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SEO, SEM, SMM: quanto ne deve sapere un web copywriter?

Tanto, ma non troppo.

Approfitto della domanda che mi è stata fatta in un commento per approfondire questo tema. Chi lavora con i testi online non può limitarsi alla grammatica, alla sintassi, alle figure retoriche e alla creatività.

Guai a mancare uno di questi punti: sono la base del buon web copywriter, così come è indispensabile sviluppare capacità associative tra significati incapsulati in contenitori differenti (testo, video, immagini).

web copywriter

Ma vuoi lavorare come web copywriter devi conoscere SEO, SEM, SMM. C’è chi non vede di buon occhio la commistione tra copy e nuove frontiere del web, ma il futuro (IMHO) si trova in questo sincretismo.

Le frontiere sono porose diceva il mio professore di antropologia culturale (ciao Maxx), e non solo quelle disegnate sulla cartina: anche le frontiere culturali si aprono in un continuo influenzare e lasciarsi influenzare.

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Authorship: per molti ma non per tutti

Hai aperto un blog? Bene, cosa fai? Implementi l’authorship. Prima ancora di inserire il codice di Google Analytics e del Webmaster Tool. Prima ancora di scrivere un post o una pagina.

Segui tutti i passaggi per confermare l’authorship perché ti permette di attribuire un nome, un cognome e un viso ai contenuti. Incrociandoli con la tua presenza su Google Plus.

Se implementi l’authorship metti le carte in chiaro con Google. E questa è una cosa buona.

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Con My Social Web impari a fare SEO

Sì, hai capito bene.

Se leggi My Social Web diventerai una persona migliore. Scaltra, informata, competente. Non so… ma sicuramente diventerai una persona esperta nel campo SEO.

Ma come – penserai – questo non è un blog dedicato a quei poveri webwriter che passano giorno e notte a riflettere sulle call to action e sul miglior orario per pubblicare il prossimo post?

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È un blog dedicato alla scrittura, certo. Però se lo segui con attenzione, giorno dopo giorno, puoi trovare degli articoli che ti permettono di scoprire il meglio della SEO in Italia.

Degli articoli come quello che stai leggendo. Rullo di tamburi

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Vuoi vedere che Google è diventato intelligente?

A volte lanci una ricerca su Google per vedere come si muove la situazione nelle serp. Magari scopri qualcosa di interessante. E così è stato. Ho digitato l’acronimo SEO nella barra di ricerca e ho aspettato il risultato.

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Una ricerca con query “SEO”

Noti qualcosa di strano? Io sì. Al quinto posto, dopo le invincibili pagine di Wikipedia e Google dedicate all’ottimizzazione per i motori di ricerca, c’è un risultato anomalo.

C’è il sito della Sponsors for Educational Opportunity.

Io mi aspettavo una pagina zeppa di siti e blog dedicati alla Search Engine Optimization. E invece salta fuori questo programma scolastico per giovani provenienti da comunità svantaggiate.

Possibile che sia così ottimizzato da battere mostri sacri della SEO (quella che ci interessa a noi, intendo)? Cosa vuol dire?

Due opzioni: è riuscita a fare un lavoro fantastico con questa keyword; Google è diventato intelligente, ha capito che non esiste un unico significato per una keyword. E che deve diversificare i risultati per dare una qualità superiore alla serp.

Questa la mia opinione da non esperto SEO. Secondo te? È così strano trovare un risultato simile, oppure il mio stupore è meravigliosamente immotivato?

Lascio la parola a te, che ne sa più di me.

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La lunga (e inesorabile) marcia di Google

google plusNon è una mia fissa ma un’osservazione oggettiva: Google è un avversario a tutti gli effetti quando si parla di posizionamento.

Bella scoperta – ora penserai – sono anni che Google si mangia spazi con i risultati sponsorizzati. Ma da quando sono arrivati i profili e le pagine Google + c’è stata un’erosione degli spazi dedicati al posizionamento organico.

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