Passi ore e ore a selezionare le notizie più interessanti del web, a mandare i link più utili e a fomentare grandi discussioni su Twitter e, alla fine della fiera, ti rendi conto che si è mosso poco e niente in termini @Reply e ReTweets?
retweets replies

Tranquillo, non sei solo: la maggior parte dei messaggi che circolano su Twitter cadono nel vuoto. Questo è il risultato di uno studio condotto da Sysomos, per il monitoraggio delle conversazioni sui Social Media, negli ultimi due mesi e ripubblicato anche da Mashable.

L’analisi si basa sull’osservazione di 1,2 miliardi di messaggi inviati su Twitter e i dati indicano che il ReTweet è sicuramente l’azione più difficile da ottenere. Infatti solo il 6% dei tweets viene ripubblicato da altri account, e nel 92% dei casi questo avviene nella prima ora. Nella seconda ora si passa all’1,64% e nella terza ora precipitiamo al 0,94%. Che significa tutto questo?

  • Il ReTweet è ancora distribuito con il contagocce.
  • Se non vieni mai retweettato non devi disperare perché non sei una minoranza.
  • Bisogna scegliere bene gli orari in cui mandare i propri tweets.
  • Superati i 60 minuti hai pochissime speranza di essere retweettato.

L’ultimo punto era quasi superfluo ma l’ho aggiunto per amore della precisione. Ma passiamo alle reply, alle risposte che seguono i tuoi tweet e che innescano conversazioni interminabili di cinque, sei, sette messaggi. Non è proprio così: la percentuale delle @Reply è superiore dei ReTweet (23% su 6%) ma sono poche le chiacchierate che superano le due battute.

Un Twitter decisamente poco social e troppo autoreferenziale…

8 COMMENTI

  1. Autoreferenziale? Diciamo che Twitter è un mezzo di comunicazione che ha diverse valenze (si twitta per segnalare, cazzeggiare ed a volte spammare, non solo per fare conversazione), che crea rapporti e conversazioni deboli. Proprio come i blog, no?

  2. Ciao Francesco.

    Forse i blog permettono di creare dei rapporti più stabili: si parla di più, ci sono maggiori possibilità di intavolare discussione. Oppure non c’è alcuna differenza tra i blog e Twitter… quello che si capisce di questi dati è che molti tweets sono poco interessanti o inviati solo per fare spam. O meglio che le persone li vedono in quest’ottica.

  3. E i tweet di Facebook ? Sarebbe molto più interessante analizzare quelli visto che è molto più usato

    • Ciao Alessandro,

      A dir la verità non ho capito bene cosa intendi per “tweet di Facebook” ma provo a lanciarmi 🙂

      Se intendi scoprire la percentuale di aggiornamenti inviati su Facebook che provocano una reazione (mi piace – ripubblicare) credo che ci sia un problema fondamentale: i profili di Twitter sono pubblici e i tweets possono essere analizzati liberamente, quelli di Facebook no.

  4. giusta osservazione, Riccardo.

    a questo punto per poter avere un raffronto (utile per dire se un profilo Twitter è mediamente più o meno seguito dello steso profilo su Facebook) bisognerebbe trovare un profilo da utilizzare come benchmark, con un numero simile di follower su Twitter e di amici su Facebook, che postasse più o meno le stesse cose, e misurare la percentuale di reattività di chi lo legge.

  5. non è importante che sia scientifico. nel business la scienza conta fino ad un certo punto… poi deve necessariamente subentrare la fantasia e la creatività del manager o dell’imprenditore.

    un dato come questo sarebbe utilissimo per comprendere se quel famigerato 71% è basso o alto (in assenza di confronto è impossibile dirlo). perchè se fosse alto allora significherebbe che Twitter non è un eccellente strumento di CRM, mentre se fosse basso significherebbe l’esatto contrario!

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