Ed ecco perché a volte fanno cilecca anche i blog che puntano tutto sui list post.

Il titolo è provocatorio, il sottotitolo anche. Io sono il primo a pubblicare i listoni su My Social Web (uno su tutti: 101 idee per non rimanere a secco di post). È una colpa? Bene, allora sono colpevole.

liste puntate
Flickr

Ma sono un colpevole felice perché le liste migliorano la leggibilità di un post, e attirano l’attenzione del lettore. Soprattutto quando usi i numeri nella headline.

Nonostante queste virtù, le liste puntate hanno dei nemici.

Per trovarne uno davvero convincente dobbiamo rivolgerci ad Andy Crestodina di Copyblogger che ha intervistato Loren Feldman, Small Business Editor del New York Times.

Cioè, non lo scribacchino della domenica.

Secondo Feldman i list post hanno dei limiti evidenti, e non possono essere paragonati ai case study che permettono di cogliere realmente il pensiero di un autore.

Le list headline (10 modi per…) attirano l’attenzione, certo, ma non sempre rispondono alle esigenze. A volte questi titoli hanno un unico scopo: portare traffico. Proprio su questo punto…

 It’s nice to know there are still a few places that will put resources into important stories without worrying too much about the traffic.

Loren parla di storie raccontate non solo per elemosinare click. Le liste ti aiutano a migliorare la leggibilità di un post, e le storie veicolano emozioni attraverso un codice che conosciamo bene.

Da millenni

L’uomo ha sempre usato la storia per comunicare, per tramandare sapere. Per emozionare. Cosa sono la Bibbia, l’Odissea e la Divina Commedia se non delle grandi, fantastiche storie?

mosè
Charlton Heston, Mosè – Wikipedia

Io credo che non esista un giudizio unico sui post che si sviluppano intorno alle liste puntate. In alcuni casi sono indispensabili, in altri superflue: l’importante è capire quando utilizzarle.

Semplice, vero? Eppure gli estremismi fanno sempre breccia.

Le liste puntate sono uno strumento, niente di più e niente di meno. Non puoi basare la tua carriera di webwriter intorno alle liste; non puoi neanche bollarle come inutili o, addirittura, malsane per la  comunicazione.

Cioè, puoi anche farlo. Ma occhio ai risultati.

La tua opinione

Ci sono articoli perfetti per le liste puntate, ci sono opinioni da sviscerare con argomentazioni labirintiche, ci sono storie che devono essere raccontare in modo diverso. Magari con un inizio, uno sviluppo e una fine.

La tua bravura sta nel capire come, quando e perché usare una formula.

Adesso giro le domande a te: usi le bullet list? I tuoi lettori apprezzano? Credi che siano inutili o dannose? Non puoi farne a meno? Aspetto la tua opinione nei commenti.

10 COMMENTI

  1. Ciao Riccardo,
    a me piace usare gli elenchi puntati perchè creano ordine e immediatezza nella lettura.
    Però ritengo che dipenda anche dal tipo di articolo che scrivi.
    Ad esempio in una recensione che ho scritto, che puntava più all’emozione, non le ho inserite… ho inserito però diverse foto che meglio rappresentavano ciò che stavo cercando di trasmettere.
    Quindi valuto di volta in volta.

  2. Ciao Riccardo,
    le liste puntate sono utili quando c’è bisogno di essere estremamente chiari e precisi nell’esposizione di un argomento delicato o complicato, com’è quello della salute, per esempio, o nel caso di ricette gastronomiche i cui passaggi vanno eseguiti nello stesso identico ordine in cui sono esposti. In altri casi, invece, le liste puntate possono essere dannose perché rompono il ritmo della narrazione e tolgono pathos a una recensione, una riflessione o una case history.
    In ogni caso, credo che la regola da seguire sia non esagerare con le liste puntate e valutare caso per caso.

    • Certo, ogni strumento deve essere utilizzato nel modo e nel momento giusto. L’importante è non demonizzare le liste puntate solo perché semplificano: la semplicità non è sinonimo di superficialità.

  3. Ciao Ric,
    ultimamente leggo spesso di persone che demonizzano le liste puntate. Il fatto è che, come dici bene tu, queste hanno i loro pro e i loro contro. Come tutto, o sbaglio?

    Per esempio, io seguo Jeff Bullas (http://www.jeffbullas.com/). Prova a leggere i suoi post: sono quasi tutti titolati “X tip”, “How to…”, etc. Lui tende a impacchettare parecchio i contenuti. Negli USA questa è la tendenza dilagante, ma questo non significa che sia del tutto ok.

    Io credo, fortissimamente credo, nella misura, nella giusta dose. Non mi piacciono titoli sempre uguali, penso sarebbe meglio variare e usare le liste – quando il farlo porta dei vantaggi tangibili (in primo luogo al lettore).

    Il vero errore non è, comunque, usare sempre le liste. È, per me, utilizzare le liste puntate, così come qualunque altro strumento, ad cazzum. Solo perché lo fa Bullas, solo perché si usa così negli USA, solo perché piace a Google, solo perché la gente clicca di più, solo perché non si hanno idee migliori…

    È barricarsi dietro le liste per (mal)celare la mancanza di qualità del proprio lavoro.

    Per chiudere – mi sto allungando come il brodo annacquato -, credo che sia limitante, nonché sbagliato, demonizzare uno strumento solo perché inflazionato. Se è inflazionato, è perché funziona. Se funziona, vuol dire che possiamo usarlo. Se lo usiamo, facciamolo con senno, misura, originalità.

    Passo e chiudo.

    • Ciao Vale,

      Sai, a volte credo che la demonizzazione nasca anche da una incapacità di cogliere la bellezza della varietà. Le cose devono essere o bianche o nere, senza sfumature.

      Purtroppo (o per fortuna) io la vedo diversamente. A proposito… Hai letto questa splendida pagina di Luisa Carrada dedicata alle liste puntate? http://www.mestierediscrivere.com/articolo/liste

  4. Le liste puntate hanno il grande vantaggio di fare ordine non solo nel cervello di chi le legge, ma anche (e forse soprattutto) in quello di chi le scrive.
    Spesso mancano di emozioni perché troppo sintetiche? Vero. Ma forse si può trovare il giusto compromesso, mantenendo una suddivisione in punti ma “nutrendo” adeguatamente ogni punto. Risultato: un post meno arido, ma non meno ordinato.

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