È arrivato il giorno dell’Huffington Post Italia, quotidiano online capitanato da Lucia Annunziata e in collaborazione con il Gruppo Espresso.

La sua caratteristica fondamentale? Sarà scritto da blogger. Non mi ha colpito la differenza tra il numero dei blogger italiani e americani (180 contro 30.000), non mi ha colpito la formula editoriale e non mi ha colpito la caratura dei personaggi.

huffington post

Non mi ha stupito neanche l’uso di un software per censurare le parole politicamente scorrette (anche se questo punto lo vorrei approfondire).

Mi ha stupito, invece, la necessità di dover giustificare la natura non economica del blogger. Come sottolinea Skande, su Huffington Post Italia si scrive per la gloria!

E allora? Quanti guest post hai scritto senza percepire un euro? Quanti articoli hai pubblicato per farti pubblicità?

Tanti. Non c’è nulla di strano nel pagare i contributi dei blogger con buona visibilità (tu proponi, io sono libero di non accettare). Mi ha colpito, però, l’idea di Lucia Annunziata:

I blog non sono un prodotto giornalistico, sono commenti, opinioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati. (…) La colonna centrale contiene le hard news di politica, economia e le grandi questioni sociali: questa è la parte giornalistica.

Quindi i blogger sono fratelli minori dei giornalisti. L’arte del blogger viene declassata, i post servono a tappare i buchi lasciati dalla censura (niente donnine nude sull’Huffington Post Italia), a divertire il lettore con opinioni su “fatti in genere noti”.

Strano, perché su un articolo dell’Espresso l’Annunziata sostiene una tesi (a mio avviso) contraria:

Punto di forza dell’Huffington italiano, proprio come negli Usa, saranno i blog. (…) La prima colonna del sito ospiterà le tante voci dal profondo del nostro Paese.

E allora questi blogger dove pubblicano? E soprattutto chi sono? Politici, operai, medici, comici, giornalisti…

Tagliamo la testa al toro

Ecco la mia idea di HPI: una colonna centrale completamente – e dico completamente – dedicata a blogger con talento da vendere.

Tremonti vuole scrivere sull’Huffington Post Italia? Magari vuole presentare il suo libro o il suo manifesto? Che aspetti, c’è l’articolo dell’operaio da pubblicare. E quello del neolaureato. Che lo pubblichi sui classici quotidiani, succubi delle leve politiche.

lucia annunziata

La vera sfida? Creare un giornale con il contributo di chi vive la logica del blogging, che conosca i suoi codici, che magari intervenga nelle discussioni dei commenti (te lo immagini, Tremonti?). E poi una barra laterale la lasciamo per far commentare ai giornalisti le notizie lanciate dai blogger.

Ho esagerato, vero? In ogni caso tanti auguri all’Huffington Post Italia: puoi seguirlo anche su Facebook e Twitter (fonte immagine).

16 COMMENTI

    • Bah…

      Nulla da dire come giornalista, in passato ha avuto il coraggio di fare cose che gli altri non facevano, ma hanno scambiato fischi per fiaschi con questa storia dei blog.

      Non ne abbiamo abbastanza dei poteri forti? Lasciate spazio ai veri blogger, basta politici della I, della II e della III Repubblica!

  1. Mi sembra curioso sottolineare un aspetto che non è messo in evidenza, e che secondo me invece è fondamentale: che reazione avrà la giornalista in questione quando scoprirà che ci sono blogger che vengono pagati per quello che fanno?

    Senza scomodare il solito Robin Good, citerei i fashion blogger o i vari opinion leader marketizzati dai brand… secondo me il problema è proprio quello, e per questo si declassano i blogger ad “opinioni”di “fratelli stupidi dei giornalisti”, e questo anche perchè l’opinione pubblica ha progressivamente sviluppato senso critico verso la stampa (basti pensare, per fare un esempio noto, alle critiche del blogger Attivissimo quando scopre articoli pieni di errori su testate giornalistiche molto famose). Mi pare una mossa per tirare l’acqua al mulino dell’ordine dei giornalisti, nulla di più.

