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Quando manca il genio di scrivere

A Napoli si dice così: non ho genio. È un’espressione tipica, la usano giovani e anziani. Può essere tradotta in modi diversi ma la più giusta potrebbe essere legata all’assenza di volontà. Non ho voglia, nun teng genij. Pero aspetta, il genio in questo ambito non è semplicemente la voglia.

Come spesso accade con il dialetto napoletano i termini hanno mille sfumature. E sono impossibili da tradurre con un’unica parola. Il genio non è solo la volontà: si tratta dell’estro, del desiderio, della scintilla che ti permette di fare un buon lavoro. Manca quel pizzico di arte che fa la differenza.

Quando manca il genio di scrivere

Quante volte avrò detto una cosa del genere nella mia carriera di web writer? non ho genio di scrivere, nun teng genij. E questo è un problema per chi lavora con la scrittura perché se manca la passione (se manca il genio) i risultati sono miseri. E non solo per il copywriter o per il creativo.

Non esiste differenza in questo caso. Dal correttore di bozze allo scrittore di favole, quando manca il genio di scrivere tutto diventa più difficile. Il blocco dello scrittore si affaccia con prepotenza, l’anima si fa pesante, la mano si inchioda sulla tastiera. E si chiude il rubinetto dei pensieri.

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#fertilityday: perché tutto questo è terribilmente sbagliato?

La storia del #fertilityday è questa: il ministro della salute Beatrice Lorenzin vuole avviare una campagna a favore delle nascite. Perché l’Italia è un paese con un tasso di natalità imbarazzante. Molto basso. Questa non è una cosa buona, non lo è per lo stato e non lo è per la società.

#fertilityday

Quindi, perché non istituire il #fertilityday e far partire una campagna social per sensibilizzare la popolazione? Si può fare, la giornata della fertilità è fissata: 22 settembre. Annunciamo la cosa sui social? Certo, ma attenzione che questo è un territorio scivoloso: stiamo parlando di argomenti minati. Continue Reading

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Il social web non è democratico

Pochi giorni fa ho incrociato la storia di Julius Yego, un atleta che sfiderà altri sportivi durante le olimpiadi di Rio. Il suo sport è il lancio del giavellotto, ma non ha iniziato a scagliare dardi durante il college o nei circoli raffinati di atletica: Julius ha trovato grande supporto su YouTube.

social web

È come se vincessi il Nobel per la letteratura dopo aver letto un ebook gratuito dedicato allo storytelling. Beh, forse non è proprio questo il paragone giusto ma la sintesi è simile. Julius parte da una situazione svantaggiata, vive nelle campagne del Kenya e non può allenarsi.

Però trova ispirazione e notizie su YouTube. Il nostro eroe fa centro, raggiunge lo scalino più alto (anche) grazie al social web, ai video caricati su YouTube. E guardo il suo esempio con ammirazione perché sintetizza l’approccio da seguire per trarre vantaggi dalla rete oggi, qui e ora.

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Basta criticare: ritrova lo spirito giusto

In uno dei tanti raid per ottimizzare i contenuti di Facebook (che è diventato un luogo bellissimo) ho incrociato diverse critiche nei confronti di Pokemon Go, la nuova applicazione che sta rivoluzionando il mondo delle gaming app. E che sta scrivendo un nuovo capitolo del mobile marketing.

spirito

Certo, Pokemon Go è solo un esempio. Potrei dire la stessa cosa di Snapchat o di Telegram ma il concetto non cambia: ogni novità diventa bersaglio di critiche e appunti dal sapore radical chic. Troppo popolare, applicazione per cerebrolesi, ora cammineremo come gli zombie per strada… Continue Reading

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Il personal branding della critica

Conosci il critico professionista? Non parlo del troll che attraversa il web con profilo anonimo e che mina la tua serenità: mi riferisco al personaggio con un’identità chiara e un progetto preciso.

critiche

Cito questo comportamento nei commenti di uno status su Facebook: Rudy Bandiera descrive il mondo di Chiara Ferragni su Snapchat, e ragiona sulle possibili divisioni del pubblico. C’è chi l’apprezza, chi la ignora e chi la critica. Magari insultandola e utilizzandola come sintesi delle proprie frustrazioni.

“Vai a lavorare, trovati un lavoro, esci come me da casa alle 6 di mattina…” sono un assaggio delle possibili accuse rivolte a Chiara Ferragni. Questa è la voce del popolo, una voce che viene incanalata e sfruttata a dovere dal critico professionista. Ovvero un catalizzatore di negatività allo stato brado.

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