In questi giorni si è parlato molto dei Social Influencer, quelli che sparano una cazzata su Twitter e ricevono cento retweet (woorkup).

Io non sono mai stato un Social Influencer e non ci tengo a esserlo. Non è la storia della volpe che non raggiunge l’uva e dice che è acerba… Forse qualcuno ha pensato a me come un “influenzatore”, ma io non riesco a vestire questi panni. No, davvero.

Voglio essere fuori da questa dicotomia. Non sono contro i Social Influencer, non li venero, semplicemente li reputo parte di un meccanismo che risponde a delle leggi precise: quelle dell’informazione.

Un tempo si parlava di gatekeeper, di personaggi particolarmente ferrati su un determinato argomento che decidevano – in base a determinati criteri di notiziabilità – quali erano le news da lasciar passare. E che contribuivano a creare la famigerata agenda setting.

Tutto questo è accademia. La sintesi, invece, è piuttosto semplice: i Social Influencer esistono perché esiste la comunicazione, perché siamo investiti da flussi di notizie impossibili da gestire. Perché abbiamo un innato bisogno di seguire qualcuno che sta “avanti”.

Vogliamo rimanere a parlare dei Social Influencer e della loro necessità per ore senza arrivare a una conclusione? Io no. Per me sono solo (per modo di dire) parte del meccanismo, un meccanismo cerco di scoprire e descrivere giorno dopo giorno. Con attenzione e tanta passione.

E non dimenticare di leggere l’articolo di Fortunecat dedicato agli Influencer…

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