  2. Vista la mia opinione negativa dei giornalisti (sia della carta stampata che televisivi), considero positivo il fatto che i bloggers vengano separati da quella categoria.

    Il blogger racconta, il giornalista vende.

  3. Mi chiedo fino a quando ci sarà gente disposta a barattare presunta visibilità con lavoro gratuito, fino a quando ci saranno persone che produrranno contenuti per colossi che macinano milioni di fatturato in cambio di pacche sulle spalle. Perchè poi aiutare l’Annunziata che ha detto : “i blog non sono un prodotto giornalistico, sono commenti, opinioni su fatti in genere noti; ed è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati”. Che sciacalli

  4. Rileggendo (per la terza volta) il tuo post, Riccardo, a me sembra che le tue righe siano parziali e arbitrarie.
    Hai espresso la tua opinione, hai “farcito” la notizia con quello che pensi: è questo, in sostanza, che vorrebbe replicare l’HPI. La differenza starebbe nel luogo virtuale in cui l’opinione viene espressa: tu lo fai sul tuo blog, altri blogger vengono scelti per commentare sull’HPI.
    Non intravedo, nelle tue righe, un contributo alla logica del blogging né uno spiraglio per spunti di riflessione costruttivi.
    Tengo anche a precisare che la giornalista in questione (ex Direttrice Rai detronizzata per logiche – qui sì – lontane dalla meritocrazia, logiche che dovrebbero invece appartenere alle menti più giovani ahimè spesso solo anagraficamente) è donna e professionista valida, competente, di quelle che le notizie sanno sviscerartele nella loro essenza, le padroneggiano, le fanno vivere. E forse non è un caso che siano sempre gli uomini (presunti tali, a mio avviso) a criticarla e colpirla (qui sì, Riccardo, dovresti indignarti per le azioni maschiliste di certa parte di giornalismo italiano) e ad averla bloccata nella sua ascesa.
    Auspicavo fosse una donna a guidare l’HPI e ho espresso anche sul web la mia opinione contro il parere dei soliti 9 uomini su 10 che già pregustavano l’entrata di un altro membro nel loro bel salottino di cristallo (il tetto lo vediamo noi donne, purtroppo). E invece no, è stata scelta una donna: fatevene una ragione.
    Anche solo ed esclusivamente per questo motivo, Riccardo, sarei stata contenta di leggere altre righe partire dalla tua tastiera.
    Ma tant’è.

    • Ciao Elena,

      Credo che ci sia un malinteso: io non metto in dubbio la professionalità di lucia Annunziata, e sono felicissimo (non felice, felicissimo) che ci sia una donna a capo dell’Huffington Post Italia. Vivaiddio!

      Ma tra le colonne dell’Huffington non ho visto traccia di blogging. Mi dispiace, non vedo innovazione.

      Mi dici che saresti contenta di leggere altre righe… beh, a me piacerebbe vedere altre firme sull’Huffington Post Italia!

      Una curiosità: c’era un colloquio in inglese da superare per scrivere sull’HPI: come è andata con Antonio Di Pietro? L’ha superato? 🙂

  5. E’ questo, il messaggio che hai voluto trasmettere? I blogger hanno già privilegiato altri canali: i propri. I blogger duri e puri snobbano certe realtà, nate tardive sull’onda di movimenti più ampi e avanzati. Non ha senso secondo me replicare le impostazioni di altri blog che viaggiano bene da soli da tempo.

    • Non credo nella divisione tra canali comunicativi (i miei canali, i tuoi canali) soprattutto quando è l’Annunziata a chiamare in causa i blog e la logica dei blogger.

      Santanché, Di Pietro, Tremonti… questi sono blogger? Scrivono come blogger? Si relazionano con il pubblico? Interagiscono? Dopo aver avvelenato TV e quotidinai con la loro logica di classe (anzi, di casta) vogliono diventare anche blogger?

      Il blog è informazione che arriva dal basso. Basta questo per chiudere la porta in faccia a questa gente!

