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Come ricominciare a lavorare (seriamente) dopo le ferie

Le vacanze sono finite e ricominciare a lavorare dopo le ferie è sempre un dramma. Un impegno che va oltre la tua capacità, la tua forza. Sì perché la mente è ancora altrove, hai voglia di rimanere sulla spiaggia o in montagna. L’ufficio non è il posto adatto dopo le ferie d’agosto, vero? Sei d’accordo?

ricominciare a lavorare dopo le ferie

Questo discorso vale per freelance e dipendenti, senza distinzione. Certo, i liberi professionisti si lanceranno sulla massima che riprende il sacro vincolo della passione: fa’ ciò che ami e non lavorerai un solo giorno nella tua vita. Il principio è giusto ma non sempre le cose vanno così.

Spesso, anche quando hai conquistato il lavoro dei tuoi sogni, ricominciare a lavorare dopo le ferie è un colpo basso difficile da incassare. Perché l’impiego più bello del mondo ha i suoi lati negativi, impegni da seguire controvoglia, clienti da sopportare e da assecondare. Non ci sono vie di fuga.

Riprendere a lavorare dopo le vacanze è difficile per tutti. Per chi si occupa di social media marketing e per chi fa blogging. Anche per me, non temere. Ma ho deciso di affrontare la situazione con lo spirito giusto, concentrandomi sulla passione per il mio lavoro. E su questi 7 punti che consiglio a tutti.

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Ore di lavoro settimanali: impegno o investimento?

Hai letto l’intervista di Marissa Mayer che affronta (anche) il tema delle ore di lavoro settimanali? Le parole dell’amministratrice delegata di Yahoo hanno lasciato il segno: dobbiamo diventare schiavi del capitalismo, vittime sacrificali del potere costituito e del potente. Dell’imprenditore. Del sistema.

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Ma perché? Cosa ha detto Marissa Mayer rispetto alle ore di lavoro settimanali? Nell’intervista ci sono parole chiare: “The other piece that gets overlooked in the Google story is the value of hard work”. Uno degli aspetti che spesso viene trascurato nella storia di Google è il valore del duro lavoro. Un valore che Marissa conosce bene dato che è stata la prima ingegnere donna assunta da Google.

Cosa significa duro lavoro per te? Fare gli straordinari? Partorire idee geniali ogni santo giorno? La risposta ce la dà la stessa Marissa: “Could you work 130 hours in a week? The answer is yes, if you’re strategic about when you sleep, when you shower, and how often you go to the bathroom”.

Ben 130 ore di lavoro settimanali. Facciamo due calcoli? La cifra è ciclopica: 15,5 ore al giorno, compresi i fine settimana. Le informazioni che seguono non sono migliori: ci riesci se organizzi tutto con la giusta strategia, dal sonno al tempo passato in bagno. Cioè, ti rendi conto cosa significa?

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Il social web non è democratico

Pochi giorni fa ho incrociato la storia di Julius Yego, un atleta che sfiderà altri sportivi durante le olimpiadi di Rio. Il suo sport è il lancio del giavellotto, ma non ha iniziato a scagliare dardi durante il college o nei circoli raffinati di atletica: Julius ha trovato grande supporto su YouTube.

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È come se vincessi il Nobel per la letteratura dopo aver letto un ebook gratuito dedicato allo storytelling. Beh, forse non è proprio questo il paragone giusto ma la sintesi è simile. Julius parte da una situazione svantaggiata, vive nelle campagne del Kenya e non può allenarsi.

Però trova ispirazione e notizie su YouTube. Il nostro eroe fa centro, raggiunge lo scalino più alto (anche) grazie al social web, ai video caricati su YouTube. E guardo il suo esempio con ammirazione perché sintetizza l’approccio da seguire per trarre vantaggi dalla rete oggi, qui e ora.

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Non puoi scrivere per sempre

Ci saranno diverse evoluzioni nel mondo del blogging freelance. Ti preoccupa quest’affermazione, vero? Soprattutto perché la trovi sul mio blog, uno spazio che propone da sempre la strada del web writing e della scrittura intesa come professione. Come servizio per fare business.

scrivere per sempre

La mia idea è sempre la stessa: fare blogging – scrivere e pubblicare post per un cliente – è un lavoro. Punto e stop. Ho portato avanti discussioni infinite con chi sosteneva il contrario, relegando il mio mondo alla sfera del passatempo. Affermazione ingiusta e infelice, senza aggiungere altro.

Anzi, si tratta di semplice disinformazione. Per anni ho lavorato in questa direzione e ho costruito un progetto dedicato alla scrittura online. Ho difeso il blogging sempre, in ogni modo. Nel frattempo ho pensato alla mia exit strategy, alla via di fuga per reinventare il mio lavoro. Anche io ne ho bisogno.

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La tua exit strategy è pronta?

Pochi giorni fa parlavo con i miei amici di exit strategy. Strategia d’uscita per alcuni, modo per pararsi il culo secondo altri. La storia è questa: devi individuare una via di fuga in un piano ben studiato. È un po’ come una partita a scacchi: quando fai una mossa devi avere le spalle coperte.

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Non è un buon paragone secondo te? Poco male, hai capito. L’aspetto fondamentale è la capacità/necessità di cadere in piedi: questo vale anche in una strategia di marketing, magari sul tema virale: “Che ne dici, usiamo i social per condividere le foto mentre mangiano il panino?”.

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