionisti e organizzazioni. È un lavoro gratificante se ami quello che fai, e se hai una passione per la divulgazione. Soprattutto quando puoi uscire dalla cattedra, avvicinarti al pubblico e comunicare le vibrazioni positive del tuo mondo.

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