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Bello, rapido e veloce: la schiavitù del lavoro creativo

Uno dei problemi di chi lavora nel mio settore: la creatività. O meglio, la poca sensibilità nei confronti della creatività. Nel mondo del web marketing c’è chi deve eseguire indicazioni precise e creare qualcosa partendo da zero. C’è chi deve farsi venire l’idea e chi deve consegnare un prodotto.

Tipo una headline, un logo, un’applicazione, una strategia SEO. Molti credono che quest’idea esca dal cilindro con facilità, come un coniglio bianco. Senza sapere che il prestigiatore esegue una procedura meccanica per ottenere l’illusione. La creatività è un’altra cosa, non è legata a uno standard.

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La creatività non è replicabile. Ma questo messaggio non passa, non riesce a far breccia nei cuori dei responsabili. Sono sempre appollaiati sulle loro convinzioni, e gracchiano richieste senza senso per un creativo: quanto tempo ci vuole, il cliente aspetta, quando riusciremo a monetizzare.

Il creativo si sente in gabbia, non può rispondere a queste domande. È un artista. Ti rivolgeresti in questo modo a Quentin Tarantino o a Jack Kerouac? No, ma forse anche loro hanno avuto dei tempi da rispettare. Solo che non lo sai. Difficile accettarlo, ma il lavoro creativo ha i suoi tempi.

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La passione non diventerà mai un lavoro

Forse conosci quel proverbio che tutti i freelance sbandierano per dare un senso alle proprie giornate: “Trasforma la tua passione in lavoro e non lavorerai più”. Qual è il senso di questa frase? Perché la ritroviamo sulle bacheche social e nei blog dei liberi professionisti con partita IVA?

Perché solo con la passione si possono affrontare tante difficoltà messe insieme. Il freelance è un maratoneta, non può fermarsi e non può avere incertezze. Deve sopportare una pressione fiscale infinita, e non può delegare: deve affrontare tutto in prima persona. Deve fare anche da segretaria.

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Penso a tutti i ragazzi che si descrivono come serial entrepreneur o altre sigle sfavillanti: siete anche account, passacarte, fattorini. Oggi la passione per quello che fai ti aiuta a fare passi in avanti, a smuovere la situazione verso i tuoi vantaggi e i tuoi obiettivi. Ma non diventerà mai un lavoro.

Non potrai mai trasformare la tua passione in un lavoro. E non potrai mai crogiolarti al sole o trascorrere sei mesi all’anno in giro per il mondo, mentre ti godi i soldi guadagnati in una manciata di settimane. La passione è una scintilla indomabile, il lavoro una gabbia che reprime.

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Petaloso: quando nasce una parola

Per un attimo ho invidiato il protagonista di questa storia. Anche io inventavo parole nei compiti in classe e la reazione della maestra era diversa. Molto diversa. Ho seguito la vicenda con interesse e ho fatto il tifo per Matteo, bimbo che frequenta la terza elementare nel ferrarese.

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La maestra Margherita Aurora assegna un compito: trovare due aggettivi per ogni nome. Matteo consegna il quaderno e la penna rossa segna un errore: petaloso non esiste. La maestra, però, apprezza l’idea dell’alunno e chiede una valutazione all’Accademia della Crusca.

Petaloso può diventare una parola? Sai come vanno queste cose: ci provi, ma senza tante speranze. Le aziende non rispondono ai clienti, figurati l’Accademia Della Crusca. Perché dovrebbe perdere tempo con le richieste di una maestra e le fantasie di un bambino che inventa aggettivi?

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La colpa è dei selfie o della gente?

Ogni tanto su My Social Web affronto temi generici. Argomenti capaci di contestualizzare i social media nel mondo in cui viviamo. Ieri mi ha colpito una notizia che forse hai letto anche tu: la presunta morte di un cucciolo di delfino portato in spiaggia per scattare dei selfie.

Ci sono fonti che parlano del delfino già morto in mare. Ma fino a ieri la versione proposta dai media nazionali è stata questa: morto per una serie di selfie. In ogni caso il fatto è avvenuto a Santa Teresita, in Argentina: il cucciolo viene portato fuori dall’acqua, viene fotografato e poi abbandonato.

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Ovviamente senza vita. Perché i delfini possono sopravvivere fuori dal mare, ma per un tempo limitato. Forse la persona che ha avuto quest’idea pensava di non causare danni. Forse era già morto. Ma concentriamoci un attimo sul valore dello smartphone in una situazione del genere.

Oggi il selfie è sinonimo di presenza. È prova del fatto avvenuto e vissuto. Il ricordo e l’esperienza lasciano spazio alla vanità, al vanesio, all’auto-compiacersi. Facciamo selfie per dimostrare quanto ci stiamo divertendo, quale fantastica avventura stiamo vivendo.

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8 GIF per descrivere il lavoro freelance

Sai che l’argomento freelance mi è particolarmente caro. Il motivo? Spesso si tratta di un lavoro nel lavoro: essere freelance vuol dire affrontare difficoltà continue. Ma è anche una condizione ideale per chi vuole emergere e dare alla propria vita lavorativa una marcia in più.

La partita IVA è un peso, ma anche una risorsa. Dipende da come la vivi, dalla tua condizione lavorativa, dal tuo profilo previdenziale. Di conseguenza il mondo freelance è ricco di spunti: puoi scrivere articoli dedicati alle tecniche per guadagnare di più, puoi dare consigli per trovare nuovi clienti e per creare un preventivo efficace. Se hai voglia di scrivere e di pubblicare c’è tanto da dire.

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Io ho pubblicato addirittura un ebook sul lavoro freelance. Tante persone lo hanno scaricato, e mi ha dato belle soddisfazioni perché è un argomento sentito: chi si avvicina al mondo freelance cerca notizie e approfondimenti online, e io cerco di soddisfare questa richiesta.

Oggi però voglio fare un esperimento: voglio andare oltre la scrittura e descrivere la mia natura professionale – quella del freelance – attraverso delle GIF, Ovvero delle immagini animate. Ci riuscirò? Vediamo, sarà una sfida interessante: ecco i punti che caratterizzano la mia giornata.

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