  6. Da giornalista per lavoro e blogger per passione posso solo dire che trovo ridicolo che un prodotto di alto livello (anche economico, e se non lo è lo diventerà) come HPI si fondi, programmaticamente, sul lavoro gratuito delle persone. Non piaceva quando lo faceva l’Huff.Post originale, non mi piace adesso. Del resto, nell’era di stage non pagati e finte partite iva, di cosa ci stupiamo? E il mondo del giornalismo non è tanto diverso. Davvero rivoluzionario sarebbe stato pagare almeno 10 euro a post i blogger più seguiti. E poi, cominciare con la mega-intervista-zerbino a Berlusconi…
    Niente di nuovo sotto il sole.

  7. Riccardo, la distinzione tra canali non l’hanno fatta le persone comuni: l’ha fatta chi gestisce la comunicazione. I blogger sono ben fieri di differenziarsi da certe realtà, come il tuo commento fa trasparire. Capisco criticare e prendere le parti da una realtà di cui non si vuol far parte. Capiso meno l’incoerenza.
    I politici di cui parli non sono blogger, vero. Ma i blogger non passano per l’HPI. Si sono creati un’altra strada. Hanno altro pubblico, altra platea.
    Quindi ripeto, Riccardo: non riesco a comprendere le tue critiche.

    • @Dani – Scrivere per l’HPI “aggratis” ci può stare, secondo me, a patto che sia una collaborazione saltuaria. Ti propongo questo articolo, te lo scrivo e via… Non puoi certo pretendere un articolo al giorno di gran qualità per 0 euro! E se lo fai i risultati saranno pessimi.

      @Elena – I politici di cui parlo non sono blogger, ma li spacciano come tali. La mia critica è semplice: propongono un modello innovativo (cioè parlano di blogger in primo piano) ma è tutto vecchio. Non c’è comunicazione dal basso, solo grandi papaveri che sentenziano come hanno sempre fatto. Vogliono fare qualcosa di nuovo? Togliete la parola a questa gente e datela a chi non ce l’ha, a chi non l’ha mai avuta. Ma aspetta… ci sono sempre i poteri forti in ballo…

  8. Allora propongo di dare tempo alla neo-nata HPI: è appena nata: lasciamola respirare; avrà tempo e modo di dimostrare cosa sa fare.
    Sperando sempre nel meglio.

  9. Non è il primo giornale online che usa i bloggers ….gratis. Il problema è che ha fatto trasfomare in blogger….chi blogger non lo era. Dare la parola a Tremonti non lo condivido perchè sappiamo già cosa pensa…come pensa e come agisce… Vanno trovate nuove idee e mi auguro lo facciano…anche se non danno possibilità di farlo…perchè non è possibile “autocandidarsi”…o no?

  10. Non so come funzioni, a dire la verità. Fra l’altro mi sembra tutta un’operazione un po’ così: io fin da subito mi sono mossa per vedere se c’era la possibilità di fare un colloquio o mandare un curriculum (e, voglio dire, nella selezione online nazionale del Corriere della Sera, l’unica pubblica della storia del giornalismo italiano penso, sono arrivata tra i primi 100 su 5mila aspiranti).
    Nessuno mi ha risposto, nè dal Gruppo Espresso nè da HP Usa. Voglio dire, qualsiasi quotidiano straniero – penso al Times dove è entrato da poco mio fratello come data miner (non giornalista) – ci sono spazi online in cui lasciare il curriculum o vedere i vacancies. E, pensa un po’, rispondono pure se li contatti, anche solo per dirti di no.
    Mi chiedo come sia stata fatta la selezione della redazione. Sicuramente c’è molto di italiano in tutto questo, altro che “novità”. Le uscite dell’Annunziata sui blogger, il pezzo centrale con cui hanno lanciato il sito e i sedicenti blogger messi in primo piano lo dimostrano.
    Sul fatto che Annunziata sia donna, per carità, niente da eccepire. Magari, però, di donne giovani, in gamba e con un’esperienza un po’ più approfondita di online ce ne sono anche altre in Italia. Con una scelta così si è dimostrato ulteriormente che si vuole restare ancorati alla vecchia informazione: direttore famoso che si porta dietro le sue conoscenze, trasformate per l’occasione da ospiti tv a blogger. Benissimo, ma almeno non si stia a sbandierare il contrario.

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