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Inizia il tuo 2016 con un aggettivo

Alice mi ha raccontato una storia. Un professore della scuola di specializzazione, il 31 dicembre, si ritrova con i suoi amici. E chiede a tutti di descrivere l’anno che sta per arrivare con un aggettivo.

Frizzante, positivo, esplosivo, difficile, ricco. Lo fa ogni anno. Perché c’è un dettaglio importante da sottolineare: riesce sempre a indovinare. E anche gli amici. Fanno sempre centro. Riescono sempre a guardare avanti. Ma sono dei veggenti? Sono dei maghi capaci di prevedere il futuro?

Descrivi il tuo 2016 con un aggettivo (ma fallo ora)

No. Non esiste la chiaroveggenza, io non credo che esista. Questo gruppo di amici non ha capacità paranormali, ma la descrizione che lasciano è una semplice proiezione della propria attitudine.

Chi prevede un 2016 vigoroso ha già la forza per renderlo tale. Chi parla di un 2016 ricco e florido possiede le competenze per renderlo tale. Le persone, in altre parole, descrivono uno stato d’animo interiore. Descrivono il modo in cui sono già predisposti ad affrontare l’anno che sta per arrivare.

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Digital Detox: ecco perché è diventato indispensabile

Sai cosa ho fatto in questi giorni? Niente. O meglio, ho fatto qualcosa di utile per il mio lavoro: mi sono dedicato al digital detox. Ho partecipato a un evento sportivo, ho fatto volontariato, ho dedicato tempo alle persone. Poi ho mangiato biscotti, ho fatto passeggiate e ho guardato dei film su Sky.

Alla fine del week-end ho rivoluzionato il calendario editoriale per scrivere e pubblicare questo articolo. Perché è così importante? Perché merita un posto di rilievo nell’equilibrio del blog? Te lo spiego subito: senza digital detox siamo destinati alla mediocrità professionale. E all’infelicità. Non sto scherzando.

digital detox

Non possiamo andare avanti così. Il digitale detox non è solo una moda: è un obbligo per chi lavora nel settore web marketing. Freelance o dipendente, non fa differenza: tutti hanno bisogno di staccare.

Certo, il freelance non ha orari. Può lasciare la scrivania, ma non può abbandonare il lavoro ogni sabato e domenica. O chiudere il PC dopo le 18.00. In questo caso non fa differenza. Non fa differenza perché il digitale ha invaso le nostre vite. Ha invaso anche la mia, ma ho deciso di darci un taglio.

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Stai ancora aspettando il momento giusto?

Dicembre, il mese dei cambiamenti. E del momento giusto.

È iniziato il periodo dell’anno in cui cerchi di tirare le somme e di guardare in faccia la realtà: “Ho fatto qualcosa di buono? Ho creato valore? Ho fatto dei passi avanti?”. Ti avvii così verso l’anno nuovo, verso il cenone di Capodanno che segna il passaggio tanto atteso. Anno nuovo, vita nuova.

Stai ancora aspettando il momento giusto?

Infatti dicembre è anche il mese dei buoni propositi, del “Farò questo e quello, mi impegnerò a fare meglio”. Ma soprattutto è il mese in cui pianifichi il salto nel buio. Colpa del tempo libero, dei pomeriggi passati tra divano, tavola e poltrona. Mentre amici e parenti si scannano sul tavolo da gioco con interminabili giri di Tombola tu rifletti. Cerchi informazioni, prendi appunti, ti informi.

Ti è capitato anche durante le vacanze estive. Ma a dicembre c’è il passaggio: cambiare anno ti permette di ripensare alla vita professionale, e di riflettere sul fatidico salto nel buio.

E le vacanze di Natale passano così. Pianificando il salto nel buio. Cercando quel paracadute che ti farebbe tanto comodo, quella sicurezza che potrebbe limitare i danni. Ma hai capito di cosa sto parlando? Il salto nel buio è sinonimo di rischio, di pericolo. Ma anche di grandi emozioni.

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L’insostenibile leggerezza del voto (e del ministro Poletti)

Quando ho letto le parole di Giuliano Poletti mi è venuto un colpo. Sul serio. Il ministro del lavoro (che non si è laureato, attenzione) ha dato spettacolo durante l’apertura di Job&Orienta di Veronafiere: “Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21” (Corriere della Sera).

Adesso lo massacrano, ho pensato. E così è stato. Twitter si è trasformato in una catapulta di insulti feroci, Facebook è diventato un’arena di protesta per condannare il ministro capitalista e ammazza-cultura. “Bastardi, volete mettere il bavaglio alla cultura critica”. Insomma, cose di questo tipo.

ministro poletti

Giuliano, e dai… ma non hai visto cosa è successo alla Fornero? Appena apri bocca ti massacrano. In Italia non puoi permetterti scivolate del genere. Devi pesare ogni parola. Ora ti crocifiggeranno sui social, devi solo sperare che arrivi un nuovo epic super mega fail sui social. Così la massa si distrae.

E non ti devi giustificare con me: io sono d’accordo. I voti sono inutili. Sono aria fritta.

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La colpa è tua (anzi, nostra)

Fermo, non ti muovere. Questo è un articolo che prende spunto dal Morandigate ma non ho intenzione di puntare il dito verso questo o quel nome. In questa storia non c’è un colpevole. O meglio, ce ne sono tanti. Siamo tutti colpevoli. Anche io. L’editoria italiana è spacciata. E gli assasini siamo noi.

Faccio un passo indietro. Fino a 24 ore fa Gianni Morandi era l’eroe del social media marketing nostrano. Sempre limpido e brillante. “Fa tutto da solo, si vede. C’è un sapore genuino nella sua comunicazione. Non ci sono markettari e professionisti prezzolati. C’è solo e sempre Gianni”.

gianni morandi

La fiaba del cantante che non invecchia mai e scopre un nuovo modo di vivere i social: è una storia contagiosa. È puro storytelling. Tutto inizia con quella storia delle minchie di mare, ricordi? Davanti al commento piccante del fan Gianni risponde con eleganza e ironia anglosassone.

Gianni Morandi diventa il re dei community manager. Poi, la sempre vigile Selvaggia Lucarelli scopre il malfatto. Nell’account Instagram di Gianni appare una foto con didascalia sospetta: “Mettila verso le 13 o 14”. All’improvviso il cielo si oscura e suonano le trombe dell’apocalisse. Con tanto di terremoto, piaghe, locuste, Malgioglio e Platinette in prima serata.

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