Esatto. I copywriter sono di nuovo qui, sono di nuovo in prima fila. Ieri ho letto con piacere un tweet di Rudy Bandiera che in poche battute ha sintetizzato nuovi equilibri tra SEO, Copy e Penguin Update.

Negli ultimi 2 mesi sei stato ospite di una famiglia venusiana e non hai idea di cosa sia il Penguin Update? Si tratta di un aggiornamento dell’algoritmo di Google per combattere il webspam: keyword stuffing, link spamming e altre pratiche che Google già guardava di traverso.

Detto in poche parole, meno spazio per le mandrakate e maggiore attenzione per i contenuti di qualità. Sì, hai capito bene, i contenuti di qualità, quelli che noi poveri copywriter sforniamo giorno dopo giorno.

Noi abbiamo sempre creduto nei contenuti di qualità, e forse adesso possiamo dare un contributo consistente in una strategia SEO.

Cioè… lo potevamo dare anche prima, solo che adesso le regole del gioco sono in continua evoluzione e c’è sempre più bisogno di qualcuno che crei contenuti da commentare, condividere, apprezzare e linkare con naturalezza.

E adesso? Tutti a fare i copywriter?

No, io voglio sottolineare ancora una volta la necessità di un discorso qualitativo. A volte si pensa al copywriter come una professione che si può improvvisare da un giorno all’altro a differenza del SEO o del web designer. In fin dei conti basta saper scrivere!

copywriter

Errato, non basta saper scrivere. Questa idea è una delle cause degli articoli pagati 50 centesimi o 1 euro, somme che possono essere accettate solo da chi si improvvisa copywriter e non da chi lavora tutti i giorni da anni in questo settore. E si aggiorna, e legge valanghe di articoli per rimanere aggiornato, e cerca di dare sempre il massimo.

Questo non vuole essere una minaccia per tutti gli aspiranti copywriter (ci mancherebbe altro), ma un invito a lavorare con coscienza, a fare le giuste esperienze e a rispettare prima il proprio lavoro e poi quello degli alti.

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13 COMMENTI

  1. IMHO si, la speranza è quella tracciata da Rudy, che con il Penguin si ci focalizzi ancora di più sui contenuti di qualità.

    In realtà doveva succedere anche con Panda, solo che questi animali googliani mostrano sempre il fianco a qualche vizio di SERP.

    Senza stare a fare l’Ace Ventura della grande G, chi ha lavorato bene in ambito SEO / copy emerge sempre.

    Se non subito quantomeno alla media distanza.

    Non c’è improvvisazione da 50 centesimi che tenga.

  2. Da un lato sono contenta, dall’altro trovo assurdo il fatto che per “iniziare” a scrivere bene occorra avere il terrore degli algoritmi Google. La qualità dovrebbe esserci sempre, a prescindere dai demoni googliani (!!!).

    Chi ha sempre lavorato come si deve, emergerà ancor di più. Coerenza, costanza, contenuti di qualità: le 3 C per un copywriting con i fiocchi 😉

    • Ieri leggevo l’intervista di Jeff Bezos pubblicata su Il Corriere e mi ha colpito questa frase: “Le persone che scrivono bene non avranno mai difficoltà a trovare un lavoro.”

      Sarà vero?

  3. Buongiorno,
    sono capitato qui a proposito di “blog popularity” e quant’altro, ed ecco che mi trovo immerso nella lettura di altri articoli all’interno di questo blog. Bello, scritto bene, piacevole da leggere.
    @Riccardo: non sono un copywriter esperto, ma solo un quasi-pubblicista appassionato di scrittura. Tuttavia sono d’accordo (in parte, per via del mancato riscontro) con quanto dichiara Jeff Bezos. “non avranno mai difficoltà” mi sembra eccessivo, ma è pur vero che la buona scrittura dovrebbe essere uno dei pilastri su cui costruire una carriera lavorativa (anche quella di un copywriter…)

  4. Speriamo che Bezos abbia ragione…comunque qualcosa bisognerà pur fare per arginare la fiera dei prezzi indecenti per gli articoli, non credete?

  5. Bisogna far passare l’idea che la gavetta è una cosa l’essere
    sottopagati è un’altra.
    Per il resto sono totalmente d’accordo, specialmente con il fatto che se non ti fai conoscere allora letteralmente non esisti.

    Comunque ancora non basta, google deve tutelare chi investe nella qualità invece di premiarlo, in questo modo sarebbe questa la normalità e non il contrario.

  6. Come Valentina metto la scrittura davanti a tutto ma non dimentico che sul Web ci sono delle regole da rispettare anche per la sola ottimizzazione e diffusione del contenuto.

    Certo, un blog scritto con vera passione su un argomento di interesse riesce a ottenere visibilità anche senza fare SEO o altro. Di casi ce ne sono.

  7. Il discorso è valido, ma condivido il timore di Valentina. Siamo in fondo nelle mani di algoritmi che spesso sfuggono al controllo degli stessi ingegneri che li progettano. Lo sforzo di Google per fornire un motore di ricerca performante sono evidenti, ma francamente m’imbatto sempre più spesso in contenuti di qualità su blog di settore e siti specializzati. C’è sempre più competizione, e sappiamo che l’utente è pigro e non spende tempo per filtrare la SERP, ma “accetta” i risultati che il motore fornisce. Per non parlare del fatto che le tecniche BLACK HAT sono dure a morire.
    Detto ciò, è fondamentale tarare il concetto di qualità dei contenuti che creiamo tenendo ben presente anche quello che l’utente cerca, o si mostra disponibile ad ascoltare.

  8. Sono completamente daccordo con tutti, ma più di tutti con Riccardo nell’ultimo commento.
    Volevo anche aggiungere una cosa: scrivere bene non basta. Si può essere adatti per un tipo di scrittura, ad esempio per un blog e completamente sbagliati per lavori più importanti. La cosa fondamentale però è non arrendersi, batterci il capo e andare avanti, imparando il più possibile.
    Un giorno anche quello che oggi sembra difficoltoso, sarà semplice (o almeno spero).;)

  9. @Valentina: alle 3 c del copywriter, aggiungerei anche C-reatività. Anche se da sole, concordo con Riccardo, non sono sufficienti a farsi conoscere: la concorrenza è molta e, a volte, selvaggia, soprattutto sui prezzi.

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