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Quando il lavoro creativo viene rifiutato: come gestire i clienti senza impazzire

Tutti sperano di sfruttare la propria vena creativa, tutti vogliono sedersi un’ora al giorno dietro a una scrivania per giustificare gite al mare e passeggiate nel bosco. Devi ricaricare le pile, o superare il blocco dello scrittore. In realtà i lavori creativi devono superare una serie di problemi.

Problemi che non riguardano solo l’aspetto economico, ma anche l’organizzazione con i clienti. Non creiamo tavoli in base a un modello prestabilito: lavoriamo con le idee. Il cliente ci chiede qualcosa – una headline, un naming, un payoff, un logo o una grafica – e noi dobbiamo proporre.

Dobbiamo dare il nostro contributo che può e deve essere valutato. Siamo nel mondo delle ipotesi, dei gusti, delle possibilità. Creare una tagline non vuol dire svolgere un’operazione matematica con un risultato giusto o sbagliato: il cliente può rifiutare e rimandare indietro il lavoro. Può farlo?

Certo. È nei suoi diritti, può e deve farlo. Devi essere tu a mettere in campo tutti gli strumenti per ottimizzare tempi, passaggi ed equilibri dei lavori creativi. In che modo? Ecco 3 consigli indispensabili per ottenere il massimo senza perdere tempo. E magari guadagnare di più con i lavori creativi.

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Freelance nel 2017: i buoni propositi per migliorare

Anno nuovo, vita nuova. Almeno in teoria, ma quando andiamo a guardare i fatti c’è poco da stare allegri: gennaio è un mese che impone scelte e decisioni per il freelance nel 2017. C’è chi decide di aprire partita IVA, chi vuole chiuderla definitivamente e chi fa un cambio di regime delicato.

Non è una vita facile. I dipendenti possono lamentare una vita piatta e una carriera lenta. I freelance, invece, vedono il mondo come un continuo divenire. Puoi guadagnare di più online, questo è chiaro. Ma puoi affondare sotto un mare di responsabilità e incombenze. Non è il massimo.

Freelance nel 2017

Scommetto che ne hai letti tanti di post carichi di buoni auspici. Posso essere da meno? No, perché ho deciso da tempo di non scrivere solo per gli utenti, ma anche per me. Il pubblico resta sovrano. E tu lo sai bene. Ma ogni tanto mi concedo delle libertà e faccio ciò che voglio, ecco.

Però se sei qui probabilmente ti fidi della mia opinione. Quindi voglio raccontare quali dovrebbero essere, secondo me, i buoni propositi del blogger freelance, ma anche di chi lavora con la SEO e con il web marketing. Siamo tutti sulla stessa barca, ma ognuno guida come preferisce.

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È giusto lavorare durante le feste di Natale?

Lavorare durante le feste di Natale (ma non solo) è possibile. In qualche caso necessario. Io credo che sia arrivato il caso di mettere da parte le questioni legate ai diritti dei lavoratori. Se sei un freelance devi esserci, non puoi permetterti pause e privilegi. Terribile questo punto di vista, vero?

lavorare durante le feste di Natale

Sì, lo so cosa stai pensando: “Sei impazzito, sei un capitalista sfruttatore”. In realtà analizzo i fatti. La realtà mi dice che oggi, se sei un libero professionista con partita IVA, devi lavorare durante le feste di Natale. Non puoi permetterti il lusso di stare a casa con le mani in mano per 4 o 5 giorni.

Dico questo perché il digitale è una grande risorsa, ma ha viziato il nostro modo di intendere il rapporto con gli atri. Devono essere sempre disponibili, sempre efficaci. Il rapporto delle aziende ha raggiunto una parità quasi reale, e le persone parlano con i brand attraverso un rapporto one to one.

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Il cliente NON ha sempre ragione (e lo deve capire)

C’è un problema che contraddistingue il lavoro del libero professionista: il rapporto con il cliente. Se lavori in un’agenzia devi interagire con i colleghi, con i superiori, con l’account che tiene i rapporti con le figure esterne. C’è uno spirito di corpo che ti consente di tutelare la tua figura professionale.

Il cliente NON ha sempre ragione

Il freelance, invece, è solo. Nudo come un verme di fronte alle condizioni esterne. In primo luogo, oltre a fare bene il tuo lavoro, devi essere in grado di trovare nuovi clienti. Non ci sono commerciali ad aiutarti, devi mettere in campo tutte le tue abilità per aggiungere contatti virtuosi alla rubrica.

Poi devi fare un brief, devi capire cosa vuole il cliente. Nella migliore delle ipotesi non lo sa e cerca risposte. Nella peggiore, invece, sa tutto. Ha la conoscenza in mano. E cerca solo un esecutore, una protesi competente. Peggio ancora, un consulente pagato per confermare ed eseguire le sue idee.

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Mi licenzio e cambio vita: è così facile diventare freelance?

“Mi licenzio e cambio vita. Oppure mi faccio licenziare. L’importante è mollare tutto e prendere per mano i sogni per realizzare piccoli e grandi progetti che ho abbandonato da tempo nel cassetto”. Quante volte hai sentito riflessioni del genere? E quante volte hai placato false aspettative?

Mi licenzio e cambio vita

Forse sei tu a fare queste considerazioni, sei tu a gridare ai quattro venti la voglia di abbandonare il posto fisso per lanciarti nel mondo dei liberi professionisti. Magari aprendo quella famosa partita IVA che ti incanta con grandi promesse. In primo luogo di uscire dalla condizione di instabilità fiscale.

Spesso questo desiderio di libertà si lega a una costrizione. Vieni licenziato, il contratto non è stato rinnovato, lo stage si chiude nel peggiore dei modi. Non hai idea di quante email mi arrivano: “Ciao Riccardo, voglio diventare freelance. Come devo fare? Quanto tempo ci vuole?”.

È così facile diventare freelance? Basta aprire una partita IVA per entrare nel magico mondo dei liberi professionisti? Mi licenzio e cambia vita è un motto con un fondo di verità? Ecco la mia idea.

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