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Il valore della citazione (e della buona educazione) sui social

Non è una novità, lo so. Quante volte hanno copiato la tua idea? Inutile farne un problema, succede. D’altro canto nulla nasce da zero, ci sono sempre dei rimandi a qualcosa di precedente. A volte nascono delle situazioni casuali che possono essere comprese se la fonte è poco conosciuta.

idee social

Ma cosa succede quando una pagina Facebook conquista oltre un milione di fan grazie a un’idea che viene rielaborata da una campagna istituzionale? Non sto parlando di Tizio che prende spunto da Caio, ma di una pubblicità che usa l’opera di Guerrera sulla pagina Se i quadri potessero parlare.

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Quando il dipendente (felice) diventa il tuo primo fan

Questo è un articolo con due target differenti. Da un lato mi rivolgo a chi gestisce un’azienda, anche piccola, con dipendenti e collaboratori. Dall’altro parlo alle persone che danno vita a questa realtà, chi lavora ogni giorno in ufficio o a casa per permettere all’azienda stessa di raggiungere i suoi obiettivi.

dipendente

Quindi, superiori e dipendenti. Al centro c’è il mondo dei social media. Oggi è difficile incrociare realtà prive di qualsiasi contatto con questi strumenti. Anche l’ufficio del commercialista ha aperto una Facebook Fan Page (anzi, un profilo) e il parrucchiere della nonna ha il profilo Instagram.

Anche il mio barbiere a Napoli ha dei canali social. Lui ignora il mio lavoro e l’altro giorno, mentre mi faceva la barba, mi ha confidato: “Ho trovato quest’applicazione per aumentare i fan in automatico. Fratello, è potentissima. Mi arrivano decine di persone al giorno e non devo pagare. E chi li mette i soldi per fare queste cose sui social”. Il suo sorriso complice è stata la ciliegina sulla torta.

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Snapchat e blogging: matrimonio necessario?

Snapchat è necessario? No, non esistono forzature nel mondo del blogging. A parte i titoli di qualità, mi sembra ovvio. Ogni strumento, ogni strategia che affianchi alla tua attività di publisher è un accessorio che devi contestualizzare. Devi usare ciò che ti permette di raggiungere gli obiettivi.

snapchat

Lascia perdere per ora la prospettiva ludica, il semplice fare blogging per passione. Ragiona in termini professionali: hai aperto un blog per mettere in moto il processo di inbound marketing, per farti trovare dalle persone giuste nel momento in cui hanno bisogno di te. E dei tuoi contenuti di qualità.

Per diffondere gli articoli devi puntare su una buona ottimizzazione SEO e sui social. Il poker d’eccellenza: Facebook (profilo e pagina), Twitter, Google Plus, LinkedIn.

Questi sono i social che funzionano quasi sempre. Per tutti. Poi ci sono realtà che devono essere interpretati in base agli scopi. Proprio come il nostro amico Snapchat. Di cosa sto parlando?

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Sui social vince il pavone (ma solo se collabora)

Ho letto con interesse l’articolo di Riccardo Scandellari dedicato alla falsa modestia nel mondo dei social. E ho gustato anche il post di Fortune.com che sottolinea un dato importante: i datori di lavoro sono propensi ad assumere persone che mostrano successi, capacità e traguardi con onestà.

pavone

Prendo le parole del post su Fortune.com: “People hiring a candidate were less likely to hire the humblebragger than the honest person”. Sembra quindi che le persone oneste siano avvantaggiate rispetto a chi fa propaganda subdola dei propri successi.

Ha una logica tutto questo: se vuoi essere trattato come un vincente devi apparire come tale, le persone non pagano solo i tuoi servizi ma anche il modo in cui ti vendi. Sono tutte fesserie per motivatori imbolsiti e liberi professionisti sull’orlo di una crisi di nervi? Magari, la realtà è ben diversa.

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La colpa è dei selfie o della gente?

Ogni tanto su My Social Web affronto temi generici. Argomenti capaci di contestualizzare i social media nel mondo in cui viviamo. Ieri mi ha colpito una notizia che forse hai letto anche tu: la presunta morte di un cucciolo di delfino portato in spiaggia per scattare dei selfie.

Ci sono fonti che parlano del delfino già morto in mare. Ma fino a ieri la versione proposta dai media nazionali è stata questa: morto per una serie di selfie. In ogni caso il fatto è avvenuto a Santa Teresita, in Argentina: il cucciolo viene portato fuori dall’acqua, viene fotografato e poi abbandonato.

selfie

Ovviamente senza vita. Perché i delfini possono sopravvivere fuori dal mare, ma per un tempo limitato. Forse la persona che ha avuto quest’idea pensava di non causare danni. Forse era già morto. Ma concentriamoci un attimo sul valore dello smartphone in una situazione del genere.

Oggi il selfie è sinonimo di presenza. È prova del fatto avvenuto e vissuto. Il ricordo e l’esperienza lasciano spazio alla vanità, al vanesio, all’auto-compiacersi. Facciamo selfie per dimostrare quanto ci stiamo divertendo, quale fantastica avventura stiamo vivendo.

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